Come potevamo sbagliarci: in Italia arriva qualcosa di nuovo, magari ancora circondato da un alone di incertezza in questo caso il green pass. I primi ad approfittarne chi sono se non i maghi della truffa? È di questi giorni, in concomitanza con l’attivazione del certificato del green pass da parte del Governo, anche l’arrivo a molti cittadini di messaggi via WhatsApp che altro non sono se non una sonora truffa.

Ma non illudiamoci questa non è la prima e certamente non sarà l’ultima delle truffe legate al green pass che sono state individuate in Italia. Il sistema è sempre quello: approfittare della buona fede della gente, del desiderio di normalità e di quello di ottenere un po’ più di libertà. Altre volte è la distrazione o la fretta a fare il resto. Prendiamoci quindi qualche minuto di tempo prima di accettare delle proposte per così dire indecenti che abbiano a che fare con il green pass. Prima di affidare ad altri i nostri dati, poi verifichiamo anche una volta in più l’indirizzo del sito a cui siamo stati reindirizzati. Non sarà mai tempo perso. Ultima regola, anche se spesso viene sottovalutata: denunciamo sempre, anche se non siamo caduti nella truffa del green pass. Questo è l’unico modo per contrastare il mercato delle truffe.

Che cos’è la truffa del green pass su WhatsApp

Con questa truffa gli utenti, scelti probabilmente a caso ricevono sul proprio smartphone un messaggio che sostanzialmente dice, pur utilizzando di volta in volta un testo leggermente diverso, che al messaggio è allegato il link che permetterà di scaricare il green pass, per poi poter muoversi liberamente in tutta Italia senza l’uso della mascherina.

Chi decide di cliccare su link verrà reindirizzato ad un sito che all’apparenza è un sito istituzionale perché presenta dei loghi molto simili, ma non identici a quelli reali. Nello stesso si chiede di reinserire il proprio numero di telefono e altri dati. In realtà si tratta solo di un modo per entrare in possesso dell’autorizzazione a intestare un abbonamento o un servizio all’utente che ha fornito i propri dati. Probabilmente questa informazione si trova all’interno del sito, neppure così tanto nascosta, ma l’utente non ci fa caso, perché concentrato sull’idea di avere presto in mano il proprio green pass.

Con la truffa del green pass ci svuotano il credito sullo smartphone

Innanzitutto qualsiasi tipo di certificato o QR Code rilasciato da qualunque sito diverso dai canali ufficiali non ha alcun tipo di valore. Solo quello rilasciato dal Ministero della Salute, ha validità, tra l’altro per periodi diversi a seconda della ragione per cui è stato concesso e solo per chi si sia vaccinato, abbia fatto un tampone con esito negativo o sia guarito.

In secondo luogo, noi abbiamo stipulato un abbonamento, di quelli probabilmente molto costosi per avere un servizio che non ci serve e che non useremo, perché non sappiamo neppure di averlo. In alternativa abbiamo accettato di ricevere a pagamento notizie e newsletter che altro non fanno se non intasare il nostro telefono e spillarci soldi a ogni notifica. In genere, se siamo nella media dei fruitori di servizi telefonici ce ne accorgeremo solo quando il nostro credito è giù stato azzerato, con scarse possibilità di ritornare in possesso dei soldi che ci sono stati truffati.

Come evitare la truffa su WhatsApp del green pass

Possiamo evitare la truffa del green pass, solo facendo attenzione a qualche dettaglio. Il primo è che i messaggi inviati dal Ministro della Salute arrivano via SMS o al limite via posta elettronica, ma solo se noi al momento del vaccino, o del tampone abbiamo rilasciato uno di questi contatti per la reperibilità. Si tratta certamente di una truffa se noi non abbiamo fornito nessun recapito, perché per esempio non abbiamo ancora fatto il vaccino. In secondo luogo il comunicato del ministero contiene solo l’indicazione delle prime lettere del nome della persona a cui sarà intestato il green pass, il codice da inserire, l’indirizzo www.dgc.gov.it e l’indicazione della possibilità di utilizzare le App Immuni o l’App IO.

Qualsiasi indirizzo diverso da quello ufficiale è una truffa, perché il green pass, anche se ha validità a partire del primo luglio in tutta Europa può essere rilasciato solo dalla piattaforma del Ministero della Salute. Inoltre non ci sono riferimenti alle mascherine, che in effetti per il momento sono ancora obbligatorie anche per chi ha il green pass, salvo le eccezioni nei ristoranti o nei bar. Come è noto solo dal 28 giugno sarà possibile togliere la mascherina all’aperto, ma varrà per tutti che abbiano o meno il green pass.

Green pass senza truffe ecco dove

Per essere sicuri di non essere vittime della truffa del green pass l’unico modo è quello di rivolgersi ai canali ufficiali. Il primo è l’indirizzo sopra riportato, dove tutti possono accedere inserendo il codice ricevuto e oltre a quello un identificativo che può essere lo SPID, la carta di Identità Elettronica e la tessera sanitaria. Non verrà per nessuna ragione chiesto mai l’inserimento del numero di telefono o di altri dati sensibili e per nessuna ragione sarà richiesto un pagamento di qualche tipo.

