Quando si rischia il pignoramento della casa cointestata, e in quali casi non è previsto

Anche la casa cointestata rischia di finire sotto pignoramento, ma ci sono dei casi in cui non è possibile procedere. Ecco quali

Se si hanno dei debiti pregressi, a seconda del loro ammontare il creditore può utilizzare contro il debitore una serie di misure, anche abbastanza pesanti.

Tra queste c’è il pignoramento, ovvero la privazione di un bene a seguito di un atto amministrativo-giudiziario a proprio carico. Misura estrema nel caso delle riscossioni, non sempre è applicabile perché la legge, bene o male, tutela il debitore in caso di applicazione del pignoramento.

Ma ci sono casi in cui, anche in condizioni più “sicure” come la cointestazione, la legge non può procedere alla tutela nei confronti del debitore, lasciando che scatti il pignoramento anche sulla casa cointestata.

Quando si rischia il pignoramento della casa cointestata

In genere cointestare un bene immobile dovrebbe garantire una protezione sulla casa in caso di pignoramenti. In realtà, stando all’articolo 599 del Codice di Procedura Civile, “possono essere pignorati i beni indivisi anche quando non tutti i comproprietari sono obbligati verso il credito”.

Poco importa se il cointestatario ha i conti in regola, se il bene è in condivisione con un debitore anche il cointestatario ne subirà le conseguenze. L’unica differenza amministrativa sarà nella notifica: il creditore dovrà notificare ad entrambi gli intestatari l’atto di pignoramento, affinché sia messo al corrente dell’inizio della procedura esecutiva.

Di contro, rimane invariata la non obbligatorietà della comunicazione dell’iscrizione dell’ipoteca sul bene immobile.

Una volta avviata la procedura, il pignoramento riguarda l’immobile nella sua totalità, non solamente la parte del debitore. Scatteranno rispettivamente la notifica del titolo esecutivo e l’atto di precetto.

E poi, in sede di udienza, il giudice valuterà come agire in ordine alle modalità di liquidazione della quota per il debitore, se con vendita dell’immobile cointestato o con separazione della quota in natura.

Nel primo caso, la casa viene messa all’asta nella sua totalità, e quanto venduto viene diviso tra il creditore e il cointestatario, con una percentuale pari al suo diritto di proprietà. Altrimenti, il giudice separa la quota spettante tra debitore e creditore, dividendo l’immobile in due parti, delle quali una verrà messa all’asta giudiziaria.

Ci sarebbe anche una terza opzione, ma totalmente a carico del cointestatario: pagare il debito che ha dato vita al pignoramento, per poi esigere la restituzione dei soldi versati.

In quali casi non è previsto il pignoramento

Da un punto di vista meramente amministrativo, non si può procedere al pignoramento se l’atto non viene notificato e trascritto ad ognuno dei proprietari del bene in questione, ma solo nel caso di “esecuzione forzata di un bene in comunione“.

Altrimenti, i casi in cui il pignoramento non è possibile sono i seguenti:

  • la proprietà risulta intestata ad un parente non abitante;

  • la proprietà è stata venduta ad un soggetto terzo “fidato” (es. amico);

  • la proprietà è sotto trust societario.

Sono strategie che possono essere controproducenti in alcuni casi. Se si intesta la proprietà ad un parente, il creditore può rivalersi sull’atto di compravendita e richiederne l’annullamento, ma solo se questo atto è relativamente recente. Se avvenuto poco dopo la sottoscrizione del debito, il rischio dell’annullamento può sussistere.

A sua volta vendere la casa ad un soggetto terzo, se fatto in tempi sospetti, può diventare motivo di richiesta di annullamento. A sua volta la cessione dell’immobile ad una società in via temporanea (appunto il trust), oltre a non essere regolamentato dalle normative italiane, è oppugnabile da parte del creditore.

Più facile è nel caso in cui il creditore non sia un privato, una banca o una finanziaria, ma l’Agenzia Entrate Riscossione. Con questi la prima casa non può essere pignorata, a meno che non si tratti del debito contratto col mutuo. E comunque, se l’immobile è una prima casa non di lusso e di sua residenza, difficilmente scatta il pignoramento.

Addirittura, se l’immobile viene messo all’interno di un fondo patrimoniale, essendo un bene “protetto”, non può essere pignorato. E lo stesso vale se il bene viene disposto sotto vincolo di destinazione, perché destinati alla tutela di uno scopo o di una persona diversamente abile.

Leggi anche: Pignoramento immobiliare, tutte le strategie per cancellarlo pagando poco e in tempi brevi

Come rendere la propria casa impignorabile

I modi per rendere la propria dimora impignorabile non sono pochi, ovviamente la loro efficacia dipenderà anche dalla tipologia del creditore, come abbiamo visto sopra.

In genere la re-intestazione del bene può funzionare, ma bisogna provvederne prima della sottoscrizione del debito, altrimenti il creditore potrebbe richiedere in sede giudiziaria l’annullamento di tutti gli atti “sospetti”, perché utilizzati a danno del creditore stesso.

Inoltre lasciare la proprietà ad altri, persone o società/trust che siano, significa non essere più legalmente capaci di gestire il proprio bene, e quindi di essere alla mercé di altri, anche se fidati.

Se un giorno il nuovo proprietario volesse utilizzare il bene per un proprio tornaconto personale, anche la semplice messa in affitto, non glielo si potrebbe impedire.

Il trust potrebbe evitare questa problematica, perché la società gestisce l’immobile nell’interesse dell’effettivo proprietario. Ma questa soluzione non è regolamentata in Italia, pertanto potrebbe risultare non fattibile.

Comunque il pignoramento viene visto come extrema ratio da parte dei creditori, perché è una procedura estremamente lunga con dei costi piuttosto elevati. Raramente viene intrapresa per il recupero di crediti poco consistenti, anche se non guarda in faccia a nessuno, neanche davanti alla presenza di minorenni o diversamente abili.

Leggi anche: Conto corrente, solo questi non sono pignorabili: ecco dove l’Agenzia non può colpire

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