Il Green Pass è stato fin dai primi giorni lo strumento prediletto del governo di Mario Draghi per permettere al paese di ripartire in sicurezza. Il certificato verde di avvenuta vaccinazione, guarigione o tampone negativo ha accompagnato l’estate degli italiani in ristoranti e locali, ed ora sarà ulteriormente esteso. 

Dopo l’obbligatorietà per i lavoratori della scuola infatti, oggi palazzo Chigi varerà il decreto che amplierà l’utilizzo della certificazione verde a tutti i lavoratori, sia pubblici che privati. Dopo una lunga discussione con i sindacati, Draghi ha ribadito che non ci saranno modifiche ai costi dei tamponi. Il Green Pass è anche uno strumento per aumentare la diffusione dei vaccini. 

Ancora remota sembra invece l’introduzione dell’obbligo vaccinale, che i sindacati dicono di preferire alla certificazione verde. Il governo ha ribadito che una misura del genere sarebbe avallata solo in caso di mancato raggiungimento del target vaccinale. Al momento però la campagna di inoculazione procede bene, l’Italia ha annullato il ritardo iniziale ed è ora tra le migliori al mondo. 

Green Pass obbligatorio per tutti i lavoratori dipendenti

Il passo tanto atteso è ormai vicinissimo. Il consiglio dei ministri si prepara a varare il decreto che imporrà il Green Pass a tutti i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato. La decisione era stata preannunciata da Mario Draghi nelle conferenze stampa tenute nei giorni scorsi, ma verrà presa questo pomeriggio attorno alle 16. 

La nuova misura prevede quindi che tutti i lavoratori dipendenti debbano munirsi della certificazione verde. Fino a questo momento ad essere obbligati ad averla erano infatti soltanto i lavoratori della ristorazione e della scuola. Il ministro del lavoro Orlando ha dichiarato:

"Sicuramente ci sarà un’estensione del green pass: quali saranno le modalità, quali saranno i tempi lo discuteremo nelle prossime ore. Ma mi pare che la linea che avevamo definito all’inizio vada avanti ed è quella di un’estensione del Green pass come strumento migliore per evitare le chiusure, per evitare un ritorno a forme di intervento più restrittivo"

All’interno del governo ha quindi prevalso la linea di Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, LeU e di quella parte della Lega che fa riferimento al ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti. Sconfitta l’ala oltranzista del partito di Matteo Salvini, che guidata dallo stesso segretario aveva portato in parlamento un attacco frontale al Green Pass, a supporto di Fratelli d’Italia. 

Grandi sconfitti degli  incontri con le parti civili di ieri anche i sindacati confederati. CGIL CISL e UIL hanno da subito espresso parere contrario all’obbligo della certificazione verde per accedere al posto di lavoro. Tutte le loro controproposte sono state però respinte con forza da Mario Draghi. Il presidente ha ribadito l’importanza di diffondere il Green Pass come garanzia di sicurezza per tutti i cittadini e come mezzo di diffusione dei vaccini. 

Green Pass, tutti i modi per ottenerlo

Uno dei punti su cui i sindacati hanno premuto in modo più pressante durante gli incontri è stato l’obbligo vaccinale. Per i rappresentanti dei lavoratori una soluzione del genere sarebbe stata preferibile all’obbligo di Green Pass. 

Questo perché c’è una sostanziale differenza tra le due opzioni, dato che la certificazione verde si può sì ottenere con il vaccino, ma anche in altri due modi. Il primo è un certificato di avvenuta guarigione. Questa opzione permette di fruire della certificazione verde, ma solo fino a sei mesi dalla avvenuta guarigione. 

L’altro modo per ottenere il Green Pass è dimostrare di essere negativi al virus. Per farlo è necessario eseguire un tampone, un test che dimostri l’assenza del virus nel proprio organismo. Per questa procedura sono validi sia i test molecolari che quelli antigenici rapidi, che danno risultato entro pochi minuti. 

Green Pass, il punto dei tamponi gratuiti

Anche i tamponi sono stato oggetto di discussione tra sindacati e governo. I test sono infatti l’unica alternativa alla vaccinazione, ma hanno un costo rilevante. Un tampone antigenico rapido costa tra i 30 e i 40 euro, uno molecolare può arrivare a costarne 140. Sono cifre rilevanti, che diventano insostenibili quando si aggiunge che il risultato di un tampone permette di ottenere il Green Pass per sole 48 ore. 

I lavoratori che si rifiutano di vaccinarsi potrebbero dover fare fino a tre tamponi a settimana, con spese che potrebbero aggirarsi attorno ai 400 euro al mese. La vaccinazione invece, va ricordato, è completamente gratuita. I sindacati spingevano perché fosse il governo a farsi carico di questa spesa. 

Draghi è però stato categorico: lo stato non si può sobbarcare il costo dei tamponi rendendoli gratuiti. Una mossa del genere sminuirebbe la funzione di spinta ai vaccini della certificazione. Nonostante le accuse di voler scaricare il costo della crisi sanitaria sui lavoratori, il governo è risoluto a continuare sulla sua strada. 

