Lo smartworking, ma anche la didattica a distanza ci hanno fatto rivalutare notevolmente l’importanza del silenzio e della tranquillità dentro le mura domestiche. Rumori, che prima passavano inosservati, perché impegnati in attività altrettanto rumorose, oppure perché presenti in casa in orari diversi da quelli dei vicini, con la necessità di trascorrere la maggior parte del proprio tempo chiusi in casa diventano intollerabili.

Bambini che piangono, o giocano correndo avanti e indietro per il salotto, cani che abbaiano in continuazione, liti tra coniugi stanchi di vedersi per tutto il giorno, lavori di ristrutturazione. Le occasioni per essere disturbati, o per disturbare chi abita nel nostro condominio, e nei casi più eclatanti chi abita sull’altro lato della strada sono infinite. 

La nostra legge sia penale che civile, aveva già previsto il diritto se non al silenzio assoluto quantomeno alla tranquillità, almeno al chiuso del proprio nido domestico. Da sempre le liti tra vicini per questioni di rumore sono sempre state numerose e molti casi sono finiti in tribunale. Dopo un anno di pandemia, di smartworking e di didattica a distanza però gli animi si sono esasperati, visto che spesso nemmeno l’uso di cuffiette o di schermature contro i rumori molesti è sufficiente a garantire la giusta concentrazione. Vediamo che cosa si può fare per cercare di portare a termine nel miglior modo possibile la nostra attività in smartworking.

Smartworking e lavori di ristrutturazione

I lavori di ristrutturazione sono un diritto del condomino, che non possono essere vietati, a meno che incidano sulle parti comuni, o apportino modifiche che in qualche modo siano vietate dal regolamento condominiale, da prescrizioni del comune o da legge nazionali. Si tratta  però di ragioni che non hanno a che fare con i rumori provocati dagli operai al lavoro. Pur riconoscendo che anche in questo settore alcuni accorgimenti per ridurre il disagio provocato ai vicini, sia in termini di disturbo acustico, che di polvere può essere fatto, per chi si trovi nella condizione di lavorare in smartworking sono comunque fastidiosi. 

I rumori sono impliciti in queste attività e quindi l’unica possibilità è quella di intervenire sul periodo di tempo in cui si protraggono. Di solito ogni comune approva un regolamento che stabilisce, a tutela della quiete pubblica gli orari entro i quali possono essere svolti i lavori di ristrutturazione. Ogni condominio, può poi inserire gli orari in cui i rumori sono consentiti nel proprio regolamento. In genere questi regolamenti pensano alla tutela del riposo, più che a quella del lavoro. Chi lavora in smartworking quindi dovrebbe cercare di sensibilizzare i propri vicini sul problema.  L’altra alternativa è quella di cercare di ottenere un regolamento che riduca al minimo il numero di giornate entro cui il cantiere rimanga aperto, così da limitare le giornate di disturbo.

La legge lascia ai condomini una certa libertà nel fissare gli orari in cui i cantieri possono lavorare. Le misure adottate a protezione del silenzio possono essere più restrittive di quelle previste dai regolamenti comunali, ma mai più permissive. Inoltre prevedono l’unanimità dei condomini e qui gioca molto l'abilità dell’amministratore nel proporre il problema e la solidarietà di chi sia in smartworking e di chi abbia figli in didattica a distanza.

Se da questi due regolamenti non si ottengono regole precise, in genere si ricorre alla consuetudine secondo la quale negli orari compresi tra le 21.00 e le 8.00 e tra le 13.00 e le 16.00 va rispettato per quanto possibile il silenzio, nei giorni feriali. In genere vengono tollerati lavori svolti anche di domenica, ma solo nel caso di tratti di emergenze o di lavori improrogabili.

Come il codice penale difende il diritto alla tranquillità dello smartworking

In realtà nel nostro ordinamento non esiste tra le leggi penali un articolo che espressamente si occupi del diritto a lavorare in smartworking in tranquillità. Per estensione però si può applicare anche a questo caso l’articolo 659 del codice penale. L’articolo stabilisce che

chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche ovvero suscitando e non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 309 euro.

Le modalità elencate sono considerate tassative, quindi sono esclusi da questo reato modalità non espressamente inserite nell’elenco. In realtà comunque la giurisprudenza ha più volte dimostrato che vi possono essere fatte rientrare quasi tutti i comportamenti rumorosi. 

Reato se c’è pericolo di disturbare lo smartworking

Quello previsto con l’articolo 659 è un reato di pericolo presunto. Questo significa che anche se la legge parla di disturbo dell’attività e del riposo delle persone al plurale non è richiesto dimostrare che il comportamento abbia effettivamente arrecato disturbo o un danno a una pluralità di persone, ma solo che potenzialmente avrebbe potuto farlo. L’idoneità a integrare il reato deve essere valutata caso per caso tenendo conto sia della sensibilità media delle persone che abitano vicino alla persona molesta, sia dell’ambiente circostante. Ambiente che potrebbe essere di per sé parecchio rumoroso e quindi il vicino potrebbe non apportare un disagio ulteriore a chi si trova in smartworking. 

