Si torna a parlare di reddito di cittadinanza e di Green pass, soprattutto dopo che Carlo Rienzi – presidente di Codacons – ha lanciato la proposta di togliere il reddito di cittadinanza ai non vaccinati. Cosa c’è di vero?

Se per i lavoratori la certificazione diviene obbligatoria a partire dal 15 ottobre, perché non estendere l’obbligo anche ai percettori del sussidio grillino? La proposta di Rienzi ha fatto indignare l’opinione pubblica, oltre a sollevare una discussione che prevede tantissime posizioni diverse.

Qualcuno è d’accordo con la proposta lanciata da Rienzi: bisognerebbe togliere il reddito di cittadinanza a coloro che non hanno il Green pass! Altri, invece, hanno adottato un atteggiamento diverso: anziché togliere il RdC ai non vaccinati, si potrebbe modificarlo affinché non sia una misura valevole per sempre

E proprio sulla riforma del reddito di cittadinanza, il Governo è al lavoro: potrebbero essere introdotte a breve delle novità. Tra i requisiti per avere il reddito di cittadinanza comparirà anche l’obbligo di Green pass? 

In realtà, una norma a tale riguardo esiste già, ma cosa c’è di vero?

Reddito di cittadinanza solo con Green pass: la proposta di Codacons

Niente reddito di cittadinanza per coloro che non hanno il Green pass!

Tutto è nato da una proposta del presidente di Codacons, che più che proposta appare come “un ricatto”. Carlo Rienzi sostiene che i lavoratori siano stati ricattati dallo Stato italiano, in quanto sottoposti all’obbligo di presentazione del Green pass sul posto di lavoro a partire dal 15 ottobre 2021.

Così come migliaia di lavoratori si sono visti costretti a correre ai ripari per non perdere lo stipendio (prenotando la somministrazione del vaccino o effettuando tamponi ogni due per due), lo stesso dovrebbe valere anche per alcuni sussidi economici. 

Per esempio, i percettori del reddito di cittadinanza dovrebbero possedere il Green pass per continuare a percepire l’assegno mensile. Cosa c’è di vero in tutto questo?

Come riporta il sito di Codacons, il presidente Carlo Rienzi sta portando avanti un ricorso al Tar contro la sospensione dei lavoratori senza Green pass. Ma al tempo stesso, il presidente ha dichiarato: 

La sanzione a chi non ha il green pass è sul compenso del soggetto lavoratore, dunque con questo criterio può essere sanzionato anche il compenso di chi ha il reddito di cittadinanza e non è vaccinato. 

In tal senso, possiamo parlare di uguaglianza dei cittadini?

Reddito di cittadinanza e Green pass: questione di uguaglianza?

Dietro alla proposta di Carlo Rienzi c’è un margine di buon senso: possiamo parlare di “uguaglianza”? 

Come sostiene anche l’allergologo Mauro Minelli:

Se chi lavora rischia di perdere il posto se sprovvisto di Green pass, nel pieno rispetto di una uguaglianza sostanziale anche chi è destinatario del sussidio dovrà essere provvisto di pass vaccinale, salvo a perdere il diritto a percepire il sostegno.

Se così fosse, anche i pensionati e tutti i cittadini che percepiscono un sostegno al reddito dovrebbero essere obbligati a presentare il Green pass per non perdere i benefici. Una proposta di difficile attuazione e controllo.

L’obbligo, invece, riguarda – dal 15 ottobre 2021 – tutti i lavoratori, ovvero sia tutti quei cittadini che intendono frequentare i luoghi della vita sociale presso i quali è richiesta la presentazione della certificazione verde (come da decreti del Governo).

Ma come al lavoratore viene chiesto l’obbligo di Green pass sul posto di lavoro (a partire dal 15 ottobre 2021), così dovrebbe essere anche per i percettori del reddito di cittadinanza. Questi ultimi, seppur non lavorando, percepiscono un sussidio economico.

Il presidente di Codacons, quindi, si chiede:

Perché ricattare solo i lavoratori dipendenti con la sospensione dello stipendio e non altri come i non vaccinati che percepiscono il reddito di cittadinanza?

La situazione è un po’ diversa per una serie di aspetti…

Obbligo di Green pass per reddito di cittadinanza e lavoro: cosa cambia?

Chiaramente la finalità del Green pass è quella di spingere i cittadini a vaccinarsi, ma non esiste una correlazione tra l’obbligo di certificazione verde e la decadenza dal reddito di cittadinanza

In risposta al presidente di Codacons, in tal senso, è intervenuto il virologo Fabrizio Pregliasco, sottolineando la sottile (ma fondamentale) differenza che intercorre tra un lavoratore e un cittadino che percepisce il reddito di cittadinanza:

Il percettore di reddito di cittadinanza è di fatto persona che se ne sta a casa (…). Non c’è quindi un motivo logico o scientifico per cui dovrebbe essere richiesto.

Restando nella propria abitazione non avrebbe gli stessi contatti sociali che invece ha una persona che lavora e che ogni giorno deve spostarsi per raggiungere il posto di lavoro. Non solo: all’interno del luogo di lavoro incontra diversi contatti, che a loro volta si spostano per raggiungere altre persone. Rimanendo a casa, quindi, il rischio di diffondere il contagio è ridotto.

