Quando il postino suona il citofono e ci dice che c’è una raccomandata da ritirare, siamo tutti presi da un misto di inquietudine e senso di colpa, anche senza sapere di che cosa si tratti. E subito dopo arriva la tentazione di fingere di non esserci, oppure di rifiutare di firmare la ricevuta e di rimandarla indietro. In questo moto, la cattiva notizia in forma di multa o di notifica ufficiale magari dell’Agenzia delle Entrate sembra non essere mai esistita

In realtà rifiutare questo tipo di comunicazioni non è mai una buona idea. Forse ingannati dai film americani, dove vediamo chi fa le notifiche inseguire i destinatari delle missive, che a loro volta fanno il possibile per non toccarla con le mani, molti credono che non sapere che cosa contiene la busta risolva il problema. 

In realtà: occhio non vede cuore non duole, non vale anche per la legge italiana, una volta che tutte le procedure per la notifica siano state assolte, la considera come nota indipendentemente dal fatto che il destinatario abbia accettato la busta e l’abbia poi letta e capita.

Cosa è una raccomandata

Per raccomandata si intende una busta, oppure un plico spedito tramite Poste Italiane, che garantisce la certezza della consegna. Questo tipo di servizio, pur costando di più della posta prioritaria ha il vantaggio di essere monitorata durante tutto il suo tragitto. Il mittente riceve al momento della spedizione una ricevuta che ne certifica l’avvenuta consegna allo sportello.

Il destinatario, o chi si trova in casa al suo posto, poi, dovrà firmare una ricevuta che confermi l’arrivo della missiva. Possibile anche, pagando un sovrapprezzo chiedere di avere l’avviso di ricevimento.

In quel caso dovremo precompilare una cartolina che ci sarà restituita con data e firma del ricevente. In alternativa accedendo al servizio dovequando di Poste Italiane è possibile, con il codice segnato sulla ricevuta verificare lo stato della consegna. La risposta di quel servizio, però non ha valore di prova legale. La cartolina firmata dal destinatario, invece potrà essere esibita anche in tribunale.

Il Decreto Legislativo numero 261 del 22 luglio 1999 dice che

questa comunicazione dà al mittente la garanzia dell’effettivo deposito e, a sua richiesta, anche della consegna e permette di garantire in modo generalizzato contro i rischi di smarrimento, danneggiamento o furto.

La raccomandata è usata anche dalla pubblica amministrazione

Questo tipo di mezzo può essere usato dai privati, ma vista l’efficacia e le garanzie che offre è comunemente utilizzata anche per l’invio di comunicazioni di tipo ufficiale, come multe, notifiche da parte dell’autorità giudiziaria o dal fisco.

L’articolo 169 del codice di procedura civile stabilisce che

salvo i casi in cui ci sia un espresso divieto le notifiche possono essere fatte anche con il servizio postale. La notifica si perfeziona nel momento in cui il destinatario ha conoscenza legale dell’atto.

Attenzione perché qui non si parla di ricevere, aprire o leggere la busta, ma di conoscenza legale, quindi di qualcosa si diverso che non presuppone necessariamente che noi la busta l’abbiamo accettata, ma solo che tutti i criteri che la legge prevede per considerare come la busta consegnata siano stati assolti.

Cosa succede se quando arriva la raccomandata non ci sono

Se nel momento in cui passa il postino non ci sono, non succede nulla di grave. È un’eventualità prevista dalla legge e che in alcun modo ci danneggia, ma che in ogni caso non ci esime dall’incontro fatale con la nostra notifica. Se in casa o in ufficio c’è qualcun altro, la consegna sarà fatta a quelle persone ed avrà la stessa efficacia che se fosse stata posta nelle nostre mani.

Possono ritirare la nostra missiva i nostri parenti, purché abbiano già compiuto i 14 anni e non siano evidentemente incapaci. Il postino dovrà verifica in caso di dubbio l’età, mentre per quanto riguarda al capacità si dovrà fidare di un giudizio approssimativo, evitando di mettere la busta nelle mani di persone chiaramente confuse o per esempio in preda ai fumi dell’alcool.

In alternativa la notifica può essere lasciata al personale che lavora in casa o nell’ufficio, e in mancanza anche al portiere dello stabile. Se anche questo è assente l’ultima possibilità è quella di rivolgersi a un vicino di casa, che non ha però l’obbligo di accettarla.

Se nessuno risponde al citofono o chi lo fa non può ritirare la missiva, secondo il disposto di legge la busta viene portata al deposito postale o al punto di raccolto più vicino.  Nella cassetta delle lettere o sulla porta di casa dovrà essere lasciato un avviso dell’avvenuto deposito, in carta semplice e in busta chiusa.

Sull’avviso dovrà essere indicato il posto e l’orario in cui sarà possibile ritirare la propria lettera, dovranno inoltre essere specificati il termine entro cui il ritiro deve essere fatto.

Cosa è la giacenza della raccomandata

Il periodo durante il quale la nostra raccomandata ci attende presso un ufficio si chiama giacenza. Ricordiamo che il tentativo di consegna è solo uno, il postino non tornerà una seconda volta. Quando troviamo l’avviso di ritiro l’onere di attivarci è nostro.

