La Corte di Cassazione lo ha ribadito ancora una volta con la recente sentenza numero 34121 del 15 settembre: quando si compila la domanda per il reddito di cittadinanza non solo non si può mentire, ma non si possono neppure fare delle omissioni.

Che un fatto rilevante non sia reso noto costituisce sempre ragione di revoca del beneficio, anche se non si sapeva di doverlo palesare ed eventualmente è anche un reato se ne ricorrono le condizioni.

Nel caso specifico una donna aveva tralasciato di specificare che il marito era stato condannato per reati aggravati dalla mafia e essendo in regola con gli altri requisiti ha ricevuto per parecchi mesi l’accredito sulla sua card.

Nel momento in cui è stata scoperta, si è difesa dicendo di non trovarsi dalla parte del torto, ma di essersi semplicemente limitata a compilare con diligenza il modulo che le era stato presentato dall’INPS.

Modulo redito di cittadianzna, cosa chiede?

In effetti in quel modulo non si fa riferimento in modo espresso alla situazione in cui si trovava la signora e il suo coniuge, ma la corte ha escluso che quella potesse valere come motivo per continuare a intascare il reddito di cittadinanza.

Card bloccata, poi, in modo immediato, senza aspettare l’esito del processo finale a cui a donna sarà sottoposta. La spiegazione è che dovendo restituire tutto quanto ha ricevuto, ragioni di tipo cautelare giustificano il sequestro di quanto ancora è nelle sue disponibilità. In secondo luogo, indipendentemente dal fatto di essere condannata non ha comunque il diritto a continuare a intascare l’assegno mensile.

Che cosa è la card del reddito di cittadinanza

Nonostante si parli di assegno mensile, con riferimento al reddito di cittadinanza, in effetti, il denaro non viene consegnato con un assegno o in contanti, ma viene caricato su una tessera magnetica. Si tratta di una scelta più funzionale, perché richiede meno passaggi e inoltre garantisce anche la tracciabilità delle spese.

La card viene rilasciata solo da Banco Posta, col quale ci si deve interfacciare in caso ci siano difficoltà di funzionamento, ma che nulla può dire sulla revoca o sul blocco della stessa che è in capo all’INPS. L’uso è simile a quello di un Bancomat: serve un PIN per accedere ai servizi che offre, è personale e non è cedibile.

Può essere revocata, o bloccata. Col primo termine si intende che si è perso il diritto ad avere il redito di cittadinanza e la card dovrà essere restituita, e se non lo sarà comunque non sarà più funzionante. Possibile fare un ricorso, che se vinto darà diritto alla consegna di un’altra card con nuove credenziali di accesso.

Il blocco, invece non è necessariamente definitivo, è possibile la riattivazione, con le stesse credenziali quando i dubbi che hanno portato alla sospensione del sussidio si sono sciolti.

Card del reddito di cittadinanza sospesa perché

La vicenda è arrivata in Cassazione dopo che Il Tribunale competente aveva disposto il sequestro preventivo della card su cui ogni mese era accreditato il reddito di cittadinanza, oltre agli altri conti nella diponibilità dell’imputata. Il provvedimento, impugnato è stato confermato dal Tribunale del riesame di Napoli e da qui è stato presentato davanti alla Corte di Cassazione.

Il sequestro di card e di conti costituisce solo una misura cautelare, che è stata presa in attesa di vedere l’esito del procedimento penale a cui è stata sottoposta la donna perché ritenuta colpevole di aver violato l’articolo 7 della legge di introduzione del reddito di cittadinanza.

Visto che in caso di condanna la norma prevede che non solo il sussidio sia revocato, ma vada restituito tutto quanto è stato ricevuto fino a quel momento, il blocco dei conti e in questo caso della tessera costituisce una prassi normale, per evitare che nel tempo necessario per avere una sentenza, tutto quanto non venga speso, o comunque diventi irrintracciabile.

Cosa dice l’articolo 7 della legge sul reddito di cittadinanza

Questo articolo è titolato sanzioni e comprende tutte le conseguenze di tipo sia amministrativo che penale contro i soggetti che al momento della domanda del reddito di cittadinanza, o per tutto il periodo in cui lo percepiscono tengano comportamenti scorretti o comunque tali da far venire meno la fiducia che la pubblica amministrazione gli ha concesso.

Il primo comma dell’articolo 7 del Decreto Legislativo numero 4 del 2019 dice che

è punito con la reclusione da due a sei anni, a meno che il fatto integri un reato più grave, chiunque al fine di ottenere il sussidio, presenti documenti falsi, li falsifichi egli stesso, faccia dichiarazioni non corrispondenti al vero, o ometta informazioni rilevanti.

Il secondo comma, invece punisce con la reclusione compresa tra un minimo di uno e un massimo di tre anni chi non abbia informato l’INPS che nel suo nucleo familiare ci sia stata una variazione del reddito o del patrimonio comunicato inizialmente.

La norma precisa che rientrano in questi reati anche i casi in cui ad essere nascosti sono redditi o entrate provenienti da attività irregolari: lavoro nero o attività illegali.