Ma nonostante questo, anche i percettori del reddito di cittadinanza devono presentare – a tutti gli effetti – il Green pass nel momento in cui frequentano uno dei luoghi pubblici presso il quale la certificazione è obbligatoria.

Così come tutti gli altri cittadini, infatti, anche coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza devono presentare il Green pass per andare al cinema, a teatro, a un evento, una sagra, un congresso. Per andare in piscina, in un centro benessere, in un museo, e persino per consumare al tavolo di un bar o ristorante (all’interno del locale).

Anche per accedere ai messi di trasporto come treni a lunga percorrenza o aerei, i percettori del reddito di cittadinanza – come tutti gli altri cittadini – devono dotarsi di certificazione verde.

Reddito di cittadinanza e Green pass: cosa dice la normativa?

Nonostante non vi sia l’obbligo di Green pass tra i requisiti per ottenere il reddito di cittadinanza, comunque, anche ai percettori del sussidio si applicano le medesime regole e sanzioni per quanto riguarda la frequentazione dei luoghi pubblici con Green pass.

In realtà, nella normativa che regola il reddito di cittadinanza è presente un aspetto che potrebbe legittimare la proposta del presidente di Codacons.

Infatti, leggendo con attenzione l’articolo 8, comma 9, del decreto numero 4 del 2019, non troviamo soltanto l’obbligo di rispettare gli impegni presi con la sottoscrizione del Patto per l’inclusione sociale. Tale articolo contiene anche un riferimento interessante.

Come scrive la norma inserita nel decreto numero 4 del 2019, il percettore del reddito di cittadinanza è tenuto a rispettare anche:

impegni di prevenzione e cura volti alla tutela della salute individuati da professionisti sanitari.

Qualora un beneficiario non rispetti tale disposizione, il sussidio viene a decadere.

Dunque, una norma a tutela della salute esiste anche per il reddito di cittadinanza, nonostante negli anni non sia mai stata applicata. Tale norma, in effetti, non specifica quali siano i trattamenti sanitari volti alla tutela della salute: non è chiaro, quindi, se vaccino e Green pass rientrino tra questi.

È giusto togliere il reddito di cittadinanza a chi non ha il Green pass?

Interrogarsi sulla possibilità di introdurre l’obbligo di Green pass anche per i percettori del reddito di cittadinanza è lecito, ma arrivare a desumere che il sussidio venga a decadere in assenza di certificazione verde è ancora prematuro.

Il Governo non ha ancora deciso nulla a riguardo: non ci sono stati nemmeno cenni all’introduzione di nuove restrizioni per quanto riguarda i percettori del reddito di cittadinanza o di altri sussidi (quali anche la pensione).

Certo è che, con l’estensione dell’obbligo di Green pass a tutti i lavoratori, il Governo ha voluto dare una spinta notevole alla somministrazione dei vaccini. Se ciò non bastasse, non si esclude una possibile ulteriore estensione dell’utilizzo del Green pass.

Reddito di cittadinanza verso la riforma: cosa potrebbe cambiare?

Mentre si attendono i risultati dell’estensione dell’obbligo di Green pass ai lavoratori per quanto in correlazione alla somministrazione dei vaccini, il Governo inizia a interrogarsi sulla riforma del reddito di cittadinanza e su come potrebbe cambiare il sussidio nei prossimi mesi o anni.

Il reddito di cittadinanza è nato come sussidio a sostegno dei nuclei familiari più poveri ed è volto a incentivare l’occupazione, anche se purtroppo non ha raggiunto questo secondo obiettivo.

Proprio per questo motivo, il Governo deve intervenire per rafforzare le politiche sociali. Saranno i soldi del Recovery Plan (pari a 5 miliardi di euro) a favorire il reinserimento lavorativo di circa 3 milioni di persone. 

Nei piani del Governo si inizia a definire il programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori), che sarà destinato alle fasce più deboli della popolazione – come donne e giovani. Già possiamo anticiparvi che si tratta di cinque percorsi differenti volti a riqualificare le risorse e a reinserire i candidati nel mondo del lavoro.

In secondo luogo, sarà importante prevedere e pianificare la riforma degli ammortizzatori sociali, sulla quale il Governo sta già lavorando. Nella prossima Legge di Bilancio per il 2022 potremmo veder nascere un ammortizzatore sociale universale e rivolto a tutti i lavoratori, indipendentemente dal settore economico di appartenenza o dalla tipologia contrattuale.

Altri temi importanti sui quali riflettere sono, per esempio, il fatto che coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza (nel 2020 si trattava di circa 3,7 milioni di persone all’interno di 1,6 milioni di famiglie) rischiano di restare ai margini del mercato del lavoro per sempre.

E infine, occorre rivedere anche la scala di equivalenza che definisce l’ammontare del sussidio economico: ad essere penalizzate sarebbero le famiglie più numerose, a discapito dei single. Un divario da sottolineare, inoltre, è legato alle differenze tra i costi della vita al Nord e i costi della vita al Sud della nostra penisola.