Sembra che in merito al green pass, si possa discutere di tempi o di priorità di applicazione dell’obbligo di esibirlo a una o all’altra categoria produttiva, ma che sulla sua stessa esistenza si sia raggiunto il punto di non ritorno.

Ce lo confermano, se ce n’era bisogno le dichiarazioni di alcuni Ministri che ribadiscono la linea del Governo di Mario Draghi guidata dalla gradualità ma al contempo dalla severità. Sarà probabilmente giovedì il giorno in cui il Governo darà il via libera all’estensione del certificato vaccinale a tutte le categorie produttive.

Si attende prima della riunione del consiglio dei ministri, con relativa approvazione della delibera, una riunione della cabina di regia e una serie di incontri di carattere tecnico, sia con le regioni che con i rappresentanti dei sindacati che degli industriali e dei rappresentanti di categoria. Sorprese, però non dovrebbero essercene: difficile che il premier cambi rotta.

Secondo i primi rumors, la diffusione della certificazione dovrebbe essere graduale, e dovrebbe essere anche lasciato un periodo di tempo congruo sia alle aziende, per organizzare il controllo degli accessi, sia ai lavoratori per provvedere, se lo vogliono a vaccinarsi.

Il modello dovrebbe essere lo stesso già in eperimentazione, nelle scuole. Saznioni amministrative, e sospensione dal lavoro e dallo stipednio per i reticenti a dotarsi del pass.

Giorgetti green pass per tutti per non discriminare nessuno

Il Ministro dello Sviluppo Economico si è sbilanciato molto parlano della necessità, già ribadita più volte di utilizzare un sistema che in effetti può apparire troppo rigido, per evitare che il prossimo inverno si debba tornare a un lockdown.

Un’eventualità che secondo gli esperti dovrebbe essere evitata a tutti i costi, perché sarebbe con probabilità un evento che affosserebbe l’economia. Per non parlare dell’innalzamento del discontento e delle tensioni sociali.

Un’estensione del green pass che non dovrà riguardare solo il settore dei lavoratori pubblici, ma anche quello dei privati. Si tratta secondo quanto dichiarato d Giorgetti all’Ansa

di una scelta di giustizia che metterebbe tutti i lavoratori sullo stesso piano. In sostanza un modo per evitare discriminazioni tra chi possa accedere al lavoro solo se si trovi nelle condizioni stabilite dalla legge sul contenimento della pandemia da covid, e chi invece possa sottostare a regole più permissive.

Il Ministro e portavoce della lega Giancarlo Giorgetti prosegue aggiungendo come riportato da Ansa che un solo contagiato potenzialmente può provocare danni enormi a tutta l’azienda.

Lasciando da parte i problemi anche drammatici per la salute del singolo e le spese a livello del sistema sanitario nazionale, le ricadute sono di tenore ben più ampio. Basti pensare alla possibilità che l’intera azienda debba chiudere e tutti i dipendenti debbano essere messi in quarantena. Per non parlare del caso peggiore in cui si sviluppi un focolaio di infezione.

Si insiste sul green, pass, ma il vaccino obbligatorio non è escluso

Il Ministro Giorgetti risponde anche a proposito della possibilità di superare la questione green pass e andare direttamente verso un obbligo vaccinale per tutti, estendendo in modo massiccio le regole già previste da mesi per gli operatori sanitari.

In effetti anche da parte dell’opposizione, in particolare da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, si accusa il Governo di avere già di fatto introdotto l’obbligo di vaccinarsi contro il covid 19, visto che il green pass, anche per una questione di costi da sostenere per sottoporsi al tampone, non costituisce una valida alternativa.

Il ministro non esclude anche quella ipotesi, ma la considera come l’ultima possibilità da mettere in campo. Ancora sostiene che valga la pena puntare su un vaccino che costituisca una scelta condivisa. Trovare la strada per rassicurare e convincere il numero più elevato possibile di reticenti, almeno fino a quando si arrivi alla tanto sospirata immunità di gregge.

I primi a dotarsi del green pass saranno i lavoratori della Pa

Il termine pubblica amministrazione dovrebbe essere inteso in modo piuttosto ampio. Le stime parlando di oltre un milione e 200 mila lavoratori che si ottengono conteggiando tutti quelli che abbiano un contratto di lavoro con gli enti pubblici, con le società partecipate e le Poste. Inoltre chi lavori per gli organi costituzionali. Si tratta tra gli altri di Parlamento, Governo e Tribunali.

Ci sarà poi da discutere sulle particolarità di alcuni settori, che gestiranno con una maggiore autonomia la certificazione vaccinale.

Questione aperta dal leader della lega Matteo Salvini, poi anche quella di differenziare i dipendenti pubblici a seconda che lavorino a uno sportello o abbiano un contatto diretto con l’utenza e quelli che invece lavorano in ufficio chiusi, per i quali si propone una minore severità.