Revoca del reddito di cittadinanza in caso di reati gravi

Il comma 3 dell’articolo 7 del DL 4 del 2019 stabilisce che

c’è la revoca immediata del reddito di cittadinanza nel caso in cui ci sia stata condanna in via definitiva per una seria di reati particolarmente gravi tra i quali rientrano quelli legati alla mafia, al terrorismo e quello di truffa aggravata contro lo Stato o una pubblica amministrazione.

In casi di questo tipo la revoca è immediata, disposta dall’INPS ed è retroattiva. Questo significa, che dovrà essere restituito anche quanto è già stato percepito.

Dal disposto piuttosto articolato di questo articolo derivano due cose: essere stato condannato in via definitiva, cioè dopo che sono stati esperiti tutti i gradi di giudizio, oppure siano trascorsi i termini utili per fare ricorso, per alcuni particolari reati costituisce un fatto che impedisce di accedere al reddito di cittadinanza.

Lo deve essere anche nel caso riguardi un familiare del titolare della card. Si ricorda che questo sussidio non è dato tanto al singolo, quanto a tutto il nucleo familiare: si tiene conto del modo in cui è composto per stabilire la somma mensile, i redditi di tutti i componenti entrano a far parte dell’ISEE e tutti devono firmare il patto per il lavoro e rispettarne il contenuto.

La seconda regola che si trae da questo articolo è che tutte le informazioni che in qualche modo possono influire su questo sussidio: sull’entità dell’assegno o sul suo stesso mantenimento devono essere fornite in modo corretto a cura del richiedente. E devono essere fornite non solo al momento della prima richiesta, ma anche in seguito.

Il modulo per la richiesta del reddito di cittadinanza è solo esemplificativo

Nel caso arrivato in Corte di Cassazione si è obiettato che nel modulo predisposto dall’INPS per la richiesta del reddito di cittadinanza, nella parte in cui deve essere indicata la presenza di eventuali ragioni ostative sia a carico del richiedente, che dei suoi familiari, non sono elencata i reati aggravati ai sensi dell’articolo 416 bis.

Ricordiamo che si tratta di un articolo che si occupa di reati aggravati da comportamenti di stampo mafioso, per il quale era stato condannato in via definitiva il marito della ricorrente.

Il Tribunale di Napoli, nel corso dell’appello ha stabilito e la Corte di Cassazione nel successivo ricorso ha confermato, che qui vale il principio che la legge non ammette ignoranza.

Se anche nel modulo non si faceva riferimento espresso a tutte le possibilità, queste si potevano tratte dalla legge che ha introdotto il reddito di cittadinanza.

Lo spirito della legge è quello di dare fiducia e chiedere in cambio la correttezza necessaria e sufficiente a fornire tutti i dettagli che in qualche modo possono influire sull’approvazione, sull’entità e sul mantenimento del sussidio.

La sentenza numero 34121 della Corte di Cassazione ha inoltre precisato che

la modulistica predisposta dall’INPS e da compilare per accedere al beneficio ha e non può che avere solo un valore esemplificativo, non potendo elencare tutte le possibili ipotesi comprese nel dettato della legge.

La regola quindi è che il richiedente deve comunicare tutte le informazioni di cui è in possesso, anche se non gli viene fornito un elenco con tutte le varianti possibili.

Correttezza vuole che sia lo stesso richiedente ad informare l’INPS di ogni fatto influente o sul quale abbia un dubbio. L’ente previdenziale fa sì dei controlli, ma questi non esimono mai l’utente dal dire tutto.

Gli obblighi sono quelli della legge sul reddito di cittadinanza

I giudici proseguono aggiungendo che gli obblighi in capo al richiedente sono quelli che sono elencati nell’articolo 7 del Decreto Legislativo numero 4 del 2019. Articolo che chiede di rendere nota la presenza di qualsiasi ragione che possa consentire l’accesso al sussidio. 

Perché, si legge nella sentenza, non esistono ragioni valide per ritenere che ci sia qualche deroga o eccezione all’obbligo di rendere noto alla pubblica amministrativa l’effettiva situazione reddituale di richiedente e famiglia, e l’esistenza o il tipo di reati penali per cui qualcuno del nucleo familiare sia stato condannato.

Quindi tutto va dichiarato, perché non spetta al richiedente, decidere che cosa dire e che cosa omettere, ma sarà l’INPS al momento di valutare la richiesta a decidere che cosa sia rilevante e in quale misura.

Giusto il blocco della card del reddito di cittadinanza

A proposito della richiesta di sblocco della card del reddito di cittadinanza la corte ha sostenuto che indipendentemente da quale sarà l’esito del procedimento penale, il blocco è comunque dovuto.

Possibile che il procedimento in corso, durante il quale la vicenda sarà analizzata con attenzione e dove la difesa presenterà prove a discolpa, non porti a una condanna dell’imputata.

Anche in quell’ipotesi, però la signora non aveva diritto fin dall’inizio a ricevere il reddito di cittadinanza, che le è stato approvato solo perché non erano disponibili tutte le informazioni. Nello specifico quella della presenza di un componete del nucleo familiare condannato per uno dei reati che esclude il beneficio.