Sembra che sia diventato il ritornello dell’estate: presentiamo un referendum. Da tutte le parti politiche, ma anche dal mondo della cultura e dello spettacolo non passa giorno che qualcuno proponga di sottoporre al giudizio del popolo un argomento particolarmente spinoso e capace di fare discutere. C’è il referendum sull’abolizione del reddito di cittadinanza voluto da Matteo Renzi. Poi c’è quello che vorrebbe sentire l’opinione degli italiani sull’eutanasia firmato tra gli altri anche dagli onnipresenti Fedez e Chiara Ferragni.

Sono ben 6 i quesiti promossi dal Partito Radicale e da Matteo Salvini che vanno sotto il titolo di giustizia giusta e che vorrebbero bypassare la riforma della giustizia che il Governo di Mario Draghi ha messo in campo minacciando anche di ricorrere alla fiducia se il Parlamento si dimostrerà poco collaborativo. Ancora si accenna a referendum che riguardino l’obbligo vaccinale o i limiti del green pass.

Insomma sembra che l’opinione della popolazione nell’estate del 2021 sia diventata particolarmente importante e di attualità. In realtà, però chiedere un referendum è piuttosto semplice, vederlo effettivamente alle urne è una questione molto più complicata. Tutti, poi sanno che cosa è un referendum, qual è l’iter per arrivarci e quanto in definitiva il suo risultato conti alla resa dei conti? Per intenderci un referendum ha veramente la capacità di imporre al Parlamento la volontà dei cittadini, o si tratta solo di un modo per dilazionare i tempi e poi tornare grosso modo allo stato dei fatti, magari usando qualche termine diverso per definire in sostanza la stessa cosa?

Cosa è un referendum?

Il referendum è il modo attraverso il quale i cittadini di uno Stato esprimono, in modo diretto, cioè senza l’intermediazione dei governanti che hanno votato, il loro parere a proposito di un argomento. Si tratta di uno strumento previsto in tutte le nazioni democratiche e che in Italia trova asilo già nell’articolo numero 1 della Costituzione. In questo articolo si dice infatti che

la sovranità appartiene al popolo che la esercita nei modi stabiliti dalla Costituzione. Modi che sono definiti negli articoli successivi.

Per sovranità si intende il diritto di scegliere il modo in cui autogovernarsi, esprimendo in sostanza la propria opinione anche in modo diretto. Negli articoli successivi la carta costituzionale indica quali tipi di referendum sono ammessi in Italia. In linea generale si tratterà sempre di dire un sì o un no. Al cittadino viene proposto u quesito che deve essere formulato, in modo tale da poter essere accettato o rifiutato

Referendum abrogativo 

Nel nostro ordinamento ci sono diversi tipi di referendum che hanno una funzione e anche un funzionamento diverso tra loro. Il primo fra questi è il referendum abrogativo previsto dall’articolo 75 della Costituzione e che appunto

ha lo scopo di eliminare al nostro ordinamento una legge per intero, oppure uno o più articoli o parti della stessa.

Rientrano in questa categoria sia le leggi intese in modo formale, cioè quello che sono state approvate dl Parlamento, sia gli atti aventi valore di legge, che per intendersi sono i decreti legge cioè quelli approvati in casi di urgenza direttamente dal Governo, che però devono essere convertiti in legge dal Parlamento entro 60 giorni, oppure i decreti legislativi, che invece sono le leggi approvate dal Governo seguendo le linee perimetrali che sono state fissate dal Parlamento con una legge delega.

Questo referendum può essere proposto dai cittadini, che però devono essere nel numero minimo di 500.000. In genere c’è un comitato promotore del referendum che predispone il testo da sottoporre ai cittadini, e che si occupa poi di sensibilizzare la popolazione e presentarsi nelle piazze per raccogliere le firme sufficienti a raggiungere il numero richiesto per legge. In alternativa può essere presentato da un numero minimo di cinque consigli regionali. In questo caso all’interno di ogni consiglio si dovrà votare uno ordine del giorno che contenga lo stesso testo.

L’articolo 75 della Costituzione esclude che possano essere oggetto di referendum abrogativo le leggi tributarie e di bilancio, quelle di amnistia o indulto e l’autorizzazione a ratificare trattati internazionale. La Corte Costituzionale ha esteso questo elenco affermando che non possano essere oggetto di abrogazione con questo metodo leggi di sospensione che paralizzerebbero l’attività di un organo previsto a livello costituzionale creando così un vuoto legislativo ben più grave della presenza della stessa legge.

Referendum costituzionali

Leggermente diverso è il caso del referendum costituzionale previsto dall’articolo 138 della Costituzione. In questo caso si tratta di una consultazione confermativa. Questo referendum può essere chiesto nel caso in cui le camere abbiano già votato con esito favorevole per una legge costituzionale, o per una modifica della stessa. Vista la particolarità della Costituzione la nostra legge prevede che la leggi che la modifichino o integrino, debbano essere approvate da entrambi i rami parlamentari per due volte di seguito. Se la seconda votazione ha come esito il parere favorevole di almeno i 2/3 dei componenti del Parlamento la legge è approvata e diventa effettiva. Se nella seconda votazione si raggiunge solo la maggioranza della metà più uno è possibile chiedere la consultazione popolare.

