Riforma Giustizia: cambiano prescrizione e rinvio a giudizio

È stata finalmente approvata all’unanimità dal Consiglio dei Ministri la Riforma della Giustizia Penale firmata dal Ministro Cartabia. Moltissime le novità e le polemiche, poiché la manovra ha apportato ingenti cambiamenti a prescrizione, appello, rinvio a giudizio e altri aspetti normativi. Soprattutto la questione rischia di spaccare in due il M5S con Grillo che sembra abbia fatto da mediatore tra i suoi e Draghi, spingendo i Ministri ad astenersi, e Conte che ritiene la modifica alla prescrizione inaccettabile.

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È stata approvata in Consiglio dei Ministri con voto unanime la Riforma della Giustizia Penale voluta da Draghi, che mira a correggere alcune anomalie del precedente DDL Bonafede. Molte le modifiche: dai termini della prescrizione, all’appello, l'udienza preliminare e il rinvio a giudizio.

Secondo quanto riferito in prima persona dal Ministro della Giustizia Marta Cartabia scopo della Riforma è duplice: da un lato limitare il numero delle prescrizioni e dall’altro velocizzare i tempi di svolgimento dei processi.

Tuttavia, la Riforma rischia di suscitare un vero e proprio stravolgimento nel Movimento 5 Stelle con Grillo, che sembra aver fatto da mediatore e aver attuato un pressing sui Ministri perché si astenessero dalla votazione, e Conte che invece urla al voltafaccia e critica duramente gli aspetti della Riforma in materia di prescrizione.

Vediamo quali sono tutte le modifiche introdotte e che riguardano la giustizia penale.

Riforma della Giustizia Penale, le modifiche alla prescrizione

La prima modifica riguarda la normativa che regola la prescrizione, quest’ultima terminata la sentenza di primo grado cessa di esistere, a prescindere se l’imputato sia stato assolto o condannato. 

Tuttavia, vengono stabilite delle tempistiche per il processo di appello e quello in Cassazione, superate le quali viene dichiara l’improcedibilità. Nello specifico i tempi sono di due anni per la sentenza di secondo grado e di un anno per giudizio di legittimità. 

Nel caso di procedimenti giudiziari definiti complessi o di reati gravi come associazione mafiosa, terrorismo, corruzione e droga, i tempi sono estesi fino alla durata massima di tre anni per la sentenza di appello e un anno e mezzo per il giudizio della Cassazione.

La riforma stabilisce anche che l'improcedibilità giudiziaria sia applicata negli stessi termini di come fino adesso è stata applicata la prescrizione. Nel caso di processi penali, dopo la dichiarazione di improcedibilità, il giudice civile è comunque autorizzato a deliberare in favore di risarcimenti alle vittime.

Il rinvio a giudizio solo con “ragionevole previsione di condanna”

Un’altra modifica importante riguarda il rinvio a giudizio, per il quale la riforma stabilisce che la decisione del PM e quindi del giudice dell’udienza preliminare non debba più avvenire tenendo conto degli elementi che sostengono in giudizio l’accusa, ma valutando solo se l’imputato sia passibile o meno di una “ragionevole previsione di condanna”. 

La necessità di tale cambiamento si è resa evidente al fronte dei dati raccolti sui processi di primo grado che mostrano un totale di assoluzioni pari al 40%.

Cambiano anche udienza preliminare e indagini preliminari

Altre modifiche riguardano l’udienza preliminare, perché stando ai dati durante questa fase solo il 10% degli imputati ottiene il proscioglimento. Perció da adesso in poi questa fase dovrà essere limitata solo ai reati gravi e al contempo invece aumenteranno le casistiche di citazione diretta in giudizio.

Inoltre, anche la tempistica dell’indagine preliminare sarà calcolata tenendo conto della gravità del reato, con il GIP che avrà la facoltà di sollecitare la decisione del Pubblico Ministero, qualora vi fosse una fase di stallo.

Limitazioni alla possibilità di ricorrere in appello

Ancora un’importante novità riguarda la possibilità di ricorrere in appello, che viene ad esempio esclusa dove la sentenza di primo grado termini con pene pecuniarie.

Ricorrere in appello sarà sempre possibile sia per l’imputato che per il Pubblico Ministero nelle altre casistiche, tuttavia qualora questo fosse motivato da ragioni troppo generiche e poco specifiche scatta l’inammissibilità, secondo i requisiti già stabiliti dalla Cassazione.

Cambia il rito abbreviato, un ulteriore sconto di ⅙ della pena

Uno degli obiettivi della Riforma della Giustizia è la riduzione degli interminabili tempi processuali italiani, motivo per cui viene estesa la possibilità di ricorrere ai riti alternativi e speciali. 

Ad esempio, chi sceglie il rito abbreviato ottiene già una riduzione pari ad un terzo della pena. Si potrà però adesso ottenere una riduzione extra di un altro sesto della pena se l’imputato rinuncia ad impugnare la sentenza.

Ancora, se nel corso di un procedimento vi sia la sostituzione di uno o più magistrati non sarà più necessario ripetere le testimonianze registrate, salvo necessità particolari. 

Viene poi esteso anche alle pene accessorie il patteggiamento allargato per le pene detentive.

Infine, obiettivo della Riforma della Giustizia è la rivoluzione digitale dei processi, cioè come già sta accadendo nella Pubblica Amministrazione, gli atti dovranno essere depositati online utilizzando procedure telematiche, così da velocizzare l’intera macchina burocratica.

