Il green pass o  pass vaccinale, o certificazione verde Covid-19 è il documento che permette di muoversi liberamente tra regioni arancioni e rosse (ma non serve per muoversi tra regioni gialle o bianche, dove la circolazione è libera), per andare a trovare gli anziani nelle case di riposo, per partecipare ad alcuni eventi e per viaggiare all'estero.

A partire dal 15 giugno, il decreto Covid approvato ieri, ha stabilito che il green pass potrà essere utilizzato anche per partecipare a feste di matrimonio, concerti o per andare in discoteca, quando riapriranno

Ogni paese del mondo, a modo suo, si sta dotando di un certificato simile a quello italiano: Israele, Regno Unito, Danimarca, Usa e altri. L'obbiettivo è permettere di viaggiare in serenità. Attualmente, però, visto che siamo ancora in un momento di transizione, prima di arrivare ad un pass definitivo, quasi in ogni paese del mondo serve il tampone negativo, a prescindere dal vaccino.

Green pass per viaggiare

Anche l'Europa si sta preparando ad un certificato verde unico europeo, che potrà permettere ai cittadini europei di muoversi liberamente.

Al momento, però, l'ingresso in Italia è consentito a prescindere dalle vaccinazioni, a chi ha effettuato un tampone negativo nelle 48 ore precedenti e senza quarantena per chi provenga da uno dei paesi europei o dell'area Shengen, Israele e Gran Bretagna. Per tutti coloro che provengono dagli altri paesi è prevista una quarantena di 10 giorni all'arrivo.

Per chi deve viaggiare all'estero, in paesi extra europei, ricorda che ogni paese ha le sue regole, ti conviene informarti prima con largo anticipo. In questo momento, però, in quasi ogni paese è necessario un tampone negativo per varcare i confini, anche se si è vaccinati. 

In quali casi può essere rilasciato il Green pass?

Il Green pass può essere rilasciato solo in 4 occasioni e ognuna di esse ha una validità diversa.

1) Aver completato il ciclo vaccinale, per esempio, permette di ricevere un attestato con validità di nove mesi dalla data della seconda dose, secondo il decreto varato ieri.

2) Il green pass può anche essere rilasciato contestualmente alla prima dose. In questo caso, però, sarà valido dal quindicesimo giorno successivo alla prima dose, fino alla data prevista per la seconda somministrazione. 

3) Un green pass è previsto anche per coloro sono guariti dal covid. In questo caso il certificato sarà rilasciato direttamente dall'ospedale dove il soggetto è stato ricoverato. Se, invece, c'è stato alcun ricovero, il certificato sarà rilasciato dal medico di famiglia. 

4) Fungerà da green pass anche il risultato di un tampone molecolare o antigenico rapido negativo, fatto nelle 48 ore precedenti. Questo certificato potrà essere rilasciato dalle strutture pubbliche, da quelle private autorizzate o accreditate e dalle farmacie che svolgono i test previsti o dai medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.

Il Green pass odierno non è un vero e proprio certificato unico

In questo momento in Italia e in europa non esiste un vero e proprio certificato, ma ci si basa su alcuni documenti e certificazioni che fungono da green pass. Li elenchiamo di nuovo per chiarezza:

Il certiicato di avvenuto completamento del ciclo vaccinale, il certificato di inoculazione della prima dose, il certificato di guarigione rilasciato dall'ospedale o dal medico di famiglia e il test negativo (tampone molecolare o antigenico rapido).

Chi falsifica uno di questi certificati per spostasi, commette un reato penale e rischia anche il carcere, con pene aumentate di un terzo rispetto ad ogni altro reato di falsa dichiarazione.

Il Green Pass è a pagamento?

Il Green Pass è gratuito.

Ma il tampone rimane a pagamento. E come abbiamo detto in precedenza, al momento il tampone è necessario anche per chi ha completato il ciclo vaccinale, nel caso di un viaggio. Quando si deciderà il Governo a fare in modo che test e tamponi siano completamente gratuiti? 

Il Green pass è legale?

A livello europeo, non sono state rilevate criticità legali, perché il controllo dei dati dei passeggeri in entrata, nei paesi europei, è la norma. 

I problemi invece ci sono per quanto riguarda il pass italiano. Purtroppo e inspiegabilmente il Governo italiano prima di prendere decisioni in merito ad un pass per la circolazione dei cittadini nostra nazione, non ha coinvolto in Garante della privacy.

Questo ha generato una situazione molto lacunosa che provoca dubbi e perplessità sulla privacy, il trattamento dei dati, ma anche la libertà stessa dei cittadini. Il garante ha invocato espressamente “un intervento urgente a tutela dei diritti e delle libertà delle persone".

Il governo Draghi abolirà il Garante della Privacy o si deciderà a risolvere la questione spinosissima posta dal Garante ma anche da altre istituzioni come le Regioni?

