Che sia stata una svista o un errore di valutazione, nel decreto Sostegni il governo Draghi ha scelto di non prorogare lo smart working per tutti, ma solo per i lavoratori fragili e quelli con disabilità gravi del settore pubblico e privato. 

L'Italia non può dirsi ancora tranquilla sul fronte della lotta al coronavirus. Contrariamente alla programmazione condivisa dal commissario all'emergenza, il generale Francesco Paolo Figliuolo, che aveva annunciato a partire da aprile 500mila somministrazioni giornaliere, l'Italia vaccina al giorno 300mila persone.

Per ora, il nostro paese resta indietro alla Germania, alla Francia e alla Spagna. Con poco più di 13 milioni di somministrazioni effettuate, ad avere ricevuto la prima e la seconda dose di vaccino sono 3.924.664 italiani. La priorità è accelerare con i più fragili: ultrasettantenni e settantenni e proseguire con quelle dei lavoratori essenziali

Salvo altri imprevisti, entro il 22 aprile dovrebbero arrivare altri quattro milioni di dosi - a Pfizer, Moderna e AstraZeneca si aggiungerà anche il vaccino Johnson&Johnson -. L'Italia dovrebbe così riuscire a raggiungere l'immunità di gregge entro l'autunno 2021

Fino ad allora tutte le misure messe in campo a partire dalla prima ondata, utili a contenere il coronavirus, dovranno essere prorogate: in cima alla lista c'è proprio lo smart working per circa 5,3 milioni di italiani

Smart working, la proroga solo per le categorie protette

Nel decreto Sostegni, decreto legge 22 marzo 2021 n. 41, il governo Draghi ha inserito la proroga dello smart working fino al 30 giugno 2021 esclusivamente per i lavoratori fragili e quelli con disabilità grave nel settore pubblico e privato. 

Ai soggetti fragili è riconosciuto il diritto all'assenza dal servizio se la prestazione lavorativa non può essere "resa in modalità agile". Questi lavoratori possono assentarsi fino a quando non cesserà la pandemia, e per ora il governo ha prorogato lo stato d'emergenza fino al 30 aprile 2021.

La tutela garantisce fragili e disabili gravi dal rischio di perdere il posto di lavoro. I giorni di assenza non vengono calcolati nel periodo massimo di malattia, il cosiddetto "periodo di comporto". Il decreto legge infatti equipara l'assenza del lavoratore fragile o con disabilità gravi del pubblico e del privato al ricovero ospedaliero. La norma ha effetto retroattivo: a partire dal 1° marzo fino al 30 giugno 2021.  

Questo è il quarto rinvio a distanza di pochissimi mesi. Il Dl Sostegni conferma la indennità per il ricovero ospedaliero al posto della regolare retribuzione. Indennità calcolata in base al salario medio giornaliero, la cosiddetta retribuzione media globale giornaliera: 

"L'importo che si ottiene dividendo per trenta l'importo totale della retribuzione del mese precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo [il ricovero ospedaliero]". 

Gli interessati devono avere certificato la condizione di fragilità. Inoltre, devono essere in possesso del certificato di malattia. La disabilità grave deve essere accertata in base alla legge 104. Nel dettaglio: 

"condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, attestata dagli organi medico legali delle Autorità sanitarie locali territorialmente competenti". 

Come ha chiarito l’Istituto nazionale previdenza sociale (Inps), in alternativa, i lavoratori fragili possono svolgere una mansione diversa “ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti” ed essere tenuti a svolgere “specifiche attività di formazione professionale, anche da remoto”.  

Il decreto Sostegni garantisce anche i lavoratori invalidi, ai quali però non sono corrisposte le somme a titolo di accompagnamento durante il periodo di assenza dal lavoro che coincide col ricovero ospedaliero. 

Smart working, il regime semplificato 

Al di là della pubblica amministrazione, i cui dipendenti potranno godere dello smart working sempre fino al 30 aprile 2021, è il settore privato a chiedere con forza che il lavoro agile possa continuare a essere utilizzato almeno fino all'autunno. 

Dall'inizio dell'emergenza Covid-19, le aziende possono applicare regole semplificate per lo smart working. La normativa è stata prorogata con il decreto Milleproroghe  - decreto legge n.183 del 2020 - modificato in sede di conversione in legge.

Il provvedimento aveva esteso inizialmente lo smart working semplificato fino al 31 marzo 2021, prima che il governo Draghi prorogasse di un mese lo stato di emergenza. 

La disciplina ordinaria è contenuta nel Jobs Act, articoli 18-23, che si applicano al rapporto di lavoro subordinato "mediante accordo tra le parti con forme di organizzazione per fasi, cicli, obiettivi, e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro".

L'articolo 18 regola il diritto alla disconnessione: il lavoro agile infatti è strumento utile per "incrementare la competitività e agevolare i tempi di vita e di lavoro" ma deve essere svolto sempre entro l'orario giornaliero e settimanale. 

