La privacy è un diritto fondamentale, essenziale per l'autonomia e la tutela della dignità umana ed è la base solida  su cui si fondano molti altri diritti umani.

La privacy ci consente di creare barriere e gestire i confini per proteggerci da interferenze ingiustificate nelle nostre vite, e ci permette di scegliere chi siamo e come vogliamo interagire con il mondo che ci circonda.

La privacy ci permette di stabilire confini per limitare chi ha accesso ai nostri corpi, luoghi e cose, nonché alle nostre comunicazioni e alle nostre informazioni.

Le regole che tutelano la privacy ci danno la possibilità di far valere i nostri diritti di fronte a significativi squilibri di potere.

Di conseguenza, la privacy è un modo essenziale con cui cerchiamo di proteggere noi stessi e la società dall'uso arbitrario e ingiustificato del potere, riducendo ciò che può essere conosciuto di noi e limitando dunque il controllo.

La privacy è essenziale per gli esseri umani e per le decisioni che vengono prese ogni giorno. Ci permette di avere uno spazio per noi stessi senza giudizio, di pensare liberamente senza essere discriminati e di avere il controllo sulla nostra vita.  

La privacy è un vero e proprio diritto

Il diritto alla privacy si ritrova in tutti i principali strumenti internazionali e regionali sui diritti umani, come per esempio la Dichiarazione dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite (UDHR) 1948, articolo 12: “Nessuno può essere soggetto a interferenze arbitrarie con la sua privacy, famiglia, casa o corrispondenza, né ad attacchi al suo onore e alla sua reputazione. Ogni individuo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o attacchi”.

Il diritto alla privacy lo ritroviamo anche nei seguenti articoli:

  • Articolo 14 della Convenzione delle Nazioni Unite sui lavoratori migranti;
  • Articolo 16 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo;
  • Articolo 10 della Carta africana sui diritti e il benessere del fanciullo;
  • Articolo 4 dei Principi dell'Unione Africana sulla Libertà di Espressione (diritto di accesso all'informazione);
  • Articolo 11 della Convenzione americana sui diritti dell'uomo;
  • Articolo 5 della Dichiarazione americana dei diritti e dei doveri dell'uomo,
  • articoli 16 e 21 della Carta araba sui diritti umani;
  • Articolo 21 della Dichiarazione dei diritti umani dell'ASEAN; 
  • Articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

E nelle carte costituzionali di oltre 130 paesi del mondo. Per quanto riguarda la Costituzione Italiana, non vi è un articolo specifico che tutela la privacy, ma la si può desumere facilmente dagli articoli 2 e 3 della Costituzione e dagli articoli 13, 14 e 15 che tutelano la riservatezza, la segretezza, la libertà, il domicilio.

In Europa il GDPR, ovvero il Regolamento europeo 2016/679 sulla protezione dei dati ha stabilito che ogni Stato membro debba prevedere “che una o più autorità pubbliche indipendenti siano incaricate di sorvegliare l'applicazione del presente regolamento per tutelare la privacy e i dati personali dei cittadini".

In Italia tale figura esiste dal 2003 ed è l'Autorità del Garante della Privacy

Come si concretizza la violazione della privacy?

Ogni giorno possiamo venire a trovarci in situazioni che violano o potrebbero violare la nostra privacy. 

Facciamo alcuni esempi: 

1) Mail spam, ovvero e-mail pubblicitarie non richieste che ci vengono inviate quotidianamente;

2) Violazione dei nostri dati sanitari (dati sensibili) e loro successiva diffusione illegittima;

3) Diffusione di altri dati personali come il numero di telefono o il proprio indirizzo e, conseguentemente, telefonate da parte di call center a tutte le ore del giorno e della notte;

4) Videocamere di sorveglianza installate in modo tale da riprendere anche la nostra porta di ingresso;

E così via...

Non esiste una sanzione unica per tutti i tipi di violazione della privacy. Peraltro, come di recente ha affermato la Cassazione, non tutti i tipi di violazione della privacy possono essere punite, ma solo quelle più pericolose e più lesive.

Stabilire quindi come viene punita la violazione della privacy non è semplice. Si possono, però, tracciare delle linee guida, come indica La Legge per Tutti.

Violazione della privacy attraverso il trattamento illecito dei dati personali

Questo reato penale, rientra nell'articolo 167 della legge 196/2013, il cosiddetto codice della privacy. Chi commette questo reato intende ottenere un profitto o arrecare dei danni alla persona lesa. 

Nello specifico i comportamenti vietati sono: 

1) Comunicare o diffondere impropriamente dati personali; in questo caso si rischia il carcere dai 6 ai18 mesi; 

2) Il trattamento dei dati in violazione di norme di legge con effettivo danno causato alla vittima; in questo caso la reclusione va dai 6 mesi ai 24.

Nel primo caso il reato sta nel diffondere dati personali. Quali possono essere questi dati personali? Indirizzo, numero di telefono, situazione sanitaria, orientamento sessuale o religioso, orientamento politico eccetera. 

Il secondo caso si verifica quando una persona non solo è venuto in possesso di dati personali in maniera illegittima, ma li usa anche in maniera impropria, diffondendoli o vendendoli a una o più persone (per esempio per delle campagne promozionali e pubblicitarie).  

