L’Europa è nel mezzo di una nuova ondata di contagi. Il virus sta colpendo duramente i non vaccinati, e l’alto tasso di contagio della variante delta sta mettendo alla prova la tenuta dell’immunità sviluppata dalla popolazione tramite la campagna vaccinale. 

Con un tasso di vaccinazioni che si aggira attorno all’80% della popolazione, l’Italia si posiziona tra i migliori paesi europei. Nonostante ciò ancora circa 7 milioni di persone non hanno ricevuto nemmeno una dosa di vaccino, e costituiscono una platea facilmente attaccabile dal virus. Oltre a chi per scelta ha deciso di non vaccinarsi, tra questi ci sono tutti i bambini sotto i 12 anni. 

Per questa ragione il governo sta pensando ad una nuova stretta sul Green Pass, anche dato l’evidente calo di efficacia che i vaccini hanno dimostrato a sei mesi dall’ultima iniezione. Le nuove regole sono ancora soggetto di discussione nella maggioranza, ma potrebbero presto vedere la luce, per assicurarsi che la situazioni non degeneri durante le vacanze natalizie. 

Intanto nel resto d’Europa, soprattutto dove la campagna vaccinale stenta ed erano state rimosse tutte le restrizioni, si procede con il ritorno del lockdown. Se nei Paesi Bassi le misure restrittive sono ormai una realtà per tutti, in Austria, paese confinante al nostro, saranno solo i non vaccinati a dover rimanere in casa. 

Green Pass, l’aumento dei casi

Da ormai tre settimane consecutive la curva dei contagi ha ricominciato ad aumentare con ritmi preoccupanti. Tutto è cominciato come conseguenza delle manifestazione No Green Pass, che avevano reso Trieste e il Friuli Venezia Giulia l’epicentro della quarta ondata. 

Ora però, anche grazie alla provenienza molto varia dei manifestanti di Piazza Unità, il contagio sembra essersi diffuso su tutto il territorio nazionale. Liguria e Lombardia in particolare hanno accompagnato il Friuli in una crescita vertiginosa dei casi di Covid-19 registrati. 

In totale si è passati in una settimana da 36.000 a 51.000 diagnosi, crescita accompagnata anche da un aumento sensibile dei tamponi eseguiti, oltre 3 milioni. Nonostante ciò, grazie all’effetto dei vaccini, i posti letto occupati nelle terapie intensive rimangono per ora sotto controllo, e nessuna regione rischia di finire in zona gialla a breve. 

I ricoveri hanno infatti registrato una crescita minore di quella della settimana precedente. Si è passati infatti da un aumento del 14,3% ad una del 13,6%. Stesso discorso vale per le terapie intensive, con un aumento di 60 posti letto occupati che rappresenta una crescita del 15,5%, contro quella della settimana precedente del 16,3%. 

Salgono anche i decessi, che passano dai 285 della settimana passata ai 390 di questa. Aumento sensibile e preoccupante, perché conferma la letalità della malattia soprattutto per i pazienti fragili e non vaccinati. 

Green Pass, le regole attuali

Fino ad ora i contagi erano stati mantenuti sotto controllo anche grazie ad una serie di restrizioni “leggere”, che vedevano come protagonista l’utilizzo estensivo della certificazione verde, o Green Pass. Fin dall’estate il pass è stato necessario per viaggiare all’estero, accedere a bar e ristoranti, a scuola, e infine al posto di lavoro. 

Ad oggi il Green Pass può essere ottenuto in tre modi diversi. Il primo e più semplice è quello di completare un ciclo vaccinale. In questo modo si ottiene una certificazione della durata di 12 mesi, in maniera gratuita e immediata.

Per chi si è sottoposto alla seconda dose di vaccino (o all’unica, in caso sia stato vaccinato con Jansen) più di sei mesi fa, è disponibile una dose booster, che permette di rinvigorire la risposta immunitaria in caso di contagio. La cosiddetta terza dose assicura altri 12 mesi di Green Pass dalla data di somministrazione. 

Un metodo alternativo per ottenere il Green Pass è essere guariti dalla malattia. Questo permette di essere considerati immunizzati per sei mesi, e permette di accedere ad una certificazione di pari durata. 

Infine ci sono i tamponi. I test per verificare il contagio di Covid-19 sono di due tipi: quelli rapidi e quelli molecolari. I primi sono i più versatili, ma ad essi è legato un Green Pass valido soltanto 48 ore. I secondi richiedono un’attesa maggiore per conoscere i risultati, ma sono più precisi e il Green Pass cui danno accesso vale 72 ore. 

Green Pass, le nuove regole

Queste regole però non sono evidentemente sufficienti per garantire un Natale libero dalla zona gialla. Il governo sta quindi pensando ad un inasprimento delle limitazioni. Non potendo aumentare la portata del Green Pass, che ormai copre ogni aspetto della vita in Italia, Draghi vorrebbe ridurre la validità della certificazione concessa dai vari metodi di ottenimento. 

In questo modo si garantirebbe un migliore controllo dei casi, specialmente se si fa riferimento ai tamponi. Le maglie del pass secondo il governo sono troppo larghe, e tra esse sfuggono i numerosi contagi che stanno trascinando il paese verso un possibile nuovo lockdown.

