E’ iniziato il conto alla rovescia poiché, tra poco più di tre giorni scatterà l’obbligo di avere con sé il Green Pass per recarsi sul posto di lavoro. 

L’obbligo è stato esteso a tutti i lavoratori, sia del settore pubblico, che del settore privato. Il 15 ottobre, infatti, chi non avrà la Certificazione Verde Covid, non potrà entrare nel luogo di lavoro. 

In questo mese di tempo, da quando è stato dato l’annuncio dal Presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, i datori di lavoro si sono dovuti organizzare per adottare le misure organizzative idonee per poter verificare che i propri dipendenti abbiano o meno il documento obbligatorio

Qualora non dovessero essere rispettate le regole, sia il titolare dell’azienda, che il lavoratore, potrebbero incorrere in sanzioni fino a 1.500 euro

Sempre il datore di lavoro dovrà procedere a nominare, con atto formale, il soggetto, o più, interno all’azienda che dovrà effettuare i controlli a tal proposito. Vediamo insieme tutte le novità a riguardo, comprese le sanzioni per chi non sarà in possesso del documento, che potranno arrivare fino a 1.500 euro. 

In molti, però, sembrano non essere d’accordo con le scelte dell’esecutivo. Nei mesi scorsi, infatti, è stato creato un Comitato No Green Pass, che ha dato vita a una raccolta firme per un referendum abrogativo per quel che concerne le disposizioni legislative in materia di Certificazione Verde.

Ma non solo, poiché proprio durante il week-end abbiamo visto cortei No Green Pass in tutta Italia, alcuni di questi, poi, si sono conclusi nel peggiore dei modi. 

Vediamo ora tutte le novità sulla Certificazione Green, le manifestazioni e il referendum abrogativo.

Green Pass obbligatorio sul posto di lavoro: i lavoratori

Da venerdì 15 ottobre 2021 i lavoratori che arriveranno sul posto di lavoro senza avere con sé un Green Pass valido, verranno considerati ‘assenti ingiustificati’. Inoltre, per tutte le giornate di assenza ingiustificata, costoro non percepiranno la retribuzione. 

Ricordiamo che per avere una Certificazione Verde in corso di validità occorrerà:

  • Essere guariti dal Covid-19 negli ultimi sei mesi; 
  • Aver effettuato un tampone nelle ultime 48 ore;
  • Essersi sottoposti al vaccino.

Con il vaccino, però, leggiamo:

“La Certificazione verde COVID-19 per vaccinazione (prima dose) viene generata automaticamente dalla Piattaforma nazionale-DGC dopo 12 giorni dalla somministrazione ed è valida dal 15° giorno dal vaccino fino alla data della seconda dose.”

In poche parole, dopo la prima dose il Green Pass arriva dopo 12 giorni e resta valido fino al giorno della seconda dose. Dopo la seconda dose il Green Pass entro un paio di giorni

Dopo la seconda dose, il Green Pass sarà valido per dodici mesi. 

Coloro che non vorranno fare il vaccino anti Covid-19, dovranno sottoporsi a un tampone ogni 48 ore

È obbligo del lavoratore, inoltre, partecipare in maniera propositiva e diligente alle nuove misure attuate dal Governo e dal datore di lavoro all’interno dell’azienda, per prevenire la diffusione del Covid-19

Se, però, il lavoratore non vorrà rispettare le regole, oltre a non percepire la retribuzione per i giorni di assenza ingiustificata, non andrà incontro a delle conseguenze disciplinari e non perderà il proprio impiego. 

Qualora, però, il lavoratore non dichiarerà di non possedere la Certificazione obbligatoria Covid-19, e verrà scoperto privo di documentazione sul luogo di lavoro, sarà sottoposto a sanzioni amministrative che potranno variare dai 600 euro ai 1.500 euro. 

In questo caso, il lavoratore potrà andare incontro a provvedimenti disciplinari. Se, infine, il Green Pass in possesso del lavoratore risulterà falso o di un altro soggetto, il lavoratore in questione andrà incontro al reato di falsità materiale o al reato di sostituzione di persona.

Green Pass obbligatorio sul posto di lavoro: il datore di lavoro

Secondo le ultime disposizioni governative, è possibile che i controlli non debbano essere effettuati solamente all’ingresso del posto di lavoro, ma anche durante la stessa attività lavorativa, con una forma di controllo “a campione”.

Se il datore di lavoro non dovesse rispettare l’obbligo di effettuare i controlli sul posto di lavoro, per verificare che i propri dipendenti risultino in possesso del Green Pass, andrebbe incontro a delle sanzioni amministrative comprese tra i 400 euro e i 1000 euro, con possibilità di raddoppio qualora il proprietario dell’azienda continuasse a non effettuare controlli.

Inoltre, il datore di lavoro ha l’obbligo di mettere in atto tutte le misure più idonee per impedire il verificarsi di eventi dannosi che possano minare la salute e la sicurezza dei propri dipendenti.  

