Se tutta la macchina funzionerà secondo il cronoprogramma stabilito sarà il primo di luglio il giorno in cui entrerà in vigore il green pass a livello europeo. È stato raggiunto un accordo provvisorio in Europa per il certificato vaccinale digitale. In realtà il termine certificato vaccinale non rende del tutto l’idea di quello che sia perché questo, anzi questi tre green pass consentiranno la circolazione non solo ai vaccinati, ma anche a chi si trovi in altre condizioni. 

A questo accordo, adesso dovrà seguire l’esame e l’approvazione con lo stesso testo da parte da parte di più organismi. Non si tratta in effetti di qualcosa di semplice e scontato, perché il green pass è oggetto da mesi di discussioni e da parte di alcuni di demonizzazioni. Con questo sistema infatti sono molti i diritti inviolabili dei cittadini che potrebbero essere violati, primi fra tutti quello alla libera circolazione e alla libertà di non essere obbligati a trattamenti sanitari come è una vaccinazione. In secondo luogo il diritto alla protezione dei propri dati personali sensibili.

Dall’altro lato si obietta che il green pass costituisce un sacrificio che viene compensato grazie alla possibilità di consentire di fatto a tutti quelli che sceglieranno di aderire alle nuove regole di circolare liberamente. I benefici che ne deriveranno sia in termini economici che sanitario sono secondo chi appoggia il green pass del tutto superiori ai danni causati in termini di limitazioni delle libertà personali. Limitazioni che comunque sono già previste anche nella nostra Costituzione nei casi in cui si debba proteggere la salute pubblica.

Green pass: non perfetto, ma efficace

Il Presidente della Commissione Parlamentare per le Libertà Civili e relatore della proposta di regolamento Juan Fernando Lopez Aguilar ha commentato in questo modo il risultato del lavoro della commissione che presiede.

Anche se l’accordo raggiunto oggi non soddisfa pienamente le richieste del parlamento europeo, certamente significa un importante miglioramento dello status quo attuale per milioni di cittadini dell’Unione Europea. Il green pass europeo ripristinerà la libera circolazione all’interno dell’Unione Europea, mentre gli stati membri potranno iniziare ad eliminare le restrizioni alla libera circolazione in tutta Europa. Questo accordo è il primo passo pe rimettere in carreggiata l’area Schengen

Cosa dice l’accordo sul green pass

L’accordo prevede innanzitutto che il regolamento che istituirà e regolamenterà l’uso e gli scopi del green pass avrà una durata di dodici mesi. Sembra quindi che l’Unione Europea sia fiduciosa di risolvere la questione della pandemia entro tempi che non superino un anno.

L’accordi stabilisce inoltre che nel regolamento dovrà essere ben chiaro che

il green pass non costituirà una precondizione per esercitare il diritto alla libera circolazione e non sarà considerato un documento di viaggio.

Quindi il green pass non sarà obbligatorio, ma sarà solo uno strumento che consentirà di potersi muovere in modo più rapido, sia perché fissa regole uguali e certe per tutta L’Europa, sia perché permette di bypassare la necessità di sottoporsi a tamponi in entrata e in uscita da una nazione o di mettersi in quarantena o in isolamento fiduciario.

Come sarà il green pass europeo

Il green pass sarà disponibile sia in formato digitale che cartaceo per andare incontro alle esigenze sia dei cittadini più proiettati verso il digitale che per quelli che si trovano più a loro agio con i vecchi dispostivi. I certificati che potranno essere emessi saranno di tre tipi diversi. Dovranno essere emessi dallo stato di appartenenza di ciascun cittadino che ne faccia richiesta, seguendo le indicazioni stabilite a livello europeo. In questo modo potranno essere accettati e riconosciuti da ogni altro stato dell’Unione Europea. Green pass redatti in modo diverso da quanto stabilito nel regolamento saranno considerati nulli.

Il green pass conterà l’attestazione che il titolare sia stato vaccinato con tutte le dosi previste per il tipo di siero inoculato, che si sia ammalato e successivamente sia stato dichiarato guarito da coronavirus, o in alternativa che di recente si sia sottoposto a un tampone che sia risultato negativo al virus

Fondi per i tamponi da fare per avere il green pass

L’Unione Europea si è posta anche il problema dei costi non indifferenti che dovranno sostenere i cittadini non ancora vaccinati per sottoporsi al test per la verifica della presenza del coronavirus. A questo proposito nel documento di preaccordo si parla di sostegno a test accessibili ed abbordabili. Per raggiungere questo risultato la Commissione Europea si è detta disponibile a mobilitare almeno 100 milioni di euro nell’ambito dello strumento di sostegno all’emergenza. Questi fondi serviranno all’acquisto di tamponi per l’infezione da Sars-covid 19 da destinare ai soggetti che vi si debbano sottoporre per ottenere il green pass.

I negoziatori hanno già ipotizzato, la possibilità di aggiungere ai 100 milioni già concordati somme ulteriori. Questo ulteriore stanziamento sarà condizionato sia dalle effettive condizioni di necessità di avere a disposizione un numero maggiore di tamponi, sia dal via libera dato dagli organismi finanziari dell’Unione Europea.

