Quando una persona muore, lascia un'eredità costituita da tutti i suoi beni mobili e immobili che passano nella disponibilità dei soggetti che ne hanno diritto per successione.

Dopo la morte del de cuius, secondo la legge italiana, il suo patrimonio si trasferisce per testamento e/o per legge ai suoi eredi i quali, fino a quando non accettano all'eredità, si identificano come "chiamati all'eredità", proprio perché sono chiamati ad accettare l'eredità, ma non sono obbligati a farlo. 

Esistono dei casi in cui ai chiamati all'eredità non conviene accettare la chiamata alla successione, e in questo caso dobbiamo parlare di rinuncia all'eredità

La manifestazione di volontà di questa rinuncia deve essere fatta nei modi stabiliti dalla legge e in maniera espressa.  Cerchiamo di comprendere quando conviene rinunciare all'eredità, come farlo, se ci sono dei costi da sopportare e chi può decidere di farlo.

Cos’è la rinuncia all’eredità?

La rinuncia all’eredità è la chiara manifestazione di un chiamato all'eredità, fatta nei modi e termini di legge,  di non voler accettare la quota ereditaria che gli spetterebbe per legge o per testamento, in base alla successione. 

La rinuncia può essere fatta da ogni chiamato all'eredità e soprattutto deve essere senza condizioni e non estorta.

Il chiamato all'eredità per potervi rinunciare deve fare una dichiarazione formale ed esplicita secondo quanto stabilisce la legge. Questo può avvenire e rendersi necessario quando l'eredità presenta troppi debiti e non vale la pena accettarla, oppure quando la quantità patrimonile è talmente basse e insignificante da non giustificare l'assunzione di rischi o debiti. 

Il chiamato all'eredità ha dieci anni di tempo per prendere una decisione, tempi che si riducono se al momento della morte del de cuius, il chiamato si trovava in possesso dei suoi beni. In questo caso il termine si riduce a 3 mesi per fare un inventario, e altri 40 giorni per decidere se rinunciarvi o meno. 

Come fare rinuncia all'ererdità

La legge stabilisce due modi per fare rinuncia all'eredità: una dichiarazione fatta dinanzi ad un notaio o un atto presentato dinanzi al cancelliere del tribunale di solito prendendo un previo appuntamento.

Si sceglie di andare dinanzi ad un notaio quando ci sono altri chiamati all'eredità che intendono accettare l'eredità oppure se c'è un testamento. Si sceglie un professoinista anche quando ci sono aspetti non chiari e che è necessario sbrogliare prima di rinunciare all'eredità.

Se invece il rinunciante è l'unico chiamato all'eredità, può rivolgersi direttamente al tribunale. 

Quando si sceglie di rinunciare all'eredità dinanzi ad un notaio, sarà sufficiente che il rinuciante porti solo un  documento d'identità valido. Se invece ci si rivolge al tribunale bisogna portare i seguenti documenti:

  1. documento di identità e Cf;
  2. certificato di morte;
  3. testamento;
  4. codice fiscale del de cuius;

Chi ha il diritto di rinunciare all'eredità

Possono rinunciare all’eredità solo coloro i quali sono stati chiamati all'eredità dopo l'apertura della successione

Tra i chiamati possono esservi soggetti incapaci d’agire, o totalmente incapaci o parzialmente incapaci. I primi per rinunciare devono avere avuto l'autorizzazione da parte del giudice tutelare e deve essere nominato un tutore. I secondi, in egual maniera, devono aver ottenuto un'autorizzazione dal giudice ed essere assistiti da un curatore nominato dal tribunale. 

Possono essere chiamati all'eredità anche in nascituri o i non ancora concepiti secondo l'articolo 462 terzo comma del codice civile, in questo caso saranno i genitori a poter rinunciare all'eredità

Anche le persone giuridiche pososno essere chiamate all'eredità e possono rinunciarvi perché hanno capacità d'agire

Quando è consigliabile rinunciare all'eredità?

La decisione di accettare o rifiutare un'eredità è importante ed è per questo che bisogna pensarci bene e prendersi del tempo per valutare se accettarla o meno.

La scelta di procedere alla rinuncia all’eredità è la strada preferibile quando i debiti dell'asse ereditario sono maggiori del patrimonio e dei crediti. Il chiamato all'eredità, infatti, subentra al de cuius non soltanto per i beni e i crediti del patrimonio ma anche per i debiti e le passività (tipo i debiti fiscali e tributari). Quando l’eredità è costituita esclusivamente o prevalentemente da passività, la soluzione ideale può essere quella di rinunciare.

Il chiamato all'eredità che ha rinunciato non potrà essere in alcun modo tenuto presente per rispondere dei debiti del de cuius, compresi i debiti verso l’Agenzia delle Entrate, per tributi o debiti fiscali.

Ma che accade si i chiamati all'eredità sono eredi in linea retta? Se a rinunciare, infatti, è il figlio del defunto, l'eredità passerà al nipote del defunto, ovvero al figlio del rinunciante. Se non ci sono figli, il diritto si trasferisce agli ascendenti, ovvero i genitori del defunto.

La cosa migliore è consultare un notaio prima di decidere se rinunciare all'eredità o se accettarla con beneficio di inventario. 

