Il permesso di soggiorno è un documento indispensabile, da avere sempre a portata di mano, per gli stranieri che si trovino in Italia. In effetti messa così sembra una cosa semplice, ma in realtà ci sono diversi tipi di permesso: c’è la carta di soggiorno che è diretta ad utenti diversi e c’è il visto che va fatto ancora prima di arrivare sul suolo italiano e che comunque integra, ma non sostituisce il permesso.

Non tutti gli stranieri, poi sono uguali: un conto sono quelli appartenenti alla Unione Europea, un altro quelli provenienti da paesi extra UE, tra i quali di recente è entrato anche il Regno Unito. Altra questione è chi arriva nel belpaese da solo, o chi ci arriva per congiungersi con un familiare.

Ma neppure le ragioni per cui si entra in uno stato straniero sono trattate tutte allo stesso modo: innanzitutto l’ingresso deve essere regolare, in secondo luogo è necessario dichiarare che cosa si vuole fare e in base a quello variano le pratiche da completare e la durata e gli effetti del permesso.

Che cosa è il permesso di soggiorno

Secondo quanto si legge sul sito ufficiale della Polizia di Stato

il permesso di soggiorno è il documento che consente sia agli stranieri che agli apolidi di soggiornare in modo regolare in Italia. Sempre che si rispettino le norme e i regolamenti.

Con stranieri si intendono le persone che abbiano la cittadinanza di uno stato qualsiasi, purché diverso dall’Italia. In effetti non tutti gli stranieri sono uguali: innanzitutto i cittadini dell’Unione Europea hanno uno status che si avvicina molto a quello dei connazionali.

Ci sono poi quelli che provengono da paesi con i quali sono stati firmati dei trattati che prevedono, a condizione di reciprocità, particolari agevolazioni.

Categoria diversa sono gli apolidi. Si tratta di persone che sono prive di una cittadinanza: che non fanno capo ad alcuno stato, ma che comunque soggiornano da qualche parte e in quel luogo hanno diritto di fissare, se ce ne sono le condizioni, la residenza.

In sostanza è un foglio, ma è possibile ottenere anche una tessera elettronica, dove sono registrati i dati del titolare, la data di scadenza e sommariamente il tipo di permesso, nel caso sia legato allo svolgimento di attività lavorativa, di studio o di altra natura.

Non va considerata come una mera formalità, perché esserne in possesso attesta di essere presente sul territorio italiano in modo regolare, e consente inoltre di accedere ad alcuni servizi e in alcuni casi anche di godere di sussidi e aiuti pubblici.

Esserne privo, a meno che ci sia una ragione più che valida, comporta invece l’emissione di un decreto di espulsione. Stesso risultato nel caso sia stato alterato, o si tratti di un documento falso o che non concordi con il documento di identità che parimenti deve sempre essere a portata di mano.

Differenze tra carta di soggiorno e permesso di soggiorno

A partire dal 2007 sono cambiate le regole per l’accesso degli stranieri in Italia in particolare per quelli che siano cittadini di un paese non comunitario. Con il Decreto Legislativo numero 30 del 2007

è stata introdotta la carta di soggiorno: termine che indica il documento di cui devono dotarsi gli stranieri extracomunitari che siano familiari di cittadini comunitari o italiani che risiedano sul territorio nazionale e che siano in regola con tutti i requisiti previsti per legge.

Con il termine permesso di soggiorno ci si riferisce al documento rilasciato ai cittadini di paesi extra UE che vogliano vivere e lavorare sul territorio italiano. Possono essere rilasciati per lavoro sia subordinato che autonomo nel caso il richiedente abbia già un contratto, ma anche in attesa di occupazione per chi intenda cercare un’occupazione dopo l’ingresso in Italia. 

Rilasciati anche per motivi familiari nel caso si chieda il ricongiungimento con parenti che già risiedono qui, per religione, per affidamento o adozione nel caso di bambini stranieri accolti in una famiglia che vive in Italia, per motivi di studio, per missione, residenza elettiva o per ricerca. scientifica.

Permesso di soggiorno di lunga durata per soggiornanti UE

Questo permesso di soggiorno è stato introdotto nel 2007 con il DL numero 30 ed

è riservato a chi viva da almeno cinque anni in uno dei comuni italiani. La residenza durante questi cinque anni deve essere effettiva e deve inoltre essere certificata.

Questo significa che sarà necessario presentare un documento rilasciato dall’ufficio anagrafe presso cui ci si è registrati.

Il richiedente deve avere la fedina penale pulita, deve risiedere in un alloggio, indifferentemente di proprietà o in locazione, purché la casa sia idonea dal punto di vista igienicosanitario ad accogliere chi presenta domanda e le alte persone che con esso convivano.

Deve avere un reddito minimo che non sia inferiore a quello previsto per l’assegno sociale. L’entità di questo assegno è variabile e modificata in base all’andamento del costo della vita. Si aggira comunque attorno a poco meno di 6.000 euro. Richiesto infine il superamento di un esame di lingua italiana di livello A2.

