Il reddito di cittadinanza continua ad essere uno degli argomenti più discussi in Italia, dove sono in tanti a richiederlo e in parecchi ad approfittarsi di questo sussidio messo a disposizione dal Governo.
 
Non è di certo una novità, anzi se ne parla da qualche anno e ogni volta spuntano dubbi e incertezze al riguardo. 
Tutto è iniziato con il Governo Gentiloni, che all'epoca della sua presidenza aveva incentivato misure atte a limitare la povertà del nostro Paese.
 
Successivamente, nel 2018, il Movimento 5 stelle aveva ripreso in mano la questione ed oggi il Premier Mario Draghi continua a portare avanti l'iniziativa con una serie di modifiche volte a contrastare tutta quella cerchia di furbetti che sfruttano l'aiuto anche senza requisiti.
 
Per chiarire ancora una volta la funzionalità del reddito di cittadinanza, ripercorriamo insieme le origine e capiamo che cos'è. 

Reddito di Cittadinanza:  definizione e aspetti principali

Il reddito di cittadinanza viene definito come una misura che serve a contrastare la povertà, il disagio sociale e le disuguaglianze attraverso una politica attiva del lavoro. Esso prevede un sussidio per tutte quelle famiglie meno agiate che consiste in un'integrazione al reddito del nucleo familiare. 
 
Anche in questo caso serviranno dei requisiti per ottenerlo che sono:
  • essere finanziato con le tasse;
  • non subire una tassazione;
  • essere cittadini o residenti regolari;
  • il reddito deve essere ricevuto da singoli soggetti e non da intere famiglie;
  • il beneficiario può ottenere l'aiuto a prescindere dal reddito;
  • non essere condizionato dalla ricerca del lavoro.

Altre caratteristiche necessarie per richiederlo sono:

  • essere maggiorenne;
  • essere disoccupato;
  • avere un reddito lavorativo che non supera il limite previsto dall'Istat, cioè 780 euro;
  • ottenere una pensione minore  della soglia di povertà. 
E non finisce qui, per far sì che il reddito di cittadinanza venga dato in maniera continuativa servirà:
  • essere iscritto al Centro per l’Impiego ed essere subito disponibile ad iniziare a lavorare; 
  • essere disponibile a cominciare un percorso di formazione, con un impegno che prevede minimo due ore giornaliere; 
  • essere disposto ad iniziare  collaborazioni con servizi socialmente utili, vale a dire piani di collettività per almeno 8 ore a settimana;
  • essere in grado di frequentare corsi di qualifica/riqualifica professionale;
  • riferire in tempo ogni possibile cambio di reddito;
  • si ha la possibilità di rifiutare i lavori proposti per un massimo di tre volte consecutive.

Reddito di cittadinanza: tutte le novità in arrivo nel 2022

Sono mesi che il Governo Draghi sta lavorando al reddito di cittadinanza per portare avanti alcuni cambiamenti a partire dal 2022. L'obiettivo è quello di modificare totalmente il sussidio viste le fragilità di quello in corso. 
 
Fin dal principio il fine dell'aiuto era quello di contrastare le disuguaglianze sociali, invece questo aspetto è stato alimentato. Il motivo? Pochi controlli e misure non eque per i cittadini che hanno fatto richiesta. Quindi, il Premier Draghi vuole proprio migliorare questi aspetti affinché non si presentino più problematiche di questo tipo.
 
A quanto pare non cambieranno i requisiti da rispettare, in particolare resterà immutato l'aspetto riguardante la cittadinanza italiana o europea e la residenza sul territorio dello Stato da almeno dieci anni. Ciò che potrebbe essere modificato è il tempo di residenza per gli stranieri, si pensa infatti, ad una riduzione dai 10 ai 5 anni. 
 
Un'altra questione da prendere in analisi riguarda l'Isee. Esso sarà fondamentale che venga aggiornato nei limiti per far sì che sia valido e in corso per l'accesso al reddito di cittadinanza. Su questo fronte, il Governo sarà intransigente e verranno applicati tutti i controlli possibili per scoprire chi farà il furbo. 
 
Inoltre, potrebbe essere modificata la scala di equivalenza, su cui si  basano gli importi. In tavola ci sono ancora varie ipotesi, quella più attendibile riguarderebbe un aumento mensile per tutte quelle famiglie più numerose e una riduzione dei nuclei familiari con un numero minore di componenti.
 
Nel dettaglio, la cifra da dare al single sarebbe di 450 euro piuttosto che 500 al mese, mentre per le famiglie con più persone  è prevista una quota di 1450 euro invece di 1330 euro al mese. 
 

Reddito di cittadinanza e Patto di lavoro: perché si è trattato di un flop

Un altro aspetto che richiede una modifica da parte dello Stato è quello riguardante il Patto di lavoro. Facciamo un passo indietro. Esso consiste in un percorso di formazione e reinserimento nel mondo del lavoro, che cambia a seconda del soggetto e delle sue esigenze.
 
In realtà il patto è nato anche con un'altra finalità: il richiedente deve sottoscrivere la propria volontà di essere disponibile a lavorare qualora si presenti l'occasione. 
 
