Il governo Draghi, al lavoro sul decreto Sostegni bis, si sta dedicando soprattutto al difficile capitolo degli aiuti alle imprese. Intanto, il Senato ha approvato il primo provvedimento – il decreto legge del 22 marzo n.41 – su cui l’Esecutivo ha deciso di porre la questione di fiducia.  

Nella maggioranza non tutti sono d'accordo sul tema degli aiuti alle imprese. E mentre è slittato il varo del decreto Sostegni bis anche la conversione in legge del primo decreto Sostegni ha creato delle tensioni. È saltata infatti la proposta della cessione del credito d’imposta sugli investimenti 4.0. “E’ una decisione incomprensibile e immotivata”, è stata la replica del Movimento Cinque Stelle favorevole alla misura.  

Nelle scorse settimane il dibattito tra le forze della maggioranza sui ristori alle imprese è stato molto intenso. Primo, perché si è discusso sulla eventualità di rivedere il criterio della perdita di fatturato. Il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, aveva condiviso apertamente l’idea che il meccanismo non fosse né sufficiente né equo per l’erogazione degli aiuti da parte dello Stato. Secondo, perché resta ancora irrisolta la questione del blocco dei licenziamenti

Su questo punto, i sindacati chiedono di prorogare la moratoria per tutti i lavoratori fino al 31 ottobre 2021 superando così con il decreto Sostegni bis la precedente impostazione che prevede lo sblocco a giugno per i lavoratori che in questi mesi non hanno percepito l’assegno ordinario o la cassa integrazione in deroga. I sindacati hanno incontrato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, e il governo è pronto a discuterne in Consiglio dei ministri. 

Imprese, il governo accantona l’idea del risultato d’esercizio

Dell’idea del ministro Giorgetti nella bozza del decreto Sostegni bis, per ora, non c’è traccia. L’esponente della Lega aveva chiesto al governo di valutare l’ipotesi di superare il criterio del calo di fatturato per l’erogazione degli aiuti alle imprese adottandone uno diverso.

Il ministro dello Sviluppo Economico infatti aveva parlato del risultato di esercizio da cui è possibile ricavare tutte le perdite anche quelle collegate ai costi fissi dopo mesi di inattività o di attività parziale.

Come riportato dall’agenzia di stampa DiRE:

“Servirebbe una sintesi tra fatturato e costi – ha detto la prima volta a metà aprile – perché le partite Iva danneggiate dai costi fissi non sono state abbastanza indennizzate”.   

Una procedura che come spiegato dal ministro Giorgetti avrebbe comportato più lavoro e più tempo per l’Agenzia delle Entrate: “Dobbiamo aspettare l’approvazione dei bilanci”. Per questo, secondo il ministro, la sintesi migliore sarebbe stata quella di valutare un anticipo dei ristori “basato sul fatturato e chiudere poi a giugno e luglio 2021 con una distribuzione più equa”. Alla fine i contributi a fondo perduto verranno comunque erogati in base alla perdita del fatturato. 

Imprese, la novità sui ristori a fondo perduto

Nel decreto Sostegni bis i ristori saranno complessivamente pari a 14 miliardi di euro. All’orizzonte si affaccia una sola novità. Le imprese potranno scegliere tra due opzioni: 

  • ricevere gli stessi soldi avuti nell'aprile scorso. Quindi in base al primo decreto Sostegni: previsti 11,1 miliardi di euro;
  • chiedere il ristoro presentando la differenza di fatturato registrato tra il 1° aprile 2020 e il 31 marzo 2021 e tra il 1°aprile 2019 e il 31 marzo 2020. 

La ragione di questo doppio binario è aiutare economicamente le imprese rimaste escluse dal primo giro di ristori perché nel 2020 non avevano registrato almeno il 30% del fatturato in meno. Le percentuali degli aiuti restano identiche. 

Quindi, il 60% della perdita per le imprese fino ai 100mila euro di fatturato nel 2019, il 50% oltre questa soglia fino ai 400mila euro, il 40% sopra i 400mila fino a un milione di euro. Infine, il 30% da oltre un milione fino ai cinque milioni di euro e il 20% sopra i cinque milioni fino ai 10 milioni di euro di fatturato.

