Dalla nascita delle grandi piattaforme del web e a due anni dal via libera di Bruxelles, finalmente anche l’Italia conosce le linee guida della nuova riforma del copyright.

Dopo un periodo infinito di proteste e sfruttamento, autori ed editori esultano per la nuova legge votata dall’Unione Europea.

Una legge che potrebbe cambiare in meglio il volto e l’uso di internet, salvaguardando la libertà di espressione e riconoscendo la giusta remunerazione a quelle figure che diffondono notizie, siano essi editori, autori, artisti o giornalisti.

La strada per arrivare a vedere realmente questo spiraglio di luce è stata lunga e tortuosa ma gli accordi presi in sede decisionale da parte del Consiglio e della Commissione Europea hanno portato a ottimi frutti.

Vediamo insieme di cosa si tratta e che cosa cambia nella nuova riforma sul copyright.

Che cos'è il copyright:

Il termine copyright ha origine inglese e la sua storia risale al XVI secolo.

Identifica quello che noi conosciamo come il diritto d’autore ed è una proprietà che si può definire “intellettuale” poiché atta a conferire al titolare in oggetto, il diritto esclusivo di utilizzare l’opera da lui stesso creata.

Secondo Altalex, il primo quotidiano online di informazione giuridica, il copyright è:

“un istituto giuridico posto a tutela di chi crea un’opera dell’ingegno di carattere creativo appartenente alla letteratura, alla musica, alla scienza, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”

e comprende tutte quelle prerogative che hanno lo scopo di tutelare il diritto morale e il diritto patrimoniale del titolare.

La sua funzione è, quindi, quella di proteggere legalmente gli autori di contenuti originali e creativi riconoscendogli il diritto esclusivo di :

“pubblicare ed utilizzare l’opera in ogni forma e modo nei limiti fissati dalla legge.”

e di rivendicarne la proprietà o proporre opposizione nel caso in cui essa venga violata da terze parti.

Come non violarlo:

Incappare nella violazione del copyright è facile quasi quanto bere un bicchier d’acqua ma se questi piccoli accorgimenti possono essere utili, vale la pena condividerli.

Nel caso desideriate creare contenuti video e pubblicarli su Youtube o su un altro social network, evitate di inserire una musica di sottofondo.

Nella maggior parte dei casi violereste il copyright.

Piuttosto chiedete l’autorizzazione all’autore pagando i diritti che ne conseguono oppure optate per brani chiamati “royalty free”

Nel caso invece dobbiate pubblicare un articolo, citate sempre le fonti nel corpo del testo o mettetele tra virgolette.

Fatelo anche per i tweet riportati, un’accorgimento in più non fa mai male anche perchè le conseguenze sarebbero salate!!

La nuova riforma tra pro e contro:

Il processo legislativo iniziato nel 2016 si conclude con la bellezza di 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti.

È così che la nuova riforma sul copyright ha ricevuto il via libera da parte del Parlamento Europeo, ma non è stato così facile giungere a questa decisione.

Poiché, come abbiamo già detto, la normativa si ispira a un modello di protezione che abbraccia anche i diritti morali (e quindi non solo patrimoniali), si pone in forte scontro con la globalizzazione e l’evoluzione tecnologica.

Questo scontro a sua volta genera forti tensioni che dividono di netto i due fronti, quello favorevole da quello contrario.

Il fronte favorevole vede il copyright come il motore del mercato, una garanzia di equilibrio tra gli interessi dei suoi attori e promotore dell’innovazione.

Secondo la Federazione degli Editori Europei (Fep) la  regolamentazione del copyright é :

“sinonimo di libertà e democrazia [...] garantisce la libertà di espressione, rappresentando lo strumento dell’indipendenza economica degli artisti”

Chi collega il diritto d’autore ad una limitazione alla creatività è in errore perché proprio il copyright ha come scopo primario :

“ la difesa dell’originalità dei prodotti, ponendosi alla base dello sviluppo di cultura  e innovazione.”

Grazie a questa nuova normativa, le singole persone sono tutelate e possono essere pagate equamente per le loro opere, affermandosi ancora più indipendenti.

Dall’altra parte, il fronte contrario non pensa al singolo ma alle imprese.

L’eliminazione del copyright ridurrebbe i vincoli e i contenziosi creando innovazione e nuove possibilità di controllo sulla produzione, sulla distribuzione e sulla promozione per milioni di imprese.

