Uno degli aspetti più irrinunciabili per gli italiani è andare in vacanza al mare. I sacrifici da fare sono tanti, ma qualche rinuncia è sempre fatta con piacere, per potersi godere le ferie estive al mare. Può trattarsi di una settimana, di quindici giorni o di più.

Pertanto, una buona opportunità, dall’altra parte, per giovani e grandi aspiranti imprenditori, può essere quella di aprire uno stabilimento balneare. Sicuramente, gli sforzi durante i mesi estivi e, soprattutto, nei mesi di luglio e di agosto sono tanti, ma a fine stagione, il lavoro nello stabilimento balneare permette di avere delle entrate molto interessanti.

Prima di aprire uno stabilimento balneare, però, bisogna informarsi bene, perché gli adempimenti burocratici sono tanti. Pertanto, entusiasmo a parte, ci sono alcune leggi e normative da conoscere.

In questo articolo andremo ad analizzare quali sono gli adempimenti necessari per poter aprire uno stabilimento balneare, di quali tipi può essere e come funzionano le concessioni demaniali marittime.

Stabilimento balneare: un lavoro per le vacanze

Aprire uno stabilimento balneare e poi gestirlo non è semplice. Ci sono molti adempimenti da rispettare, permessi da possedere e una bella dose di energia, soprattutto, nei mesi più caldi, da non intendersi solo da un punto di vista climatico, ma, piuttosto, di afflusso turistico e, conseguentemente, di lavoro. 

Avere un lavoro a mare, però, è anche incoraggiante. Si lavora, ma nello stesso tempo, ci si trova in vacanza, a meno che il gestore dello stabilimento balneare non sia un amante del mare. Situazione che potrebbe essere paradossale.

L’Italia conta di ben 7500 km di bellissime coste, conosciute e poche conosciute, e alcune di loro sono un vero e proprio angolo di paradiso. Lo spazio, quindi, non manca anche se il numero dei lidi e degli stabilimenti balneari è alto.

Negli ultimi anni, gli stabilimenti balneari sono cresciuti anche perché sempre più ricercati dal turismo marittimo. I cosiddetti bagnanti, durante le loro vacanze, sentono sempre più la necessità di tranquillità, senza doversi portare dietro ombrelloni, sedie e tutto l’occorrente del caso.

A parte l’entusiasmo e l’iniziativa, il percorso da seguire non è esente da ostacoli e adempimenti burocratici.

Inoltre, gli stabilimenti balneari, soprattutto, quelli molto grandi, sono predisposti all’offerta di servizi anche dopo il tramonto. Di sera ci si continua a divertire, passando bei momenti all’insegna del ballo e della musica.

Certamente, questo lavoro è molto impegnativo, ma alla fine della stagione, sicuramente, sarà molto gratificante.

Questione demaniale: cosa bisogna sapere

Innanzitutto, per i futuri gestori di uno stabilimento balneare, è necessario informarsi e conoscere bene la normativa sulle spiagge libere. 

Iniziamo con il dire, che le spiagge libere sono territorio di proprietà dello Stato italiano. Si tratta, quindi, di territori demaniali che non si possono comprare, ma soltanto gestire per un periodo dell’anno. 

Possiamo dire, quindi, più semplicemente, che lo Stato dà in concessione parte di esso a cittadini privati.

Tuttavia, anche se per un periodo dell’anno quella porzione di spiaggia viene concessa ad un privato, i cittadini possono sempre camminare liberamente sulla battigia, anche senza usufruire  dei servizi dello stabilimento balneare.

Per chiarezza, definiamo cos’è la battigia. Essa è il luogo dove le onde si infrangono sulla spiaggia. Come si legge sul sito altroconsumo.it:

“Riguardo quest'area della spiaggia, la legge prevede che l'accesso alla battigia sia sempre libero e gratuito, anche al fine di balneazione”.

Quindi, ritornando al demanio marittimo, grazie alle concessioni, i proprietari o i gestori degli stabilimenti balneari possono avviare attività turistiche e ricreative, mettere a disposizione dei clienti ombrelloni e sdraio e  tutti i comfort previsti e adibire in una parte della concessione docce e cabine adibite a spogliatoio.

Ma come si ottiene una concessione demaniale? Per ottenerla, prima di tutto, bisogna presentare una formale richiesta presso il Comune nel quale si decide di aprire la propria attività. I Comuni si occupano della gestione delle concessioni, la cui delega la ricevono dalle Province. 

Dopo aver richiesto al comune la concessione, bisognerà partecipare ad un concorso per l’assegnazione dei lotti disponibili che è bandito dall’Ente Demanio Marittimo.

Come precisa, però, un articolo pubblicato sul sito obiettivodonna.it:

“Ovviamente i concorsi non sono frequenti per via del consistente numero di anni di validità della concessione e le aree sono comunque gestite dal Comune in cui ricade il litorale a cui si è interessati”.

Però, c’è anche un’altra possibilità. Qualora il desiderio di avviare un’attività di questo genere sia davvero tanto, è più semplice e veloce cercare di rilevare l’attività già in opera di un altro gestore, se questi ha la volontà di vendere la propria concessione.

