Con l’introduzione dell’articolo 9-septies nel DECRETO-LEGGE 22 aprile 2021, n. 52 con l’articolo 3 del DECRETO-LEGGE 21 settembre 2021, n. 127, è stato esteso l’obbligo del Green Pass, prima indirizzato solamente al personale scolastico, a tutti i lavoratori.

L’obbligo di avere con sé una certificazione verde in corso di validità nei luoghi di lavoro entrerà in vigore il 15 ottobre. Restano ancora nove giorni, dunque, per ottenere il Green Pass; il datore di lavoro, dal canto suo, dovrà adottare le misure organizzative idonee per poter verificare se il lavoratore sia in possesso o meno della certificazione

Sempre il datore di lavoro dovrà procedere a nominare, con atto formale, il soggetto, o più, interno all’azienda che dovrà effettuare i controlli a tal proposito. Vediamo insieme tutte le novità a riguardo, comprese le sanzioni per chi non sarà in possesso del documento, che potranno arrivare fino a 1.500 euro

Green Pass obbligatorio, le ultime novità

Mentre si attendono delle nuove disposizioni dal Governo, in particolar modo, le linee guida, pare sempre più chiaro che i controlli ai dipendenti potranno anche essere fatti con modalità “a campione”

Dunque, i controlli non saranno solamente effettuati precedentemente l’inizio dell’attività lavorativa, ma potranno essere fatti anche nel corso della stessa. 

I controlli, inoltre, sono obbligatori poiché si tratta sostanzialmente di prescrizioni che non consentono alcun tipo di valutazione. Non risulta esserci, a tal proposito, un riferimento all’obbligo di informazione, ma nemmeno a quello di condivisione sindacale e al Protocollo sicurezza anti-Covid.

Ma in questo nuovo scenario che entrerà in vigore, ricordiamo, il 15 ottobre 2021, con l’ufficiale obbligo di possesso del Green Pass in tutti i luoghi di lavoro, quali saranno le responsabilità amministrative e penali dei due soggetti coinvolti, il lavoratore e il datore di lavoro?

Green Pass, responsabilità amministrative e penali del datore di lavoro

Qualora il datore di lavoro non dovesse rispettare l’obbligo di effettuare i controlli in modo rigido sul luogo di lavoro, riguardo il possesso o meno del Green Pass dei suoi dipendenti, andrebbe incontro ad una sanzione di tipo amministrativo che si aggirerebbe tra i 400 euro e i 1.000 euro. Questi importi potrebbero addirittura raddoppiare qualora il datore di lavoro reiterasse nell’errore. 

C’è anche da dire che qualora il datore di lavoro, e i soggetti da esso incaricati, non svolgessero i dovuti controlli, metterebbero in pericolo la salute dei lavoratori, pertanto, in caso di inottemperanza delle norme, saranno possibili conseguenze gravose, anche dal punto di vista penale. 

Proprio sulla figura del datore di lavoro, infatti, grava il pieno obbligo giuridico di adottare tutte le misure necessarie per impedire che si verifichino particolari eventi dannosi, più comunemente conosciuti come “infortuni”, che possano colpire sia la salute che la sicurezza dei lavoratori.

Proprio per questo motivo, qualora un lavoratore dovesse contrarre un’infezione da Covid-19 a causa della scarsa qualità dei controlli in materia di Green Pass, relative alle norme del 22 aprile e del 21 settembre 2021, al datore di lavoro potrebbe essere contestato il reato di lesioni personali colpose.

Qualora poi, a seguito del contagio sul posto di lavoro per inottemperanza delle norme, un lavoratore dovesse mancare proprio a causa del virus, al datore di lavoro potrebbe essere contestato il reato di omicidio colposo. Sia il reato di lesioni personali colpose, sia quello di omicidio colposo avrebbero anche delle aggravanti concernenti la violazione delle disposizioni del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro.

Bisogna però ricordare che una volta che viene individuata la violazione di una regola cautelare, tra il controllo che il lavoratore sia in possesso del Green Pass e l’adozione formale delle modalità organizzative adottate ed attuate a tal fine, si dovrà procedere all’accertamento del nesso causale tra il non controllo e l’inottemperanza della norma e l’eventuale evento dannoso, inteso come contagio o morte a causa del contagio. 

La difficoltà sarà nel dimostrare, appunto, che il contagio del lavoratore, e il suo eventuale decesso dovuto al virus, si sia verificato proprio nel luogo di lavoro e non in altri luoghi. Ma soprattutto, dovrà essere dimostrato se il contagio è avvenuto a causa dell’inosservanza delle norme stabilite dal Governo Draghi

L'istante in cui avverrà il contagio provvederà anche alla definizione della regola cautelare che fa da parametro di valutazione del comportamento del datore di lavoro, rispetto il suo profilo soggettivo. La sua responsabilità corposa, infatti, necessità di accettare sia la prevedibilità che l’evitabilità in concreto dell'evento, inteso come contagio.

Green Pass, responsabilità del lavoratore

Occorre, poi, ricordare che per l'esclusione della prevedibilità dell'evento, e il nesso causale tra la condotta e l'evento, assume un forte peso il comportamento che ha tenuto il lavoratore contagiato qualora aggiri o infranga le misure di precauzione attuate e l’organizzazione, oltre che le misure di controllo assunte proprio dal datore di lavoro. 

