Da venerdì 15 ottobre scatta l’obbligo di Green pass in Italia per tutti i lavoratori del settore pubblico e privato: dipendenti pubblici, operai, segretarie, studi professionali, lavoratori autonomi, colf e badanti, idraulici ed elettricisti, dirigenti di azienda… 

Nessuno resta escluso (cosa posso fare se non ce l'ho?): per non essere sospeso dal lavoro e dallo stipendio, è necessario presentarsi sul posto di lavoro con il Green pass. Si inizia già a parlare di "venerdì nero" e non solo per quanto riguarda gli scioperi: da Trieste a Roma, moltissimi lavoratori sono pronti a incrociare le braccia, mettendo a rischio moltissimi settori dell'economia.

Le difficoltà riguarderanno soprattutto il reperimento delle merci: con lo sciopero degli scali portuali e degli autotrasportatori, il rischio è quello di vedere gli scaffali vuoti al supermercato. Ma quali sono i settori nei quali si conta il maggior numero di No Vax?

Perché si parla di venerdì nero? Dal 15 ottobre il Green pass diventa un requisito necessario per il lavoro: ecco le ultime novità e i possibili sviluppi e conseguenze sul nostro Paese.

Green pass obbligatorio per i lavoratori dal 15 ottobre

È partito il conto alla rovescia. Da venerdì 15 ottobre scatta l’obbligo di Green pass per tutti i lavoratori: chi ne è privo rischia la sospensione dello stipendio e l’allontanamento dal posto di lavoro. 

Non solo: i datori di lavoro che non effettueranno i controlli saranno assoggettati a una multa, così come i lavoratori che entreranno sul luogo di lavoro senza green pass. Le sanzioni sono severe, ma non c’è il rischio di licenziamento. Soltanto le piccole aziende (con meno di 15 dipendenti) potranno sostituire il lavoratore assente ingiustificato, ma solo fino a quando il lavoratore si presenterà con un Green pass valido.

E mentre il Governo ha aggiornato le FAQ sull’obbligo di Green pass sul lavoro, chiarendo il nodo dei controlli e delle sanzioni, ci si interroga sulle conseguenze che questa decisione potrebbe comportare per l’economia italiana. I lavoratori non vaccinati sono quasi 7 milioni.

Green pass obbligatorio in Italia: si avvicina il venerdì nero

Sarà un venerdì molto movimentato il 15 ottobre, giorno in cui scatta l’obbligo di Green pass sul lavoro. Le aziende sono pronte, ma i lavoratori come reagiranno?

Qualcuno si è già organizzato: dal porto di Trieste, i lavoratori sono pronti a incrociare le braccia (il 40% di loro è privo di Green pass) e minacciare il Governo di bloccare il porto fino a quando non verrà disposta una proroga dell’obbligo di Green pass almeno al 31 ottobre 2021.

Dal porto di Genova, invece, l’allarme sembra essere rientrato: molte aziende hanno dato la disponibilità all’effettuazione di tamponi gratuiti ai propri dipendenti. In tal modo, anche coloro che non sono intenzionati a fare il vaccino potranno proseguire il proprio lavoro senza costi aggiuntivi da sostenere in prima persona.

Il porto di Taranto, infine, non è spaventato dal green pass: molti lavoratori hanno aderito alla campagna vaccinale e le cose dovrebbero procedere naturalmente.

C’è poi il comparto degli autotrasportatori, che potrebbe incrociare le braccia da venerdì 15 ottobre. Secondo i dati Confetra, il 30% dei padroncini (ovvero gli autotrasportatori proprietari di uno o più mezzi) e l'80% degli autisti stranieri è sprovvisto del Green pass, in quanto ha effettuato un vaccino non riconosciuto in Italia. 

Bloccare il settore della logistica significherebbe mettere a rischio moltissimi settori (per esempio supermercati o venditori diretti di generi alimentari come frutta e verdura, latte, materie prime). A ciò potrebbe affiancarsi anche il blocco dei caselli autostradali e numerosi disagi per quanto riguarda il traffico veicolare in autostrada.

Green pass, perché si parla di venerdì nero?

La metafora che molti giornali hanno utilizzato per descrivere la giornata di venerdì 15 ottobre 2021 – dal momento in cui entra in vigore l’obbligo di green pass – è “venerdì nero”

Un’espressione nota e utilizzata anche per il crollo della Borsa di New York, avvenuto il 29 ottobre 1929. Quel “venerdì nero” era associato alla Grande Depressione, una delle più aspre crisi economiche mai viste nella storia, risolta grazie al varo del New Deal. Tutto il resto è storia.

Ma tornano al Green pass, il venerdì nero che ci aspettiamo di vivere al 15 ottobre 2021 è una giornata di scioperi e manifestazioni che potrebbe mettere a rischio interi settori dell’economia italiana. 

Non solo il settore di vendita di generi alimentali, ma anche il rifornimento di carburanti e di materie prime, raggelate in seguito al blocco della logistica, dei trasporti e della produzione aziendale. 

L’agricoltura verrà messa a dura prova, così come l’assistenza domiciliare: entrambi i settori contano moltissimi lavoratori stranieri vaccinati con sieri non riconosciuti in Italia. A rischio anche il trasporto pubblico e il settore dell’edilizia.

Quali sono i settori più a rischio e in quali si registra il maggior numero di non vaccinati?

Green pass, quali sono i settori più a rischio?

