Il 1° maggio si celebra la Festa dei Lavoratori. Una ricorrenza che affonda le sue radici nella storia dei movimenti operai che, nel corso dell’Ottocento, lottarono per ottenere condizioni di lavoro più sopportabili.

Il Primo Maggio è oggi una festività diffusa in moltissimi paesi del mondo, e nella quale i lavoratori commemorano le lunghe battaglie sindacali e i successi sociali del movimento operaio. Grazie ai cui sacrifici, e alle lunghe proteste non di rado represse nel sangue, i lavoratori di oggi e di domani possono rivendicare i propri diritti e la loro dignità.

Nell’articolo vedremo come nasce il Primo Maggio, perché fu scelta proprio quella data per celebrare la Festa dei Lavoratori, e osserveremo come tale ricorrenza viene festeggiata in alcuni dei più importanti paesi del mondo.

Infine, ci divertiremo a riportare alcune strane curiosità legate a questa importante festività.

Il 1° maggio nel mondo: dove si festeggia?

Assieme al Capodanno del calendario gregoriano (il 1° gennaio), la Festa dei Lavoratori è una delle ricorrenze più diffuse al mondo.

Oltre che in Italia, il 1° maggio è un giorno di festività nazionale in moltissimi paesi, tra cui RussiaTurchiaCubaMessicoBrasileCina, solo per citarne alcuni, nonché nella maggior parte dei paesi europei. Tra questi si distinguono la Danimarca e i Paesi Bassi, nei quali le celebrazioni (che pure si tengono) non coincidono con un giorno di festività nazionale.

Alcuni paesi celebrano invece la Festa dei Lavoratori in altri periodi dell’anno.

Negli Stati Uniti, ad esempio, il Labor Day si configura come un giorno festivo ma viene celebrato il primo lunedì di settembre. Mentre il 1° maggio negli USA ricorre il cosiddetto Loyalty Day (giorno della lealtà) nei confronti della nazione e della libertà americana.

Nel Regno Unito ricorre invece il cosiddetto May Day (giorno di maggio), una festività celebrata il primo lunedì del mese ma non direttamente associata alla Festa dei Lavoratori. Tale festività viene infatti anche fatta coincidere con la tradizionale celebrazione dell’inizio della primavera.

Un altro paese nel quale il 1° maggio non si configura come una festività nazionale è il Giappone. Qui, tra il 29 aprile e il 5 maggio, ricorre infatti la cosiddetta Golden Week, nella quale si celebrano il compleanno dell’imperatore Hirohito, la Festa della Costituzione, la Festa del Verde e la Festa dei Bambini. Va comunque detto che molte aziende giapponesi concedono ai propri dipendenti un giorno di festa anche durante il 1° maggio.

Ecco, nel dettaglio, la lista completa dei paesi nei quali si festeggia il primo maggio:

  • in Europa: Albania, Austria,Belgio, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Città del Vaticano, Croazia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia del Nord, Malta, Norvegia, Polonia, Portogallo, Rep. Ceca, Romania, Russia, San Marino, Serbia, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera (ma non in tutti i cantoni), Turchia, Ucraina, Ungheria;

  • in America: Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Messico, Panama, Perù, Rep. Dominicana, Uruguay, Venezuela;

  • in Asia: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Birmania, Cambogia, Cina, Corea del Nord, Filippine, Giordania, India, Indonesia, Iraq, Libano, Macao, Malaysia, Maldive, Nepal, Pakistan, Russia, Singapore, Siria, Sri Lanka, Taiwan, Thailandia, Turchia, Vietnam;

  • in Africa: Algeria, Camerun, Egitto, Kenya, Marocco, Sudafrica, Tanzania, Tunisia;

  • in Oceania: Australia e Nuova Zelanda.

Il 1° maggio: come si festeggia nel mondo?