Il DDL Bonafede e la prescrizione dei processi penali

La Riforma della Giustizia è in cantiere da molto tempo al fine di accelerare i tempi dei processi, ma la sua approvazione da parte del Consiglio dei Ministri è stata cosa tutt’altro che semplice e che ha spaccato praticamente in due il Movimento 5 Stelle.

Questo perché la Riforma firmata dal Ministro Cartabia in molti aspetti corregge il DDL Bonafede, del precedente esecutivo Conte.

Il nodo cruciale della questione sono da sempre i processi in prescrizione, la manovra Bonafede preveda in ultima stesura che vi fossero due trattamenti distinti a seconda dell’esito della sentenza di primo grado. Cioè, qualora l’imputato fosse assolto allora permane la prescrizione, se invece l’imputato fosse giudicato colpevole in primo grado allora la prescrizione decade.

La manovra era da subito stata critica poiché secondo alcuni l’abolizione anche parziale della prescrizione avrebbe l’effetto opposto a quello di accelerare i processi, lasciando agli organi tutto il tempo che vogliono per decidere.

Un approfondimento sulla prescrizione nel processo penale è contenuta nel video YouTube di Studio Fratini Tenti Di Meco:

  

Scintille nel M5S, è scontro tra Conte e Grillo per la Riforma della Giustizia

A quanto pare Italia-Inghilterra non sarà l‘unica grande partita che si giocherà domenica 11 luglio, questo perché è previsto su zoom alle 16.45 un incontro tra Ministri e direttivi del M5S al fine di discutere proprio della Riforma della Giustizia. 

Lo scacco fatto da Draghi al DDL Bonafede, soprattutto con il cambio della norma relativa alla prescrizione dei processi penali, non è andato giù a molto grillini, che si chiedono a questo punto quale sia il senso di rimanere accanto a Draghi nella maggioranza. 

A tuonare contro la Riforma in primis Giuseppe Conte, che definisce la prescrizione un’anomalia tutta Italiana e ritiene che la Riforma, sostituendo alla prescrizione il concetto di improcedibilità, di fatto non cambia assolutamente nulla. 

Alle critiche fa eco Maria Edera Spadoni, vicepresidente alla Camera, che con un post su Facebook denuncia come i direttivi pentastellati di Camera e Senato abbiano dato ordine ai Ministri di astenersi e non votare il provvedimento, innescando una lotta fratricida all’interno del Movimento stesso.

A quanto riferisce l’Adnkronos, che però preferisce lasciare anonima la sua fonte limitando a dire che la notizia proviene dal direttivo grillino di Palazzo Madama, effettivamente ci sarebbe stato l’ordine di astensione.

Stando a quanto riporta la fonte anonima dopo un incontro avvenuto tra i direttivi di Camera e Senato si sarebbe scelto di votare l’astensione cosa di cui furono subito informati i Ministri. La fonte fa poi riferimento a “presunte interferenze”, cioè la telefonata di Draghi a Beppe Grillo, di cui da notizia il Fatto Quotidiano, perché quest’ultimo spingesse per l’astensione. Ci sarebbe quindi stato un pressing dall’alto perché i Ministri pentastellati non esprimessero un voto contrario.

Al momento riguardo la presunta telefonata non è ancora arrivata nessuna smentita.

Ma il quotidiano La Stampa che riporta anche lui la notizia fornisce ulteriori indicazioni circa il contenuto della discussione tra Grillo e Draghi. Seguendo a La Stampa Draghi avrebbe minacciato di dimettersi e mettere tutto nelle mani di Mattarella se non fosse stata approvata la Riforma della Giustizia.

Riforma Giustizia, il Ministro Cartabia si esprime

A proposito della Riforma il Ministro Cartabia è stata intervistata dal Corriere della Sera e ha spiegato le difficoltà di trovare un accordo su un tema da sempre delicato e fonte di divisioni come la Giustizia.

Il Ministro ha anche ricordato come tutte le forze politiche sin dagli albori del governo Draghi fossero concordi sulla necessità di una Riforma, che andasse a modificare soprattutto quello riguarda la normativa relativa alla prescrizione.

Secondo Cartabia la manovra Bonafede seppur animata dal giusto spirito di limitare le prescrizioni ha creato solo un intervento confuso in cui non si è tenuto conto del diritto degli imputati ad un processo di ragionevole durata.

Se infatti l’organo anticorruzione della UE (Greco) ha in più occasioni posto l’attenzione sul fatto che in Italia il numero delle prescrizioni fosse eccessivo, è anche vero, dice il Ministro, che il nostro è il paese condannato più volte in assoluto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, ben 1.202, proprio per la lunghezza dei processi.

Obiettivo della nuova Riforma della Giustizia è quindi proprio risolvere tutte e due le problematiche: ridurre il numero delle prescrizioni e accorciare i tempi dei processi.

Una delle domande poste al Ministro nel corso dell’intervista riguarda l’impatto che tale riforma potrebbe avere in città come Napoli, Roma, Catania o Reggio Calabria dove la durata media di un processo va dai tre ai cinque anni, cioè ben oltre i termini stabiliti.

La risposta è stata che la manovra riguardo i tempi processuali tiene conto di quanto stabilisce la legge Pinto e cioè che chi è vittima di un processo, che duri oltre i sei anni per i tre gradi, abbia diritto ad un risarcimento. 

Tuttavia, viene anche sottolineata la necessità di intervenire su realtà in cui i processi hanno una durata molto lunga con nuove assunzioni e altri interventi mirati.