La prima modifica al Green Pass che il governo vuole introdurre, secondo quanto riportato oggi dal Corriere della Sera, è una stretta sul periodo di validità della certificazioni che il primo ciclo vaccinale concede. Dagli attuali 12 mesi si passerebbe a soli 9 mesi. 

Questo dovrebbe spingere chi è ancora incerto sulla terza dose a recarsi ai centri vaccinali, dati i soli tre mesi che rimarrebbero tra la possibilità di ricevere il booster e la fine della validità della certificazione. Inoltre per gli operatori sanitari arriverebbe l’obbligo della terza dose. 

Il governo ritiene fondamentale che, in caso di pressione sugli ospedali, il personale sia protetto, sia per la propria incolumità, sia per il funzionamento del sistema sanitario. La terza dose, va ricordato, è importante per chiunque abbia fatto il vaccino da più di sei mesi.

In questo caso infatti la reazione immunitaria si riduce, e espone l’organismo alla malattia grave. I test sierologici non sono un buon indicatore per decidere se fare o no il richiamo. Il numero di anticorpi nel sangue non è correlato alla risposta immunitaria in caso di malattia. La modifica più radicale avverrebbe però sul tema dei tamponi. Fin dall’introduzione un mese fa del Green Pass sul lavoro, il numero di test eseguiti giornalmente è aumentato a dismisura, a causa della domanda da parte di chi non si è vaccinato. 

I tamponi rapidi, che oggi permettono di accedere ad una certificazione della durata di 48 ore, vedrebbero la propria validità ridotta a 24 ore. Quelli molecolari, più precisi, subirebbero anch’essi una riduzione, da 72 a 48 ore di validità. Questa scelta potrebbe essere un duro colpo per i No Vax, che si vedrebbero raddoppiare i costi dei tamponi, già piuttosto elevati. 

Un’ultima disperata mossa del governo per spingere queste persone a vaccinarsi e raggiungere l’immunità di gregge. Ma se con il passare del tempo il periodo natalizio fosse messo in pericolo seriamente dall’aumento dei contagi, il governo valuta addirittura di rimuovere completamente la possibilità di ottenere il Green Pass con i tamponi

Green Pass, il problema dei controlli

Le nuove regole sarebbero sicuramente un duro colpo per i No Vax, ma il problema del Green Pass secondo molti osservatori non sta nelle norme, ma nei controlli. Da quando è stato implementato infatti, in tutti gli ambiti in cui si applica, c’è stato un costante allentamento dei controlli. 

Il primo problema è il fatto che buona parte delle verifiche sul Green Pass sia affidato ai privati. Dagli esercizi commerciali ai posti di lavoro, il principale strumento di controllo dei Green Pass è la buona fede e il buon senso dei titolari. Spesso però questo non basta, e sono ancora tantissime le persone che violano le regole senza alcuna ripercussione. 

Le nuove regole più stringenti, se non associate ad ulteriori controlli, potrebbero semplicemente cementare questa prassi. Un ritorno in zona gialla o peggio in zona arancione, per alcune regioni poi, rischierebbe di far passare l’idea che il Green Pass sia uno strumento inutile, e che non prevenga il contagio. Questo sentimento potrebbe diffondersi da entrambe le parti dello schieramento, sia tra gli oltranzisti che tra i No Green Pass. 

Se da una parte quindi aumenterebbe il sostegno per chi vuole abolire la certificazione verde, dall’altra si sosterrebbe che l’unica soluzione contro il contagio sia l’obbligo vaccinale per l’intera popolazione. Tutto questo potrebbe poi avvenire sotto Natale, periodo molto critico per i contagi come dimostrato l’anno scorso. 

Green Pass, la situazione in Europa

Nonostante le crepe nella struttura di controlli e norme legata al Green Pass, l’ampio anticipo con cui l’Italia si è mossa su questo tema ha permesso al nostro paese di arrivare preparato a questa quarta ondata. Nel frattempo nel resto d’Europa la situazione sta precipitando, e molti governi che avevano rimosso ogni restrizione si stanno precipitando a implementare normative simili a quelle italiane. 

L’ondata è partita nell’Europa dell’est, dove i vaccini hanno avuto meno successo tra la popolazione. In Romania e Bulgaria in particolare la situazione è rapidamente precipitata, con contagi ai livelli del 2020 e ospedali al collasso. Solo dopo settimane di crisi la campagna vaccinale ha preso piede anche tra i più scettici. 

L’Austria è stato il primo paese dell’Europa centrale a annunciare nuove misure. Quelle austriache sono tra le più stringenti e clamorose del continente, e dividono la popolazione nettamente tra vaccinati e non vaccinati. Se gli immunizzati potranno infatti continuare a godere di tutti i servizi e le libertà normali, per i No Vax è stato imposto un lockdown vero e proprio, ben più stretto di qualsiasi norma italiana. 

Nei Paesi Bassi intanto i contagi hanno superato ogni record. Nonostante l’alto tasso di vaccinazione l’assenza di regole e l’impossibilità di agire del governo, che è provvisorio data l’incertezza politica degli ultimi mesi, hanno portato ad una situazione critica. Così sono state introdotte nuove restrizioni, come la chiusura anticipata di bar e ristoranti e l’assenza di pubblico agli eventi sportivi.