La confusione che nei mesi scorsi ha avuto per oggetto le dosi di vaccino Astra Zeneca, è nota. Dapprima era consigliato solo ai più adulti, poi è stato autorizzato per tutte le fasce di età. Infine solo a chi avesse più di 60 anni, chiedendo ai più giovani che avevano già ottenuto la prima dose, di farsi iniettare un tipo diverso di preparato per la seconda.

Inevitabile che chi sia finito in mezzo a questo caos, fatto di prese di posizione e poi di improvvisi cambi di rotta, per poi tornare al punto di partenza sia almeno disorientato, e molte volte piuttosto preoccupato per gli effetti che potrebbe avere, anche a lungo temine il preparato che gli è stato iniettato. 

Per dare un risarcimento, almeno di tipo economico, a tutte queste persone è partita dal 14 giugno la raccolta di adesioni a una class action da parte di Codacons. In effetti iniziative di questo genere non sono nuove, neppure con riferimento a questa campagna vaccinale. La novità è che la richiesta non sarebbe riservata solo a chi abbia avuto dei danni accertati alla salute, come succede di solito.

L’invito infatti è rivolto anche a chi ritenga di aver ricevuto un danno non patrimoniale. In particolare oltre al danno biologico, a quello previsto per legge a chi sia stato danneggiato da una vaccinazione obbligatoria è stato aggiunto anche quello derivante dal timore di ammalarsi. 

Questa richiesta di danni è pensata per tutti gli under 60 a cui sia stata iniettata la prima dose di Astra Zeneca nel periodo in cui sembrava che il vaccino fosse adatto anche a quella fascia di età. Vaccinati, che poi sarebbero stati lasciati in balia dei loro timori.

Danni da paura da vaccino

Codacons basa la sua richiesta di danni sostenendo che in effetti il danno derivante dalla paura di ammalarsi, nello specifico non a causa di un vaccino ma per altre ragioni, è già stato introdotto nel nostro ordinamento. Lo ha fatto la Corte di Cassazione facendo seguito ai numerosi ricorsi che avevano come oggetto il risarcimento dei danni che sono seguiti al dramma che si è verificato nel 1976 a Seveso, quando una nube tossica fuoriuscita da una fabbrica ha portato morti, malattie e panico.

La Corte di Cassazione con la sentenza numero 2515 del 21 febbraio 2002 ha stabilito che

il danno morale derivante dal timore di avere delle conseguenze fisiche o comunque alla salute a causa di essere stati sottoposto ad elementi che con certezza sono stati dimostrati essere potenzialmente dannosi deve essere risarcito in modo automatico.

Non serve a questo proposito che la vittima dimostri di avere effettivamente subito delle conseguenze di tipo patrimoniale.

Quale il risarcimento per timore di danni da vaccino

Il Codacons ha quantificato nella cifra di 10.000 euro quella che è ritenuta equa dare a che abbia meno di sessant’anni, abbia ricevuto almeno una dose di vaccino Astra Zeneca e si trovi in condizioni di turbamento psicologico, perché teme di andare incontro a effetti collaterali di rilievo.

Tale stato dovrà essere dimostrato da chi sostiene di trovarvisi, con un certificato medico redatto da uno specialista che confermi, anche a seguito di controlli ripetuti nel tempo che lo stato di disagio o di ansia derivi proprio da quella ragione. Starà, alla resa dei conti, al giudice stabilire se in effetti la sentenza della Cassazione richiamata possa essere estesa anche a casi di questo tipo.

Cosa è il danno biologico da vaccino

La seconda richiesta, dell'associazione è che venga valutata anche l’esistenza di un danno biologico: un altro concetto difficilmente delineabile. In questo caso sarà necessario dimostrare innanzitutto un nesso di correlazione tra il vaccino iniettato e il danno che si lamenta. Inoltre sarà necessario affidarsi ad un perito che quantifichi l’entità dello stesso e stabilisca quale sia un risarcimento economico equo.

La Corte di Cassazione con la sentenza numero 11039 del 12 maggio 2006 ha stabilito che per danno biologico si intendono tutte le conseguenze negative che derivano da un fatto a una persona, che non possano essere ricomprese in quelle meramente patrimoniali o nei danni di tipo psicofisico.

Una sentenza più recente della Corte di Cassazione la 27482 del 2018 ha precisato che è costituito dall’incidenza negativa sulla vita quotidiana e di relazione. Si differenzia anche dal danno di tipo morale che è costituito dalla sofferenza interiore dovuta alla malattia o alla menomazione.

Come si vede si tratta di un concetto piuttosto difficile da definire. In questo senso avrà un ruolo fondamentale la sensibilità e la capacità di giudizio del Tribunale che si occuperà di stabilire l’entità del danno e di conseguenza di quello del risarcimento.

Cosa è l’indennizzo previsto dalla legge 201 del 1992

Il nostro ordinamento stabilisce che in caso un soggetto che si sia sottoposto a una vaccinazione obbligatoria o che abbia ricevuto trasfusione con emoderivati abbia diritto a un risarcimento a carico delle Stato nel quale riporti dei danni. Esistono delle tabelle allegate alla legge 201 del 1992 che determinano l’entità della pensione di invalidità che sarà garantita sulla base del tipo di danno riportato e della presumibile durata dello stesso.