Aprire uno stabilimento balneare: iter da seguire

Dopo aver ottenuto la concessione per la spiaggia, l’interessato ad avviare l’attività deve ricevere l’autorizzazione unica ambientale. Si tratta, molto semplicemente, di un documento che deve essere presentato allo Sportello Unico Attività Produttive (Suap) del Comune

Il nullaosta viene concesso dal Comune a patto che il tratto di spiaggia chiesto in concessione sia facilmente accessibile. Lo stesso deve essere provvisto di energia elettrica, di cabine adibite a spogliatoio e di servizi igienico-sanitari.

Il successivo controllo del rispetto di tutti i requisiti igienico-sanitari, della sicurezza di tutti gli impianti e della tutela dell’ambiente è di pertinenza dell’Asl e del Comune.

Dopo aver portato a compimento questi primi adempimenti burocratici, bisognerà aprire una partita Iva, con la quale l’interessato potrà procedere all’iscrizione dell’attività nel registro della Camera di Commercio, dopo essere entrato in contatto con l’Agenzia delle Entrate.

Sul sito cocobusiness.it, a tal proposito, si legge:

“In questo modo, sarà possibile regolarizzare tutte le posizioni professionali che ruotano attorno all’azienda: la tua, come titolare dello stabilimento balneare, e quella di dipendenti e collaboratori, presso le sedi dell’INPS e dell’INAIL locali”.

Infine, bisognerà lasciare un po’ di tempo anche per lo studio. Sarà necessario, infatti, frequentare un apposito corso di formazione, che fornisca tutte le indicazioni teoriche e pratiche, riguardanti le normative di sicurezza che si dovranno rispettare.

Non bisogna dimenticare che una delle responsabilità più importanti a carico del gestore, riguarda la sicurezza delle persone. Pertanto, è necessario che la struttura ospitante sia fornita di tutti gli accorgimenti necessari previsti dalla legge, e che, tutti i servizi presenti non rappresentino motivo di pericolo per i clienti dello stabilimento balneare.

Oltre a ciò, il gestore dello stabilimento balneare deve dotarsi di personale qualificato, tra cui deve esserci necessariamente un bagnino di salvataggio, che abbia conseguito il brevetto, e altri come gli assistenti bagnanti che si occupano, principalmente, di fornire ai clienti i servizi di spiaggia.

È molto importante, inoltre, che gli stabilimenti balneari siano dotati di strutture adatte ad ospitare persone con disabilità fisiche. Infatti, non devono essere presenti barriere architettoniche che impediscono lo spostamento e che sulla spiaggia siano presenti apposite passarelle per il raggiungimento della battigia.

Stabilimento balneare: quali sono i costi di apertura?

I costi per l’apertura di uno stabilimento balneare possono variare a seconda di molti elementi. 

Prima di tutto, bisogna considerare l’estensione del lotto che si decide di richiedere in concessione. Naturalmente, bisogna aggiungere ai costi iniziali burocratici, anche quelli di acquisto di tutto il materiale necessario per la struttura: dagli ombrelloni alle sdraio, dalle passerelle a tutta la gamma di accessori che si deciderà di mettere a disposizione per i clienti.

Se uno stabilimento balneare deve diventare di successo e garantire anche delle ottime entrate alla fine della stagione, inizialmente, si richiedono sacrifici in più. È necessario, perciò, fornirlo di ulteriori strutture, come bar e ristoranti, locali notturni che prevedano animazioni, musica e ballo, oppure, strutture ricreative pensati appositamente per l’intrattenimento dei bambini, con personale specializzato.

Infine, bisogna aggiungere altre spese: ovvero quelle che serviranno per il personale. Di esse fanno parte gli stipendi, i contributi da versare, le assicurazioni e così via. Inoltre, bisogna ricordare che ci sono, ovviamente, anche tasse dei servizi elettrici, dell’acqua, gas e rifiuti. Infine, altre spese per l’acquisto delle varie forniture alimentari o di altro genere.

Stabilimenti balneari: ma di che tipo?

Quando si parla di stabilimenti balneari non ci si riferisce ad una sola tipologia. Se si pensa ad una spiaggia, la prima immagine che ci viene in mente sono ombrelloni e sdraio. Invece, essi sono di molti tipi. E tu che tipo vuoi aprire?

Le scelte sono molte. Si possono aprire stabilimenti balneari pensati per le famiglie, per i ragazzi (con i vari intrattenimenti) oppure per gli amanti degli animali. Naturalmente, a seconda della tipologia prescelta, bisognerà mettere a disposizione servizi differenti.

Inoltre, da qualche anno, gli stabilimenti balneari di grandi dimensioni si sono attrezzati di vere e proprie strutture per il benessere e la cura della persona.

Concessioni balneari: quanto durano?

Le concessioni demaniali marittime in essere, in Italia, sono state prorogate fino al 2033. Tuttavia, queste disposizioni contrastano la Direttiva europea. Sul sito unitel.it, si legge, a tal proposito:

“Sebbene il risoluto intervento del legislatore nazionale sia mosso da nobili intenzioni (contenere i danni causati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, almeno per il contenuto del D.L. Rilancio), non si può fare a meno di evidenziare che una previsione normativa di questo tenore si pone quanto meno formalmente, in contrasto con l’ordinamento europeo”.