La pandemia ha colpito duramente diverse attività produttive, alcune in modo diretto, altre in maniera meno ovvia. Se turismo e spettacolo hanno avuto un calo di ricavi dovuto alla riduzione delle capienze e alla paura, le piccole imprese sono invece state colpite dalla crisi dei commerci e dal caro energia. 

Come in passato, il governo sta preparando un decreto ristori che dovrebbe coprire parte delle perdite che questi settori hanno subito negli ultimi mesi. L’esecutivo ha però il problema di trovare i fondi, dato che quelli stanziati nella manovra finanziaria sembrano non bastare. L’orizzonte di tempo è poi molto limitato a causa dell’avvicinarsi dell’elezione del Presidente della Repubblica che non solo occuperà il parlamento, ma potrebbe sancire la fine del governo Draghi. 

Ad aggravare il quadro si è aggiunto anche il caro bollette, che mette a rischio la ripresa economica. L’aumento dei prezzi dell’energia incide sia sulla capacità produttiva delle aziende, sia sul potere d’acquisto dei consumatori, eroso dall’inflazione. Il governo sta pensando di aumentare i fondi per il bonus bollette, aggiungendo altri milioni di euro a quelli già stanziati in manovra. 

Sembra inevitabile che finita la partita per il Quirinale, si ricorrerà ad uno scostamento di bilancio, cioè la creazione di debito ulteriore rispetto a quanto previsto in finanziaria. Intanto Confindustria ha chiesto un tavolo di trattative con il governo per calibrare alcuni interventi relativi al caro energia sulle necessità delle imprese, che stanno soffrendo molto l’aumento del costo dell’elettricità e non stanno ricevendo lo stesso numero di aiuti dei privati cittadini. 

Ristori, cosa sono e chi ne ha diritto

Fin dai primi momenti della pandemia, nel 2020, il governo si è visto costretto a chiudere determinate attività produttive o a limitarne la capienza. Dal coprifuoco per i bar e i ristoranti alla limitazione dei posti di cinema e stadi, queste misure hanno comportato un calo drastico nei ricavi e nelle entrate di queste attività. 

Per compensare queste perdite l’esecutivo ha varato numerosi decreti ristori. In queste leggi si stanziano fondi per le attività più colpite dalla pandemia, che vengono poi elargiti in modi diversi. Proprio i metodi di distribuzione di questi fondi sono al centro della discussione del prossimo decreto ristori, elaborato nei giorni scorsi e che dovrebbe vedere la luce domani giovedì 20 gennaio. 

L’idea principale è stata suggerita dal ministro del lavoro Orlando (PD), in una conferenza stampa sull’argomento:

“C’è una discussione in corso, e che avviene alla luce di una riforma degli ammortizzatori sociali appena entrata in vigore. Non si tratta quindi di replicare tale e quale l’intervento con cui si cercava di riempire i vuoti che precedentemente aveva il sistema, ma si tratta in questo caso, semmai, di curvare gli strumenti previsti dalla legge di bilancio alla contingenza che permane”

La riforma degli ammortizzatori sociali, varata proprio dal titolare del Ministero del Lavoro, istituisce il Fis, Fondo di integrazione salariale. Questo nuovo strumento sarà messo a disposizione delle piccole e medie imprese, in particolare quelle del turismo e del commercio, per la cassa integrazione dei dipendenti. 

Normalmente la nuova riforma prevede che le aziende inizino fin da subito a contribuire al compenso del dipendete, ma il nuovo decreto ristori dovrebbe prevedere uno sconto. Fino alla fine dello stato di emergenza, in data 31 marzo 2022, sarà lo stato a coprire interamente anche la parte che sarebbe onere delle imprese.

Al vaglio dei tecnici del ministero del lavoro ci sono ancora le cifre precise di questa operazione, che dipenderanno molto da quali settori saranno aiutati. Il costo si dovrebbe aggirare comunque attorno ai 300 o 400 milioni di euro. 

Ristori, nuova spinta a spettacolo e turismo

Due settori che sono stati colpiti molto duramente dalla pandemia e che hanno sofferto più di altri in questi ultimi due anni sono turismo e spettacoli. Le limitazioni agli spostamenti delle persone, la limitazione delle capienze e il clima di paura che si è generato tra i consumatori sono stati tutti fattori determinanti nella crisi che i settori stanno vivendo. 

Per questa ragione il governo sta pensando a dei ristori specifici per queste realtà, in modo da contrastare le perdite e permettere a più imprese possibile di sopravvivere a questa quarta ondata di Coronavirus e di conseguenti restrizioni. I dati fino a qui sono infatti stati disastrosi: il solo settore dei cinema ha perso nell’ultimo anno il 71% delle entrate. 

Dati così disastrosi che lo stesso presidente della Società Italiana Autori e Editori Mogol ha chiesto al presidente del consiglio Draghi e al ministro per la Cultura Franceschini di intervenire. Il decreto ristori dovrebbe quindi fornire aiuti forfettari per tutti gli operatori dei settori dello spettacolo, ma ancora non è chiaro il modo in cui verranno elargiti. 