Attenzione anche al riferimento alla sensibilità media, che di fatto è una valutazione che vincola l’esistenza del reato non solo al modo in cui la percepisce chi denuncia il vicino rumoroso, ma al modo in cui comunemente viene valutato. Esistono poi delle valutazioni di tipo esclusivamente tecnico. Il tribunale, in genere chiede che sia fatta una perizia da un tecnico per misurare l’intensità del rumore che chi è in smartworking sostiene gli sia di intralcio per il proprio lavoro.

Colpevole anche chi non sa di disturbare il vicino in smartworking

Il vicino rumoroso non potrà, per escludere il reato sostenere di non essere a conoscenza del fatto che nel condominio ci siano persone che lavorino in smartworking o ragazzi in didattica a distanza. Questo ù un reato cosiddetto a dolo eventuale. Mentre è richiesta la consapevolezza di produrre rumore o di non attivarsi per farlo smettere, non è invece necessario che ci sia l’intenzione di disturbare qualcuno e in particolare il vicino in smartworking.

Questo reato, trattandosi di uno di quelli considerati di impatto minimo, prevede il carcere e l’ammenda solo sulla carta. In realtà il giudice provvederà a sospendere la sentenza. La condanna rimarrà comunque iscritta nel casellario giudiziario e se ne dovrà tenere conto nel caso il reato venga reiterato. Inalterato anche il diritto al risarcimento da chi sia stato danneggiato del reato.

Quando il disturbo dello smartworking è illecito amministrativo

Il nostro ordinamento prevede anche una legge quadro che si occupa di disturbo della quiete pubblica. Si tratta della legge 447 del 1995. Questa legge prevede tra l’altro delle sanzioni di tipo amministrativo, vale a dire delle multe che non portano con sé le più pesanti conseguenti di una condanna di tipo penale per chi provochi rumori molesti. La Corte di Cassazione con al sentenza numero 31279 del 2017 ha deciso che in tema di emissioni sonore, deve ritenersi sussistente l’illecito amministrativo ove si verifichi solo il mero superamento dei limiti differenziali. È configurabile l’ipotesi di cui all’articolo 659 comma 1 quando il fatto costitutivo dell’illecito sia rappresentato da qualcosa di diverso ed ulteriore rispetto al mero superamento del limite del rumore considerato tollerabile dalla legge.

Perché vi sia il reato, quindi non basta solo una misurazione del livello del rumore, ma vanno considerate anche le circostanze in cui il rumore è prodotto.

Come il codice civile protegge lo smartworking dal rumore

Anche il nostro codice civile ha previsto la possibilità che i rumori molesti di qualcuno potessero disturbare il riposo e le attività dei vicini. L’articolo 844 del codice civile stabilisce che

il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo, o di calore, le esalazioni i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino se non superano la normale tollerabilità, avendo anche riguardo alle condizioni dei luoghi. Nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tenere conto delle priorità di un determinato uso.

Questo articolo fa riferimento a tutti i tipi di immissione che possano arrivare fino al fondo a all’abitazione dei vicini. Tra questi rientrano i rumori che possono infastidire chi si trovi in smartworking. La legge richiede che queste immissioni siano valutate attraverso dei mezzi tecnici. Perché siano considerati rilevanti dalla legge devono comunque essere percepiti anche dalle persone, non basta che siano rilevabili da un tecnico. Due sono gli interessi che vanno controbilanciati: quello di non subire i rumori degli altri e quelli della ragione per cui si emettono.

Come procedere ai sensi dell’articolo 844

La legge consente a chi si trovi in smartworking e sia disturbato da un rumore innanzitutto una tutela di tipo inibitorio. Con questo mezzo è possibile presentarsi davanti al Giudice di Pace e chiedere che emetta un disposto con il quale vieti di continuare a fare rumore. Possibile anche una tutela di tipo risarcitorio che consiste nella richiesta dei danni subiti. Si tratterà sia di danni di tipo fisico, nel caso ci siano state compromissioni della salute che di danni di tipo economico se i rumori per esempio hanno disturbato lo smartworking in modo tale da far calare al resa del lavoratore.

Possibile anche iniziare una procedura di urgenza per fare smettere i rumori. Questa procedura è prevista dall’articolo 700 del codice di procedura penale e è riservata a chi ha fondato timore di temere che durante il tempo occorrente per far valere il suo diritto in via ordinaria questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile.