Mentre il Governo ha approvato il decreto che estende l’obbligo di presentazione del Green pass su tutti i luoghi di lavoro, un comitato ben nutrito di professori, docenti di diritto ed ex consiglieri introduce la proposta di indire un referendum abrogativo contro il Green pass.

Le motivazioni, riportate proprio sul sito ufficiale referendumnogreenpass.it, sono presto dette. La certificazione verde, secondo i promotori, costituisce:

un palese strumento di discriminazione che collide con i principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico.

Da un lato, infatti, lede alcuni principi costituzionali; dall’altro lato cozza anche con il diritto internazionale. Ma qual è il quesito del referendum per l’abrogazione del Green pass? Dove si può firmare e quando si potrà andare a votare?

Referendum Green pass: servono almeno 500 mila firme

Sulla scia di quanto avvenuto per l’eutanasia e per la legalizzazione della cannabis, anche il gruppo di oppositori alla certificazione verde ha indetto un referendum per abrogare il Green pass. Se la raccolta firme per la cannabis ha raggiunto l’obiettivo delle 500 mila firme, anche il Green pass potrebbe farcela.

Secondo l’articolo 75 della nostra Costituzione, infatti, per indire un referendum si possono percorrere strade differenti. Bastano 500 mila firme di cittadini oppure la proposta di cinque Consigli regionali per portare avanti un referendum volto ad abrogare, interamente o parzialmente, una legge.

Tuttavia, una volta indetto il referendum, affinché quest’ultimo risulti valido sono necessarie altrettante condizioni: la partecipazione della maggioranza degli aventi diritto al voto, e il raggiungimento della maggioranza dei voti validamente espressi. Un’impresa difficile, ma non impossibile.

Referendum Green pass: i motivi della protesta

E così, il comitato no Green pass ha alzato la voce e si è spostato in diverse piazze italiane per diffondere il proprio pensiero. Il referendum contro il Green pass, sostengono i promotori, si fonda su principi costituzionali lesi dal provvedimento approvato dal Governo che estende a tutti i lavoratori l’obbligo di utilizzo della certificazione sul lavoro.

Secondo il comitato questa nuova norma lede alcuni principi costituzionali: il primo è quello legato all’articolo 3, secondo il quale tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Ma di fatto, la certificazione va ad escludere moltissime persone che ne sono prive dalla possibilità di svolgere le normali azioni quotidiane (andare al lavoro, pranzare in un ristorante al chiuso, andare al cinema…).

In seguito, prosegue il sito ufficiale del referendum, l’estensione della certificazione verde a tutti i lavoratori, ovvero – di fatto – l’estensione dell’obbligo vaccinale o dell’effettuazione di tamponi ogni due per due – lede anche l’articolo 32 della Costituzione. Nessun cittadino – recita l’articolo 32 – può essere sottoposto a trattamenti sanitari obbligatori che violino i limiti imposti dalla persona umana.

Passando, infine, sul piano del diritto internazionale, il comitato prosegue le sue dichiarazioni contro il Green pass. La certificazione risulterebbe anche contro alcune disposizioni della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, oltre a cozzare contro i principi contenuti nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950.

Referendum Green pass: i quattro quesiti

A fronte di tutte queste argomentazioni, il comitato no Green pass ritiene che siano i cittadini a dover difendere i principi costituzionali e a far valere i propri diritti di fronte allo Stato. I quesiti referendari sono 4, ma per poter proseguire la strada verso il referendum servono almeno le firme di 500 mila cittadini.

Come riporta il sito referendumnogreenpass.it, il quesito numero uno è il seguente:

Volete che sia abrogato il DECRETO-LEGGE 22 aprile 2021, n. 52 convertito con modificazioni dalla L. 17 giugno 2021, n. 87, limitatamente all’art. 9 (Certificazioni verdi COVID-19) e successive modifiche ed integrazioni?

I successivi quesiti hanno una forma del tutto similare alla prima, ma riguardano il decreto-legge 23 luglio 2021, n.105 (ovvero l’esercizio in sicurezza delle attività sociali ed economiche), oppure il decreto-legge 6 agosto 2021, n. 111 (relativo ai trasporti e alle attività scolastiche), e infine il decreto-legge 10 settembre 2021, n. 122 (che riguarda l’ambito scolastico, universitario e le prestazioni assistenziali).

È possibile firmare sia digitalmente, recandosi sull’apposita pagina dedicata alla firma per il referendum abrogativo sul Green pass; sia di persona, scegliendo una delle piazze nelle quali si trova il banchetto per la raccolta firme.

Referendum Green pass: quando si andrà a votare?

Una volta raccolte le 500 mila firme necessarie per indire un referendum abrogativo (entro il 30 settembre 2021), non si andrà subito a votare. Occorre, infatti, attendere anche il parere positivo della Corte Costituzionale.

Ottenuto il via libera della Corte, non si potrebbe andare a votare prima della prossima primavera. E comunque, l’ultima parola sulla data del voto spetta al Presidente della Repubblica: generalmente il periodo utile per andare al voto è compreso tra il 15 aprile e il 15 giugno di ogni anno.

Qualora le firme non si riuscissero a raccogliere entro il 30 settembre 2021, il rischio sarebbe quello di far slittare la data del referendum al 2024, considerando che nell’anno precedente lo scioglimento delle Camere (2023) non si possono indire referendum.