L’uscita lenta dall’emergenza pandemica ha comportato cambiamenti sostanziali nelle vite di tutti. Dopo l’obbligo delle mascherine al chiuso, il Green pass è sicuramente lo strumento che più si è imposto nel quotidiano degli italiani. 

Il certificato che attesta l’avvenuta guarigione, vaccinazione o test negativo nelle ultime 48 ore è però anche oggetto di molte polemiche. L’estensione del suo utilizzo in altri settori oltre che la ristorazione, dove è già obbligatorio, ha creato discussioni all’interno della maggioranza che sostiene il governo di Mario Draghi. 

Proprio questi malumori sono alla radice dell’approccio lento e graduale che il governo sta assumendo riguardo alla campagna di estensione del pass sanitario. Il primo decreto di Draghi è stato solo parziale, ma il premier ha più volte fatto capire che la strada è segnate. Il Green Pass sarà sempre più utilizzato in tutti gli ambiti della vita post pandemia. 

Oltre al Green Pass nell’ultimo decreto del governo ha fatto capolino anche un altro strumento per combattere la pandemia, l’obbligo vaccinale. Per ora è stato esteso solo al personale non medico delle RSA, ma Draghi ha già fatto capire che se fosse necessario per raggiungere un’adeguata copertura vaccinale, non esiterebbe ad estenderlo all’intera popolazione. 

Obbligo vaccinale e Green Pass, cosa dice il decreto di Draghi

Il 9 settembre 2021 tramite decreto il governo Draghi approvava le nuove misure per contrastare la pandemia e favorire la ripartenza. Buona parte dei commentatori sono rimasti sorpresi per la limitatezza delle norme, che non toccavano diversi settori che ci si aspettava sarebbero stati regolati tramite Green Pass o obbligo vaccinale.

Il primo passo compiuto dal decreto è estendere l’obbligo vaccinale, quindi non soltanto il Green Pass a tutti gli operatori delle RSA a partire dal 10 ottobre. Il personale medico e sanitario delle strutture per anziani era stato il primo ad essere sottoposto alla vaccinazione, dato l’altissimo numero di decessi registrati da queste strutture durante la prima ondata della pandemia da Covid-19. 

Ora però l’obbligo di essere immunizzati con entrambe le dosi del vaccino è stato esteso anche al personale non sanitario, come addetti alla pulizia o ad altri servizi. Inoltre questo obbligo si estende non solo alle RSA, ma anche a tutte le strutture residenziali, socio-assistenziali e sociosanitarie.

L’altra misura contenuta nel decreto legge riguarda la scuola. Nonostante le polemiche, il governo ha esteso l’uso del Green Pass per ottenere l’accesso a qualsiasi struttura scolastica, dalle scuole elementari ai corsi serali, passando per le università. Ad essere inclusi nel decreto sono anche i genitori degli alunni che avessero necessità di accedere alla scuola, ma non agli studenti, fatta eccezione per quelli universitari. 

Le voci contro il Green pass e l’obbligo vaccinale

L’approvazione di questo decreto non è avvenuta però senza intoppi. Diverse voci, sia della politica che della società civile, si sono levate contro l’obbligo della certificazione sanitaria. Altri invece si oppongono con forza all’obbligatorietà del vaccino. Nonostante le tanti voci contrarie, il governo però sembra intenzionato a continuare per la sua strada. 

Mentre il governo approvava il decreto per l’estensione del Green Pass la Camera dei Deputati approvava le prime misure già attuate tramite decretazione d’urgenza, quelle che riguardavano ristoranti e cinema. In questo frangente si è consumata una spaccatura all’interno della Lega, e quindi anche in seno alla maggioranza. 

Un centinaio di deputati del partito di Matteo Salvini, circa due terzi del totale, hanno infatti votato un emendamento di Fratelli d’Italia che se approvato avrebbe fatto saltare l’obbligatorietà del certificato verde per i ristornati. Questo fatto ha causato malumori non solo nella maggioranza, ma nel partito stesso, che non sembra riuscire a trovare una sintesi comune su questo tema, spaccato tra la lealtà al governo e quella all’alleanza di centrodestra. 

Intano anche dalla società civile si sono alzate voci critiche del Green Pass. La più ripresa dai giornali in questi giorni è quella del professor Alessandro Barbero, acclamato divulgatore storico e docente all’Università del Piemonte Orientale che ha firmato un appello contro l’obbligo del pass in università. 

Nonostante la sua giustificazione e la precisazione di essere a favore dell’obbligo vaccinale più che del Green Pass, il professore ha ricevuto critiche per i toni No-Vax assunti da alcuni degli altri firmatari dell’appello. 

Infine eni giorni scorsi, a seguito di un’indagine dei Carabinieri sono state iscritte nel registro degli indagati otto persone membri di un gruppo Telegram No-Vax. I soggetti minacciavano azioni violente contro il parlamento e il presidente del consiglio in caso di approvazione dell’obbligo vaccinale. 

