Il giorno dell’entrata in vigore del Green Pass sui posti di lavoro si avvicina. A partire da venerdì 15 ottobre tutti i lavoratori saranno obbligati a possedere la certificazione verde per poter continuare a lavorare. Una strategia, questa dell’obbligatorietà del Green Pass, che il governo ha scelto per spingere la campagna vaccinale. Come vedremo però i risultati sono stati sotto le aspettative, e ancora milioni di persone risultano non vaccinate. 

Stimare quante di queste persone effettivamente lavorino è complesso, ma anche chi snocciola numeri più ottimisti parla di una quantità di tamponi eccessiva. Se tutti i non vaccinati dovessero chiedere un tampone ogni due giorni per avere il Green Pass, le farmacie non sarebbero in grado di rispondere all’aumento di domanda. 

A questa preoccupazione si sono aggiunte poi sabato le manifestazioni violente a Roma e Milano. Il discorso politico sul Green Pass, già piuttosto teso, si è ora inasprito sul tema dello scioglimento della formazione neofascista Forza Nuova, che si è messa a capo della galassia No Green Pass e ha causato disordini e scontri con la polizia, fino ad arrivare ad assaltare e devastare la sede della CGIL. 

Green Pass, cosa succede da lunedì?

Dal 15 ottobre entrerà in vigore il decreto che implementa il cosiddetto Super Green Pass. Tutti i lavoratori dovranno garantire ai propri datori di lavoro di essere vaccinati contro il Covid-19, di essere in possesso di un tampone negativo fatto nelle ultime 48 ore o di essere guariti dalla malattia non oltre sei mesi fa. 

La decisione non è certo improvvisa. Il governo ha approvato il decreto che stabilisce queste norme a settembre, dando quindi il tempo a tutti i cittadini di munirsi della certificazione tramite i canali che preferisce. Non sono però i lavoratori ad essere preoccupati per quanto accadrà dalla prossima settimana. 

Le aziende temono di non essere in grado di controllare la propria forza lavoro. Lo stato a quasi interamente demandato ai privati le operazioni di verifica, e quindi starà ai datori di lavoro trovare un modo di organizzare i turni, le entrate e i controlli. Ci sarebbe in cantiere una nuova funzione della app che controlla i Green Pass che permetterebbe di effettuare verifiche preventive in modo da non intasare gli ingressi al lavoro, ma questa modifica è ancora al vaglio del Garante della Privacy. 

La soluzione tecnologica sembra essere la migliore, anche perché lamentele simile si erano verificate anche un mese fa, quando ad essere obbligati a controllare i Green Pass furono i presidi delle scuole. Anche in quel caso, nelle settimane precedenti all’implementazione della norma, furono lanciati allarmi disperati, e furono fatte previsioni apocalittiche sul rientro a scuola. 

Bastò però poi un software che aiutasse nei controlli per tranquillizzare la situazione. Dopo pochi giorni infatti ci si accorse che controllare il Green Pass a milioni di studenti non era per nulla difficile, e che le operazioni di accesso agli edifici scolastici si svolgevano in totale serenità. 

Green Pass, quanti tamponi serviranno?

Ma c’è una differenza sostanziale tra il rientro a scuola e l’obbligo di Green Pass al lavoro. Non è possibile valutare con certezza quanti siano i lavoratori che sono sprovvisti di certificazione verde, e quindi non si riesce a capire quali saranno le misure da prendere per garantire loro l’accesso al lavoro. 

Prima di tutto c’è la preoccupazione dei datori di lavoro. Oltre al possibile caos agli ingressi, le aziende temono di ritrovarsi senza personale. Per chi si presenta al lavoro senza Green Pass infatti ci sono multe salate, e stesso vale per i datori di lavoro che li coprono o che non eseguono i controlli. È realistico pensare che le aziende rischino di trovarsi senza lavoratori, sospesi perché non disposti a vaccinarsi. 

Risolvere questo problema è in teoria semplice. Se qualcuno non vuole vaccinarsi deve garantire di non essere affetto dalla malattia, e di non essere un pericolo per la salute dei colleghi e delle loro famiglie. Per questo esistono i tamponi. 

Il governo ha da subito messo in chiaro che non fornirà tamponi gratuiti. Essendo il vaccino gratuito, la scelta di non vaccinarsi comporta un costo. L’esecutivo ha però imposto dei prezzi calmierati, 15 euro a tampone, che a tre tamponi a settimana significano circa 180 euro al mese per poter lavorare senza vaccino. 

Una spesa ingente che non è il solo problema. In questi giorni si sono susseguite diverse stime su quanti lavoratori non siano ancora vaccinati. Il Sole 24 Ore è il più ottimista: stima soltanto 2,5 milioni di lavoratori, che però significherebbe che la richiesta di tamponi arriverebbe a oltre 7,5 milioni a settimana. Oggi se ne fanno 300.000 al giorno. 

Il problema è che non è possibile capire quante delle persone ad oggi non vaccinate in Italia effettivamente lavorino. È anche possibile che buona parte di loro, benché in età lavorativa, non abbia un impiego e che quindi lunedì l’impatto di chi non ha un Green Pass sia minimo. 