Anzitutto, come abbiamo detto, le proteste riguardano soprattutto il settore della logistica e i porti. Da Trieste i lavoratori incroceranno le braccia sino a quando non otterranno una proroga dell’entrata in vigore dell’obbligo di Green pass. 

E così pure i camionisti, pronti a fare sciopero dal 15 ottobre non solo per l’obbligo di Green pass, ma anche per il fatto che molti autisti stranieri diretti in Italia hanno effettuato correttamente la vaccinazione con Sputnik o Sinovac. Il vero problema è che l’Agenzia Italiana per il Farmaco non ha riconosciuto questo vaccino.

Un altro settore danneggiato dall’obbligo di Green pass è quello dell’agricoltura: moltissimi lavoratori di questa categoria sono stranieri e anch’essi sono immunizzati con vaccini non riconosciuti in Italia. Perciò non hanno diritto all’ottenimento del QR Code valido come Green pass.

Lo stesso discorso può essere fatto anche per colf e badanti, spesso di nazionalità straniera, che hanno eseguito la vaccinazione con Sinovac o Sputnik e non hanno ottenuto il Green pass.

E ancora: all’interno delle Forze dell’Ordine e dei Vigili del Fuoco vi sono ancora dei lavoratori non vaccinati (almeno 60 mila soggetti). In alcuni casi si parla addirittura del 20% del totale.

Green pass, in quali settori si registra il maggior numero di No Vax?

Se vogliamo analizzare il numero di non vaccinati presenti nei diversi settori più a rischio, dobbiamo fare riferimento a un articolo del Sole 24 Ore. La situazione non è incoraggiante.

Partiamo dal settore portuale, all’interno del quale si sono registrati numerosi problemi relativi a scioperi e proteste. Circa il 40% dei lavoratori, come ha spiegato il portavoce di Trieste, Stefano Puzzer, non è vaccinato. Alcune navi in arrivo in Italia hanno già annunciato che cambieranno direzione qualora non venissero accolte nel nostro Paese.

Nel settore degli autotrasporti la percentuale è di poco inferiore: sono almeno il 30% gli autisti di mezzi pesanti che viaggiano su gomma sprovvisti di Green pass. Il vero problema è che in Italia il 90% delle merci viaggia su gomma.

Passiamo alle Forze dell’Ordine: all’interno del settore si trovano almeno 60 mila individui che non hanno effettuato la vaccinazione. Secondo Antonio Nicolosi, segretario generale del sindacato dei carabinieri Unarma, si tratta di almeno 15 mila Carabinieri e altrettanti poliziotti. Ma si aggiungono ad essi anche vigili del fuoco e militari.

Comparto agricolo: almeno 390 mila i lavoratori non ha effettuato la vaccinazione, oppure – nel caso degli stranieri – è stato immunizzato con un vaccino non riconosciuto in Italia (ad esempio Sinovac o Sputnik). Una possibile soluzione potrebbe essere quella di effettuare una somministrazione con siero a mRna per coloro che hanno effettuato un vaccino non riconosciuto dall’Ema.

Almeno la metà del numero di colf e badanti che lavorano in Italia (ovvero circa 600 mila), inoltre, non possiede il Green pass: non sempre per mancanza del vaccino, talvolta anche per l’effettuazione di un siero non riconosciuto da Ema e Aifa.

Anche il settore del trasporto pubblico potrebbe essere messo a dura prova con l’introduzione dell’obbligo di Green pass. Si stima che gli autisti di mezzi pubblici privi di vaccino siano attorno al 10% o al 20%. Non sempre i tamponi vengono offerti dalle aziende.

Va meglio nella ristorazione, dove il personale non vaccinato resta al di sotto del 10%: secondo le stime dell'Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio, si tratta al massimo di 35 mila o 40 mila lavoratori.

Green pass: tutti i nodi da sciogliere

Se per quanto riguarda i controlli del Green pass sul lavoro, il Governo ha stabilito le modalità e gli obblighi attraverso l’emanazione di un apposito decreto, sono ancora moltissimi i nodi da sciogliere in vista dell’obbligo di certificazione verde sul lavoro dal 15 ottobre 2021.

Ad esempio, mentre alcune aziende hanno previsto la possibilità di effettuare tamponi gratis per i propri dipendenti che non intendono vaccinarsi (ecco dove puoi effettuare tamponi gratuitamente); sono moltissimi i lavoratori che assedieranno le farmacie nazionali richiedendo un tampone ogni 48 ore.

Le richieste sono già aumentate negli ultimi giorni e sono destinate a incrementarsi di almeno il doppio dalla prossima settimana. 

I sindacati hanno già proposto al Governo di ridurre il prezzo dei tamponi (attualmente a 15 euro per gli adulti), ma il vero problema – ad oggi – sarà la difficoltà di reperimento dei test in misura utile per sottoporre tutti i lavoratori privi di vaccino al tampone. 

Inoltre, la situazione si aggrava anche nel momento dell’analisi dei tamponi stessi: la media giornaliera è di 500 mila tamponi processati in 24 ore. L’aumento della mole di tamponi eseguiti potrebbe mandare in tilt il sistema di tracciamento. 

E mentre si cerca di risolvere il problema delle manifestazioni e degli scioperi previsti per il cosiddetto “venerdì nero”, si attendono le ultime ore prima dell’introduzione dell’obbligo di Green pass sul lavoro. Gli sviluppi li conosceremo nelle prossime settimane.