Il green pass non sarà abolito il 20 ottobre 2021, ma soprattutto è inattaccabile sotto il profilo della privacy. Si mettano il cuore in pace un po' tutti. Intorno al green pass hanno iniziato a circolare tutta una serie di fake news, che hanno portato a far credere alla maggior parte degli utenti su internet che venisse abolito a causa dell'arrivo di nuove terapie, che potrebbero far cambiare l'approccio del Governo. Nulla di più falso e di più sbagliato.

Intorno al green pass stanno circolando tutta una serie di bufale, che rischiano di creare non poca confusione. Partiamo dal famoso WhatsApp di un parlamentare, che accennava all'approvazione di cinque terapie di protocollo obbligatorie, che sarebbero servite per curare il Covid 19, tutte approvate dall'Unione europea. Stando a questo presunto messaggio, queste terapie avrebbero permesso di sconfiggere il coronavirus nell'arco di 24-48 ore e sarebbero arrivate nel nostro paese entro il 20 ottobre 2021.

Se da un lato l'arrivo delle nuove terapie per sconfiggere il Covid 19, al momento, deve essere ancora confermato ufficialmente, comunque vada, questo non comportrebbe l'abolizione del green pass dal giorno alla notte. Anche perché, per il momento, queste terapie - anche se venissero confermate - non è detto che rappresentino una strada alternativa al vaccino. Quindi suggeriamo la massima prudenza e soprattutto ribadiamo che il green pass non verrà abolito in nessun modo. Almeno non entro il 20 ottobre 2021.

Green pass e privacy, un problema inesistente!

La gestione e la tutela dei dati personali è un tema fondamentale nel 2021, soprattutto quando coinvolgono infomazioni che riguardano la salute e la cura degli individui. Il Garante sulla privacy ha quindi ritenuto indispensabile ed importante intervenire a seguito dell'introduzione del green pass per fornire una serie di chiarimenti in merito. Delucidazioni che arrivano a seguito degli obblighi introdotti dal Decreto legge n. 105/2021, che ha come oggetto proprio l'uso del cosidetto green pass all'interno delle zone bianche del nostro paese. Come devono essere gestiti i dati personali dei diretti interessati?

L'Italia sta faticosamente uscendo dalla pandemia. Siamo in una situazione nella quale è necessario bilanciare due diverse esigenze:

  • preservare la salute pubblica, cercando di contenere al massimo la diffusione del Covid 19;
  • tutelare i diritti fondamentali degli individui, tra i quali ci sono la libertà di circolazione e di iniziativa economica, ma anche la protezione dei dati personali.

In questo contesto il Garante della privacy ha avanzato al Governo una serie di richieste che hanno lo scopo di produrre una pronuncia in ordine agli obblighi introdotti dal cosiddetto green pass, ma soprattutto dalle conseguenze che ne deriverebbero da una sua eventuale inosservanza.

Privacy, cosa prevede la normativa!

Proviamo ad andare a vedere cosa prevede la normativa quando ci si sofferma sul green pass. La disciplina è regolamentata dagli articoli 9 e 9-bis del Decreto Legge n. 52/2021, convertito dalla Legge n. 87: in questa sede viene fornita una chiara definizione di green pass, le condizioni attraverso le quali viene rilasciato e la sua durata. Un apposito DPCM, invece, ne stabilisce le misure attuative: queste sono costituite principalmente dalla piattaforma Digital Green Certificate, che ha il compito di regolare l'emissione e la validazione del green pass, l'Avn (acronimo di Anagrafe Nazionale Vaccini), in sostanza una banca dati che contiene tutti i dati contatto forniti dal diretto interessato e che indicano la titolarità del trattamento dei dati personali.

Sostanzialmente il Garante della privacy ha chiarito il Decreto Legge n. 105/2021 è legittimo a tutti li effetti, nel caso in cui il trattamento dei dati si limiti a quelli che siano effettivamente necessari per accertare la sussistenza del requisito soggettivo. Questo significa che è necessario che siano gestiti i dati relativi alla titolarità della certificazione da vaccino, tampone o guarigione. E' logico e normale, poi, gestire le operazioni necessarie per gestire queste informazioni. La gestione e la verifica necessaria per il controllo della certificazione avviene tramite un'App sviluppata dal Ministero della Salute, mentre il potere di verifica spetta a:

  • pubblici ufficiali;
  • personale addetto al controllo delle attività di intrattenimento;
  • soggetti titolari degli esercizi commerciali;
  • proprietari dei luoghi per il cui accesso è richiesta l’esibizione della certificazione;
  • vettori aerei e marittimi.

Privacy e green pass carteceo!

Qualche annotazione è necessario effettuarla sul cosiddetto green pass cartaceo. In questo caso viene effettuata un'annotazione sotto il profilo della protezione dei dati personali: fino a quando la certificazione verde sarà fornita in formato cartaceo, sarà necessario pensare a fornire maggiori garanzie perché sia rispettato il principio di minimizzazione dei dati dati forniti; evitando, quindi, di rilevare dati che contengano informazioni sulle condizioni sanitare dell'interessato, che hanno portato al rilascio delle eventuali esenzioni.

Il Garante della privacy ha quindi sottolineato che alla luce delle informazioni che abbiamo appena elencato, e a condizione che il trattamento dei dati rispetti tutte le modalità che sono prescritte dalle normative, non sono ravvisabili estremi di illecito. Non è necessario, quindi, irrogare alcune sanzione.