Il copyright, si identifica come una massimizzazione dei profitti delle industrie in un regime di monopolio.

Un suo rafforzamento discentiverebbe l’innovazione e la cultura anzichè favorirla.

In più, l’abbinata copyright e circolazione nel web non vanno tanto bene:

“ l’accesso alle fonti può essere limitato solo se è compatibile col diritto alla cultura. L’incompatibilità tra libertà di espressione e copryright è evidente nel web, multidirezionale, mentre la normativa è unidirezionale: qualsiasi attività su internet genera una copia rendendo i due mondi incompatibili”

voi cosa ne pensate?

Quali sono gli obbiettivi ?:

La nuova riforma sul copyright ha obbiettivi ben precisi e studiati per preservare la tutela del singolo produttore di contenuti.

Oltre a garantirgli un maggiore potere nei confronti dei colossi del web e delle piattaforme per le quali lavora ( autorizzazione o blocco dell’utilizzo digitale delle sue pubblicaizoni) viene sollevato dalle resposabilità in fatto di violazione del copyright.

Queste resposabilità vengono attribuite direttamente alle piattaforme che hanno il compito di verificare il materiale pubblicato dal produttore.

In questo modo i contenuti sbagliati vengono bloccati preventivamente e viene condiviso solo il materiale idoneo.

A questo propostio, l’articolo 11 prevede l’acquisto di una licenza da parte dei grandi del web per poter condividere o utilizzare il materiale coperto da copyright:

“Ciò significa che quando viene condiviso un articolo, quelle due o tre righe che compaiono al di sotto dell’indirizzo della pagina dovrebbero essere tassate [...] I colossi del web dovrebbero mettersi d’accordo con ciascun editore e concordare con lui una licenza annuale a pagamentro per far apparire i suoi articoli nelle serp di ricerca o sui prodotti gestiti da Google o da Facebook.”

Quest’idea infatti, non proviene mica dal nulla, lo scontro tra editori e grandi piattaforme esiste da sempre!

Immaginatevi la scena: da una parte gli editori che accusano i grandi del web di mostrare i loro articoli senza permesso e senza giusto pagamento in cambio.

Dall’altra, i grandi del web che si difendono, affermando che è proprio grazie alla pubblicazione in anteprima dei loro articoli che costruiscono la maggior parte del traffico digitale.

Entrambe le parti sventolano la propria bandiera ma il terreno da occupare alla fine è uno solo.

 

Che cosa cambia?:

In un briefieng intitolato “Copyright in the digital single market”, il dibattito sulla normativa sul copyright si conentrava su tre questioni:

  1. l’articolo 11, ovvero la creazione di un nuovo diritto che permette agli editori di ottenere un compenso per l’uso digitale dei loro articoli,
  2. l’articolo 13 ovvero l’imposizione di misure per monitorare i contenuti e tutelare la remunerazione del diritto d’autore
  3. l’articolo 3 , creazione di una nuova eccezione al fine di permettere l’uso di “text data mining” nell’Ue.

In merito a ciò, che cosa cambia nella nuova riforma?

Uno dei primi elementi che la “rimpolpano” è dato dalla resposabilità delle grandi piattaforme verso una possibile violazione dei contenuti prodotti da artisti e gironalisti:

“ La condivisone tramite collegamento ipertestuale di singole parole si potrà ancora fare liberamente mentre, le foto e il breve testo di presentazione di articoli, saranno coperti da copyright e quindi per poterli usare, le piattaforme dovranno pagare i diritti agli editori per il loro uso.”

Ai produttori di contenuti spetterà una parte della remunerazione ottenuta dalla loro casa editrice.

Un altro elemento è dato dalla presenza di una cooperazione tra piattaforme e coloro che detengono i diritti d’autore in modo tale da non colpire le opere che rispettano appieno il copyright.

Wikipedia, GitHub o qualsiasi piattaforma di ricerca che non ha fini commerciali, open source e meme sono esclusi da tale riforma.

Al fine di consentire un controllo corretto dei contenuti immessi nella rete, si istituiranno veloci procedure di reclamo, gestite da persone al posto dei comuni algoritmi.

Conoscere per comprendere:

 

Molte cose dette finora vi erano sconosciute o spesso le sottovalutate.

Sta di fatto che, per operare nel mondo giornalistico o comunque lavorare bene in ambiti che abbiano a che vedere con il copyright, è di fondamentale importanza essere, quantomeno, preparati.