Tamponi per il green pass a favore di chi attraversa spesso la frontiera

I tamponi acquistati dall’Unione Europea dovrebbero essere destinati prioritariamente alle persone che quotidianamente o comunque frequentemente attraversano una frontiera per questioni di lavoro, studio, ma anche per andare a trovare parenti stretti, cercare cure mediche, per prendersi cura dei propri congiunti, oppure nel caso svolgano lavori essenziali.

Se la regola rimarrà questa, quindi il tampone sarà interamente a carico di chi chiede il green pass per spostamenti oltrefrontiera fatti per ragioni di turismo, o comunque ludiche o di svago e nei casi in cui siano fatti per lavoro o per salute, ma solo occasionalmente.

Green pass non significa spostamenti contingentati

L’accordo ha inoltre fissato la regola che i singoli paesi dell’Unione Europea non possono imporre ulteriori restrizioni di viaggio, tra i quali la quarantena, l’autoisolamento e i tamponi, a meno che non siano necessarie e proporzionate per salvaguardare la salute pubblica.

La necessità di queste ulteriori restrizioni dovrà essere valutata sulla base delle prove scientifiche di volta in volta disponibili. Tra le altre si dovrà tenere conto dei dati epidemiologici pubblicati dal centro europeo per la prevenzione e i controlli delle malattie. L’accordo sul green pass stabilisce inoltre che tutte le misure restrittive di cui sopra dovranno essere comunicate agli altri stati membri dell’Unione Europea al più tardi 48 ore prima del momento in cui entreranno in vigore. In questo modo ci sarà un minimo di tempo per informare i cittadini che così non si troveranno bloccati alla frontiera per una quarantena o per altri adempimenti di cui non sapevano niente.

Quali vaccini valgono per il green pass

L’accordo stabilisce che tutti gli stati membri sono obbligati ad accettare il certificato di vaccinazione relativo ai vaccini che sono stati autorizzati dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA). Quest’ultimo organismo è quello che si occupa a livello dell’Unione Europea di verificare la sicurezza e l’efficacia, secondo quanto promesso dall’azienda farmaceutica produttrice, di ogni farmaco che si vuole produrre o commercializzare all’interno dell’unione. Un’analoga indagine viene poi fatta dall’agenzia del farmaco di ogni stato che conferma, limita o nega l’uso nel proprio territorio nazionale. 

Anche i vaccini, in quanto sostanze chimiche introdotte nell’organismo umano, che hanno lo scopo di prevenire una malattia, prima di essere immessi sul mercato sono stati approvati da queste agenzie.

I vaccini che al momento hanno il via libera da parte dell’EMA e che quindi dovranno essere accettati da tutti gli stati europei ai fini del green pass sono Pfizer-BioNTech, Moderna, Astra Zeneca e Jansenn.

Ci sono altri vaccini che danno diritto al green pass?

Esistono in commercio molti altri vaccini, che per il momento non sono ancora stati sottoposti all’EMA. Su questi l’Unione Europea lascerà libertà di scelta a ogni stato membro. Nell’accordo si legge che spetterà ai paesi UE decidere se accettare ai fini del green pass anche i certificati delle vaccinazioni effettuate con altri vaccini, utilizzati in base alle procedure di autorizzazione di emergenza nazionale o con quelli elencati dall’organizzazione mondiale della sanità per l’utilizzo di emergenza.

Come sono tutelati i dati personali contenuti nel green pass

L’accordo prevede che i certificati dovranno essere verificati per prevenire frodi e falsificazioni, e che a questo scopo dovranno contenere sigilli elettronici di autenticazione. Gli stessi dovranno essere oggetto di verifica al momento della richiesta di mostrare il green pass. 

Si prevede anche la tutela dei dati contenuti nel green pass. In particolare questi dati non potranno per nessuna ragione essere immagazzinati nei paesi di destinazione, e allo stesso modo è esclusa l’istituzione di una banca dati a livello centrale dell’Unione Europea. Dovrà essere resa pubblica la lista degli organismi che riceveranno o entreranno in contatto con questi dati. In questo modo sarà reso effettivo il diritto alla protezione dei propri dati da parte di tutti i cittadini, secondo quanto stabilito dal regolamento sulla protezione dei dati personali.

Qual è l’iter del green pass

Tutto quello di cui sopra costituisce solo un accordo preliminare di massimo intervenuto tra il Parlamento Europeo e la Commissione. Il testo dovrà essere sottoposto alla Commissione Europea per le Libertà Civili che ha in calendario la votazione per il giorno 26 maggio e alla Plenaria per l’approvazione e di seguito al Consiglio. Se le prime votazioni avranno esito positivo si prevede che il testo sia valutato e votato dalla Plenaria nella sessione compresa tra il 7 e il 10 giugno. Se anche questo esame riceverà parere favorevole dalla maggioranza il green pass avrà piena efficacia a partire dal primo luglio.