In Italia, da qualche tempo, la Festa dei Lavoratori coincide con il tradizionale Concertone del 1° maggio, che si svolge in Piazza San Giovanni in Laterano, a Roma. Va però detto che questa usanza, ormai tradizionale, ha una origine relativamente recente.

È infatti soltanto dal 1990, anno in cui i sindacati confederati, CGIL, CISL e UIL, si accordano con il Comune di Roma per un evento rivolto ai giovani, che sul palco del Concertone ogni Primo Maggio si alternano cantanti e band da tutta Italia per celebrare la Festa dei Lavoratori.

In Francia, un modo particolare di commemorare il 1° maggio è quello di regalare un fiore di mughetto, il quale dovrebbe portare fortuna a coloro che lo ricevono.

In Germania, il 1° maggio, oltre che configurarsi come un giorno di riposo dal lavoro, viene commemorato indossando un garofano rosso (simbolo dei movimenti socialisti).

Un modo particolare di festeggiare il 1° maggio è quello dei finlandesi, per i quali la Festa dei Lavoratori cade in concomitanza con il Vappu, ossia la celebrazione della primavera nordica.

Qui, a partire già dal 30 aprile, lavoratori e studenti si dedicano a picnic e brindisi dal giorno alla notte (che a queste latitudini fatica ormai ad arrivare) indossando il tradizionale berretto bianco (l’ylioppilaslakki o, abbreviato, lakki) tipico dei neodiplomati. Alle 18 del 30 aprile, ad Helsinki come in tutte le altre città, la statua più rappresentativa viene lavata con acqua e sapone e calare sul suo capo il lakki. Da qui ha inizio la festa vera e propria.

Perché la Festa dei Lavoratori si celebra il 1° maggio

Il 1° maggio 1886 a Chicago, nel cuore del Midwest operoso e industriale, alcune decine di migliaia di lavoratori si riunirono presso Haymarket Square, per reclamare migliori condizioni di lavoro. La protesta era parte di una più ampia mobilitazione che chiedeva all’allora presidente Andrew Johnson di includere tra le categorie che avrebbero beneficiato della giornata lavorativa di otto ore anche gli operai.

L’Ingersoll Act in via di promulgazione, infatti, prevedeva una riduzione dell’orario di lavoro per i lavoratori pubblici e per gli impiegati federali, ma non per tutti coloro che prestavano servizio presso le numerose industrie statunitensi. I quali erano spesso costretti a turni massacranti di dodici ore, per sei giorni alla settimana, e in condizioni di sicurezza spaventose.

«Otto ore a lavoro; otto ore per riposare; otto ore per tutto il resto.»

Questo lo slogan con il quale circa 200 mila lavoratori dell’industria in tutto il paese scesero in piazza per rivendicare migliori condizioni per sé e per le proprie famiglie.

Dopo tre giorni di proteste cariche di tensione e scontri tra operai in sciopero e i “crumiri” che non vi avevano aderito, il 4 maggio 1886, in piazza Haymarket si scatenò una vera e propria battaglia campale.

Sono le 22.30 quando il pastore metodista e fervente socialista, Samuel Fielden, conclude il suo discorso tra gli ululati di approvazione della folla inferocita. In quel momento la polizia si decide a disperdere l’enorme assembramento di operai esasperati.

Ma non fece in tempo. Perché una bomba scagliata proprio contro le forze dell’ordine produsse otto morti e circa sessanta feriti. A quel punto la manifestazione degenerò definitivamente nel sangue, con cariche di agenti di polizia che aprirono il fuoco sulla folla terrorizzata.

Il bilancio finale degli scontri contò 38 lavoratori uccisi e oltre un centinaio di feriti. Il frettoloso processo che ne seguì annoverò tra gli otto imputati anche lo stesso pastore Samuel Fielden, il quale venne condannato all’ergastolo. Altri furono destinati ai lavori forzati, e altri ancora, come Adolf Fischer e August Spies, vennero condannati a morte.

