A una settimana dall’inizio della scuola sono state definite le regole di tipo sanitario che dovranno essere tenute per garantire la ripresa in sicurezza dell’anno scolastico, con l’obiettivo di mantenere fino a giugno la didattica in presenza.  A questo scopo sono state confermate le regole che riguardano igienizzazione e tracciamento dei contagi, con il compito ancora affidato alle asl di tracciare i contagi e imporre. se necessario la quarantena.

Continua ancora a sollevare polemiche e discussioni, sia di tipo scientifico che più prettamente etico. la questione dell’uso della mascherina. Il problema in particolare riguarda non tanto le occasioni in cui i ragazzi abbiano dei contatti. Per quelle ipotesi è abbastanza pacifico che debba essere usata, salvo come nello scorso anno. per i piccoli al di sotto dei sei anni.  Riguarda invece i momenti in cui siano seduti ognuno nel suo banco, e quando sia possibile tenere le distanze minime di sicurezza.

A questo proposito è arrivata ad inizio agosto una sentenza del Tar del Lazio,  che ha risposto, peraltro fuori tempo massimo, a un ricorso presentato da un gruppo di genitori di bambini e ragazzi in età scolare che chiedeva che fosse dichiarato illegittima la parte del DCPM del 14 gennaio 2021 che ha previsto le mascherine obbligatorie anche nel caso i ragazzi fossero seduti al loro banco.

Oltre a questa sentenza c’è da annotare anche la dichiarazione fatta dal Ministro dell’Istruzione Bianchi, che nel corso della conferenza stampa di presentazione degli ultimi provvedimenti del Governo ha annunciato di vedere in modo positivo la possibilità di consentire ai ragazzi di non usare la mascherina anche se non distanziati, purché ci sia un’unica condizione.

Mascherine solo senza distanziamento

Con la circolare numero 14 diffusa il primo settembre il Ministero dell’istruzione elenca

le regole che dovranno essere tenute nelle aule scolastiche per scongiurare lo sviluppo di focolai di Covid 19. In primo luogo confermato l’uso delle mascherine chirurgiche, per tutti gli studenti che abbiano più di sei anni, anche durante le lezioni, quando sono seduti al loro posto.

Possibile evitare il dispositivo di protezione solo nel caso in cui sia possibile avere uno spazio sufficiente in aula per mantenere il distanziamento tra i banchi di almeno un metro. La distanza dalla cattedra viene fissata in un minimo di due metri.

Esclusi dall’obbligo gli studenti che abbiano delle patologie dimostrabili che rendano pericoloso o troppo oneroso tenere bocca e naso coperti. Rimane, come lo scorso anno, anche l’indicazione di arieggiare con frequenza gli spazi comuni. 

La circolare precisa che queste regole di base dovranno essere applicate anche nelle aree che siano classificate come zona bianca. Consentite solo in zona bianca le attività extracurriculari, sempre con la cura di avere tra le priorità quella di evitare la diffusione della malattia.

Per le aree classificate come gialle arancioni o rosse dovranno essere imposte delle limitazioni crescenti in base al colore delle attività non strettamente didattiche.

Le mascherine consentite saranno per i ragazzi quelle chirurgiche o quelle di stoffa o di comunità. Per i ragazzi che abbiano disabilità e per chi li assiste viene data facoltà dell’utilizzo di mascherine trasparenti. Confermata la fornitura dei presidi di protezione a cura e a spese della scuola, come per lo scorso anno scolastico. 

Si lascia ancora il controllo della temperatura ai genitori, mentre nessun controllo sistematico di questo tipo è previsto a carico della scuola al momento dell'ingresso dei bambini. Rimane però l’obbligo di segnalare immediatamente ogni caso con sintomi sospetti. Infine accesso alle lezioni per quanto possibile scaglionato, sia negli orari sia utilizzando accessi secondari. 

Mascherina in palestra e in mensa

Liberi di respirare gli studenti che siano impegnati in attività sportive. Nessuna prescrizione, salvo quella di tenere le normali distanze di sicurezza, nel caso le attività si svolgano all’aperto. Per le attività che si tengano al chiuso, in palestra o in altre strutture, i ragazzi dovranno sempre rispettare la distanza minima di due metri.

Per le mense confermato l’obbligo di indossare la mascherina da parte degli operatori che si occupano sia della preparazione e della distribuzione dei pasti sia dell’attività di vigilanza.

Durante la consumazione di pasti dovranno essere mantenute le distanze e particolare attenzione dovrà essere messa nel regolamentare l’acceso e l’uscita dai locali. Nessun obbligo dell’uso di stoviglie monouso, ma massima attenzione nell’igienizzazione degli stessi, e dei locali, oltre che nell’arieggiamento frequente.

Per i trasporti ci si affida soprattutto al coordinamento tra scuole e prefetti per organizzare, per quanto possibile, ingressi scaglionati così da non sovraccaricare autobus e treni. 