Violazione della privacy, quando si verificano le interferenze illecite nella vita privata

Questo è un reato descritto e sancito dall'articolo 615-bis del Codice penale e che viene punito severamente con la reclusione da 6 mesi a 4 anni

Il reato si concretizza quando un soggetto effettua una ripresa visiva o sonora, procurandosi dunque immagini, video e audio attinenti alla vita privata di un'altra persona, avvenuti e verificatisi nella propria dimora.

Può essere il caso di una cimice o di una microcamera piazzata nel domicilio di un soggetto, ma anche una videocamera di sorveglianza che riprende la porta di ingresso di un vicino di casa. 

Violazione della privacy: quando avviene l'accesso abusivo a un sistema informatico

Questo reato è descritto e punito dall'articolo 615-ter del Codice penale. Coloro che si introducono illecitamente nel sistema informatico o telematico di un'altra persona, vengono punti con la reclusione fino a tre anni.

In questo ambito rientra per esempio la condotta di chi riesce ad entrare in un profilo social  o nell’e-mail di un’altra persona. Se poi questi dati vengono anche divulgati, allora la punizione viene aumentata e la reclusione può essere maggiorata di un anno. 

Violazione della privacy e risarcimento del danno

Essendo reati penali quelli appena elencati, la vittima può denunciare chi ha commesso tali reati e richiedere anche il risarcimento dei danni morali.

Per ottenere il risarcimento, però, non sarà sufficiente dimostrare che sia avvenuto l'illecito e che la privacy sia stata violata, bisognerà dimostrare concretamente di aver subito un danno effettivo e reale. 

Per lesioni di piccolo conto, infatti, non è previsto alcun risarcimento, perché non c'è un diritto realmente compromesso. 

L’articolo 15 del Codice della privacy (L. 196/2013) stabilisce che «chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al risarcimento» così come l’articolo 2050 del Codice civile prevede.

Secondo la Corte di Cassazione la vittima di violazione della privacy deve denunciare in maniera analitica  e dettagliata i danni sofferti dal reato di violazione e non solo in modo generico.

Il principio secondo la Suprema Corte è: se la lesione è minima bisognerà essere tolleranti, nel caso invece di grave lesione e danno, sarà riconosciuta la violazione della privacy e dunque il risarcimento. Ma sarà sempre il giudice a stabilirlo.

Il danno, dunque, potrà essere risarcito solo se si dimostrano le conseguenze dannose conseguenti a tale lesione della privacy.

Come si collegherà la tutela della privacy all'ormai famoso Green Pass?

Domani o dopodomani durante la cabina di regia stabilita da Mario Draghi, si discuterà di un'estensione del green pass che ormai non servirà più solo per viaggiare o per spostarsi in una regione di colore diverso, ma servirà per andare in palestra, al ristorante, al bar, per salire sui mezzi pubblici, eccetera. Probabilmente già giovedì il Consiglio dei Ministri approverà il decreto.

La Sinistra spinge per questa misura estrema. Pd e Leu sono a favore del metodo francese con il Ministro Speranza convinto  che questo sia il metodo giusto per "combattere" la variante Delta e spingere le persone a vaccinarsi.

Il Green Pass, ottenibile lo ricordiamo dopo doppia dose di vaccinazione, dopo guarigione dal Covid o dopo aver effettuato un tampone risultato negativo nelle 48 ore precedenti, entrerà dunque a far parte integrante della vita degli italiani.

La sinistra al Governo è convinta che questo metodo "ricattatorio" possa convincere gli indecisi a vaccinarsi.

Ci si chiede a questo punto perché mai il Governo non si decida a legiferare sull'obbligatorietà del vaccino. Forse perché dovrebbe poi assumersi la responsabilità del trattamento e rinunciare allo scudo penale? Non è dato saperlo. Una cosa è certa, il Governo sta facendo di tutto per convincere gli italiani a vaccinarsi "liberamente", ovvero firmando il consenso informato e la liberatoria. 

Secondo il Governo, l'utilizzo del green pass eviterà di richiudere di nuovo le attività commerciali. Ma l'accesso sarà riservato ai possessori di green pass. Con tanto di multa di 400 euro per chi viola questa norma.

Ma nella pratica tutto questo come dovrebbe attuarsi? Il ristoratore o il proprietario della palestra si trasformerà in controllore? Ed è possibile che un perfetto estraneo abbia accesso ai nostri dati sensibili come quelli riguardanti la nostra salute, eventuale vaccinazione eccetera? Come si concilia tutto questo con la privacy?

“Il green pass in salsa francese è costituzionalmente irricevibile. Gravissimi gli effetti sui diritti e sulle libertà dei cittadini”, ha twittato Ginevra Cerrina Feroni, vicepresidente del Garante per la protezione dei dati personali. 

Il presidente dell'Autorità, Stanzione, parla invece di bilanciare diritto alla salute con libertà e privacy, facendo in modo che nessuno di questi diritti diventi un diritto tiranno.

"Le limitazioni temporanee, la mascherina, il distanziamento il fatto di non poter uscire di casa, sono stati giustificati dalla pandemia e dalla transitorietà e dell'eccezionalità della situazione", ha precisato il Garante.

Una nuova ricerca di Kaspersky e riportata da Ansa, nel frattempo, ha analizzato quanto la privacy sia importante per gli italiani e ha rivelato che la maggior parte di loro sarebbero disposti a fornire i propri dati personali pur di non subire mai più le restrizioni del lockdown

L'80% degli italiani rinuncerebbe a gran parte della propria privacy per ricevere in cambio una maggiore libertà quotidiana.