Da una parte il governo vorrebbe tagliare i tempi e inserire gli aiuti direttamente nel decreto, rendendoli immediatamente accessibili a tutti. Rimane però sul tavolo l’ipotesi di un approccio più simile a quelli utilizzati con i ristori precedenti, cioè di affidare la distribuzione dei ristori ai fondi ministeriali, come già fatto con i fondi stanziati nella legge finanziaria. 

Stesso di scorso vale per il turismo, che dovrebbe ricevere sussidi soprattutto per quanto riguarda le agenzie di viaggio e i tour operator. Per lo sport invece la situazione è più complessa, perché la crisi energetica si va a sommare alla capienza ridotta degli impianti. 

Molti enti locali che gestiscono impianti sportivi come stadi, palestre, piscine e palazzetti, si sono trovati ad affrontare costi sempre più alti per i sistemi di illuminazione e riscaldamento a fronte di entrate forzatamente ridotte dalla capienza limitata. Il governo pensa di stanziare altri 300 milioni per aiutare comuni e regioni in questa situazione.

Ristori e bollette, i motivi del caro energia

Il caro energia non colpisce però solamente gli enti locali. Il picco del costo di energia elettrica, gas e carburanti ha toccato ogni aspetto della vita degli italiani negli ultimi mesi. I motivi sono da ricercare nell’improvvisa ripresa delle attività produttive dopo le chiusure del 2020 e del 2021

Le riaperture hanno causato un doppio effetto: l’aumento improvviso di domanda di energia e il blocco del mercato globale per un eccesso di domanda. Mentre quindi le aziende chiedevano sempre più gas e petrolio per alimentarsi, gli stessi combustibili faticavano ad essere trasportati per via del blocco dei porti. 

La situazione è andata degenerando in pochi mesi, anche a causa del periodo invernale e della conseguente domanda di gas per il riscaldamento delle case. Il primo effetto di questa situazione è stato il caro benzina, con cifre record per la verde, per i gasolio e soprattutto per il metano, che ha raddoppiato il prezzo al metro cubo. 

I rincari hanno poi raggiunto le bollette di aziende e consumatori, anche se il governo ha già provato ad intervenire. Gli aumenti non si sono però fermati dopo natale come previsto, e l’esecutivo si trova ad affrontare una nuova situazione di emergenza, con associazioni dei consumatori e aziende che allo stesso tempo chiedono aiuti per famiglie e imprese.  

Ristori e bollette, gli interventi del governo 

Nella manovra finanziaria era già stato stanziato un fondo piuttosto ingente per affrontare il caro bollette. 1,3 miliardi di euro, trovati tagliando altri interventi e messi a disposizione soprattutto delle famiglie in difficoltà per affrontare le bollette invernali. Questo interventi, insieme al taglio degli oneri impropri, avrebbe dovuto mantenere i prezzi invariati e frenare l’inflazione. 

Così però non è stato. L’inflazione ha toccato il 4% a dicembre e le bollette sono comunque aumentate. Anche la ripartizione degli oneri impropri, cioè di quella parte della bolletta che va a finanziare vari interventi e che non riguarda la spesa energetica, non ha avuto gli effetti sperati

Per questo il governo si prepara ad una nuova ondata di bonus per calmierare il prezzo dell’energia per le famiglie. Una delle idee è ricavare fondi tassando i profitti extra delle aziende energetiche che da questi rincari hanno guadagnato. In Italia, data la limitata produzione di energia, si tratta soprattutto di aziende idroelettriche. Questa proposta ha però trovato l’opposizione del leader della Lega Matteo Salvini:

"Sull’idroelettrico non mi sento di imporre ex novo tasse. Semmai chiamerei al tavolo quelle aziende per un contributo in cambio di un allungamento delle concessioni"

Sorgono quindi altre ipotesi, sostenute soprattutto dal ministro per la transizione ecologica Cingolani. Le proposte ruotano attorno ad un taglio strutturale degli oneri di sistema per le piccole imprese o a un taglio delle accise. Entrambi gli interventi però sono complessi da portare a termine e molto dispendiosi. 

Ristori e bollette, Confindustria chiede nuove misure

A soffrire del caro bollette non sono però soltanto le famiglie, ma anche le imprese, come ha sottolineato il presidente di Confindustria per l’energia Aurelio Regina, ad un incontro online dell’ENEA:


[Il caro-energia mette] a serio repentaglio il patrimonio industriale del Paese, [con un impatto sulla filiera produttiva. Confindustria chiede quindi] con urgenza un tavolo interministeriale a Palazzo Chigi per valutare soluzioni a difesa del sistema industriale, oggi a rischio”. 

Un’altra via che il governo sta vagliando per tagliare i costi dell’energia sarebbe utilizzare i fondi provenienti dall’ETS, il sistema europeo di vendita di quote per l’emissione di CO2. In questo modo sarebbero le aziende più inquinanti a sobbarcarsi di fatto gli oneri dell’aumento del costo dell’energia, permettendo al governo di non spendere ulteriori fondi e di evitare lo scostamento di bilancio.