Per questo se un lavoratore dovesse contrarre il virus Covid-19 nel posto di lavoro, a seguito della scarsa qualità dei controlli, al proprietario dell’impresa potrebbe essere contestato il reato di lesioni personali colpose

Ma si potrebbe arrivare anche al reato di omicidio colposo qualora il lavoratore dovesse venire a mancare proprio a seguito del contagio sul proprio posto di lavoro. 

Sia il reato di lesioni personali colpose, sia quello di omicidio colposo avrebbero anche delle aggravanti concernenti la violazione delle disposizioni del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro.

In ogni caso, prima di accusare il datore di lavoro dei reati di omicidio o lesioni colpose, occorrerà verificare la posizione del lavoratore: se questo era in possesso di Green Pass e se rispettava tutte le norme anti Covid

La difficoltà, però, sarà nel dimostrare, che il contagio del lavoratore, e il suo eventuale decesso dovuto al virus, si sia verificato proprio nel luogo di lavoro e non in altri luoghi. Ma soprattutto, dovrà essere dimostrato se il contagio è avvenuto a causa dell’inosservanza delle norme. 

Referendum Abrogativo Green Pass

Nel frattempo, i cittadini contrari al Green Pass stanno continuando a raccogliere le firme sul sito ufficiale del Referendum Abrogativo, per questo è stato formato un comitato composto dall’avvocatessa di Salerno Olga Milanese, o il docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma, Luca Marini, già vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica; 

oltre che il professor Francesco Benozzo docente di filologia romanza all’Università di Bologna e responsabile scientifico di centri di ricerca internazionali di antropologia, linguistica e consapevolezza civica.

Secondo il comitato No Green pass e i loro seguaci, la carta verde non è altro che uno strumento di discriminazione in contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico.

Secondo i molti, tra cui i membri del comitato e i cittadini contrari alla certificazione, il Green Pass:

“mira a creare fazioni e schieramenti, a instillare l'odio sociale, a distruggere le fondamenta stessa della Costituzione repubblicana”.

Comitato No Green Pass e numerosi cittadini affermano, infatti, che la Certificazione Verde minerebbe 

  • L’articolo 3 della Costituzione italiana;
  • L’articolo 32 della Costituzione italiana; 
  • Alcuni principi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948.

Per questo è stata organizzata una raccolta firme, fisica e digitale, per un referendum abrogativo Green Pass. L’obiettivo di questi cittadini e del comitato è raccogliere almeno 500 firme e depositarle entro il 31 ottobre 2021.

Sul referendum si è espresso il Generale Francesco Paolo Figliuolo, Commissario Straordinario per l’Emergenza Covid nominato dal Presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi. Secondo Figliuolo, infatti, il referendum non è altro che uno strumento di democrazia.

Gli strumenti di democrazia, quando sono adottati correttamente, vanno bene. Secondo il Generale, saranno poi i cittadini a scegliere, sulla base delle loro scelte. 

L’assalto alla CGIL: manifestazioni No Green Pass

Nel frattempo, da Nord a Sud sono iniziate le proteste per l’adozione del Green Pass e per l’estensione del suo obbligo anche sul posto di lavoro. 

Questo week-end, infatti, molte sono state le città coinvolte da manifestazioni dei No Green Pass, che richiedono l’abolizione della misura. 

Alcune di queste, però, sono finite nel peggiore dei modi, come la manifestazione nella Capitale, che si è conclusa con un violento assalto alla sede della CGIL

All’attacco hanno partecipato numerosi esponenti del partito Forza Nuova, pertanto, Maurizio Landini, Segretario della Cgil, ha commentato:

“Un atto di squadrismo fascista. Un attacco alla democrazia e a tutto il mondo del lavoro che intendiamo respingere. Nessuno pensi di far tornare il nostro Paese al ventennio fascista.”

Subito, i partiti di sinistra hanno proposto lo scioglimento di Forza Nuova, come stesso ha affermato il segretario del Pd, Enrico Letta, che su Twitter ha scritto:

"È l'ora di sciogliere Forza Nuova"

Ciò che è accaduto domenica è un puro atto di violenza, celato dietro la scusa della manifestazione No Green Pass. Si sa, infatti, che Landini, rappresentante della Cgil, assaltata dagli estremisti, è stato l’unico a prendere parte nei confronti dei No Green Pass.

Come? Maurizio Landini, in un incontro con il Professor Draghi, è stato il solo a chiedere che lo Stato pagasse i tamponi per coloro che non volevano fare il vaccino. Proposta poi respinta dal Premier. 

Insomma, stando ai fatti e alle affermazioni di Landini, la Cgil era l’ultimo luogo in cui “manifestare”, ma domenica scorsa, a Roma, tutto è sembrato, fuorché una manifestazione.