Un altro punto è stato segnato a favore di chi propende per estendere il vaccino obbligatorio a nuove categorie professionali oltre a quelle che già ne son destinatari. Dopo i sanitari e i lavoratori della scuola, per i quali peraltro si chiede il green pass e non l’obbligo di essere immunizzati sembra che i prossimi dovrebbero essere i lavoratori della pubblica amministrazione e quelli che gestiscono il settore dei trasporti.

Nel frattempo si susseguono i ricorsi presentati dagli insegnanti, al Tar del Lazio, per sospendere i provvedimenti che li vedono coinvolti. Sono due le decisioni, prese in via d’urgenza dal giudice monocratico, che ancora una volta ha detto no all’esistenza di un pericolo immediato di danno derivante dall’applicazione del Decreto Legislativo numero 111 del 2021.

Non si tratta in effetti di una decisione che esamini nel dettaglio il merito della richiesta, ma solo di quella che deve verificare se in attesa che si arrivi al vero e proprio esame del ricorso non sia opportuno sospendere il green pass per gli insegnanti.

L’esame della questione ci sarà solo ad inizio ottobre, nel frattempo, però le scuole inizieranno, come programmato con l’applicazione della sospensione dal servizio senza stipendio per tutti quelli che non saranno in regola con la certificazione.

Il dl 111 del 6 agosto 2021 non prevede il vaccino obbligatorio

Il decreto che è stato oggetto di ricorso da parte del personale della scuola in effetti non parla mai di obbligo di sottoporsi al vaccino. Le regole introdotte dallo stesso, che hanno validità a partire dal primo settembre fino al 31 dicembre di quest’anno, salvo proroga nel caso si decida di confermare lo stato di emergenza, riguardano l’obbligo di dotarsi e di mostrare a richiesta il certificato vaccinale.

Il certificato viene rilasciato a chi si sia sottoposto almeno a una dose di uno qualsiasi del quattro vaccini autorizzati in Italia. Escluso, invece per chi si siano immunizzato all’estero con prodotti non ancora approvati dall’Aifa. In alternativa a chi abbia contratto la malattia e sia stato dichiarato guarito da meno di sei mesi. Infine a chi nelle 48 ore precedenti si sia sottoposto a un tampone molecolare o antigenico rapido con esito negativo.

Essere privi del green pass comporta l’allontanamento dell’insegnante dei locali scolastici. Nei cinque giorni successivi gli viene concesso il tempo per mettersi in regola. Se non lo facesse a partire dal quanto giorno di assenza viene considerato come assente ingiustificato.

Da quel momento e fino a quando la situazione sanitaria tornerà alla normalità o si procuri il green pass sarà sospeso, senza stipendio, del posto di lavoro.

Rifiutare il vaccino non è un diritto assoluto

Un primo punto di principio è stato sottolineato dal giudice monocratico del Tar del Lazio con le decisioni numero 4531 e 4532 del 2021. Il giudice sostiene che

il diritto a non vaccinarsi non è un diritto assoluto. Si aggiunge che si tratta di un diritto che è infrangibile, perché deve essere sempre messo in correlazione con altri interessi pubblici che riguardano tutta la collettività. E che possono esse considerati superiori e prioritari rispetto a quelli del singolo 

Rientrano tra questi diritti in primis quello alla salute collettiva e quello di tenere sotto controllo il diffondersi della pandemia da Covid 19. In seconda battuta quello, nel caso specifico, di garantire il regolare svolgersi di un servizio pubblico fondamentale quale è quello di garantire la frequenza della scuola in sicurezza per i ragazzi. 

Sospendere chi non si sottopone al vaccino è equo

Nei provvedimenti si risponde anche alla richiesta di disapplicare il provvedimento del Governo nella parte in cui stabilisce che il lavoro e la retribuzione siano sospesi a chi non si sia sottoposto a vaccino, e neppure decida di dotarsi di green pass. 

Che la sospensione sia automatica al momento in cui il certificato vaccinale non sia mostrato, o sia irregolare secondo il giudice è una scelta razionale e corretta. Lo è alla luce della particolarità delle funzioni che deve svolgere il personale scolastico.

A maggior ragione quando si parla di insegnati che comunque devono avere un contatto stretto con gli studenti e svolgono funzioni che per loro natura devono essere fatte in presenza e in uno spazio ristretto.

Chi non vuole il vaccino paghi il tampone

La decisone si sofferma poi su un altro aspetto. Sottolinea che in effetti il provvedimento che è stato oggetto di ricorso non fa riferimento all’obbligo di sottoporsi a un vaccino. Le alternative ci sono e sono quelle di essere comunque immunizzato, perché guarito dal Covid 19 da meno di sei mesi.

Ma esiste anche una possibilità di scegliere per chi abbia avuto la fortuna di non ammalarsi. Si tratta dell’opzione di sottoporsi a un tampone antigenico rapido o molecolare. In questo caso si tratterà di ripeterlo ogni due giorni, visto che la copertura ai fini della validità del green pass è di sole 48 ore.

Il giudice ritiene che dare l’alternativa tra sottoporsi a un vaccino, che viene messo a disposizione in modo gratuito e che è logisticamente accessibile a tutti in tempi abbastanza celeri, o di provare di non essere contagioso sottoponendosi ogni due giorni a un tampone sia una proposta equa. 

