Il Green Pass sta per essere potenziato, con una stretta per i non vaccinati. Il governo vuole affrontare la quarta ondata limitando la libertà di spostamento di chi ha scelto di non vaccinarsi, per evitare un eccessivo aumento della pressione sugli ospedali. 

Mentre il Friuli Venezia Giulia si avvia verso la zona gialla e la provincia autonoma di Bolzano sta già istituendo piccole zone rosse nelle aree dove il contagio è completamente fuori controllo, tutta l’Italia si prepara ad una nuova stretta. L’ala rigorista del governo chiede che il Super Green Pass entri in vigore da subito, anche in zona bianca. 

Una mossa anche più estrema di quella dei presidenti di regione, che hanno chiesto fin dalla scorsa settimana che un eventuale cambiamento di colore della propria regione non comportasse ulteriori restrizioni per i vaccinati, ma solo per chi ottiene il Green Pass con i tamponi. 

Intanto il governo agirà anche sul Green Pass, riducendone la durata, ma questo potrebbe causare alcuni problemi. La certificazione ha valore europeo, quindi non solo il Green Pass italiano continuerebbe ad avere la durata precedente negli altri paesi UE, ma cittadini dell’unione provenienti dall’estero continueranno a seguire le regole europee, e non quelle italiane, in caso arrivassero nel nostro paese. 

Green Pass, il contagio nel nord-est peggiora

È ormai più di un mese che il nord-est del nostro paese mostra segni preoccupanti di un aumento dei casi di coronavirus tra la popolazione. Tutto è cominciato con le manifestazioni No Green Pass di Trieste, che hanno scatenato una serie di focolai in città a causa del gran numero di persone non vaccinate affluite da ogni parte del paese, e poi incontratesi a distanza ravvicinata, senza mascherine, per protestare. 

Non ha aiutato certo poi la vicinanza con la Slovenia e l’est Europa, vero epicentro della quarta ondata. Da qui e dall’Alto Adige, che ha seguito le tendenze dei paesi germanofoni come Austria e Germania, anche in fatto di contagi, il numero dei malati e dei ricoverati ha cominciato ad aumentare e la pandemia a diffondersi anche in Veneto. 

Grazie a pochi posti letto liberi, il Friuli Venezia Giulia si è salvato dalla zona gialla per questa settimana, ma dalla prossima supererà ogni parametro e vi si applicheranno per forza le prime restrizioni. Intanto in Alto Adige alcuni comuni sono stati confinati in zona rossa, a causa di picchi di contagi oltre la media provinciale. Intanto il governatore Arno Kompatscher ha già imposto alcune misure da zona gialla, come la chiusura delle discoteche e la mascherina anche all’aperto. 

A preoccupare è anche la situazione del Veneto. Nella regione la copertura vaccinale è appena sufficiente, 83%, ma comunque sotto la media nazionale. Le terze dosi invece hanno coperto il 7% della popolazione, in linea con il resto del paese. I casi però non si fermano, quasi 2000 in 24 ore il 23 novembre.

Fortunatamente in Veneto la situazione negli ospedali è ancora relativamente sotto controllo, con dati lontani dal rischio di zona gialla. Al contrario il Friuli ha già superato di gran lunga ogni parametro, mentre alla provincia di Bolzano rimangono ancora posti letto covid ordinari. 

Green Pass, il Super Green Pass e i tamponi

Sono stati proprio i governatori delle regioni, preoccupati da dover gestire un’altra emergenza pandemica, a chiedere al governo di modificare le norme sulle zone colorate. L’idea dei presidenti era quella di permettere ai soli vaccinati di ignorare le restrizioni, che sarebbero state imposte soltanto a chi non è immunizzato. 

Il governo ha dapprima escluso misure simili, e poi vista la situazione, iniziato a pensare come utilizzare gli strumenti a sua disposizione per rallentare il contagio. Così nasce l’idea del Super Green Pass, una versione più restrittiva della certificazione verde, che sarebbe ottenibile soltanto da vaccinati e guariti. 

Il Super Green Pass non sostituisce il Green Pass, ma lo affianca. La certificazione standard rimarrà in vigore per accedere al posto di lavoro e forse ai mezzi pubblici, mentre tutte le altre attività che oggi richiedono il Green Pass, come andare in palestra o al ristorante, saranno riservate ai soli vaccinati o guariti, che avranno il Super Green Pass. 

In questo modo si potrebbe evitare il crollo del giro d’affari degli esercenti che si verificherebbe se la zona arancione comparisse in determinate regioni, e tornassero misure come la chiusura anticipata dei locali o il coprifuoco. Se i vaccinati non dovessero essere costretti a rispettare queste norme, si eviterebbe l’ennesima catastrofe economica per i piccoli commercianti. 

Ad affiancare queste misure arriva anche una stretta sul Green Pass. La certificazione regolare potrebbe vedere la sua durata ridotta, sia per quanto riguarda i vaccinati, da 12 a 9 mesi, che per quanto riguarda chi usa i tamponi. I test rapidi avrebbero una validità di sole 24 ore, mentre quelli molecolari di 48. 