Come si fa la dichiarazione di rinuncia all'eredità?

La rinuncia all’eredità, a differenza di quanto avviene per l’accettazione che è tacita, deve essere espressa, come stabilito dalal legge

1) Innanzitutto non può essere fatta sotto condizione;

2) Non può avere un termine o una scadenza;

3) Non può essere limitata solo ad alcuni beni, ma deve riguardare tutto l'assere ereditario.

Se non si rispettano queste caratteristiche, la rinuncia sarà nulla. Se la rinuncia viene fatta dietro corrispettivo, avrà l'effetto contrario, varrà come accettazione dell'eredità. La dichiarazione di rinuncia saà poi inserita nel registro delle successioni. Non è ammessa, dunque, una rinuncia tacita, orale o fatta per scrittura privata.

La dichirazione di rinuncia deve essere fatta sempre dopo la morte del de cuius e in nessun altro momento. E' nulla una dichiarazione di rinuncia fatta prima, quando il soggetto è ancora in vita.

Quanto costa fare la rinuncia all'eredità?

La rinuncia all'eredità ha effetto retroattivo, ovvero parte dal giorno in cui è morto il de cuius. Purtroppo ci sono dei costi inevitabili da sostenere. 

Se ci si rivolge direttamente alla cancelleria del tribunale, le spese saranno contenute ai 16 euro di marca da bollo e al versamento di 200 per la tassa di registro da versare all'agenzia delle entrate tramite euro su F23.  La ricevuta sarà consegnata sempre in cancelleria.

Poiché la quota del rinunciante andrà ad accrescere l'eredità di altri eredi, di soliti questi ultimi ripartiscono fra di loro la parcella del notaio, non facendo pagare le spese al rinunciante.  

Se invece ci si rivolge ad un notaio, i costi aumenteranno sensibilmente. Si potrà pagare una parcella che va dai 500 ai mille euro.

Quali sono gli effetti della rinuncia all'eredità?

Il rinunciate non risponderà dei debiti del defunto, in maniera retroattiva. Di nessun debito, anche di quelli verso lo Atato, l'agenzia delle entrate e il fisco. Essendo retroattiva la rinuncia, è come se il rinunciante non fosse mai stato chiamato all'eredità

La dichiarazione di rinuncia, però, non ha alcun effetto su donazioni e legati che continueranno a far parte della proprietà del rinuncinate secondo l'articolo 521 cc.

La rinuncia all'eredità si intende sempre come totale. In altri termini il nostro ordinamento non consente di assumere la qualità di erede soltanto per alcuni beni presenti nell'asse ereditario e rinunciare ad altri beni, siano essi mobili o immobili. 

In egual maniera non è possibile effettuare una rinuncia " a condizione che", per esempio a condizione che nasca un figlio o a condizione che siano passati un tot numero di anni. Questi modi di "rinunciare" non sono legali e se messi in pratica, varranno come accettazione dell'eredità.

Allo stesso modo non è consentito dalla legge rinunciare all'eredità del de cuius dietro pagamento di una somma di denaro da parte di un altro erede che invece accetterà l'eredità. Non è possibile rifiutare l'eredità a titolo oneroso e a favore di un altro coerede.

Diverso è il caso in cui è un genitore a rinunciare all'eredità, come abbiamo detto prima, saranno i figli a subentrare nell'asse ereditario, in virtù dell'istituto legale della rappresentazione, e cioè quando il discendente è chiamato a succedere al posto dell'ascendente che non accetta l'eredità.

L'impugnazione della rinuncia

La rinuncia all’eredità può essere impugnata sia da parte dei creditori del rinunciante, sia da parte del rinuncainte stesso.

1) Nel primo caso, i creditori del rinunciante possono chiedere l'autorizzazione al tribunale di accedere all'eredità al posto del loro debitore per vedere soddisfatti i propri crediti. Questo diritto si prescrive in cinque anni dalla data di rinuncia. 

2) Nel secondo caso, lo stesso soggetto che ha rinunciato a un’eredità può impugnare la propria rinuncia quando è stata estorta con violenza, con minacce o con dolo, (come l'inganno) Il termine è di cinque anni  dal giorno in cui è finita la violenza, la minaccia o si è scoperto il dolo.

La differenza della rinuncia all'eredità nella successione testamentaria o legittima

Ci sono differenze secondo la legge tra chi rinuncia all'eredità essendo il chiamato all'eredità secondo un testamento o secondo la legge.

Nella successione legittima, l’articolo 522 del codice civile parla di un unico chiamato all'eredità o di più chiamati all'eredità. Nel primo caso la quota rinunciata passa a coloro ai quali passerebbe l'eredità nel caso il rinunciante morisse.  Nel secondo caso invece la quota rinunciata passa in primo luogo ai discendenti del rinunciante, in secondo luogo ai suoi ascendenti e in terzo luogo a coloro che concorrono con lui all'eredità. 

Nel caso in cui l'eredità sia regolamentata da un testamento, l'articolo 523 del codice civile, la devoluzione della somma rinunciata andrà al nominativo del sostituito, se colui che ha fatto testamento ne ha indicato uno, altrimenti al rappresentato e infine agli altri chiamati all'eredità, siano essi testamentari o legittimi.