La seconda opzione è quella di scaricare il proprio green pass dal proprio fascicolo sanitario elettronico. Su questo fascicolo ogni certificazione che riguardi il Covid 19 viene registrata in automatico: vaccinazioni, tamponi, sia rapidi che molecolari, o dichiarazione di guarigione. Possibile accedere da soli, oppure con l’aiuto del proprio medico di medicina generale del pediatra o di un farmacista.

Infine possibile richiedere il green pass accedendo all’App Immuni, quella che abbiamo usato per tracciare i contatti da covid 19, oppure l’App IO, quella del cashback. 

Quest’ultima App invia una notifica ogni volta che per quell’utente è stato caricato un nuovo certificato. Attenzione quindi a controllare che le notifiche provengano dal sito ufficiale e che non si tratti di un tentativo di phishing. 

Il phishing è una delle truffe più note che consiste nell’inviare una serie di messaggi a un numero elevato di utenti contando che sulla quantità, alcuni risponderanno e tra questi ce ne saranno di quelli che abboccheranno alla truffa. Scopo finale è sempre quello di spillare dati privati e soldi alla vittima.

Se per il green pass ci chiedono soldi è sempre una truffa

Risale ai mesi scorsi invece un’altra forma di truffa del green pass. In questo caso venivano offerti agli utenti dei green pass contro il pagamento di alcune centinaia di euro. Liberiamo subito il campo da qualsiasi dubbio: il green pass, anche quello europeo è gratuito per tutti. Chiunque ci chiede dei soldi per rilasciarcelo sta mettendo in atto una truffa. Non solo ci alleggerisce il portafoglio, ma ci consegna un documento del tutto inutile, e che potrebbe provocarci dei problemi, nel caso fossimo fermati a un controllo con un documento falsificato.

Proteggete il vostro QR Code per evitare le truffe del green pass

Un'altra delle truffe che sta prendendo piede è in realtà molto agevolata dalle stese vittime. Con la diffusione di green pass e la gioia di essere finalmente vicini alla libertà, molti utenti di social e chat hanno pensato di farsi un selfie con il proprio QR Code. Intendiamo con questo termine il codice bidimensionale costituito da una serie di quadratini su fondo bianco che può essere letto da uno smartphone e da un apposito lettore, dove si trovano i dati del nostro green pass.

Noi probabilmetne non metteremmo mai sul nostro profilo la foto della nostra carella clinica, ma in realtà è proprio quello che stiamo facendo pubblicando il QR Code.

Il Garante della Privacy bacchetta chi esibisce il green pass

È lo stesso Garante della Privacy che ha lanciato l’allarme e ha inviato gli utenti ad avere maggiore cura del QR Code del green pass: a tutti gli effetti un dato personale sensibile da diffondere con estrema cautela. In una nota diffusa il 24 giugno si legge che in realtà

questo codice contiene molte più informazioni di quelle che vediamo noi. Si tratta per esempio dei dati che rivelano se noi abbiamo il green pass a seguito di un vaccino, di una guarigione, o di un tampone con esito negativo.

Per noi non è un problema che altri sappiano queste informazioni? Però potrebbe diventarle se queste informazioni del nostro green pass verranno utilizzate per mettere in atto una truffa ai nostri danni. Potrebbero inoltre servire per profilarci ai fini commerciali, cioè per studiare una campagna pubblicitaria mirata su di noi. Il rischio secondo il Garante della Privacy è anche che una pratica di questo tipo potrebbe favorire la circolazione di QR Code falsi, che di fatto renderebbero possibile la circolazione libera anche a persone che non siano in regola con i parametri richiesti per avere il green pass provocando danni alla salute e alla sicurezza di tutti.

Ma allora il green pass è a rischio truffa?

In realtà il green pass è sicuro e se noi lo conserviamo con cura e lo richiediamo solo attraverso i canali ufficiali non è particolarmente sensibile alle truffe e non consente con facilità il furto dei nostri dati personali.

Le sole persone che dovrebbero essere abilitate a vederlo sono le forze dell’ordine che peraltro lo possono solo scansionare con un App apposita, che legge, ma non conserva, i nostri dati sensibili. Lo stesso operatore che fa il controllo vedrà sullo schermo solo una spunta verde che conferma la validità del nostro green pass, senza nulla sapere del nostro privato.

Denunciare sempre le truffe del green pass

La truffa nel nostro ordinamento è un reato piuttosto grave previsto all’articolo 640 del codice penale, che

prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e il pagamento di una multa compresa tra 51 e 1032 euro per chi con artifici o raggiri inducendo taluno in errore procura a sé o a altri un ingiusto profitto con altrui danno.

Anche se riteniamo che il danno che abbiamo subito sia economicamente poco rilevante è importane fare sempre una denuncia. Possibile farla anche on line sul sito della polizia postale, dove ci verrà chiesto di inserire la nostra denuncia, che sarà preliminarmente valutata. In seguito saremo ricontattati e ci verrà chiesto di presentarci al più vicino commissariato per confermare e firmare la denuncia.