Altre misure accessorie potrebbero essere la richiesta di Green Pass per accedere agli alberghi, in vista della stagione sciistica. Ad oggi infatti la certificazione è richiesta solo per aver accesso a ristoranti, piscine e SPA interne alle strutture alberghiere. Ormai tramontata invece l’idea di richiederlo sui mezzi pubblici a breve percorrenza, per eccessiva difficoltà di eseguire i controlli. 

Green Pass, obbligo vaccinale per i dipendenti pubblici?

L’idea dietro al Super Green Pass è duplice: da una parte si tenta di fermare il contagio, dall’altra si premiano i vaccinati e si cerca di spingere, con l’ennesimo provvedimento delicato, gli indecisi a fare il vaccino. Soltanto raggiungendo l’immunità di gregge, fissata al 90% dei vaccinati, si potrà superare il sistema di restrizioni che è tuttora in vigore in caso di crisi. 

Proprio la riluttanza di una fetta di popolazione a vaccinarsi è al centro del dibattito riguardo all’obbligo vaccinale. Ci sono ancora diversi esperti ed esponenti dell’ala più rigorista del governo, che spingono perché si obblighi l’intera popolazione che non ha ragioni mediche per non farlo, ad immunizzarsi. 

L’Austria ha già scelto questa strada, rompendo il muro che separava l’Europa dall’obbligo vaccinale, mentre in Germania il ministro della sanità ha dichiarato che entro fine inverno i tedeschi saranno tutti “Vaccinati, guariti, o morti”. Nonostante le spinte però, sembra improbabile che si proceda con un obbligo vaccinale totale. Alcune categorie di dipendenti pubblici però potrebbero essere obbligati a fare il vaccino. 

Si sta pensando infatti di immunizzare obbligatoriamente tutti quei dipendenti pubblici che sono a stretto contatto con grandi numeri di persone ogni giorno. Si pensa soprattutto a gli insegnanti e ai professori, ma anche agli agenti delle forze dell’ordine. In questi casi il tampone non basta più, dato che il costante contatto con il pubblico espone queste categorie ad un rischio di contagio maggiore di tutte le altre. 

Green Pass, terza dose

Capitolo a parte per il governo sono le cosiddette terze dosi, il richiamo di potenziamento del vaccino che garantisce una maggiore copertura contro le forme lievi della malattia. Il vaccino infatti perde efficacia nella protezione contro le forme meno intense del virus dopo circa sei mesi, mentre continua a proteggere pienamente contro le forme più gravi.

Dato che però il contagio corre anche tra i vaccinati, anche se con meno effetti sugli ospedali, è importante per l’esecutivo che la campagna per le terze dosi continui nel suo slancio iniziale. Le nuove norme dovrebbero prima di tutto adeguarsi a quanto già deciso da alcune regioni, cioè anticipare da sei a cinque mesi il tempo minimo necessario di attesa tra seconda dose e dose booster. 

Al momento quasi l’8% della popolazione totale ha ricevuto la terza dose. Questo numero equivale soltanto al 30% circa della platea, che però è appena stata aumentata dagli over 60 agli over 40. Nella giornata di ieri 23 novembre hanno ricevuto la terza dose oltre 129 mila persone, un nuovo record assoluto. La regione più virtuosa è il Molise, che ha già vaccinato con la terza dose oltre il 40% della sua popolazione. 

La proposta più radicale riguardo al secondo richiamo del vaccino è quella di imporlo come obbligo a tutti i sanitari. Medici e infermieri sono stati i primi a vaccinarsi, e dalle loro condizioni di salute dipende il funzionamento a pieno regime del sistema sanitario nazionale. Garantire la loro immunizzazione al virus significa assicurare ai cittadini un’ulteriore protezione in caso di malattia. 

Green Pass, problemi con l’Europa

Modificare il Green Pass potrebbe però essere più complicato del previsto. La certificazione verde ha infatti validità europea, e modificarne la durata avrebbe effetto soltanto in Italia. Quindi paradossalmente un cittadino UE che entra nel nostro paese potrebbe godere del suo Green Pass per dodici mesi, contro i nove degli italiani. Inoltre il suo Green Pass gli permetterebbe di fare tutto quello che il Super Green Pass italiano permette di fare. 

Questo è uno dei motivi per cui il governo sta impiegando così tanto tempo ad introdurre queste misure, di cui ormai si discute da settimane. C’è il rischio di creare situazioni molto complesse dal punto di vista burocratico, simili a quelle createsi con i cittadini stranieri che si erano immunizzati con vaccini non approvati dall’EMA, come quello russo o quello cinese. 

Altro problema è quello dei controlli alle frontiere. I governatori delle regioni che confinano con l’est Europa, ma anche quello della Liguria che confina con la Francia, hanno chiesto al governo di poter controllare i Green Pass alle frontiere. Allo stesso modo altri governatori stanno chiedendo una maggiore attenzione ai tamponi negli aeroporti. Al momento però il governo non può agire su questo fronte. I controlli alle frontiere possono essere istituiti solo per decisione europea.