Di questo passo, poi si dovrebbero tenere in considerazione anche i lavoratori della pubblica amministrazione che ancora lavorano in smart working: si tratta come noto di chi soprattutto nel corso del lockdown hanno iniziato a svolgere le loro mansione direttamente da casa grazie all’uso di computer e collegamenti internet.

A proposito di questo tipo di contratto in effetti il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta ha già annunciato di voler ridurre in modo drastico, il numero dei dipendenti che continueranno a lavorare da casa.

Ne rimarrà comunque ancora un buon numero che continuerà con questa modalità ed è probabile che ci sarà da discutere sulle regole che dovranno seguire per la certificazione verde.

Quali saranno i primi lavoratori del privato a dotarsi del green pass

Per quanto riguarda i lavoratori del settore privato le ipotesi sono che i primi a doversi dotare del green pass saranno quelli che lavorano nelle attività, nelle quali si prevede già che debbano averlo i clienti. Come da Dl numero 111 del 6 agosto

Si tratta di ristoranti, bar, teatri, cinema e palestre, navi e treni.

Anche in questo caso si giustifica la scelta con la necessità di evitare che con l’arrivo dell’autunno e la presumibile maggiore virulenza e diffusione del virus ci si trovi nella necessità di fare chiudere ancora i battenti a tutta una serie di esercizi commerciali.

Dovrebbero poi seguire a tappe, tutte le categorie produttive tra cui i negozi i centri commerciali e anche le aziende. Con aziende private si intendono fabbriche, uffici, e altre attività che non prevedono un contato diretto con il pubblico, ma che evidentemente visto che operai e impiegati che soggiornano contemporaneamente negli stessi locali sono spesso parecchi, costituiscono terreno fertile per eventuali focolai di infezione. Estensione anche ai professionisti e agli autonomi.

Da quando il green pass sarà obbligatorio per tutti

Al momento non ci sono ancora date certe per la diffusione capillare a tutti del green pass obbligatorio anche per accedere al lavoro. Le ipotesi sono comunque che sarà graduale, anche se i provvedimenti probabilmente saranno contenuti tutti in un Decreto Legislativo unico, così da tenere sotto controllo i ricorsi che già si prevede fioccheranno.

La data al momento più papabile per il primo step di questa rivoluzione sembra sia il 15 ottobre. Le date effettive usciranno dal preannunciato consiglio dei ministri del 16 settembre, e daranno oggetto di discussioni con categorie produttive e regioni.

Quali le sanzioni ipotizzate per chi sarà senza green pass

Anche sulle sanzioni probabile che il modello di riferimento sia quello che si sta sperimentando in questi giorni del personale della scuola. Per insegnanti e personale amministrativo e di supporto, infatti già del primo settembre è previsto nel caso siano sprovvisti del green pass la sospensione dal posto di lavoro.

Il DL numero 111 del 6 agosto 2021

In caso di mancanza della certificazione il provvedimento immediato è quello dell’allontanamento dagli edifici scolastici, anzi a stretto rigore il trasgressore non dovrebbe neppure avere la possibilità di entrare nell’edificio.

Da quel momento ha cinque giorni di tempo per mettersi in regola, per esempio richiedendo il documento se ha dimenticato di chiederlo, facendo un tampone che abbia esito negativo, oppure se si trova nelle condizioni per essere esentato presentando il certificato medico che lo attesti. Anche in quel caso poi dovrà sottoporsi al tampone ogni 48 ore, ma in quel caso le spese per farlo non saranno a suo carico.

Trascorsi i cinque giorni senza che si sia fatto sentire in automatico partirà la lettera di sospensione per assenza ingiustificata. Contemporaneamente viene sospesa la retribuzione o qualsiasi altro tipo di versamento di tipo economico a suo favore, comunque chiamato.

Il ritorno al lavoro sarà condizionato alla revoca dello stato di emergenza da parte del Governo, che al momento è in vigore fino al 31 dicembre. Difficile che venga sospeso in anticipo. Possibile invece che venga prorogato, ma si tratta di decisioni che saranno prese solo a ridosso della scadenza tenendo conto della situazione epidemiologica.

In alternativa ritorno al lavoro immediatamente nel momento in cui presenti una regolare certificazione.

Sanzione pecuniaria per chi entra al lavoro senza green pass

Altra sanzione è quella pecuniaria, che non si sostituisce, ma si aggiunge alla sospensione. Mentre poi l’allontanamento dal lavoro viene revocato quando ci si mette in regola, la multa è comunque definitiva.

La sanzione amministrativa va da un minimo di 400 euro a un massimo di 1000 euro e viene comminata se nel corso di controlli si dovesse trovare sul posto di lavoro qualcuno di irregolare. Prevista sia a carico del trasgressore che di chi aveva il compito di vigilare sugli ingressi.

Ma non ci fermiamo qui, perché nel caso delle aziende esterne che lavorano per le scuole, la stessa somma è chiesta anche ai datori di lavoro, che nel momento in cui stabiliscono le i turni di servizio e le destinazioni dei loro collaboratori devono accertarsi che siano nelle condizioni sanitario-legali di svolgere le loro mansioni.