Quando scatta una procedura di pignoramento, quali sono i beni che i nostri creditori non ci possono toccare? La casa? Lo stipendio? La pensione? Ci sono beni che non possono essere toccati, altri, invece, che rischiamo di perdere nel momento in cui non siamo in grado di pagare un nostro debito.

Nel momento in cui parte una procedura di pignoramento, non tutti i beni sono pignorabili. Il creditore sarà costretto a rispettare i limiti che sono stati stabili all'interno del Codice di procedura civile e da alcune leggi speciali, che sono state varate proprio su questo argomento. Come scopriremo a breve, limiti e confini sono differenti, condizionati direttamente dal soggetto che dovrà procedere con il pignoramento. I limiti più stringenti sono posti al fisco, che per riscuotere le cartelle esattoriali si muove attraverso l'Agenzia delle Entrate Riscossioni. I creditori privati, invece, hanno margini di manovra leggermente più ampi: ed è proprio a loro che dovremo prestare un'attenzione più ampia.

Pignoramento: fin dove si può arrivare

In caso di pignoramento il legislatore ha previsto dei limiti ben precisi ai beni che possono essere pignorati: lo scopo è quello di preservare la dignità ed il sostentamento del debitore. Ci sono, pertanto, alcuni beni che la Costituzione ha provveduto ad inserire in un piano superiore rispetto a quello che è il semplice interesse del creditore. Fatta questa fondamentale premessa, è possibile elencare i beni che non potranno essere oggetto di pignoramento.

Le tipologie di pignoramento possono essere di tre tipi. Variano in base al tipo debito e da chi è il creditore. Sostanzialmente possono essere suddivisi in questo modo:

  • pignoramento mobiliare: aggredisce direttamente i beni mobili, che si possono trovare in qualsiasi luogo di proprietà del debitore (un esempio possono essere i gioielli, gli elettrodomestici ed il denaro contante);
  • pignoramento immobiliare: hanno come oggetto immobili, ville, terreni o semplici quote di queste proprietà;
  • pignoramento presso terzi: in questo caso sono i crediti che il debitore vanta verso un terzo soggetto. Questo tipo di operazione può avvenire attraverso il pignoramento del conto corrente, della pensione o dello stipendio. Solo per elencare alcuni esempi.

Sul fronte opposto esistono, poi, dei beni che sono inseriti in una sorta di zona grigia e sono:

  • i beni che non possono essere pignorati in alcun modo;
  • i beni che possono essere pignorati entro un determinato limite.

Pignoramento: quali beni mobili può colpire

Nel momento in cui l'ufficiale giudiziario si reca al domicilio del debitore, potrà pignorare tutti i beni mobili che trova al suo interno. Nel caso in cui questi dovessero appartenere ad uno dei conviventi, saranno questi a dover dimostrare di esserne proprietari. Non sarà possibile dimostrare la proprietà con un atto di vendita o con una donazione, se questa non è stata registrata e non abbia una data certa precedente al pignoramento.

Il denaro contante potrà essere prelevato dall'ufficiale giudiziario, che potrà aprire cassetti, armati od eventuali cassette di sicurezza. Anche i gioielli potranno essere prelevati, sempre che non abbiano uno scarso valore commerciale. Televisori, tappeti, lampadari, computer e consolle per i videogiochi potranno essere pignorati senza alcun problema. L'ufficiale giudiziario potrà procedere a scegliere i beni da pignorare, dando la precedenza a quelli che possano essere venduti più facilmente. Avrà premura di sacrificare il meno possibile gli i beni affettivi del debitore e quelli che abbiano un'evidente utilità quotidiana: questi saranno risparmiati, se ci sono altri beni di pari valore commerciale.