Green Pass, c’è stato un effetto sui vaccini?

Anche se le stime sono confuse, queste cifre ancora molto alte di persone non vaccinate non possono che far riflettere sulla strategia attuata dal governo. Quando l’esecutivo guidato da Mario Diraghi decise per l’applicazione del Super Green Pass, l’obbiettivo era chiaro. Dare nuovo impulso alla campagna vaccinale italiana, che dopo l’estate aveva subito un netto rallentamento, spingendo a vaccinarsi proprio i più restii. 

Una norma come il Super Green Pass va infatti ad interessare una delle fasce di popolazione che ha risposto meno alla campagna vaccinale: quella tra i 50 e i 60 anni. Una parte di popolazione attiva, che quindi si sarebbe dovuta vaccinare per continuare a lavorare. In questo modo il paese avrebbe potuto compiere l’ultimo sforzo per arrivare al 90% di vaccinati e ottenere l’immunità di gregge. 

Questo obbiettivo per il governo è fondamentale. Raggiungere quella cifra di vaccinati significa poter rimuovere buona parte delle restrizioni, come già accaduto in altri paesi europei come la Danimarca. Ma purtroppo guardando i dati non è stato così. 

La campagna vaccinale italiana ha sì subito un piccolo aumento, ma nulla che faccia presagire un rapido raggiungimento dell’immunità di gregge. Dal 19 settembre, data dell’annuncio delle nuove misure, i nuovi vaccinati a settimana sono aumentati da 50.000 ad un massimo di 80.000, per poi ridiscendere. 

L’obbiettivo del governo non quindi stato raggiunto, anzi l’iniziativa ha ottenuto l’effetto di radicalizzare il dibattito sul tema del Green Pass. Il ragionamento da fare sarebbe infatti molto semplice: il modo migliore per sbarazzarsi della certificazione è vaccinarsi.

Una volta che il 90% della popolazione sarà immunizzata, non ci sarà più bisogno di alcuna restrizione. Invece la paura del vaccino ha alimentato tensioni sociali già esistenti, che sono sfociate nelle manifestazioni dello scorso fine settimana. 

Green Pass, le manifestazioni e Forza Nuova

Proprio le manifestazioni di Roma e Milano e le loro conseguenze sono un esempio di come il dibattito sul Green Pass sia degenerato. Le precedenti iniziative contro il Green Pass erano quasi tutte fallite, dal blocco delle stazioni dei treni allo sciopero dei camionisti. In questo caso però le proteste non solo sono state più partecipate, ma sono sfociate in violenze e scontri con la polizia. 

A Roma in particolare un gruppo di manifestanti ha attaccato la sede centrale della CGIL, riuscendo a entrare negli uffici per lo più vuoti, arrecando ingenti danni e saccheggiando l’edificio. Durante la giornata è poi diventato chiaro che gli autori dell’attacca appartenevano tutti al movimento neofascista Forza Nuova. 

Da anni infatti Forza Nuova sfrutta le situazioni di disagio sociale per infiltrarsi all’interno di manifestazioni pacifiche e creare disordini, oltre che cercare di fare proseliti. In questo caso però i neofascisti sono andati oltre gli scontri con la polizia, e hanno attaccato la sede di un sindacato. Le reazioni politiche sono ovviamente stato proporzionali alla gravità di un atto che non si vedeva dagli anni di piombo. 

Così una serie di eventi ha portato un dibattito, spinoso ma legittimo, su una misura che riguarda la salute pubblica, a diventare uno scontro sullo scioglimento di un movimento neofascista. Il risultato sono ancora otto milioni di persone non vaccinate, che in caso di una nuova ondata metterebbero a rischio se stessi, il sistema ospedaliero e tutta la nazione. 

Green Pass, il governo tira dritto

Il caos scaturito dalle manifestazioni non ha fatto altro che irrigidire la posizione del governo. A meno che lunedì non accada un’apocalisse dal punto di vista dell’accesso ai posti di lavoro, la norma del Super Green Pass non cambierà di una virgola. 

Il Super Green Pass resterà in vigore fino alla sua scadenza naturale, quel 31 dicembre 2021 che rappresenta la fine del periodo di emergenza dettato dalla pandemia. Ogni opzione di modifica prima di quella data è stata esclusa dal sottosegretario alla salute Andrea Costa:

"Sarà possibile rivedere ed eventualmente ridurre l'attuale applicazione del Green Pass con l'inizio del nuovo anno se i dati dell'epidemia di Covid-19 continueranno a mostrare un trend di miglioramento, ma una valutazione più precisa sarà fatta a dicembre in concomitanza con la scadenza dello stato di emergenza che auspichiamo possa avere termine”.

Dipende quindi tutto dall’andamento della pandemia e da quello della campagna vaccinale. Una volta vaccinata la popolazione e raggiunta l’immunità di gregge il Green Pass prederà la sua utilità e potrà essere accantonato. Fino ad allora però le norme ad oggi in vigore non cambieranno e la certificazione verde continuerà ad essere una parte integrante delle vite di tutti gli italiani.