In molti sanno che tutti coloro che assistono un disabile che può beneficiare della Legge 104, hanno diritto ad una serie di agevolazioni.

Tuttavia, non è raro che tali agevolazioni non vengano riconosciute o vengano ritenute invalide, soprattutto in ambito lavorativo. 

Eppure, forse sarebbe necessaria una maggiore informazione per poter godere a pieno dei diritti che spettano a tutti i caregiver

Un esempio sono i cosiddetti “permessi Legge 104”, ossia permessi che consentono l’astensione dal lavoro per un massimo di tre giorni al mese. Ovviamente, tali permessi vengono riconosciuti qualora si assista una persona diversamente abile. 

Ricordiamo che, in base all’articolo 1 della legge in questione, si definisce disabile una persona che presenta una menomazione di tipo fisico, psichico o sensoriale, che é causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa. 

Inoltre, esistono numerose altre agevolazioni destinate ai caregiver come il congedo straordinario

Infine, è bene sottolineare che, a seguito della pandemia da Covid-19 sono state aggiunte ulteriori tutele ed agevolazioni, come la possibilità di lavorare in smart-working. 

Quindi quale miglior modo per fare chiarezza ed aiutare tutti i caregiver a conoscere ciò che gli spetta?

In questo articolo andremo ad approfondire quali sono le agevolazioni previste per i caregiver e come ottenerle. 

Legge 104 e caregiver: agevolazioni sui permessi

Iniziamo la nostra rassegna circa le agevolazioni previste dalla Legge 104 per i caregiver con i permessi retribuiti. 

Infatti, la Legge 104 permette ai caregiver, ossia lavoratori che si prendono cura di un proprio parente disabile (secondo quanto sancito dalla Legge n. 104/1992), di poter usufruire di tre giorni al mese di permessi retribuiti. 

Ovviamente, è bene sottolineare che tali giorni di permesso devono essere sfruttati per assistere la persona diversamente abile. 

Secondo quanto sancito dall’articolo 33, comma 3, possono usufruire di tali permessi alcune categorie di lavoratori.

Per primi, coloro che sono affetti da disabilità o handicap e si trovano in situazioni di grave difficoltà.

La seconda categoria di lavoratori che può fruire dei permessi retribuiti sono i familiari del disabile che si trova in una grave situazione. Per familiari intendiamo, in primo luogo, il coniuge ed i genitori, sia biologici che adottivi. 

Infine, la terza categoria di lavoratori che ha la possibilità di beneficiare dei permessi retribuiti grazie alla Legge 104/92 sono i parenti o affini entro il secondo grado della persona che presenta una disabilità riconosciuta dalla legge.

Inoltre, in via totalmente eccezionale, si può estendere tale beneficio anche ai parenti o affini di terzo grado, ma solo in alcune circostanze. 

Queste circostanze sono rappresentate dall’età dei genitori e coniugi delle persone disabili, ossia in caso di età superiore a 65 anni, la persona diversamente abile potrà essere affidata ad un parente di terzo grado. 

Altra casistica si apre quando anche i parenti di primo grado del disabile presentando handicap fisici, psichici o sensoriali oppure siano deceduti. In linea di massima possiamo affermare che qualora i parenti di primo grado siano assenti fisicamente o giuridicamente, la facoltà di usufruire dei benefici spettanti in base alla Legge n. 104/1992 passano ai parenti di terzo grado. 

Ora che abbiamo capito la suddivisione delle categorie beneficiarie, andiamo ad approfondire la questione dei permessi.

Partiamo dal primo caso. Il lavoratore diversamente abile potrà beneficiare, a scelta, di una di queste due opzioni:

  • 2 ore di permesso ogni giorno;
  • 3 giorni mensili di permesso retribuito, suddivisibili anche in ore.

Invece, per quanto riguarda i genitori, sia biologici che adottivi, di una persona diversamente abile possono ottenere diversi permessi in base all’età del figlio disabile.

Mi spiego meglio. Se il bambino diversamente abile ha meno di 3 anni, i genitori possono scegliere di beneficiare di una di queste opzioni:

  • 2 ore di permesso ogni giorno;
  • 3 giorni al mese di permesso, suddivisibili anche in ore;
  • Allungamento del congedo parentale.

Infine, nel caso in cui il caregiver che beneficia delle agevolazioni previste dalla Legge 104 siano il coniuge o i parenti e affini di persone diversamente abili, essi potranno fruire di:

  • 3 giorni al mese di permesso, suddivisibili anche in ore. 

Legge 104 e caregiver: i permessi sono cambiati con il Covid-19?

Ora che abbiamo capito come funzionano, di norma, i permessi retribuiti per i caregiver dati grazie alla Legge n. 104/1992, vediamo cos’è cambiato con la pandemia.

Infatti, la pandemia da Covid-19 ha cambiato notevolmente la vita di tutti noi. Da questo immenso cambiamento non sono stati esclusi ne i caregiver ne le persone disabili.

Per capire quali sono state le differenze apportate dal Covid-19, è bene sottolineare che i permessi istituiti dalla Legge 104 seguono regole diverse in base alla cassa integrazione richiesta dal datore di lavoro

Proprio per questo è necessario effettuare una distinzione in due casi ben specifici:

  • CIG a zero ore. In questo caso significa che l’azienda colloca i suoi dipendenti in cassa integrazione con zero ore lavorative per alcune settimane. È bene sottolineare che in questa situazione il lavoratore non lavorerà nemmeno un’ora;
  • CIG con riduzione della prestazione lavorativa. In questo secondo caso il lavoratore, nonostante sia stato messo in cassa integrazione, può continuare a lavorare per un determinato numero di ore a settimana. Ovviamente, come si può ben intuire dal nome della prestazione, vi sarà una riduzione dell’orario lavorativo.