Secondo il decreto dello scorso settembre, che prevede l’obbligo di recarsi nel luogo di lavoro solamente se in possesso di Green pass, anche il lavoratore dovrà partecipare in maniera propositiva e diligente alle nuove misure attuate. 

Sappiamo, inoltre, che i lavoratori che, a partire dal 15 ottobre si presenteranno a lavoro senza il Green Pass e lo dichiareranno, verranno considerati dei veri e propri “assenti ingiustificati”. Ma non finisce qui, poiché nelle giornate di assenza ingiustificata per il mancato possesso del Green Pass, questi non percepiranno alcuna retribuzione

È bene, però, chiarire che, nonostante tutte le notizie false che girano sull’argomento, il lavoratore che non avrà il Green Pass con sé a lavoro non andrà incontro a delle conseguenze di tipo disciplinare e, cosa più importante, non perderà il proprio lavoro

Il lavoratore che non rispetterà la norma, infatti, non potrà essere licenziato né sospeso, contrariamente a quelle che erano le decisioni iniziali sull’obbligo della certificazione verde. 

Se, però, il lavoratore non avrà con sé la Certificazione Verde e NON lo dichiarerà, e pertanto verrà colto sul luogo di lavoro sprovvisto del documento, questo andrà in contro a sanzioni amministrative che varieranno dai 600 euro ai 1.500 euro.

In questo caso, però, potranno essere attuati dei provvedimenti disciplinari nei confronti dello stesso lavoratore. 

Il medesimo lavoratore che verrà, invece, scoperto in possesso di un Green Pass falso, andrà incontro al reato di falsità materiale o di uso di atto falso. Qualora, poi, utilizzasse una Certificazione Verde di un altro soggetto, andrà incontro al reato di sostituzione di persona.

Non hai ancora il Green Pass? Ecco come ottenerlo

Siccome il decreto-legge dello scorso settembre ha stabilito che dal 15 ottobre tutti i lavoratori dei settori pubblici e privati dovranno essere in possesso del Green Pass, è bene sapere come ottenerlo e a cosa serve. 

Dal 15 ottobre e fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, l’utilizzo della Certificazione verde Covid-19 verrà esteso a tutto il mondo del lavoro pubblico e privato. È quanto prevede il decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri il 16 settembre 2021.

La certificazione verde è stata voluta, a seguito di una proposta della Commissione Europea, per facilitare la libera circolazione su territorio Europeo di tutti i cittadini UE, durante il periodo di pandemia di Coronavirus. 

Nel nostro paese il certificato e stato reso obbligatorio inizialmente per i ristoranti all'interno, dunque non per i posti a sedere all'esterno, e per i luoghi chiusi come teatri, cinema, palestre ecc. Il primo obbligo è scattato a inizio agosto 2021 e già, dopo le dichiarazioni del presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, verso la fine del mese di luglio c'era stata un'impennata di prenotazioni per il vaccino.

Successivamente, nei primi 10 giorni di settembre, il pass è stato reso obbligatorio per tutti dipendenti del settore scolastico e universitario, compresi gli studenti universitari e per i viaggi su treni ad alta velocità, aerei e navi. L'obbligatorietà della certificazione non è, invece, stata estesa ai mezzi di trasporto pubblico.

Ora, il pass obbligatorio è stato esteso a tutti i lavoratori dei settori pubblici e privati. Anche in questo caso si è riscontrata una forte impennata delle prenotazioni per effettuare i vaccini, come stesso ci aveva confermato il Generale Francesco Paolo Figliuolo, che dopo le dichiarazioni sull'obbligo del Green Pass da parte del governo Draghi, aveva notato un incremento delle prenotazioni rispetto agli scorsi mesi.

Per ottenere la certificazione verde occorre:

  • aver fatto almeno una dose di vaccino e aver atteso due settimane;
  • aver fatto entrambe le dosi di vaccino;
  • essere risultati negativi a un tampone rapido o molecolare;
  • essere guariti dal covid da meno di sei mesi.

Per chi non vorrà sottoporsi alla somministrazione del vaccino anti covid, come scritto sopra, ci sarà la possibilità di effettuare dei tamponi che rimarranno validi 48 ore, anche se il Governo sta pensando di prorogare la validità del tampone fino a 72 ore.

Il Presidente del Consiglio dei ministri, inoltre, su una cosa è certo: i tamponi saranno a carico del lavoratore che non vorrà vaccinarsi, oppure, come nel recente caso di Naturasì, del datore di lavoro che provvederà a pagare i tamponi ai dipendenti non vaccinati e sprovvisti di Green Pass

Questa decisione dell’ex capo della BCE, però, ha surriscaldato gli animi dei rappresentanti delle Parti Sociali, tra cui Maurizio Landini, segretario della CGIL, che ha affermato:

“Le persone non devono pagare per andare a lavorare.”

Secondo Landini, infatti, lo Stato dovrebbe pagare i tamponi ai cittadini almeno fino alla fine dell'anno. Dall'altro lato, però, il Premier è irremovibile dalla sua posizione: i tamponi non saranno pagati dalla collettività.