Il Governo, nel frattempo, non tenendo minimamente conto dell'autorità garante, ha dato già operatività a questo certificato con il decreto del 18 maggio.

Il provvedimento riguardante il pass è pieno di lacune e problemi che si potevano tranquillamente evitare se il Governo Draghi avesse interpellato l'autorità apposita, il garante per la privacy appunto, invece di decidere da solo. Purtroppo però, qualsiasi atto formale e qualsiasi richiesta è stata del tutto ignorata.  

Ma non è solo è questo l'aspetto su cui si impunta il Garante. Un altro problema sarebbe infatti l'obbligo vaccinale per i professionisti sanitari. Pare che anche in quel caso non ci sia stata interlocuzione con l’Autorità.  Insomma il Governo ha completamente bloccato ogni comunicazione con il Garante. 

Il Garante della Privacy afferma di non essere stato consultato dal Governo su Green Pass e obbligo vaccinale per sanitari

Lo scorso 8 aprile, l’autorità garante aveva comunicato alla Comssione del Senato agli affari costituzionali l'esigenza di essere necessariamente coinvolto nel processo legislativo riguardante il green pass e l'obbligo vaccinale per il personale sanitario. Ma la richiesta è caduta nel vuoto. 

Qualche giorno dopo questo primo tentativo, il Presidente dell’Autorithy, Pasquale Stanzione, ha scritto una lettera ufficiale al Premier Draghi e al ministro della Salute Roberto Speranza. Ma anche questa lettera è caduta nel vuoto più totale.

Sempre il Presidente dell’Autorità Garante della Privacy, Pasquale Stanzione, in una recentissima intervista, ha riconfermato che il Governo Draghi non ha chiesto alcun parere e non ha tenuto conto minimamente dell'esistenza del Garante, nonostante sia obbligato per legge a farlo.

Il Garante quindi non ha potuto presentare al Governo le modalità giuste per prendere provvedimenti che garantiscano comunque un equilibrio tra salute, libertà e garanzia della privacy e un equilibrio tra esigenze pubblicistiche e la riservatezza individuale.

L’Autorità aveva già inviato un avvertimento formale al Governo (con Provvedimento del 23 aprile 2021). Con un recente comunicato stampa, il Garante si è ancora espresso dichiarando che i pass vaccinali così normati presentano talmente tali criticitià da inficiare, se non opportunamente modificata, la validità e il funzionamento del sistema previsto per la riapertura degli spostamenti durante la pandemia.

Nonostante tutto il Presidente ha fiducia nel fatto che in sede di conversione da decreto legge e legge parlamentare, il Garante sarà ascoltato anche in audizione parlamentare in modo da conformare la norma alla disciplina europea.

Se la norma restasse questa, infatti, il nostro paese sarebbe sottoposto non solo a sanzioni, ma i dati acquisiti in questo modo sarebbero inutilizzabili e vanificherebbero ogni obbiettivo. 

La norma così com'è lascia un pericoloso spazio a imprevedibili utilizzi futuri, e provoca un contrasto con la normativa europea.

Nel decreto, infatti, non viene specificato chi è il titolare del trattamento dei dati, in violazione del principio di trasparenza. Inoltre i dati da esibire nel certificato sono troppi, sono sensibili e contrari al principio di minimizzazione.

Secondo il Garante, per esempio si sarebbe potuta scrivere solo la validità temporale del pass, senza specificare se la persona si è vaccinata, è guarita o ha effettuato un tampone.

Infine, non è stabilito un tempo massimo di conservazione di questi dati sensibili, né misure che garantiscano integrità e riservatezza. 

Per quanto riguarda l’obbligo vaccinale per il personale sanitario che il governo ha introdotto il 1 aprile, il Presidente Stanzione ha affermato che sarà necessario definire per bene chi sono i soggetto interessati, i dati che devono essere trattati, e porre garanzie per i soggetti esentati dall'obbligo.  

Per affrontare e superare dette criticità, l’Autorità ha comunque offerto al Governo la propria collaborazione.

Ricordiamo che allo stato attuale, il decreto prevede che il green pass sia necessario per l’entrata o l’uscita da regioni rosse e arancioni, matrimoni, concerti e altri eventi.  

Si può licenziare un infermiere che rinuncia al vaccino?

L'articolo 32 della Costituzione stabilisce ch enessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.

Quindi una legge può stabilire un obbligo vaccinale per alcune categorie di persone.

D'altra parte la Corte Costituzionale aveva già riconosciuto con sentenza l'obbligo vaccinale  nel 2017, quando bocciò le questioni di incostituzionalità sollevate dalla regione Veneto contro l'obbligo vaccinale per il morbillo rentridotto dall'allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

La Corte Costituzionale ritenne in quel caso sacrificabile il principio all'autodeterminazione sanitaria in nome della tutela della salute individuale e collettiva