Uno dei pilastri su cui si basa il matrimonio è quello della scelta di portare avanti un progetto di vita in comune. Per farlo una delle condizioni ovvie è quella che marito e moglie vivano  sotto lo stesso tetto. Tanto è vero che se uno dei due dovesse decidere di andarsene su due piedi gli potrebbe essere addebitata la separazione e il successivo divorzio. Ma se le cose stanno così, come si spiegano le numerose coppie che principalmente per ragioni di salute non vivono nella stessa casa, spesso incontrandosi poche volte nel corso dell’anno.

Si conciliano, senza alcun problema, almeno dal punto di vista legale, per quello pratico, invece ogni famiglia fa a sé. La nostra legge non solo prevede che in caso di accordo si possa vivere in due luoghi separati, ma anche che non ci sia alcun problema nel caso lo si faccia alla luce del sole, anche stabilendo la residenza non solo a indirizzo ma anche in un comune diverso. Niente cambia per la coppia, dal punto di vista civilistico qualche svantaggio invece potrebbe esserci da quello fiscale.

Che cosa è la residenza

Questo luogo è definito dall’articolo numero 43 del Codice Civile:

“La residenza è il luogo dove una persona ha la dimora abituale.”

Con dimora abituale si intende il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale sei suoi interessi intesi sia dal punto di vista professionale che da quello degli affetti. In genere questo luogo è quello in cui si abita o dove vive la propria famiglia e a cui periodicamente si fa ritorno. 

Ma ha anche una connotazione di tipo legale: quello è il posto dove noi siamo rintracciabili, in caso ci debbano essere fatte delle comunicazioni importanti, per esempio se ci deve essere consegnata una notifica o una raccomandata. Non costituisce quindi una facoltà ma un obbligo.

Deve essere lo stesso interessato a dichiararla rivolgendosi all’ufficio anagrafe del comune oppure utilizzando il nuovo servizio per il cambio residenza online. Di seguito un addetto della polizia locale si recherà all’indirizzo indicato e verificherà di persona, o raccogliendo testimonianze tra i vicini che quello sia effettivamente un luogo utilizzato e frequentato e non solo una facciata per avere sgravi fiscali.

Obbligo di convivenza tra marito e moglie, come va inteso

Uno dei cardini su cui si basa il matrimonio è quello che marito e moglie vivano sotto lo stesso. Si tratta del dovere di coabitazione previsto dall’articolo numero 144 del Codice Civile, per il quale:

“I coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia.”

I coniugi hanno un obbligo di coabitazione che nel caso venga meno può comportare delle conseguenze negative a carico di chi lo violi. Coabitazione però non viene intesa in senso stretto, come il vivere sempre sotto lo stesso tetto, ma in senso lato avendo come riferimento il fatto di avere un progetto di vita in comune. Ciò che conta è essere concordi sulle scelte fatte, anche relativamente all’indirizzo di riferimento della famiglia. Stabilito quello, se per ragioni di studio, lavoro o salute uno dei due viva altrove, anche in modo ufficiale, non ci sono conseguenze sulla stabilità legale del rapporto.

Probabile che in caso di una separazione difficile un fatto di questo tipo venga messo sul piatto, come ragione per addebitare la fine del rapporto. Ma se nonostante si sia vissuto in luoghi diversi, ha sempre continuato ad esistere un interesse per la vita dell’altro, e un progetto comune, nulla potrà essere eccepito.

Cosa succede quando la residenza dei coniugi è diversa

Se marito e moglie hanno di fatto una residenza diversa, non solo non si devono preoccupare di nasconderlo per timore di avere delle ritorsioni ed eventualmente che questo fatto venga usato contro di loro, ma è preciso obbligo di chi vive altrove dichiararlo. Non farlo, magari per averne dei vantaggi, pensiamo al caso di chi finga di continuare a costituire un nucleo familiare per avere diritto al reddito di cittadinanza, costituisce un reato.

Essere corretti, invece non inficia in alcun modo la solidità del matrimonio, purché naturalmente ci sia accoro tra i due. Diverso è il caso di chi di sua iniziativa e senza l’assenso dell’altro si traferisca armi e bagagli in altro luogo.

Diversa invece è la situazione in ambito fiscale, perché qui avere due diverse abitazioni potrebbe portare dei vantaggi. Come sappiamo due delle tasse più odiate dagli italiani: l’IMU e la Tasi sono scontate e a volte vi è anche l’esenzione con riferimento all’abitazione principale.

L’abitazione è considerata principale quando è quella dove marito e moglie hanno la residenza anagrafica o il centro principale dei loro interessi. Nel caso questi due luoghi non coincidessero per entrambi, allora è possibile che l’esenzione sia applicata su due diverse abitazioni.

Visto che la tentazione di eludere il fisco è forte, si richiede però che due effettivamente vivano separati. Facile sarebbe dire di dormire nello stesso edificio, ma su piani diversi, per ragioni non meglio precisate. La legge allora ha stabilito che se le due case si trovino nello stesso comune sarà esclusa l’esenzione. Sarà invece applicata per chi risieda in comuni diversi. Leggi anche IMU 2022, le nuove categorie di esenzione.