Ancora un altro caso di truffa messo in piedi a danno degli utenti, che cercano una scappatoia per ottenere il via libera verso le vacanze. La Guardia di Finanza, ha chiuso il primo luglio, proprio in concomitanza con la partenza del green pass europeo dieci canali Telegram usati per mettere in vendita un pacchetto contenente il vaccino contro il Covid 19 e il relativo green pass. Ha scoperto il traffico il nucleo speciale tutela frodi tecnologiche e privacy della guardia di finanza in una indagine coordinata dalla procura di Milano. 

Questa è solo l’ultima delle truffe che ha riguardato il green pass, approfittando delle incertezze che ancora ci sono. Vale la pena ricordare ancora una volta che sia il vaccino che il green pass sono del tutto gratuiti e a disposizione di tutti, salva la necessità di mettersi in coda ed attendere di ricevere la propria dose.

Per quando riguarda il certificato vaccinale, invece quello rilasciato in Italia è valido anche per l’Unione Europea e i paesi limitrofi che hanno aderito alla convenzione, è parimenti gratuito. Chiunque ci chieda soldi per averli, che si tratti di farci accelerare la coda o inviarceli a casa, sta commettendo un reato e forse lo stiamo commettendo anche noi.

Green pass e vaccini dal dark web

Il mezzo utilizzato per attrarre i potenziali utenti erano dei canali Telegram, dieci dei quali sono stati bloccati dalla Guardia di Finanza, ma potrebbero esservene altri che operano con modalità leggermente diversa, quindi l’attenzione deve sempre essere massima, e in caso di dubbio meglio sempre rivolgersi alle forze dell’ordine.

Attraverso questi canali, gli utenti che si erano registrati, e sono stati diverse migliaia, venivano poi reindirizzati su apposite piattaforme del dark web dove la truffa procedeva il suo corso.

Partiamo col dire che frequentare il dark web pur non costituendo un reato o un fatto illecito non è mai una idea saggia. Già il nome che in italiano può essere reso come rete oscura ci dovrebbe insospettire.

In genere a questa porzione della rete si accede solo con specifici programmi, o con credenziali che sono rilasciate in modo mirato. Non è possibile invece trovarli ricorrendo ai normali motori di ricerca. 

Non necessariamente tutto quello che si trova nel dark web è illegale o pericoloso, ma spesso lo è. Quindi nel caso siamo tanto ingenui da pensare che qualcuno possa venderci un vaccino o un green pass in modo legale, quantomeno poniamoci il dubbio che ci sia qualcosa di strano nel caso le procedure per averlo siano particolarmente macchinose. 

Il green pass è sempre gratis, ma per altre spese occhio ai pagamenti

Secondo dubbio, valido per qualsiasi transazione sul web: il pagamento. In questo caso il green pass doveva essere pagato in bitcoin, il che di per sé è legittimo. Quello che invece ci deve mettere in allarme è la richiesta di pagamenti non tracciabili. In quel caso abbiamo una discreta certezza che dietro all’offerta ci sia qualcosa di poco chiaro.

Ma, anche nel caso in cui ci chiedamo di pagare con una carta di credito, preferiamo sempre una ricaricabile. Fornire i dati del nostro bancomat, o del conto corrente può essere l’esatto punto a cui voleva arrivare chi ci ha fatto una proposta a cui non si può dire di no: quello di avere i dati nel nostro conto, per poi svuotarlo in tutta fretta, senza darci nulla in cambio.

Green pass e vaccino in un pacchetto tutto compreso

L’offerta che ha attirato migliaia di acquirenti era costituita da un vero pacchetto tutto compreso. Nello stesso per la modica spesa di 150 euro erano compresi le due dosi di vaccino, inviate secondo quanto detto sul sito in forma anonima, in un pacchetto refrigerato, che ne garantisse l’integrità e l’efficacia del prodotto.

Veniva inoltre data garanzia della tracciabilità della spedizione. Allegato alle fiale anche il certificato vaccinale, nel quale si trovavano i dati del vaccinato, il Qr Code e i numeri identificativi dei lotti di provenienza delle dosi allegate.

Attenzione a questo proposito, perché i vaccini anti covid non hanno per il momento un mercato privato a cui attingere. L’unico modo per averli è quello di passare attraverso i canali ufficiali, sena mai pagare nulla. Altra cosa da sottolineare che in questa truffa oltre ai quattro vaccini approvati dall’agenzia del farmaco italiana e europea era offerta anche l’opzione di avere lo Sputnik. Quest’ultimo non dà mai diritto al green pass, perché non approvato.

Il green pass si ottiene solo dai canali ufficiali

L’unico canale attraverso cui in Italia è possibile avere il green pass è quello ufficiale del Ministero della Salute.

Tutti possono accedere al sito e richiedere il certificato vaccinale inserendo il codice ricevuto tramite SMS, a partire da quindici giorni dopo la prima dose di vaccino e dopo pochi giorni dalla somministrazione della seconda. In alterativa, dopo avere fatto un tampone con esito negativo, o dopo la dichiarazione di completa guarigione da Covid 19. 

