Ebbene sì, nemmeno i gioielli di famiglia ereditati da zii e nonne sono al sicuro. Vuol dire che a certe condizioni possono essere pignorati, venduti all'asta per saldare i creditori con i soldi ricavati. 

Contrarre un debito senza essere sicuri di poterlo ripagare, mette il debitore in una situazione a dir poco difficile. E questo, a prescindere che il creditore sia rappresentato da un privato, da una banca, o dal fisco. La legge italiana, infatti, in caso di insolvenza cronica, stabilisce che il creditore possa soddisfare le sue pretese procedendo al pignoramento e successivamente alla rivendita dei beni di proprietà del debitore.

Chi decide i beni da pignorare? Ci sono dei gioielli impignorabili per via del loro valore affettivo? Il quesito merita una trattazione approfondita.

Come funziona il pignoramento

Innanzitutto, è bene chiarire che a seconda dei beni oggetto del pignoramento, questo può essere definito: presso terzi, immobiliare o mobiliare.

Immaginiamo che il debitore si trovi in difetto nei confronti del fisco per cartelle esattoriali scadute e mai pagate. Acclarata l’impossibilità del debitore di procedere al pagamento dovuto, il fisco potrà aggredire i suoi beni, farli propri e rivenderli tenendo il compenso ricevuto fino ad esaurimento del debito, maggiorato della sua metà.

Solitamente i beni oggetto di pignoramento sono scelti dall’ufficiale giudiziario, a cui la legge impone, però, di dar precedenza ai beni che possono prontamente essere venduti. Una volta scelti i beni da pignorare (in questa fase l’ufficiale giudiziario può essere accompagnato anche dal creditore), questi restano nella disponibilità del proprietario che ha l’obbligo di preservarli fino al giorno dell’asta, quando verranno prelevati fisicamente e messi in vendita.

Ma ci sono limiti alla pignorabilità dei beni? O l’ufficiale giudiziario è libero di scegliere quelli che preferisce? Può scavare anche tra i beni ereditati dal debitore, come gioielli di famiglia o ricordi?

Gioielli di famiglia, che succede in caso di pignoramento

Tutti conserviamo beni ereditati da genitori, nonni o bisnonni. Se per alcuni i beni ereditati si “riducono” a vecchi mobili e cassettiere, per altri questi ricordi oltre che un valore morale ne hanno anche uno economico, basti pensare a gioielli e pietre preziose.

Essendo beni il cui valore è facilmente riconoscibile, sono spesso tra le prime cose prese di mira al momento del pignoramento. Ma, avendo anche un valore morale non quantificabile, preziosi come i gioielli di famiglia sono considerabili beni pignorabili?

Non essendovi specifiche disposizioni per l’espropriazione di beni preziosi, e dovendo seguire dunque le norme generali, la risposta è sì, possono essere oggetto di pignoramento. E questo sia che siano presenti in casa sia se custoditi in cassette di sicurezza.

Giunti a questo punto, è allora lecito chiedersi se l’ufficiale giudiziario non conosca limiti nella sua attività.

Esistono beni impignorabili? Sì, sono i seguenti

L’art. 514 c.p.c. dispone la non pignorabilità di alcune cose mobili appartenenti al debitore.

La lista è lunga, e riguarda in generale tutti i beni tramite i quali il debitore esercita la propria professione, o la cui importanza emotiva è massima (anello nuziale, lettere e scritti di famiglia), o che sono ritenuti necessari perché costui possa condurre una vita dignitosa. Riportiamo di seguito degli esempi:

  • le cose sacre e quelle che servono all'esercizio del culto;
  • l'anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, alcuni elettrodomestici;
  • i commestibili e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore;
  • gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l'esercizio della professione, dell'arte o del mestiere del debitore;
  • le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in generale gli scritti di famiglia, nonché i manoscritti.