Sono tanti, però, i cittadini che nonostante il percorso formativo personalizzato hanno rifiutato più volte un'offerta di lavoro. Quindi, il compito del Governo è quello di fermare tale comportamento. Come? Attraverso un piano che prevede un taglio graduale della quota mensile per tutti quelli che eviteranno i corsi di formazione. 
 
Questo comporterà ad una revoca già dal secondo rifiuto lavorativo. Se questa iniziativa andrà in porto, saranno tanti coloro che si troveranno a fare i conti con una realtà ben diversa da quella attuale. 
 
Prima dell'annullamento però spetterà all'Inps controllare nello specifico la posizione del richiedente così da avere la sicurezza dell'effettivo secondo rifiuto del lavoro.
 

Reddito di cittadinanza: caccia ai furbetti

In questi ultimi giorni è caccia ai furbetti che nonostante non abbiano i requisiti hanno ottenuto in un modo o nell'altro il reddito di cittadinanza. Nel mirino sono finite molte persone, tra queste 65 a Monza.
 
I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Monza al comando del colonnello Maurizio Querqui, dopo un’indagine svolta anche in collaborazione con l’Inps, hanno dato il via a denunce alla Procura della Repubblica di Monza.
 
Nella cerchia risultano esserci 6 beneficiari di origine extracomunitaria, il 35% avente una misura cautelare personale o una condanna in via definitiva in corso 10 anni prima alla richiesta, per un reato penale.
 
Un altro caso si è presentato a Palermo, dove una signora percepiva il reddito di cittadinanza per un ammontare di circa 18mila euro, avendo omesso dalla sua dichiarazione che il figlio si trova in uno stato detentivo.
 
Infatti, dal 2019 è sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere attuata dalla Dda di Palermo, con altri undici soggetti, per estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di diversi locali notturni di Palermo e provincia. La donna è stata denunciata e sarà obbligata a ridare tutti i soldi presi in questi anni e il sussidio sarà revocato. 
 
Ma non finisce qui, anche a Ragusa sono stati accertate più di 165 persone di nazionalità straniera che hanno percepito indebitamente il reddito di cittadinanza di circa 1.000.000 di euro. Anche in questo caso i soggetti scoperti non hanno fatto tutte le dichiarazioni necessarie, omettendo alcuni aspetti. 
 
I controlli non sono ancora finiti e in Italia sono sempre di più coloro che hanno manomesso il sussidio, per questo è necessario un cambiamento radicale del piano. 

Reddito di cittadinanza: il parere dei politici

Dopo un'analisi dettagliata, dimenticanze e aspetti andati a male, alcuni partiti hanno voluto dire la loro riguardo al reddito di cittadinanza e alla funzionalità dell'aiuto. A prendere la parole per primo è Matteo Salvini che a nome della Lega afferma
Abbiamo sbagliato ad approvare il reddito di cittadinanza. Non faccio arrampicata libera sugli specchi. Sulla carta funzionava col reinserimento al lavoro, i dati sono assolutamente fallimentari. Noi in Parlamento lavoreremo per eliminare una parte di quella che riteniamo essere una spesa improduttiva, perché così il reddito di cittadinanza è un disincentivo al lavoro. 
Dal canto suo, Giorgia Meloni prende le distanze dal piano visto che fin dall'inizio lei e il suo partito hanno dichiarato di essere contrari al Reddito di cittadinanza. Così sul giornale.it sono state riportate le sue parole
Rivendico che siamo rimasti l'unico partito in Parlamento che non ha mai votato né per istituire né per difendere il reddito di cittadinanza. Una misura sbagliata dal punto di vista culturale. 
Anche l'economista Gabriele Guzzi ritiene che sia arrivato il momento di apportare modifiche importanti al sussidio, soltanto così potrà riprendere la funzionalità originaria. L'esperto reputa il reddito di cittadinanza una delle misure di giustizia sociale introdotta in Italia negli ultimi 30 anni.
 
Si tratta di una manovra utile a garantire un sostegno ai cittadini in difficoltà e nel nostro Paese è fondamentale per contrastare la povertà a patto che vengano rispettate le regole e i requisiti su cui si basa il piano. 
 
Per l'economista sono tanti gli aspetti da rivedere come: 
  • un controllo da parte dello Stato per eliminare gli approfittatori; 
  • deve presentarsi reciprocità tra i richiedenti e i comuni di appartenenza che devono dare la possibilità ai beneficiari di trovare un lavoro equo e valido per il suo percorso formativo;
  • ricostituire la scala di equivalenza così da non presentarsi più disuguaglianze tra nuclei familiari;
  • porre l'attenzione sulla categoria dei giovani. 
Sull'argomento del lavoro giovanile, Guzzi propone tre ipotesi possibili:
  • Un salario minimo di almeno 7/8 euro all'ora;
  • rivalutare il diritto del lavoro, vale a dire favorire un contratto a tempo indeterminato e non stage o altro;
  • fare più investimenti pubblici che vadano ad avvicinare il mondo giovanile a quello del lavoro, senza paura o disagi.