Tra i beni mobili, ce ne sono alcuni che risultano essere assolutamente impignorabili. Sono i seguenti:

  • anello nuziale;
  • vestiti;
  • biancheria;
  • letti, tavoli per i pasti con le relative sedie;
  • armadi, guardaroba, cassettoni, frigorifero, stufe e fornelli di cucina;
  • lavatrice, utensili di casa e di cucina unitamente al mobile idoneo a contenerli, in quanto indispensabili al debitore e alle persone della sua famiglia che convivono con lui. Sono invece pignorabili i mobili di rilevante valore economico, anche per accertato pregio artistico o di antiquariato (a meno che non si tratti del letto);
  • cibo e combustili necessari per il riscaldamento;
  • opere sacre ed oggetti sacri;
  • lettere, manoscritti o registri, sempre che non facciano parte di una collezione;
  • animali di affezione o compagnia;
  • beni in usufrutto legale.

Gli strumenti di lavoro rientrano, invece, tra quelli che sono considerati come relativamente impignorabili.

Pignoramento della casa

Nel caso in cui il creditore sia un soggetto privato, la casa è bene sul quale è possibile agire per ottenerne il pignoramento. Quando il creditore è il fisco, che agisce tramite l'Agente per la riscossione esattoriale, la prima casa non può essere pignorata. Non sarà possibile procedere con il pignoramento solo e soltanto nel caso in cui:

  • il debitore non risulti proprietario di altri beni immobili, nemmeno per una quota minoritaria;
  • l'abitazione non deve essere di lusso (non dovrà appartenere alle categorie catastali A/1, A/8 o A/9);
  • l'immobile è adibito a civile dimora;
  • la casa sia luogo di residenza;

Nel caso in cui dovessero mancare i requisiti appena citati, l'immobile risulta essere pignorabile. Ma devono verificarsi le seguenti condizioni:

  • deve essere stato contratto un debito superiore a 120.000 euro;
  • il valore di tutti gli immobili di proprietà del creditore deve superare i 120.00 euro;
  • il creditore dovrà aver iscritto un'ipoteca sull'immobile e, da quando lo ha fatto, devono essere trascorsi almeno sei mesi senza che il debitore abbia pagato il proprio debito.

Dal momento in cui scatta il pignoramento, il debitore potrà continuare a rimanere all'interno della casa, fino a quando questa non sia venduta. Non dovrà però, avere dei comportamenti tali che possano pregiudicare l'asta e la successiva vendita dell'immobile.

Stipendio e pensione: quando possono essere pignorati!

Non si potrà procedere con il pignoramento dello stipendio presso il datore di lavoro, prima che quest'ultimo abbia provveduto a versarlo al dipendente. Il creditore potrà mettere mano, al massimo, sul quinto netto della busta paga. Nel caso in cui il creditore dovesse essere il fisco, i limiti del pignoramento scendono a:

  • un decimo, nel caso in cui lo stipendio sia inferiore a 2.500 euro;
  • un settimo, se lo stipendio oscilla tra 2.500 e 5.000 euro;
  • un quinto, nel caso in cui lo stipendio sia superiore a 5.000 euro.

Nel caso in cui lo stipendio dovesse essere pignorato una volta che è stato accreditato sul conto corrente, valgono regole diverse. In questo caso sarà possibile pignorare solo la giacenza che eccede il triplo dell'assegno sociale (una cifra che viene aggiornata ogni anno). Per quanto riguarda invece le successive mensilità di stipendio, la trattenuta che effettuerà in banca sarà sempre pari ad un quinto dello stipendio

Anche per quanto riguarda la pensione, il creditore può pignorarla direttamente all'Inps, prima che venga versata al pensionato, o una volta che arrivi sul contro corrente. Se viene pignorata direttamente presso l'istituto nazionale di previdenza sociale, il creditore non potrà pignorare più di un quinto, calcolato sul netto della pensione mensile e detratto prima il cosiddetto minimo vitale.

Nel caso in cui, invece, la pensione dovesse essere pignorata sul conto corrente, la giacenza pignorabile è quella che eccede il triplo dell'assegno mensile. Per le mensilità successive, non si potrà eccede di un quinto. Nel caso in cui il creditore sia l'Agenzia delle Entrate, invece, valgono gli stessi limiti che abbiamo visto per gli stipendi.