Il congedo straordinario: come funziona con la Legge 104 per i caregiver?

Ora che abbiamo capito tutti i benefici offerti dai permessi retribuiti, sia senza che con il Covid-19, passiamo ad un’altra agevolazione: il congedo straordinario. 

Si tratta di una misura prevista dalla Legge 104 che si applica con un’aspettativa retribuita che viene concessa ai lavoratori dipendenti con lo scopo di assistere un familiare diversamente abile. 

Questa misura non si rivolge a tutti. Infatti, la legge prevede alcune categorie di persone che possono beneficiare di tale congedo. Si tratta di:

  • Coniuge o soggetto unito alla persona disabile tramite unione civile. Per poter beneficiare di tale misura i due devono essere conviventi;
  • Padre o madre, sia biologici che affidatari, in caso di mancanza del coniuge oppure se quest’ultimo presenta anch’esso patologie invalidanti;
  • Figlio, sia biologico che adottivo, nel caso in cui anche il padre o la madre siano deceduti oppure presentino anch’essi una disabilità grave. In questo caso non è obbligatorio il requisito della convivenza al momento della presentazione della domanda. Tuttavia, sarà obbligatorio convivere con la persona diversamente abile una volta ottenuti il congedo straordinario;
  • Fratello convivente, nel caso in cui tutti i soggetti sopracitati siano assenti fisicamente o giuridicamente;
  • Parenti e affini fino al terzo grado che convivano con la persona disabile. In questo caso, ci si potrà rivolgere ai fini assistenziali a parenti e affini fino al terzo grado solo nel caso in cui tutti i congiunti sopracitati fossero mancanti, deceduti o invalidi. 

Ricordiamo che il congedo straordinario può avere una durata massima di due anni nel corso di tutta la vita lavorativa di un dipendente

Proprio per questo è possibile suddividere tale beneficio in diversi periodi della vita del dipendente, anche singole giornate. 

Il congedo si interrompe ufficialmente quando il lavoratore torna a lavorare a pieno regime. 

Inoltre, è bene sottolineare che tutti i giorni festivi, di ferie e di malattia presi durante il congedo non dovranno essere computati nel periodo di congedo straordinario. 

Per quanto riguarda lo stipendio che si otterrà durante il congedo retribuito, esso sarà pari all’ultimo stipendio ricevuto durante il periodo di lavoro. 

Infine, sottolineiamo che colui che beneficia del congedo straordinario previsto dalla Legge 104 ha diritto all’accredito di contributi figurativi che varranno ai fini di calcolo della pensione.

Legge 104 per i caregiver: cos’è cambiato al congedo straordinario con il Covid-19?

Anche in questo campo il Covid-19 ha apportato i suoi cambiamenti. 

Ricordiamo che la pandemia ha causato notevoli disagi per ognuno di noi. Eppure, coloro che state più colpite sono proprio le famiglie, che hanno dovuto assistere i figli anche nei momenti in cui essi sarebbero stati a scuola.

Anche la DAD non è stata semplice, soprattuto a causa delle scarse conoscenze informatiche del popolo italiano. 

Dunque il Governo per fronteggiare tale problematica ha previsto un nuovo congedo straordinario da richiedere in modalità telematica. Esso prevede che tutti i genitori, biologici o non, di figli minorenni possono richiedere il congedo parentale straordinario per una durata massima di 30 giorni. Questa misura si rivolge a:

  • Genitori con figli di età massima 12 anni, con gravi disabilità. In questo caso, l’indennità dello stipendio sarà del 50%;
  • Genitori con figli con meno di 16 anni, senza stipendio. 
  • Inoltre, ricordiamo che tale misura è fruibile da entrambi i genitori se rispettano alcune condizioni, quali:
  • Uno dei due genitori deve per forza avere un lavoro;
  • Non sia stato richiesto il bonus baby sitter;
  • Nessuno all’interno del nucleo familiare deve beneficiare di altri sostegni al reddito dati a causa di una cessazione di un rapporto lavorativo. 

Legge 104 e pensioni precoci per i caregiver!

Un caregiver che vuole andare in pensione in anticipo può valutare due opzioni: Quota 41 e l’Ape sociale. Vediamole nel dettaglio.

Parlando di Quota 41 intendiamo una misura previdenziale che permette il pensionamento anticipato. Tuttavia, per accedere a tale misura è necessario rispettare dei requisiti specifici. 

Infatti, Quota 41 si rivolge a tutti quei lavoratori precoci che hanno versato almeno un anno di contributi lavorativi prima del compimento dei 19 anni di età. 

Secondo la normativa, quindi, i soggetti che si prendono cura da un minimo di 6 mesi di un familiare riconosciuto disabile in base alla Legge 104, articolo 3, comma 3, possono accedere alla pensione anticipata al raggiungimento dei 41 anni di versamenti contributivi, indipendentemente dall’età. 

Un ulteriore metodo per accedere alla pensione anticipata per i caregiver è rappresentato dall’Ape Sociale

Si tratta di un supporto destinato ad alcune categorie di soggetti garantito fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia.

Ad esso possono accedere tutti coloro che abbiano 63 anni di età e che abbiano versato almeno 30 anni di contributi. Ultimo requisito per beneficiare dell’Ape Sociale è che è necessario che un familiare a carico sia affetto da handicap come stabilito dalla Legge 104.