Basterà inserire nel form del sito quel codice e i dati identificativi contenuti nella tessera sanitaria e il green pass sarà stampabile o scaricabile sul proprio smartphone. Le uniche alternative possibili sono quelle di ottenerlo tramite la propria cartella sanitaria digitale, da soli o con l’aiuto del proprio medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta o un farmacista. Infine è possibile accedere alle App Immuni o all'App Io

Qualsiasi altra modalità, ci fornisce un certificato falso, che non ha alcun valore. Escluso inoltre in modo assoluto che ci possa essere richiesta una somma di denaro per rilasciarcelo, anche nel caso i cui ci facciamo aiutare da un medico o da un farmacista.

Il green pass è un atto pubblico

Forse molti non si rendono conto della rilevanza che ha nel nostro ordinamento un documento come il green pass. Lasciamo da parte le evidenti implicazioni che ha il circolare senza essere immunizzati, dal punto di vista sanitario, con evidenti pericoli per sé e per gli altri.

Soffermiamoci invece sulla questione di diritto. Un green pass è un documento pubblico. Con questo termine ci riferiamo a tutti gli atti che dichiarano qualcosa che abbia una rilevanza di tipo giuridico e garantiscono la certezza di quanto dichiarano. Visto l’importanza del ruolo di questi pezzi di carta il nostro ordinamento è piuttosto severo sia sulle modalità richieste per compilarli, sia verso chi decida di alterarli. Non commettiamo mai l’errore di pensare che circolare con un green pass contraffatto sia solo un errore veniale: è un reato.

Circolare con un green pass falso è reato

Attenzione perché la vittima di truffa potrebbe trasformarsi in un criminale in poche mosse. Il Decreto Legge numero 22 aprile 2021 numero 52, il cosiddetto Dl Aperture all’articolo 13

elenca una serie di articoli del codice penale, a cui dovranno rispondere coloro che alterino o usino un green pass contraffatto. Gli articoli elencati dalla norma sono il 476,477,479.480,481,482,489 e 491 bis del codice penale.

Questi articoli puniscono innanzitutto il pubblico ufficiale che nel redigere il documento abbia commessa un falso sia di tipo ideologico che materiale. Le sanzioni si applicano sia nel caso ad essere falsificato sia un documento cartaceo che un documento informatico. Ma vi rientra anche una sanzione a carico di chi usi un documento falso.

All’articolo 489 del codice penale si prevede il caso di chi usi un atto falso. La norma stabilisce che

chi usi un atto falso è punito con la pena prevista a carico di chi lo abbia falsificato ridotta di un terzo, a meno che abbia partecipato alla falsificazione. La pena a cui può essere condannato chi circoli con un green pass falso può arrivare fino a qualche anno di carcere, a seconda delle precise circostanze in cui si è verifica la falsificazione.

Se non sapevo che il green pass era falso?

Gli effetti ottenuti con un documento falso sono nulli indipendentemente dalla consapevolezza della falsità da parte di chi lo ha usato. Altra questione è quella dell’applicazione della sanzione penale a carico di chi sia stato vittima di una truffa. 

Probabilmente sarà difficile riuscire a convincere un giudice di avere acquistato un green pass sul web e di non essere coscienti che si tratta di una pratica illegale. Se invece il nostro certificato fosse stato alterato alla fonte, magari per un errore da parte del sistema informatico che noi non possiamo rilevare, noi una volta fermati al controllo non lo potremo usare, ma non avremo alcuna responsabilità perché vittime di un errore in buona fede.

Quando un green pass è falso

Un atto può essere falso per ragioni diverse. In genere contiene la certificazione di fatti che non sono veri perché non sono mai avvenuti. Per esempio nel caso del green pass non è mai avvenuta la vaccinazione secondo i canali ufficiali.

Atto falso anche nel caso in cui sia stato modificato dopo la sua emissione. Pensiamo al caso di chi altri la data di scadenza del certificato vaccinale. Altre ipotesi sono quelle di chi sostituisca i dati dell’intestatario, o di chi si fabbrichi un green pass del tutto simile a quello legale, con dati che corrispondono alla verità, ma che comunque è invalido perché non è stato prodotto dall’autorità che è competente a rilasciarlo.

Falso innocuo del green pass

Non è un reato circolare e mostrare un green pass falso, solo nel caso in cui ci si trovi di fronte al cosiddetto falso innocuo. Questa ipotesi si verifica nel caso in cui la contraffazione sia cosi grossolana da risultare del tutto inadatta ad ingannare qualcuno sulla veridicità del documento mostrato.

La Corte di Cassazione penale con la sentenza numero 26511 del 2020 ha in proposito stabilito che

il reato di uso di documento falso non ha a che vedere con l’uso che si intende fare dell’atto o con il beneficio che si intende ottenere, ma solo con la effettiva idoneità dello stesso a trarre in inganno. 

Non essere punito penalmente, non significa però che non ci siano conseguenze. Prima fra tutte quel certificato non potrà essere utilizzato per andare all’estero, per accedere alle residenze sanitarie per gli anziani o per partecipare a eventi con la presenza di un numero elevato di persone che per legge sono consentiti solo a chi sia immunizzato.