Imprese, alleggerire i costi fissi per aiutare la liquidità   

Nonostante il criterio del calo di fatturato non sia stato toccato, il governo Draghi sta comunque mettendo assieme un pacchetto di misure che compensi le perdite dovute ai costi fissi.

L’obiettivo è chiaro: sostenere la liquidità delle aziende, soprattutto, nei mesi avvenire che salvo imprevisti saranno dedicati al progressivo allentamento delle restrizioni. Una fra tutte, su cui la maggioranza si sta ancora scontrando, è quella del coprifuoco che potrebbe essere ridotto. 

La Confindustria ha spinto molto sul tema della liquidità quando il governo Draghi era al lavoro sul Documento di Economia e Finanza con il quale l’Italia ha scelto la via di uno nuovo scostamento di bilancio, pari a 40 miliardi di euro di cui 35 miliardi destinati a sostenere le imprese.

“Senza liquidità a rischio anche le aziende solide” è l’allarme lanciato dal Centro Studi di Confindustria nel Focus Fornire Liquidità alle imprese, per ripartire

In fortissimo calo il cash flow, termine ereditato dalla lingua anglosassone tradotto in flusso di cassa, che consiste nella differenza tra le entrate e le uscite delle imprese –.

La diffusione del Covid-19 “ha prosciugato la loro liquidità a fronte di esborsi che restano necessari (fornitori, dipendenti, fisco, banche)”, scrive il Centro Studi di Confindustria.

Una situazione peraltro poco florida già prima della pandemia quando la liquidità delle imprese e il credito bancario erano in calo (-1,3% su base annua, ISTAT). 

Il governo Draghi ha deciso di continuare a sfruttare gli strumenti delle esenzioni fiscali e dei crediti d’imposta: nella bozza per esempio resta lo sconto del 60% sugli affitti commerciali. 

Imprese, e il "superbonus"? 

La Ragioneria di Stato ha bocciato il "superbonus" per le imprese che non verrà inserito nel primo decreto Sostegni. Secondo i tecnici infatti gli effetti sulla finanza pubblica sono “rilevanti”. In poche parole, la Ragioneria ha valutato la misura poco sostenibile. 

Il "superbonus" sulle imprese consiste nel diritto di una azienda a potere cedere il credito di imposta sugli investimenti 4.0, confermato nella Legge di Bilancio 2021, anche a terzi. 

Il Piano Nazionale Transizione 4.0 peraltro è stato individuato come un “primo mattone su cui si fonda il recovery fund italiano” per incentivare la trasformazione digitale delle imprese. 

Il programma si regge su un investimento di 24 miliardi di euro e dà la possibilità alle aziende di potere utilizzare il credito di imposta Transizione 4.0 per l’acquisto di beni materiali o l’investimento su beni immateriali esclusivamente in compensazione, cioè pagando meno tasse.

Col "superbonus" invece le imprese avrebbero potuto cederlo anche alle banche o alle società finanziarie. 

Una misura pensata per alimentare la liquidità delle imprese, sostenere gli investimenti e abbattere i costi fissi rappresentati dai beni strumentali. Il Movimento Cinque Stelle, critico rispetto alla decisione della Ragioneria di Stato, ha fatto sapere che si batterà perché il provvedimento venga inserito nel decreto Sostegni bis. 

Imprese, il rapporto della Banca d'Italia

Gli imprenditori chiedono il sostegno dello Stato fino alla fine della crisi causata dal Covid-19. L’Italia ha destinato circa 65 miliardi di euro per gli aiuti alle imprese.

Nel rapporto sulla stabilità finanziaria 2021 la Banca d'Italia ha parlato degli ampi "riflessi della crisi pandemica sulla redditività e sull'indebitamento delle imprese".

Sono ancora necessari gli interventi sulla liquidità delle aziende, "in particolare nei comparti più colpiti dalla pandemia" e di accesso al credito. 

Perché, come ha sottolineato la Banca d'Italia, anche se l'economia è migliorata agli inizi del 2021 "un'uscita prematura potrebbe accrescere le difficoltà delle imprese che hanno buone possibilità di rilancio". Lo Stato perciò deve continuare a fare la sua parte per evitare i fallimenti