La richiesta di referendum può essere fatta da un quinto dei componenti di ognuna delle due camere, da 500.000 elettori o da cinque consigli regionali. Il termine ultimo per presentare la richiesta è di tre mesi dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge.

Referendum propositivo

Nel nostro ordinamento non esiste il referendum propositivo, perché la Costituzione all’articolo 71 prevede che l’iniziativa legislativa sia del Governo, dei componenti delle camere e degli altri organi costituzionali. I cittadini però possono, raccogliendo 50.000 firme presentare una proposta di legge che sarà valutata dal potere legislativo così come quelle provenienti da altri organismi. 

Nel 2018 comunque è stata presentata un disegno di legge di modifica costituzionale che prevede anche l’introduzione del referendum propositivo, con un metodo piuttosto macchinoso dove la legge dovrebbe dapprima essere presentata in Parlamento da 800.000 elettori, se non approvata sarebbe oggetto di referendum, ma su richiesta di almeno un milione di firmatari. In caso di esito positivo il Parlamento sarebbe obbligato a recepire quel testo, o in alternativa un testo che ne contenga i principi cardine.

Chi decide se un referendum è legittimo

Dopo la raccolta delle firme il referendum ancora non è pronto per essere presentato alle urne. Il testo dello stesso congiuntamente alle firme raccolte deve essere depositato non oltre il 30 settembre presso la cancelleria dell’ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione. Questo ufficio farà un controllo di tipo tecnico formale, per verificare che le firme siano state raccolte in modo corretto e che siano stati rispettati tutti i dettagli tecnici per la presentazione. Un controllo viene fatto anche sulla legge che si chiede di abrogare, per vedere se in effetti sia ancora vigente, o sia stata per esempio sostituita da un’altra norma o dichiarata incostituzionale.

Se i controlli hanno esisto positivo il quesito referendario passa alla Corte Costituzionale che deve valutare l’ammissibilità dello stesso. Con questa verifica si controlla che il quesito rientri tra quelli autorizzati dalla Costituzione.

Chi può votare per un referendum

Possono partecipare al referendum tutti i cittadini che abbiano compiuto i diciotto anni di età e che non siano esclusi dal voto per alte ragioni diverse da quelle dell’età. Ogni cittadino deve votare nel proprio comune di residenza, salvo casi eccezionali. Per i cittadini italiani residenti all’estero è previsto il voto per corrispondenza da esercitare utilizzando i moduli che sono inviati al loro indirizzo.

Chi invece si trovi ricoverato in ospedale ha diritto a farlo direttamente nella struttura sanitaria. Dove ci siano più di 100 posti letto viene aperto un seggio apposito, in quelle più piccole invece è necessario presentare richiesta e sarà il seggio elettorale a presentarsi al capezzale del malato con una sezione staccata. Stessa procedura per chi si trovi in carcere.

Documenti da presentare per votare al referendum

Per poter accedere alla cabina elettorale e votare per il referendum è necessario innanzitutto dotarsi di un documento di identità. Sono considerati validi sia la carta di identità che tutti gli altri documenti provvisti di foto, comprendendovi anche le tessere degli ordini professionali, purché in corso di validità. 

Dovrà inoltre essere presentato il certificato elettorale rilasciato dal proprio comune sul quale sarà apposto da parte degli scrutatori il timbro per la presenza. Nel caso fosse stato smarrito è possibile farsene rilasciare un sostituto dal proprio ufficio anagrafe che durante le operazioni di voto rimane sempre aperto per svolgere questa funzione.

Quando un referendum è approvato

Per l’approvazione di un referendum sono chiesti dai quorum diversi a seconda del tipo. Il referendum abrogativo richiede che per essere valido abbia votato la maggioranza degli aventi diritto. Per aventi diritto si intendono i cittadini che hanno diritto a votare per la camera dei deputati, cioè tutti i cittadini che abbiano compiuto 18 anni e che non siano esclusi dal voto per altre regioni.

L’esito sarà considerato favorevole quando sia raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. Con questo termine si intendono le schede che non siano dichiarate nulle perché per esempio non sia possibile risalire alla volontà dell’elettore, oppure lo stesso abbia fatto in modo di essere identificato, o anche non siano bianche, cioè prive di una preferenza.

Nel caso del referendum costituzionale non è richiesto il quorum, cioè un numero minimo di partecipanti al voto. La legge è abrogata se la maggioranza vota in quel senso, indipendentemente dal numero di persone che si sono recate alle urne.

A quel punto la palla torna al Parlamento che dovrà colmare il vuoto legislativo tendendo conto dell'opinione degli elettori, ma che di fatto spesso introduce la stessa legge solo leggermente modificata.