Il green pass sta diventando un documento indispensabile per tornare alla normalità. Dal 15 ottobre 2021 diventerà obbligatorio per lavorare. Si stima che almeno il 10-15% dei dipendenti non abbia provveduto a vaccinarsi: per il momento, comunque, il Decreto Legge che introduce l'obbligatorietà del green pass sul lavoro deve ancora essere convertito in legge, questo significa che è ancora possibile presentare degli emendamenti e richiedere delle modifiche.

Da oggi fino al 15 ottobre 2021, le regole e le norme che entreranno in vigore potrebbero cambiare nel momento stesso in cui il decreto sarà convertito in legge. In questi giorni sono in corso le audizioni in Commissione Affari Istituzionali al Senato: medici competenti, avvocati del lavoro e le associazioni delle imprese stanno provvedendo a segnalare tutta una serie di criticità relative all'applicazione delle nuove norme sul green pass

Fino ad oggi nono sono state emanate delle linee guida applicative, almeno per quanto riguarda il lavoro privato. Nella pubblica amministrazione, invece, è prevista l'emanazione di alcune linee guida direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha iniziato a redigerla su richiesta diretta dei Ministri della Pubblica Amministrazione e della Salute.

Green pass in azienda ed i problemi di privacy!

Uno dei temi che hanno orbitato intorno al green pass è stato quello relativo alla privacy. Su questo punto è necessario risalire ad un altro decreto, datato 17 giugno 2021, nel quale viene stabilito che il datore di lavoro non deve conservare i dati relativi al green pass del lavoratore. Non deve memorizzarne nemmeno la scadenza, ma dovrà provvedere a verificarlo quotidianamente. Confcommercio, Confindustria e Confartigianato, invece, chiedono di avere la possibilità di conoscere anticipatamente quando scade il green pass. Questa informazione permeterebbe di ridurre i controlli all'entrata. In questo modo, però, l'impresa saprebbe se il lavoratore è stato vaccinato o no.

Passiamo poi alla voce costi. I prezzi calmierati dei tamponi servono relativamente: una persona che ha deciso di non effettuare il vaccino o che non lo ha fatto per motivi di salute, dovrà spendere almeno 200 euro al mese di tamponi. Le associazioni delle imprese hanno fortemente sconsigliato alle aziende di pagare i tamponi ai dipendenti. E' anche vero, comunque, che alle singole imprese potrebbe convenire economicamente di mettere mano al portafoglio e pagare il tampone, proprio per evitare che il dipendente si assenti. Le posizioni più delicate da gestire sono quelle che coinvolgono dipendenti che svolgono mansioni che è difficile rimpiazzare.

Questo problema si fa sentire principalmente nelle piccole imprese. Nel caso in cui si dovessero assentare due dipendenti su dieci, il 20% della forza lavoro verrebbe a mancare. Nelle aziende con meno di 15 dipendenti è possibile sostituire il lavoratore che rimanga assente per venti giorni, ma in molti settori è difficile trovare la sostituzione. Soprattutto se le mansioni svolte sono altamente specializzate. A questo si aggiunge un ulteriore dubbio: al momento non è dato sapere se gli eventuali contratti di sostituzione debbano sottostare alla normativa che regolamenta i contratti a termine, che, tra l'altro, prevedono un aggravio dei contributi da versare.

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Green pass, controlli a campione sui lavoratori!

I lavoratori potranno essere sottoposti a dei controlli a campione, a prevederlo è lo stesso decreto. Purtroppo, come segnala Confartigianato, la norma non sarebbe sufficientemente chiara sulle responsabilità del datore di lavoro, soprattutto quando dovesse scoppiare un focolaio all'interno dell'azienda, perché un dipendente non è stato controllato. Nel caso in cui il datore di lavoro dovesse scoprire un qualsiasi dipendente sprovvisto di green pass è obbligato ad effettuare una segnalazione in prefettura. Dovrà poi sospendere il lavoratore senza stipendio, ed erogandogli una sanzione che oscilla dai 600 ai 1.500 euro.

Il titolare dell'azienda vestirebbe, in questo modo, i panni di un funzionario di pubblica sicurezza. Una posizione che i datori di lavoro non intendono assumere, ma che soprattutto non vedono di buon occhio. Guardando poi il tutto dal punto di vista del lavoratore, lo stesso potrebbe essere sottoposto a delle sanzioni disciplinari serie, nel caso in cui entrasse senza green pass all'interno dell'azienda. Il rischio più grave sarebbe quello di essere licenziato.

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Green pass ed autotrasporto!

Discorso a parte è costituito dall'autotrasporto: spesso e volentieri gli autisti sono stranieri e provengono da paesi nei quali il green pass non è obbligatorio. Ma potrebbero anche essere stati vaccinati con sieri come lo Sputnik che non è riconosciuto in Italia. Questo significa che potrebbero arrivare dei lavoratori con un green pass non regolare (o non avendolo affatto), ma sarebbe impensabile far tornare indietro materie prime e merci. Tatiana Biagioni, giuslavorista presidente dell’Agi, sentata dal Corriere della Sera, spiega:

Per come è scritta oggi la norma, i lavoratori che arrivano da società di somministrazione dovrebbero essere controllati due volte, dalla società stessa e poi dall’azienda in cui vengono distaccati. Non ha senso che i controlli siano doppi.