Lite tra condomini, cosa fare quando l'amministratore non risolve il problema

Liti e controversie in condominio sono all'ordine del giorno. Alcune facilmente risolvibili, altre meno. Cosa deve fare l'amministratore di condominio? Come devono comportarsi i condomini se non interviene o non risolve il problema?

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Tra condomini non sempre corre buon sangue e chi vive in condominio lo sa bene. Dissapori e disappunti, per grandi e piccoli problemi, sorgono tra condomini e, in alcuni casi, le liti sono all’ordine del giorno.

I problemi che insorgono in un condominio possono essere di qualsiasi natura: musica troppo alta, un panno steso che gocciola sul bancone sottostante, auto parcheggiate nel posto auto di un altro condominio, l’utilizzo improprio degli spazi condominiali.

Anche se si tratta di piccole questioni, in alcuni casi possono assumere grandi proporzioni e sfociare in atteggiamenti dannosi per il condominio.

Qual è il ruolo dell’amministratore di condominio? Uno dei suoi numerosi compiti è proprio quello di cercare le soluzioni e risolvere le controversie tra i condomini per tutti i problemi che riguardano il condominio. In che misura? Cosa accade quando non interviene? Cosa devono fare i condomini?

Liti e problemi condominiali: cosa fare quando l’amministratore di condominio non interviene

Non sempre l’amministratore è tenuto ad intervenire. Non rientra nei suoi obblighi intervenire per questioni e controversie private di diverso tipo, estranee all’ambito condominiale. Tuttavia, quando l’amministratore di condominio non riesce a risolvere le questioni che gli competono oppure non interviene affatto, i condomini devono rivolgersi all’autorità giudiziaria.

Però, prima che la lite tra condomini arrivi in giudizio, si deve ricorrere all’istituto della mediazione. I condomini devono trovare un accordo e venirsi incontro reciprocamente. Se le parti raggiungono l’accordo, il mediatore, ovvero il collante tra i due, deve imporre il rispetto della soluzione trovata di comune accordo.

In casi più estremi, neppure l’istituto della mediazione riesce a risolvere il disaccordo. In ultima ratio, se il mediatore non riesce a far conciliare i condomini, essi potranno rivolgersi al Giudice di Pace. In questo caso, se l’amministratore di condominio non interviene e non cita in giudizio colui che ha commesso la violazione, ogni condomino può rivolgersi al giudice, agendo per proprio conto e per conto del condominio.

Se, invece, la controversia è privata, allora potranno rivolersi al giudice solo le parti coinvolte, in quanto la questione si trova all’infuori delle competenze dell’amministratore.

Comunque l'amministratore deve cercare, per quanto possibile, di pacificare i condomini, prima che la controversia possa sfociare in atti di violenza.

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Liti tra condomini, quali sono i compiti dell’amministratore di condominio

Vivere in un condominio non è sempre semplice. Molto spesso, ci si ritrova ad avere vicini di casa con i quali non si va d’accordo o che causano problemi.

Liti e divergenze, nella gran parte delle volte, si verificano quando un condomino provoca danni o non rispetta il regolamento condominiale. Ci sono casi in cui, tra vicini si litiga per questioni ordinarie come un panno steso che gocciola sul balcone del piano inferiore, quando viene parcheggiata un’automobile in un posto auto non assegnato oppure quando non si rispettano gli spazi comuni, se ne altera la destinazione d’uso e se ne fa utilizzo esclusivo abusivo.

Si può passare dall’avere semplici diverbi a condotte illecite, sotto forma di dispetti, che andrebbero a danneggiare volontariamente, per esempio, anche parti comuni o cose dello stabile.

Sebbene gran parte delle discussioni si possono risolvere con il buon senso di entrambe le parti, in altri casi diventa impossibile, quando l’esasperazione verso una condotta diventa insopportabile, aggravata dall’indisponibilità dell’altro al confronto e alla risoluzione della controversia.

Insomma, le questioni e le circostanze sono tante, ma qual è il ruolo dell’amministratore di condominio? L’amministratore, tra i suoi tanti ruoli, deve assicurarsi il buon andamento dell’intero condominio.

In linea di principio, dovrebbe assicurarsi anche che tra i condomini non vi siano liti e corra buon sangue. Tuttavia, stando a quanto disposto dalla legge, l’amministratore ha l’obbligo di intervenire solo quando le discussioni tra vicini si verificano per via di condotte vietate dal regolamento di condominio oppure quando queste causano danni agli oggetti o alle parti comuni dello stabile. Vediamo, più nello specifico, quando l’amministratore è tenuto ad intervenire:

  • Quando il comportamento e la condotta di un condomino danneggiano una parte o un oggetto del condominio;

  • Quando un condomino non rispetta le norme contenute nel regolamento di condominio e svolge attività chiaramente vietate.

Nel primo caso, ci riferiamo a danni causati sulle parti comuni oppure dalle parti comuni (infiltrazioni d’acqua, un gradino danneggiato o malfermo delle scale). Ma anche nel caso in cui un condomino si appropria di una parte comune e ne fa uso esclusivo abusivo (quando, per esempio, un condomino posiziona beni di sua proprietà sul pianerottolo oppure nel cortile).

Nel secondo caso, invece, ci riferiamo, per esempio, a casi come al mancato rispetto delle fasce orarie di silenzio.