Come vediamo in questo caso i requisiti da avere sono più numerosi, proprio perché si vuole dare un permesso di soggiorno di lunga durata solo a chi effettivamente si sia creato una vita stabile con un lavoro, una casa e la conoscenza della lingua. Avere questo tipo di documento, dà il via livera, quando se ne hanno gli altri requisiti, anche alla richiesta di cittadinanza.

Quanto dura il permesso di soggiorno

Il permesso di soggiorno deve essere chiesto entro otto giorni lavorativi da quello di ingresso sul territorio italiano.

La durata può variare a seconda del motivo per cui viene rilasciato. La durata massima è di due anni nel caso di studenti, di lavoratori che abbiano un contratto di lavoro a tempo indeterminato e per chi lo chieda per motivi familiari. 

In caso di contratti di collaborazione a termine la durata è quella del contratto di lavoro. Chi sia in attesa di lavoro ha diritto a un permesso della validità di un anno, eventualmente rinnovabile per altri dodici mesi, trascorsi i quali, se è ancora disoccupato deve lasciare il paese.

Per le ipotesi diverse la durata del permesso di soggiorno non può superare la data indicata sul visto di soggiorno. In ogni caso non può superare i tre mesi se rilasciato per turismo o affari. Durata massima di un anno per la frequenza di un corso di studi, con possibilità di rinnovo fino al conseguimento del diploma o della laurea in caso di corsi pluriennali.

Permesso di soggiorno chiesto in posta

Una procedura semplificata è prevista per alcune categorie di richiedenti il permesso di soggiorno. In questo caso la domanda deve essere presentata a uno degli uffici di Poste Italiane, eventualmente facendosi aiutare per compilarla da un patronato o da un comune abilitato.

Possono accedere a questa procedura chi debba solo rinnovare la precedente carta o permesso di soggiorno, per cambio di domicilio, di stato civile, cambio di passaporto, inserimento nella carta di figli o aggiornamento della foto.

Inoltre in tutti i casi in cui si abbia la necessità di chiedere un duplicato. Via libera per tutti i casi in cui il permesso sia richiesto per ragioni di lavoro di studio, o ricongiungimento familiare.

Nelle ipotesi che siano escluse da queste la richiesta deve essere presentata direttamente all’ufficio immigrazione della questura competente per il luogo dove si intende stabilire la propria residenza. Anche in questo caso si tratterà di compilare una domanda, essere identificati tramite un documento che contenga dati anagrafici, foto e impronte digitali.

Come fare domanda per il permesso di soggiorno in posta

Lo straniero dovrà presentarsi per richiedere il permesso di soggiorno in posta con il passaporto, che servirà in prima istanza per identificarlo. Dovrà poi consegnare una busta, aperta, in modo che possa essere fatta la verifica del corretto contenuto di tutti i documenti richiesti. 

Un kit che contiene tutti i moduli d compilare e le indicazioni è reperibile presso gli uffici postali e presso i patronati e i comuni che sono autorizzati ad assistere i richiedenti. La consulenza data da questi uffici è sempre gratuita. Devono invece essere pagati degli oneri di entità diversa a seconda del tipo di permesso chiesto.

Convocazione per la consegna del permesso di soggiorno

Chi abbia presentato la richiesta del permesso di soggiorno in posta, verrà in seguito convocato dall’ufficio immigrazione competente, tramite una raccomandata inviata all’indirizzo indicato nella domanda.

In quell’occasione saranno raccolte le impronte digitali e a meno che sopraggiunga la necessità di fare controlli ulteriori, gli sarà consegnato il permesso o la carta di soggiorno.

Diritti dati dal permesso di soggiorno

Il permesso di soggiorno, che deve sempre essere portato con sé, innanzitutto autorizza a rimanere in Italia in modo regolare. In secondo luogo autorizza a svolgere le attività che in esso sono indicate. Pensiamo al lavoro o allo studio, oppure alle cure sanitarie.

Consente inoltre di iscriversi all’anagrafe degli stranieri, dove sarà indicata anche la residenza. Con quell’iscrizione è possibile avere un documento di identità e il codice fiscale, e con questi accedere a tutto quanto previsto a favore degli stranieri regolarmente residenti in Italia. Pensiamo per esempio nel caso di quelli di lungo periodo all’accesso al reddito di cittadinanza o ai vari bonus e sussidi messi in campo dal governo.

Rinnovo del permesso di soggiorno

Il rinnovo deve essere chiesto almeno 60 giorni prima di quello della scadenza.

Non può comunque essere rinnovato nel caso si abbia interrotto il soggiorno in Italia per un periodo continuativo di almeno sei mesi, o per quelli di durata inferiore ai due anni per un periodo pari almeno alla metà della validità. Eccezione nel caso l’allontanamento sia dovuto alla necessità di assolvere agli obblighi del servizio militare o per gravi motivi.

Il rinnovo deve essere fatto seguendo la stessa procedura previsa pe la prima richiesta rivolgendosi all’ufficio postale. Nel caso il rinnovo non dovesse essere accettato, verrà disposta l’espulsione, salva la possibilità di presentare ricorso.

Espulsione anche nel caso il rinnovo non sia stato chiesto entro 60 dal termine previsto come scadenza, a meno che si dimostri di non averlo fatto per motivi gravi.