Come nasce il 1° maggio: il congresso internazionale di Parigi del 1889

I fatti di Chicago, e la successiva caccia alle streghe all’interno dei movimenti operai e anarchici negli Stati Uniti, produssero grande commozione in tutto il Nord America e in Europa.

E portarono il Congresso Internazionale di Parigi del 1889 — al quale tra le altre cose si fa risalire la nascita della Seconda Internazionale — a fissare nel 1° maggio la data di quella che è appunto la Festa dei Lavoratori.

Da questo momento in poi, in molti paesi la Festa dei Lavoratori è un appuntamento annuale che intende ricordare a tutti che il processo di normalizzazione delle condizioni lavorative e di conquista dei diritti è stato lungo e sanguinoso, e tutt’altro che irreversibile.

Soltanto un anno dopo, il 1° maggio 1890, Friedrich Engels, nella seconda prefazione al Manifesto del Partito Comunista, scritto a quattro mani assieme a Karl Marx e pubblicato oltre quarant’anni prima, scrisse che

«Proprio la giornata di oggi è il miglior testimone del fatto che la lega eterna dei proletari di tutto il mondo fondata dall’Internazionale vive ancora, e vive più forte che mai. Poiché oggi, mentre scrivo queste righe, il proletariato d’Europa e d’America passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito, sotto una sola bandiera, per un solo fine prossimo: la giornata lavorativa normale di otto ore […] da introdursi per legge.»

Il 1° maggio in Italia e la strage di Portella della Ginestra

In Italia furono necessari oltre trent’anni di lotte sindacali, scioperi e manifestazioni per introdurre nella legislazione il limite di otto ore alla giornata lavorativa. La quale fu introdotta solo nel 1923, durante i primi mesi del Governo Mussolini.

Fu lo stesso Governo Mussolini, per l'altro verso, a voler vietare le manifestazioni dell’internazionale socialista durante il 1° maggio e a spostare le celebrazioni (iniziate in Italia a partire dal 1891) al 21 aprile, in coincidenza con la ricorrenza della fondazione di Roma (21 aprile 753 a.C.) La ricorrenza divenne d'altro canto per la prima volta una vera e propria festività nazionale: Natale di Roma e Festa del Lavoro.

Dopo la fine della guerra, la Festa dei Lavoratori conservò lo status di giorno festivo, ma venne ricondotta alla sua data originaria: il 1° maggio.

Un episodio di particolare importanza si verificò nel 1947, appena due anni dopo la fine della guerra, nella provincia di Palermo: a Portella della Ginestra.

Qui, il 1° maggio, circa duemila lavoratori si riunirono per celebrare la Festa dei Lavoratori e la vittoria alle recenti elezioni del Blocco del Popolo (formato da PCI e PSI) il quale aveva conquistato 23 seggi nell’assemblea regionale siciliana.

D’improvviso, un commando di banditi guidati da Salvatore Giuliano, personaggio controverso in contatto con il Movimento Indipendentista Siciliano e gli apparati dell’intelligence statunitense, aprì il fuoco sui manifestanti con alcune raffiche di mitra, uccidendone undici e lasciando sul terreno ventisette feriti, alcuni dei quali morirono nei giorni successivi.

Sulle motivazioni di tale agguato gli storici dibattono da tempo e non si è ancora giunti a una conclusione definitiva. Ciò che, in linea generale, si può affermare è che la crescita dei partiti socialisti e comunisti era vista come un grave pericolo per gli interessi mafiosi nell’isola, e come uno spauracchio per i movimenti reazionari e indipendentisti, nonché per il governo americano all’indomani della suddivisione dell’Europa in sfere di influenza e nel delicato equilibrio della Guerra Fredda.

Tutti, o forse soltanto alcuni di questi interessi, avrebbero indotto (se non apertamente invitato) il bandito Giuliano a compiere la strage. Utilizzandone così il braccio armato per frenare l’ascesa delle sinistre, per poi abbandonarlo al suo destino.