Lo chiamano il paradosso del green pass e anche se al momento si tratta di qualcosa fatta solo a titolo di cortesia o per il quieto vivere, sta facendo arrabbiare parecchi avventori. Si tratta della richiesta, peraltro che pare sia fatta con una certa gentilezza da parte di titolari di bar e di ristoranti, di sedersi all’interno del locale. Niente di strano se non fosse che la richiesta viene fatta solo a quelli che hanno il green pass.

Un modo, in sostanza per fare funzionare meglio gli affari e riempire il locale anche al coperto, lasciando che gli spazi all’aperto restino a disposizione di chi per ragioni varie non possa o non voglia dotarsi di green pass. Non si tratta in effetti di un obbligo, ma solo di una richiesta che la maggior parte delle volte viene accettata dai clienti, magari storcendo un po’ il naso.

In genere si tratta di empatia verso i titolari dei negozi che già parecchio hanno sofferto a causa delle chiusure durante il locksown, e che adesso, per essere in regola con la legge sarebbero ancora costretti a mandare a casa potenziali clienti che non possono sedersi nei tavoli al chiuso.

Dall’altra parte, però c’è chi lamenta di essere discriminato, perché privato della libertà di sedersi al fresco del giardino, o con affaccio sulla piazza principale, non per non essersi attenuti alle regole della legge, ma proprio per averlo fatto. Ma è legale che in un locale pubblico ci chiedano di spostarci in un’altra zona del locale, per agevolare chi è arrivato dopo di noi e non ha prenotato in anticipo, di fatto non garantendoci il servizio che promettono?

Che cosa è il green pass

È noto a tutti  a che cosa ci si riferisce con il termine green pass. Si tratta di una certificazione rilasciata dal Ministero della Salute in forma digitale o cartacea a tutte le persone che potenzialmente siano protette contro il virus del covid 19.

Viene rilasciato a condizione che si abbia ricevuto almeno una dose del vaccino, si sia fatto un tampone con esito negativo nelle 48 ore precedenti o si sia risultati guariti dalla malattia da un periodo che non superi i sei mesi.

Il documento viene rilasciato con una data di scadenza diversa a seconda della ragione per cui si è ottenuto, viene verificato tramite un’applicazione da chiunque abbia l’obbligo di fare i controlli, nel rispetto della privacy del cliente.

Eventualmente può essere chiesto anche che venga allegato un documento di identità, nel caso ci fossero dubbi sulla corrispondenza tra il nome scritto sul pass e chi lo mostra. Tra le persone autorizzate al controllo rientrano anche i titolari di ristoranti e di bar che devono consentire l’accesso ai tavoli interni solo a chi sia in regola.

Senza green pass non ci si siede al chiuso

Le regole che sono state introdotto con il Decreto Legge numero 105 del 2021 prevedono all’articolo 3 che

possa accedere ai tavoli interni di un bar o di un ristorante solo chi sia munito di green pass. Libertà quindi anche per chi non sia dotato di certificazione di sedersi e di consumare nei tavoli all’aperto, oppure al banco. Inoltre libertà di accedere ai ristoranti riservati esclusivamente ai clienti di una struttura ricettiva. Nel caso invece sia previsto il servizio anche agli estranei la regola del green pass vale anche per gli ospiti delle camere.

Rimangono esenti da questa regola anche tutte le persone che per età, i bambini al di sotto dei dodici anni, o per ragioni sanitarie non possano ricevere il vaccino. In quest’ultimo caso l’incompatibilità tra lo stato di salute e la vaccinazione deve essere dimostrata con un certificato medico.

Naturalmente tutto quanto detto sopra vale solo fino a quando l’area di appartenenza rimanga in zona bianca, quando dovese cambiare colore le restrizioni cambieranno sulla base del colore assegnato dal Governo.

Sanzioni per i ristoratori che non verificano il green pass

La legge non consente, ma impone, a baristi e ristoratori di verificare che i propri clienti abbiano il green pass. La normativa prevede che in caso di mancato controllo tramite l’app VefificaC19 ci sia una sanzione che va da un minimo di 400 a un massimo di mille euro.

La sanzione sarà applicata sia a chi avrebbe dovuto controllare sia al cliente, che comunque non viene esentato dal suo obbligo di rispettare le regole. Attenzione perché non basta vedere il certificato, ma deve essere controllato con l’applicazione, così da escludere che si tratti di un falso.

In caso di recidiva a carico dell’esercente sono previste anche sanzioni più pesanti. Se vengono trovati per almeno tre volte in tre giorni diversi clienti privi di certificazione, è prevista la chiusura del locale da uno a dieci giorni.

Evidentemente non potendo imporre ai clienti con la forza di mostrare il certificato all’esercente in caso di rifiuto rimarrà solo la strada, o di invitare le persone sprovviste ad andarsene, o di chiedere loro di sedersi all’esterno se sono previsti tavolini non al chiuso.