Obbligo vaccinale e Green pass a scuola, come si applica

Tra le voci contro il Green Pass nei giorni precedenti all’approvazione del decreto spiccava anche quella dei presidi. I direttori scolastici erano preoccupati per i problemi logistici che il controllo del pass sanitario avrebbe causato al rientro a scuola. 

Anche se le preoccupazioni sembravano esagerate, non erano però prive di fondamento. Le scuole infatti non possono, per questioni di privacy, chiedere ai docenti se hanno effettuato il vaccino, ma solo se hanno il Green Pass. La certificazione si può ottenere anche con un tampone negativo, ma dura in quel caso 48 ore, quindi non c’è la sicurezza che un pass controllato una volta duri tutto l’anno. 

Per semplificare la procedura il governo ha messo a disposizione delle scuole una piattaforma informatica che risolve questo problema. Permettendo al governo di gestire i dati, la piattaforma indica l’eventuale necessità di presentare un Green Pass e comunica le sospensioni senza che le scuole possano vedere i dati dei singoli. 

Questo espediente permetterà anche di attuare la procedura annunciata dal Ministro della Sanità Speranza per permettere agli studenti di togliere le mascherine in classe. In caso tutti i presenti in un’aula siano in possesso del Green Pass infatti sarà possibile fare lezione a viso scoperto. 

Obbligo vaccinale, Conad e gli altri supermercati

Mentre alò governo tentenna e attende che le acque si calmino, i privati procedono invece verso l’applicazione dell’obbligo vaccinale all’interno delle loro aree di competenza. A muoversi per prime sono state le catene di supermercati, con in testa Conad

L’amministratore delegato della catena Francesco Pugliese ha infatti annunciato, in un intervento alla trasmissione Quarta Repubblica di Rete 4, l’intenzione di non permettere di lavorare ai dipendenti che si rifiuteranno di presentare il Green Pass. 

La via scelta dal dirigente sembra quella dell’aspettativa non retribuita. Questa iniziativa fa seguito all’impegno della catena riguardo alla diffusione del vaccino, mettendo a disposizione strutture vaccinali interne per i suoi 65.000 dipendenti. 

Sui social i No-Vax hanno inscenato proteste e invitato a boicottare Conad in risposta all’iniziativa. Ma anche le altre catene italiane sembrano pronte a seguire strade simili e a rendere difficile lavorare per i dipendenti senza certificazione verde. 

Obbligo vaccinale, i piani futuri del governo

Nel frattempo il governo pianifica i prossimi passi che estenderanno l’uso del Green Pass e l’obbligo di vaccinazione. Proprio i supermercati e gli altri settori a stretto contatto con il pubblico sembrano essere le prossime tappe dei decreti dell’esecutivo. A rallentare il procedimento sono i malumori della Lega, che però non rappresentano una minaccia per i numeri parlamentari della maggioranza. 

Dopo il settore privato a stretto contatto con il pubblico, il governo agirà anche sui dipendenti della Pubblica Amministrazione. Gli addetti alle funzioni dello stato saranno obbligati ad avere un Green Pass per potersi presentare sul posto di lavoro. Il Ministro Brunetta ha comunque rassicurato che il 15% delle funzioni della PA continuerà a svolgersi da remoto.

Infine toccherà probabilmente anche ai lavoratori di tutti i settori privati. A quel punto però il governo spera di aver raggiunto una copertura vaccinale tale da rendere la norma quasi ridondante. Lo conferma il generale Figliuolo, a capo della campagna vaccinale, che ha posto come nuovo obbiettivo il 90% di copertura degli over 12. 

I risultati della campagna vaccinale sono eccellenti, con oltre l’80% della popolazione oltre i dodici anni immunizzata. La variante Delta, molto più contagiosa, presenta però nuove sfide e prospetta anche l’inoculazione di un secondo richiamo, la terza dose, per i soggetti più fragili.  

Obbligo vaccinale, anche gli USA verso l’implementazione

Intanto anche nel resto del mondo i vari paesi si adeguano alla situazione e si armano per assicurare una pacifica uscita dalla pandemia. Se in Europa il Green Pass si è rivelato uno strumento fondamentale, negli Stati Uniti l’assenza di una certificazione e la riluttanza della popolazione a vaccinarsi sta costringendo il presidente Biden a misure straordinarie. 

Dopo un inizio rapidissimo infatti gli USA hanno subito una dura battuta d’arresto nel procedere della campagna vaccinale. Nonostante la struttura funzioni, la popolazione di determinate aree del paese non sta rispondendo e la copertura vaccinale con due dosi è ferma al 54%. 

Per velocizzare la campagna il presidente Biden ha annunciato che tutti i dipendenti federali, quindi quelli impiegati direttamente dal governo di Washington DC e non dai singoli stati, saranno obbligati a sottoporsi al vaccino. Inoltre tutte le aziende con più di 100 dipendenti dovranno assicurarsi che i propri lavoratori siano vaccinati. In alternativa potranno eseguire dei test ogni settimana, in modo da limitare la diffusione del virus. 

Queste decisioni hanno causato fortissime proteste all’interno del paese, anche a causa del diverso approccio alle libertà personali che gli americani da sempre hanno, e dell’insofferenza della popolazione verso le imposizioni del governo.