Ministro Bianchi: con vaccino no a mascherina

Nel corso della conferenza stampa che il 2 settembre ha presentato le novità che hanno accompagnato la ripresa autunnale del lavoro del governo il Ministro della Pubblica Istruzione Patrizio Bianchi ha annunciato che nelle classi dove tutti i ragazzi sono stati vaccinati sarà possibile togliere la mascherina e tornare a sorridere. Grosso modo sulla stessa linea possibilista anche il Ministro della Salute Roberto Speranza.

La dichiarazione che di prima battuta sembrava qualcosa di positivo, ha in realtà sollevato una marea di polemiche. Prima fra tutti dal partito di opposizione Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che ha bocciato l’idea considerandola come discriminatoria per i bambini, che dovrebbero dichiarare di essere vaccinati rendendo noti dati personali che non sono chiesti agli adulti. Possibili poi che i non immunizzati siano bullizzati e discriminati.

Dubbi sollevati anche a proposito della mancanza di una base scientifica di questa proposta, che non sarebbe suffragata dagli esperi. È un fatto, si obietta, che anche i vaccinati possono comunque ammalarsi, se pur in modo lieve, e possono far circolare il virus.

No dei presidi a togliere la mascherina per i vaccinati

Anche l’associazione nazionale dei presidi, per voce del Presidente Antonello Giannelli si è dichiarata contraria all’ipotesi paventata dai ministri dell’istruzione e della salute. Il dubbio riguarda la possibilità che una scelta di questo tipo possa portare a delle discriminazioni tra i ragazzi. Si obietta che difficilmente si troveranno delle classi dove tutti i ragazzi hanno ricevuto entrambe le dosi del vaccino.

Questo comporterebbe una ghettizzazione di chi non fosse immunizzato, che oltre a potere essere isolato, si troverebbe comunque a disagio per essere in modo indiretto il responsabile dell’obbligo a cui devono continuare a sottostare gli altri studenti.

Ricorso contro le mascherine presentato al Tar del Lazio

Nel frattempo è arrivata a conclusione il ricorso che era stato presentato da un gruppo di genitori contro il DCPM del 14 gennaio 2021 nella parte in cui

prevedeva che indossare la mascherina chirurgica fosse un obbligo applicabile anche nei periodi in cui i ragazzi stavano seduti al loro banco.

Una sentenza che per il caso specifico in esame ha cambiato poco, visto che è arrivata tardi, ma che fissa un punto di principio per il futuro.

I genitori obiettavano che la scelta del governo fosse illogica, perché non riusciva a spiegare le ragioni di una disposizione così restrittiva, tale da imporre l’obbligo della mascherina anche quando fosse possibile garantire il distanziamento minimo tra i banchi e quindi tra i ragazzi non ci fossero contatti a rischio.

Aggiungono, poi che studi scientifici dimostrano che una scelta di questo genere, se da un lato non porta grossi benefici, può invece risultare dannosa per la salute psicofisica dei bambini.

La pubblica amministrazione, in quanto parte in causa, ha difeso la scelta sostenendo che questa scelta risponda ai principi previsti non nostro ordinamento di precauzione, proporzionalità e adeguatezza, considerando la situazione epidemiologica presente nel momento in cui il provvedimento è stato emanato.

Tar del Lazio: quando le mascherine sono illegittime

Il Tar del Lazio ha formalmente rigettato il ricorso presentato dai genitori perché si tratta di un interesse non più esistente. In effetti la decisone è arrivata ad agosto, quando le cose rispetto a gennaio erano cambiate parecchio: senza scuole il problema non era più attuale e per il prossimo anno le disposizioni sono meno rigide.

Visto che però i ricorrenti avevano accennato anche ai danni la quesitone è stata esaminata comunque per valutare se ci fosse una violazione da mettere alla base di un risarcimento danni. La risposta fiale per questo quesito è stata un sì.

Con la sentenza numero 9343 del 9 agosto il Tar del Lazio ha bocciato il DCPM del 14 gennaio sostenendo che

è illegittimo perché affetto da illogicità. In particolare lo è nella parte in cui non prevede che le mascherine possano essere tolte dai ragazzi quando le condizioni siano tali da garantire il distanziamento sociale. 

Illogico anche perché non prevede che un ragazzo privo di malattie conclamate possa comunque essere esonerato dall’uso del presidio di protezione nel caso in cui abbia problemi di ossigenazione, o altri problemi legati al fatto di avere naso e bocca coperte. Parlando di bambini in questo caso anche l’effetto psicologico deve essere valutato con attenzione. 

Infine, ultimo appunto è il fatto che il DCPM del 14 gennaio, è con evidenza contrario rispetto alle indicazioni che erano state date del Comitato Tecnico Scientifico. Le indicazioni del comitato in effetti costituiscono per il Governo solo delle proposte o dei consigli e non sono mai vincolanti. Il Tar, in questo tiene conto dell’aspetto politico che hanno le scelte di un consiglio dei ministri. 

Sottolinea però che quando non si seguono le linee fissate da un comitato nominato proprio per fornire le direttive sulle quali basare le scelte politiche, è necessario giustificarsi appoggiandosi a pareri di segno diverso, ma altrettanto autorevoli.