La pandemia ci ha fatto scoprire nuovi modi di lavorare. Lo smart working è sbarcato in Italia e adesso si è costretti ad usare anche il green pass. Il cosiddetto lavoro agile, fino a due anni, era utilizzato da poche aziende, molte volte anche solo all'estero: oggi lavorare in smart working è diventata prima una necessità, poi una speranza per molti lavoratori. Potersi gestire gli orari, organizzarsi per obiettivi: cambia tutto, tutto si evolve. E adesso arriva anche il green pass.

Lo stato di emergenza è stato prorogato fino al 31 dicembre 2021. Fino alla stessa data sarà possibilie sfruttare le possibilità dello smart working d'emergenza: le aziende avranno la possibilità di far lavorare da remoto i propri dipendenti, senza che siano sottoscritti degli accordi individuali preventivi. Dal 1° gennaio 2022 (salvo proroghe dell'ultimo momento) torneranno in vigore le regole ed i diritti fissati dalla Legge n. 81 del 2017.

Smart working: una scelta od un obbligo!

Partiamo subito a tranquillizzare i lavoratori dipendenti. Lo smart working non è obbligatorio: è una scelta volontaria, ma soprattutto arriva in seguito ad un accordo che azienda e lavoratore prendono e regolarizzano attraverso un accordo individuale scritto. Devono essere stabiliti i tempi di connessione e di disconnessione, quali strumenti devono essere utilizzati, saranno definiti i poteri del datore di lavoro, ma soprattutto saranno delineati i diritti ed i doveri del lavoratore e le eventuali tutele che saranno prese per la sua sicurezza. Grazie allo smart working semplificato, comunque, le aziende hanno la possibilità di far lavorare tutti i dipendenti da remoto (questo può avvenire, salvo proroghe, fino al 31 dicemrbe 2021). Per tutto il 2021 non sono necessari degli accordi preventivi. In alternativa possono esserci dei turni a rotazione. Alcune aziende hanno adottato questa strategia. Tra le società dove la maggior parte dei lavoratori sono ancora da remoto ci sono:

Fino al 31 dicembre 2021 anche nella Pubblica amministrazione è stata eliminata la soglia massima dello smart working. In precedenza era fissata al 50%: ogni amministrazione aveva la possibilità di scegliere in autonomia quanti lavoratori potessero usufruire della possibilità di lavorare da casa, purché sia garantita la continuità e l'efficenza dei servizi.

Dal prossimo anno (il 2022) ogni singola amministrazione publbica avrà l'obbligo di realizzare e presentare il cosiddetto Pola, ossia il Piano Organizzativo del Lavoro Agile, con il quale dovrebbero essere fissate le modalità di attuazione e sviluppo. Lo smart working sarà consentito solo e soltanto ad un massimo del 15% delle attività svolgibili da remoto.

Chi può usufruire dello smart working? A prescindere dalle disposizioni che possono dare le singole imprese, alcuni lavoratori hanno diritto ad usufruire del lavoro da remoto fino al 31 dicembre 2021, tra questi ci sono:

  • lavoratori fragili;
  • lavoratori con figli disabili;
  • lavoratori con figli sotto i 14 anni.

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Green pass: chi non lo ha può andare in smart working?

Prima di rispondere a questa domanda è necessario fare una precisazione. Il green pass è un certificato, la cui utilità è quella di accedere al posto di lavoro. Non serve per lavorare. Per il momento la possibilità di lavorare da remoto per quanti non siano in possesso del green pass è molto dibattuta. Alcune fonti governative riferiscono che nel caso in cui il datore di lavoro dovesse chiedere al dipendente di effettuare la propria prestazione professionale in smart working, il green pass non è necessario. La sua assenza, però, non garantisce in automatico la possibilità di lavorare da remoto.

Il green pass sarà obbligatorio dal 15 ottobre 2021: nel frattempo molte aziende stanno già provvedendo a predisporre il lavoro da remoto per quanti ne siano sprovvisti. Le regole, però, variano da azienda ad azienda. In alcuni posti di lavoro la certificazione è necessaria ed obbligatoria per accedere in azienda già da adesso. In linea generale, anche se non è una regola o una legge, il dipendente sprovvisto di green pass può lavorare in smart working. Nel caso in cui il datore di lavoro dovesse richiedere la sua presenza in sede e nel caso in cui non avesse il green pass, scatta la sospensione o l'aspettativa.

Nella pubblica amministrazione, Renato Brunetta, Ministro della Pubblica Amministrazione, ha rimandato ai prossimi giorni la predisposizione di alcune linee guida, redatte in concerto con il Ministero della Salute, per accompagnare il settore pubblico verso la presenza sul posto di lavoro. Al momento non è ancora chiaro se i dipendenti, che non hanno il green pass, possano usufruire dello smart working, ma è improbabile che non averlo conceda loro questo diritto.

2022: il futuro dello smart working!

Quale futuro potrebbe avere lo smart working? A dare una risposta a questa domanda ci ha pensato Andrea Orlando, Ministro del Lavoro, che ha spiegato che

lo smart working post pandemia sarà regolato prima della scadenza della deroga da un eventuale intervento normativo o da un accordo quadro tra le parti sociali, soluzione che io auspico.

Renato Brunetta ha già annunciato che nella pubblica amministrazione ci sarà una soglia massima pari al 15%. Nel frattempo è stata presentata la prima bozza del piano sul lavoro agile nella Pa. Sarà necessario indicare:

  • giorni di lavoro in sede e fuori;
  • tempi di riposo;
  • fasce di operabilità;
  • contattabilità e inoperabilità;
  • modalità di esercizio del potere di controllo del datori di lavoro.

Nel privato, invece, sono molte le aziende che hanno provveduto a sottoscrivere degli accordi con sindacati e lavoratori per regolarizzare lo smart working anche dopo la fine della pandemia.

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