Tale scelta viene offerta nel solo interesse del personale scolastico. Una scappatoia, insomma per chi non abbia fiducia nei vaccini. A chi invece, non possa ricorrere alla vaccinazione per ragioni di salute, viene riconosciuto il diritto a dire no, offrendo i tamponi senza sostenere alcuna spesa.

Detto questo, visto che le alternative ci sono, il giudice valuta che far gravare il costo dei tamponi su chi non voglia vaccinarsi per ragioni personali diverse da quelle mediche dimostrate, non costituisce qualcosa di irrazionale o iniquo. La ragione è che anche qui non ci si trova di fronte a un’imposizione, ma a una alternativa scelta dal cittadino.

Per chi rifiuta il vaccino Il danno è solo patrimoniale 

Altra questione è quella della richiesta di sospendere immediatamente il provvedimento, nella parte in cui prevede che il personale che rifiuta di sottoporsi al vaccino, e non abbia il green pass sia allontanato dalle proprie mansioni e sia privato anche dello stipendio.

Il giudice ha sottolineato che stiamo trattando di un diritto, che eventualmente potrà essere reintegrato se la successiva decisone del collegio sia in quel senso. Non c’è necessità di sospendere immediatamente il provvedimento perché non è in grado di produrre danni irreparabili.

Nell’ipotesi in cui nelle sedute successive il tribunale amministrativo valutasse di accogliere le istanze dei richiedenti, trattandosi di un mero danno patrimoniale, sarà comunque possibile prevedere un equo risarcimento economico che copra tutti i danni subiti nel periodo di sospensione.

Anief: no al vaccino e richiesta rimborso

Queste sentenze che seguono di analoghe con riferimento al personale sanitario non sono sufficienti a mettere la parola fine sulla questione. Diverse sono le posizioni dei sindacati, ma da parte di tutti c’è una certa perplessità. 

Alcuni ancora non si arrendono e continuano a puntare sulla carta legale: in particolare ANIEF, uno dei sindacati di categoria, che sul sito ufficiale

annuncia che la raccolta di adesione ai ricorsi che si stanno mettendo in campo è stata prorogata fino al 10 settembre.  I ricorsi previsti sono due. Uno rivolto al Tar del Lazio con la richiesta di sospensione del provvedimento, con decreto di urgenza.

Il secondo, invece sarà indirizzato al Tribunale di Roma e avrà come oggetto una richiesta di risarcimento danni perché la richiesta di mostrare il green pass risulterebbe in contrasto con il regolamento dell’Unione Europea numero 953 del 2021 nella parte in cui dice che vi è l’obbligo di esibire il certificato vaccinale a pena della sospensione dal lavoro e dalla retribuzione.

Il regolamento che sarebbe stato violato dal Governo italiano è quello che si riferisce all’istituzione e alla regolamentazione a livello continentale del green pass europeo.

FLT CGIL: sì convinto al vaccino, ma il green pass è un pasticcio

Diverso punto vi vista invece da parte della FLT CGIL che sul proprio sito sottolinea di avere sempre detto un sì convinto al vaccino e di avere sempre spinto per avere una corsia preferenziale dedicata agli insegnati e al restante personale scolastico per le vaccinazioni.

Secondo quanto si legge sul sito di FILT CGIL, a questo punto, però

il governo avrebbe dovuto fare un atto di coraggio e introdurre un vero e proprio obbligo vaccinale. La scelta di ricorrere alla via intermedia del green pass sarebbe solo un pasticcio. Secondo il sindacato in realtà sembra un modo per scaricare la soluzione del problema sulle scuole. 

Gli istituti il 13 settembre come ogni anno si troveranno a fare i conti con carenza di personale e di aule, e non avrebbero bisogno di doversi sobbarcare anche quello della verifica dei certificati vaccinali e della gestione delle sospensioni con relative sostituzioni.

SNALS-CONFSAL ok al vaccino ma insiste sui tamponi gratuiti

Un via libera del vaccino a scuola anche da SNALS CONFSALS, ma con la garanzia del diritto di scelta. Con un comunicato mette però avanti le mani su un’altra questione, che potrebbe evitare che diventi un obbligo per chi non lo vuole, ma senza che questa scelta venga a costare parecchio anche dal punto di vista economico.

Sottolinea SNAL-CONFSAL con il comunicato del 3 settembre la propria soddisfazione per

l’approvazione alla Camera di un emendamento che inserisce tra i requisiti che danno diritto al green pass anche quello di essersi sottoposti a un test salivale. Un’ottima notizia perché eviterebbe a chi non voglia sottoporsi al vaccino di dovere continuamente ricorrere a esami diagnostici invasivi e continui.

Il sindacato, pur soddisfatto, ribadisce che ancora c’è una criticità nel decreto legge numero 111 ed è quello di prevedere che i test per chi non abbia giustificazioni di tipi sanitario per non sottoporsi alla vaccinazione siano a carico dello Stato. Annuncia che continuerà a battersi per raggiungere anche l’obiettivo della gratuità dei tamponi per tutto il personale.