La giacenza varia da 10 a 20 giorni a seconda del tipo di plico da ritirare.  Trascorso questo periodo si arriva alla compiuta giacenza e il mittente viene avvisato della mancata consegna. Da quel momento, però si considera come consegnata ed inizia a produrre gli stessi effetti che produrrebbe se fosse effettivamente stata letta.

Al destinatario viene inviata una raccomandata con la quale è informato della compiuta giacenza e del fatto che la notifica si considera come fatta. Il plico originale rimarrà conservato nel deposito per altri sei mesi, trascorsi i quali, se nessuno si è presentato sarà inviata a chi l’ha spedita. 

Cosa succede se rifiuto la raccomandata

Evidentemente il portalettere non ci può imporre a forza di accettare qualsiasi tipo di busta, e men che meno di firmare la ricevuta. Noi possiamo rifiutarla, e in quel caso provvederà ad avvisare il mittente del rifiuto.

Avendoci trovato in casa ed avendo la certezza che non abbiamo intenzione di ricevere il documento, non sarà necessaria la procedura della giacenza. Se dovessimo cambiare idea, dovremo contattare il mittente e chiedere che ci rinvii il plico. La Regola in questo caso è che l’atto si considera come a noi noto.

Cosa succede se non apro la raccomandata

Lasciare scadere la giacenza o ritirare la raccomandata e poi gettarla nel fuoco, per la legge produce gli stessi effetti che se fosse stata letta e capita. Nel caso degli atti giudiziari scatta la presunzione di conoscenza: la legge ci tratta come chi ignori coscientemente una multa, un sollecito o una convocazione.

Inutile quindi nascondersi dal postino o ignorare l’avviso di giacenza: meglio affrontare con coraggio la notifica e valutare quali siano le possibili soluzioni.

Posso dare un indirizzo falso per evitare le raccomandate?

Il codice civile all’articolo 1335 dice che

vi è la presunzione di conoscenza tutte le volte in cui la missiva sia stata inviata alla residenza anagrafica del destinatario o alla sede legale di una persona giuridica.

Allora basta fissare una residenza inesistente per sfuggire alle proprie responsabilità? In realtà anche uno stratagemma del genere ha magari l’effetto di ritardare un po’ il destino che ci attende, ma non basta a farci sfuggire dalla nostra raccomandata.

Succede spesso che, per evitare di essere raggiunti dal fisco o dalle multe accumulate per strada, qualcuno scelga di fissare come sua residenza una casa di sua proprietà che però frequenta poco, magari situata in un posto scomodo da raggiungere, senza neppure il numero civico e dove non ci sono vicini a cui affidare la lettera.

In questo caso il postino non può lasciare l’avviso di giacenza, perché non è neppure sicuro di quale sia la porta di ingresso giusta.

Questa è l’ipotesi del destinatario irreperibile, a cui la legge ha pensato, trovando il modo per acciuffare anche chi si nasconde in modo efficace. 

La soluzione è stata quella di fare esporre l’atto che si voleva notificare nelle bacheche della casa comunale dell’ultimo indirizzo noto. Dopo venti giorni, indipendentemente dalla conoscenza o meno che ne abbia l’interessato la notifica è completa ed efficace.

Come provare che non so nulla della raccomandata

E' possibile che qualcuno in buona fede non sappia proprio nulla della raccomandata di cui è destinatario. Però lo dovrà provare, dimostrando anche che l’ignoranza non dipenda da una sua colpa. Non basta però una lunga vacanza attorno al mondo o un ricovero in ospedale per escludere la colpa, ci vuole un evento di una gravità eccezionale. 

Altra ipotesi è quella in cui il portalettere non abbia rispettato con precisione le regole della compiuta giacenza. Pensiamo all’ipotesi in cui l’avviso sia stato compilato in modo tale da non rendere comprensibile l’indirizzo del ritiro, oppure a quello in cui sia stato infilato nella cassetta delle lettere sbagliato. Ancora a quello in cui la busta sia stata restituita prima della compiuta giacenza. Non è però così semplice dimostrarlo.

Altra possibilità è che sulla ricevuta ci sia una firma che noi siamo sicuri di non avere apposto e che non assomiglia alla nostra firma usuale. In quel caso la prima cosa da controllare è se è stata barrata la casella che indica che la busta è stata presa in carico da altri. Se così non è, possiamo, facendo dimostrare che la firma non corrisponde alla nostra contestare la notifica stessa.

Si tratta di un procedimento davanti a un giudice civile e ci dovremo far assistere da un avvocato. Il ricorso prende il nome di dichiarazione di atto falso ed è un giudizio dove di chiede al giudice di dichiarare che la ricevuta di quella raccomandata non può costituire la prova della notifica.

Si tratterà di portare documenti sottoscritti dal ricorrente, che comparati con la firma della ricevuta mettano in evidenza che sono diverse. Non sarà necessario provare che ci sia stato dolo e volontà di nuocere da parte di qualcuno e nessuno di individuare chi abbia apporto la firma: lo stesso portalettere o qualche vicino o passante.