Prima dell'emergenza sanitaria, le aziende erano obbligate a stipulare un accordo individuale che doveva contenere una serie di informazioni: la durata del lavoro agile, il preavviso per il recesso, l'indicazione delle modalità di svolgimento della prestazione al di fuori dei locali aziendali, la prassi di controllo da parte del datore di lavoro e, infine, il trattamento retributivo. 

La procedura emergenziale è stata introdotta proprio per evitare la burocrazia degli accordi individuali e agevolare l'uso dello smart working da parte delle aziende. I datori di lavoro devono soltanto

  1. comunicare al ministero del Lavoro il periodo di smart working dei lavoratori interessati;
  2. redigere e distribuire ai dipendenti e ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) un'nformativa sui rischi per la salute e la sicurezza, dal momento che anche in caso di lavoro agile spetta il diritto all'infortunio. 

Con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, dall'8 marzo 2020 questa procedura emergenziale si applica senza alcuna distinzione al rapporto di lavoro subordinato pubblico e privato. 

Smart working, possibile proroga fino al 30 settembre

Mancano tre settimane alla fine del mese di aprile. Le aziende temono che, se il governo non procederà a una nuova proroga dello smart working, dovranno in pochissimo tempo convocare i propri dipendenti, che stanno lavorando da casa, per redigere gli accordi individuali. 

E' proprio per evitare il caos, che i datori di lavoro sono in pressing sul governo e i ministri competenti, perché si eviti il ritorno alla burocrazia. La normativa emergenziale ha apportato dei benefici, tanto che all'imprenditore si chiede soltanto di accedere al portale del ministero del Lavoro e comunicare i dipendenti coinvolti nel lavoro agile, compilando un modulo di comunicazione per lo smart working e un template per l'elenco dei lavoratori coinvolti. 

Il governo potrebbe dunque optare per una proroga fino al 30 settembre 2021, dopo la richiesta esplicita del direttore generale della Confindustria, Francesca Mariotti, ascoltata in audizione alla commissione Lavoro alla Camera, dove ha sottolineato:

"[sono i]due temi ordinamentali urgenti: [...] la necessaria proroga fino alla fine dello stato di emergenza della misura sul lavoro agile emergenziale". 

Smart working e pubblico impiego 

Mentre i privati spingono per il lavoro agile, almeno fino a quando non sarà terminata l'emergenza sanitaria, nella pubblica amministrazione invece si fa strada il piano del neo ministro, Renato Brunetta, che nel corso di un incontro di PwC, Le persone, vero motore della ripartenza, ha annunciato la riforma dello smart working negli uffici pubblici.

"Pensare di fare smart working nel settore pubblico senza un impianto organizzativo ad hoc e senza una cultura è semplicemente una foglia di fico che ha nascosto l'emergenza".

Le parole del ministro della Pubblica Amministrazione che ha criticato il meccanismo delle quote di lavoro agile voluto dal predecessore, Fabiana Dadone. Ora serve integrarlo nel sistema in modo da ottenere maggiore produttività. 

Il ministro ha annunciato che un dipendente su tre potrà usufruire dello smart working, e i lavoratori della Pa dovranno ricevere una adeguata formazione in materie digitali e informatiche.

La priorità è capire se il lavoro agile consenta di offrire ai cittadini un servizio pieno oppure no. Altrimenti, il governo ridurrà all'osso l'uso dello smart working. Fino al 30 aprile, i dipendenti pubblici non sono tenuti a rispettare perfomance di lavoro precisi né godono di diritti specifici lavorando da casa.

Smart working, il Covid ha rivoluzionato l'organizzazione del lavoro

Con l'emergenza Covid-19 è cambiato in pochissimi mesi l'organizzazione del lavoro. Sin dall'introduzione del Jobs Act, l'Italia non ha mai registrato numeri elevati né nel settore privato né in quello pubblico. 

L'ultimo rapporto dell'Istituto Nazionale di Statistica (Istat), intitolato il Mercato del Lavoro 2020, ha registrato un vero e proprio balzo: l'Italia è passata da un 3-4% di occupati che lavoravano da casa verso la fine del 2019 a un 19,4% negli ultimi tre mesi del 2020.

Le imprese hanno sfruttato quanto più possibile il lavoro agile, l'apice tra marzo e maggio con il 21,3% dei dipendenti in smart working, mentre l'11,3% tra giugno e novembre 2020. 

Nel pubblico impiego, il ministero della Pubblica Amministrazione ha avviato già dallo scorso anno un proprio monitoraggio: fino a oggi lo smart working coinvolge poco meno della metà dei dipendenti pubblici, il 46%. Dopo la decisione del precedente governo di contemperare il lavoro in presenza con il lavoro agile questa percentuale non si è ridotta.

Per l'Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano - lo studio è citato anche da Confindustria Lombardia - il numero degli italiani che continueranno a lavorare da casa saranno circa 5,3 milioni. Per questo, il governo difficilmente potrà evitare una proroga della normativa emergenziale.