In ultima istanza se ci dovessero essere il rifiuto a lasciare il locale sarà necessario chiamare in soccorso le forze dell’ordine. L’esercente che non lo facesse e decidesse, per il quieto vivere o per non perdere una parte dell’incasso di accogliere comunque clienti non in regola, sarebbe a rischio di sanzione in caso di controllo.

I clienti col green pass non possono essere rifiutati

Anche prima dell’arrivo del green pass c’erano delle norme che si occupavano degli obblighi che i commercianti hanno nei confronti dei potenziali clienti. Il riferimento è al testo unico di pubblica sicurezza che se ne occupa all’articolo 187 stabilendo, che

salvi i casi espressamente previsti dal codice penale l’esercente non può rifiutare una prestazione a chiunque la domandi e ne corrisponda il prezzo, a meno che ci sia un motivo legittimo.

Si tratta di una norma di carattere generale. che in effetti nel corso degli anni ha sollevato parecchi dubbi di interpretazione e il cui scopo è quello di garantire la libera fruizione di servizi essenziali, come quello dell’alloggio o del vitto a tutti. Fermo restando l’obbligo di essere disposti a pagare la prestazione richiesta.

Le norme a cui si fa espresso riferimento sono gli articolil 689 e il 691 del codice penale che

vietano di vendere alcoolici ai minori agli infermi di mente, a chi si trovi in condizione di deficienza psichica e a chi si trovi già in stato di evidente ubriachezza.

In quei casi anzi non solo è legittimo, ma è anche obbligatorio astenersi dal dare una prestazione a soggetti che evidentemente non sono nella situazione per età, o per condizioni fisiche o di salute di assumere degli alcoolici. In questa ipotesi la necessità di tutelare persone fragili ha la priorità rispetto a quella di tutelare il diritto del cliente a ricevere le prestazioni che chiede.

Tavolo negato anche col green pass se c’è un motivo legittimo

La legge, poi include una regola di tipo generale, che comprende tutti i casi particolari che potrebbero presentarsi nella realtà. Il termine usato è quello di motivo legittimo, che prevale anche sul fatto di essere in regola e avere il green pass. Ma che cosa si intende per motivo legittimo?

Nel corso degli anni vi sono stati ricompresi per esempio i casi in cui il locale sia vicino all’orario di chiusura, o magari sia ancora aperto ma la cucina sia già stata pulita e quindi i clienti sono invitati a cercare un altro posto. 

Altra questione spesso discussa è quella del cliente che sia sporco, maleodorante o che anche non sia abbigliato in modo adeguato, per esempio nei locali che si rivolgono a una clientela particolarmente elegante e chiedono la cravatta per gli uomini, o l’abito elegante per le donne. Ancora, spesso nelle località di villeggiatura al mare, a chi sia in costume da bagno e ciabatte viene chiesto di rivestirsi.

Se ho il green pass e c’è posto posso sedermi dove voglio

Altra questione che spesso si è presentata è quella di un gruppo di due persone che si presentano in un ristorante dove è rimasto libero solo un tavolo di grosse dimensioni.

A quel punto la domanda è se può essere considerato un motivo legittimo quello di mandare via i due clienti, per non fare occupare loro un tavolo grande, che invece potrebbe essere dato a una comitiva più grossa con evidente maggiore guadagno per il ristoratore.

Su questo punto la linea che in genere si segue è che il rifiuto di dare il tavolo è illegittimo a meno che un gruppo di maggiori dimensioni sia già entrato nel ristorante e stia aspettando il proprio turno.

Per analogia potremmo dire che in caso al ristorante arrivino più o meno contemporaneamente una persona con il green pass e una senza, e ci sia un solo tavolo all’aperto, possa essere data la priorità a chi sia privo del certificato verde, ma solo se all’interno ci siano dei posti liberi.

Nessun caso, però è ancora finito davanti a un giudice, e comunque ogni situazione andrà poi valutato con attenzione verificando quali siano effettivamente le condizioni. Legittima a questo punto la domanda che si fanno molti, se non sia meglio, nel caso ci si voglia godere un aperitivo all’aperto fingere di non avere la certificazione verde.

Sanzioni per chi rifiuta una prestazione a chi ha il green pass

Il regolamento di pubblica sicurezza, che come abbiamo detto impone agli esercenti di non rifiutare una prestazione salvo il caso in cui ci sia un motivo legittimo. Per rendere più efficace questa norma sono previste anche delle sanzioni amministrative per chi non si attenesse alla legge. Le multe vanno da un minimo di 516 a un massimo di 3.098 euro.

Non è escluso però che in caso di rifiuto motivato da ragioni particolarmente abiette non si possa sconfinare nel settore del diritto penale. La Corte di Cassazione ha più volte ribadito che il rifiutarsi in modo sistematico di servire un extracomunitario solo per il fatto stesso di essere di un’altra etnia non costituisce un illecito amministrativo, ma un reato penale.

La stessa regola potrà essere estesa anche al caso in cui il rifiuto possa essere determinato da una discriminazione legata a motivi etnici, religiosi o nazionali.