Chi abbia ricevuto l’indennizzo, avrà sempre facoltà d chiedere un aumento dello stesso nel caso la sua situazione sanitaria si sia aggravata. La domanda deve essere fatta tassativamente entro sei mesi dal momento in cui entrano a conoscenza del peggioramento.

Nel caso invece le malattie siano più di una è possibile chiedere un indennizzo aggiuntivo che sarà pari al 50% di quello previsto per la patologia più grave.

In caso di decesso gli eredi possono chiedere un indennizzo una tantum pari alla somma di 77.468,53 euro richiedibile entro dieci anni dalla data del decesso. Eventualmente potranno ottenere anche i ratei maturati e non riscossi dal defunto.

Chi ha diritto all’indennizzo per danno da vaccino

La legge 210 del 1992

fa un elenco dei soggetti che possono essere beneficiari dell’indennizzo in caso abbiano riportato un danno. Si tratta delle persone che a seguito di una trasfusione siano stati contagiati in modo irreversibile da epatite o da infezione da HIV e quelli con danni da vaccino obbligatorio.

In particolare chi abbia riportato qualsiasi tipo di danno a seguito di un vaccino obbligatorio per legge o comunque imposto con una ordinanza di un’autorità sanitaria. Inoltre chi lavorando all’estero si sia sottoposto a un vaccino che pur non essendo obbligatorio sia comunque considerato necessario per accedere allo stato straniero e alle funzioni che ci si appresta a svolgere. Inoltre i sanitari che parimenti abbiano assunto vaccini necessari.

A questi si aggiungono: il figlio che abbia subito danni da vaccino dalla madre durante la gestazione, chi abbia avuto danni da contatto con persona vaccinata e gli operatori sanitari che per le loro funzione siano entrati in contatto con sangue o emoderivati infetti.

A proposito del vaccino contro il covid 19 si tratterà di valutare se l’adesione facoltativa alla vaccinazione sia effettiva, o se di fatto l’esistenza del green pass e di restrizioni a carico di chi non si sia immunizzato non possa essere considerato come un obbligo.

Come presentare la domanda per danni da vaccino

La domanda di risarcimento ai sensi della legge 210 del 1992 deve essere

presentata alla propria asl di appartenenza. La stessa si occuperà dell’istruttoria e della verifica della completezza dell’istanza. Se tutto risulterà in regola il ricorrente sarà convocato dalla commissione medica ospedaliera.

I termini per la presentazione della domanda sono di tre anni per chi lamenti un danno da vaccino o da trasfusione, tranne per chi sia stato contagiato da HIV per i quali il limite sale a dieci anni

I termini iniziano a decorrere dal momento in cui il soggetto abbia conoscenza del danno subito. In sostanza si può presumere che sia il momento in cui il medico certifichi che ci sia una malattia e ne sia stabilita la correlazione con l’iniezione.

La CMO è l’unico organismo abilitato a stabilire se in effetti cì sia un collegamento tra il danno lamentato dal ricorrente e il vaccino o la trasfusione. Della decisione sarà data comunicazione sia all’asl che all’interessato. Questo ultimo avrà eventualmente trenta giorni di tempo per presentare ricorso.

Come presentare ricorso se il danno da vaccino è negato

Il ricorso come detto va presentato entro tenta giorni dal momento in cui si ha avuto notizia della decisione della commissione. La legge a questo proposito parla di notifica del giudizio o di piena conoscenza dello stesso.

A questo proposito potrebbero esserci differenze tra le due date solo nel caso per esempio il plico sia stato ritirato dal familiare perché l’interessato era assente. Solo in quel caso la data di inizio si sposta fino a quella dell’effettiva lettura della comunicazione. Fatto che naturalmente deve essere dimostrato.

Competente a decidere sul ricorso è il Ministero della Salute, al quale deve essere inviata la documentazione, anche attraverso la casella di posta certificata dgvesc@postacert.sanita.it. Un decreto ministeriale con l’esito dell’istruttoria sarà inviato all’interessato.

Se l’esito fosse ancora insoddisfacente rimane la possibilità di fare un ricorso ordinario che dovrà essere presentato con l’assistenza di un legale, presso il Tribunale del lavoro.

Come aderire alla class action di Codacons per ottenere i danni da vaccino

Per class action o azione collettiva si intende un ricorso presentato davanti a un tribunale a nome di un numero elevato di cittadini che lamentino tutti di aver subito lo stesso torto. Si basa un po’ sul sistema di: l’unione fa la forza, abbattendo i costi intesi sia in termini economici, che in termini di tempo da dedicare alla causa e avendo la possibilità di avere a disposizione legali specializzati nel settore.

L’azione è riservata solo a chi non avesse ancora compiuto i sessant’anni al momento in cui ha ricevuto almeno una dose del vaccino Astra Zeneca. L’associazione dei consumatori ha predisposto, per chi intenda aderire un modulo di preadesione, che dovrà essere compilato con i propri dati personali.

Gli interessati saranno poi ricontattati e riceveranno, nel caso continuino a mostrare interesse per l’azione, le indicazioni per i successivi passi da fare.