L’unica apertura sul punto dei tamponi gratuiti l’esecutivo l’ha fatta verso quei lavoratori che, alla luce di questo nuovo obbligo, decideranno di vaccinarsi. Il governo potrebbe mettere a disposizione tamponi a costo zero per chi, una volta prenotato il vaccino, resterà in attesa della prima dose. Il periodo di grazia previsto sarebbe di 20 giorni. 

Green Pass, la prova della scuola e i privati in anticipo

La decisione di estendere il Green Pass a tutti i lavoratori dipendenti è stata presa alla fine della prima settimana di riapertura delle scuole. Da lunedì infatti gli istituti di molte regioni, soprattutto quelle del nord, hanno riaperto. Tutti i lavoratori della scuola, dal corpo insegnanti al personale ausiliario, è infatti obbligato a mostrare la certificazione per entrare sul posto di lavoro.

Prima dell’implementazione della norma molti insegnanti e presidi avevano espresso perplessità nei riguardi della fattibilità di un controllo così capillari su tutto il corpo insegnanti e sul resto del personale. Si temevano code, assembramenti all’entrata e ritardi nell’inizio delle lezioni. 

Il governo si è fatto però trovare preparato. Tramite una piattaforma informatica che garantisce la privacy del personale, è stato infatti possibile sveltire il processo di verifica del Green Pass e il rientro in classe si è svolto senza alcun problema da quel punto di vista. 

Il successo della scuola ha quindi spinto il governo a osare di più anche negli altri settori. In particolare nella pubblica amministrazione, dove simili misure possono facilmente essere implementate in caso di problemi con la verifica della certificazione. 

Anche alcuni privati si sono però mossi in anticipo sulle misure del governo. Conad, la diffusissima catena di supermercati, ha infatti annunciato che dopo una campagna vaccinale molto ampia, richiederà il Green Pass a tutti i suoi dipendenti per accedere al posto di lavoro. Pena per la mancata presentazione del certificato un’aspettativa non retribuita. 

Green Pass, quali sanzioni per chi non ce l’ha

Proprio il punto delle pene per chi trasgredisce la nuova norma rimane il più oscuro. Non è chiaro infatti cosa il governo voglia fare fare per quei lavoratori che si rifiutano di vaccinarsi e di fare il tampone, ma che si presentano comunque sul posto di lavoro. 

Una cosa è sicura, il decreto impedirà alle aziende di licenziare o di rimuovere dalle proprie mansioni ordinarie i lavoratori ribelli. Non si correrà quindi il rischio di essere lasciati senza lavoro perché ci si rifiuta di vaccinarsi, ma da questo punto ogni soluzione sembra possibile.Uno scenario che si ventila in queste ore è quello di lasciare alle azienda la decisione. Date alcune linee guida, starà poi al datore di lavoro scegliere la soluzione migliore per impedire al lavoratore di accedere al posto di lavoro. 

La linea da seguire sembra comunque quella della scuola. Il lavoratore avrà 5 possibilità di errore, nelle quali potrà presentarsi al lavoro senza Green Pass. Esaurite questi “Strike” sarà lasciato a casa senza stipendio. Sembra esclusa anche lo scenario di una multa per il dipendente privo di certificazione. Più probabile invece una sanzione per quei datori di lavoro che impiegano personale non vaccinato o senza una prova di immunità al Covid-19. 

Green Pass, il decreto di luglio è legge, prolungata l’emergenza

Intanto ieri il parlamento ha convertito in legge il primo decreto che istituiva il Green Pass per i clienti dei ristoranti e dei locali al chiuso, varato a luglio per favorire la stagione turistica. Il Senato ha approvato il decreto con 189 sì, 32 no e 2 astenuti. Anche in questo caso l’ala dissidente della Lega ha dovuto piegare il capo, anche perché il governo ha posto la questione di fiducia. 

Oltre ai ristoranti, il decreto estendeva il Green Pass anche agli spettacoli, alle competizioni sportive, ai musei e mostre, piscine e palestre, sagre e fiere, convegni e congressi, ai centri termali e culturali, nonché sale gioco e sale scommesse. 

Insieme a questa decisione il parlamento ha anche approvato l’estensione dello stato di emergenza fino a fine anno. Fino al 31 dicembre 2021 quindi, il governo continuerà a gestire la pandemia con i mezzi emergenziali utilizzati fino a questo momento, inclusa tutta la struttura straordinaria che sta dietro alla massiccia campagna vaccinale. 

Proprio la campagna di inoculazione della popolazione guidata dal generale Figliuolo sta però iniziando a rallentare. Le prime dosi sono scese in settimana a solo 75.000 al giorno. Il governo spera che l’obbligo di Green Pass spinga anche gli ultimi indecisi a vaccinarsi, in particolare i tre milioni di over 50 ancora senza la prima dosa. Questa fascia di popolazione sarebbe la più esposta in caso si verificasse un’ondata invernale del virus, con conseguenze su tutto il sistema sanitario del paese.