Il Green Pass non basta più. L’obiettivo del governo di spingere la restante popolazione non vaccinata a immunizzarsi tramite un’estensione progressiva dell’utilizzo della certificazione verde ha mostrato tutti i suoi limiti. E dato che sono finiti i settori in cui espandere l’utilizzo del pass, l’esecutivo sta progettando di renderlo più stringente. 

Quelle sul Super Green Pass sono al momento ancora mere ipotesi. Una serie di proposte che Mario Draghi, insieme al ministro Speranza, sta valutando a seconda della situazione epidemiologia e dell’opportunità politica. 

La quarta ondata intanto sta travolgendo il nord est. Il nord italia ha scoperto il fianco, a causa dei territori a basso tasso di vaccinazione come Friuli Venezia Giulia e provincia autonoma di Bolzano. Anche se in confronto al resto d’Europa il nostro paese sta ancora reggendo bene, con tassi di ospedalizzazione bassi grazie ai vaccini, cresce la preoccupazione per i contagi in aumento. 

Il governo sta quindi pensando anche a come aumentare il numero di terze dosi e la velocità della somministrazione dei booster. Dopo aver aperto la vaccinazione ai quarantenni, si pensa a accorciare il tempo necessario di attesa tra seconda e terza dose a 5 mesi. 

Super Green Pass, i numeri della quarta ondata

La quarta ondata ha ormai colpito l’Europa in pieno. In confronto a quello che sta accadendo nella parte centro orientale del continente, le conseguenze che sta vivendo il nostro paese sono relativamente minori. In buona parte delle regioni, benché i casi stiano salendo, la situazione è sotto controllo. 

In determinate zone però, per diverse ragioni, il contagio e la situazione degli ospedali sta peggiorando velocemente. Si tratta soprattutto di Friuli Venezia Giulia e provincia autonome di Bolzano, anche se il confinante Veneto sembra stare per aggiungersi al gruppo delle regioni in pericolo. Proprio il Veneto ha fatto registrare ieri sabato 20 novembre un picco di 1261 casi, con soltanto 2 morti. 

Qui a causa del basso tasso di vaccinazione e della vicinanza con il cuore del focolaio europeo, l’Europa dell’Est, i casi stanno aumentando a dismisura e gli ospedali iniziano a risentire dell’ondata. Ad influire in particolare sui contagi del Friuli Venezia Giulia, anche la concentrazione di manifestazioni di No Green Pass avvenute a Trieste. Queste circostanze, in cui migliaia di persone non vaccinate si sono riunite in assembramenti senza mascherina o distanziamento, si sono trasformate in incubatrici di virus con relativi focolai. 

Per la terza settimana di fila in Italia si è verificato un aumento del 20% dei contagi. Il picco sembra lontano, e il Natale inizia a sembrare sempre più a rischio restrizioni. Un’eventualità che il governo preferirebbe evitare, ma che senza una stretta rapida potrebbe tramutarsi in certezza. 

Negli ultimi sette giorni si sono verificati 56.376 contagi accertati, con un totale di 414 decessi attribuiti al covid. Gli ingressi in terapia intensiva, uno dei dati da tenere più sottocchio, sono stati 262, diciannove in più della settimana precedente. 

Nonostante questo almeno per la prossima settimana non ci sarà un cambio di colore delle regioni italiane. L’intero paese sarà ancora senza restrizioni, ma potrebbe essere l’ultimo periodo di tregua prima di una stretta decisiva. Il governo sta infatti subendo la pressione dei governatori delle regioni più colpite, e sembra intenzionato a modificare il Green Pass. 

Super Green Pass, solo per vaccinati e guariti?

Il governo affila le armi, e da questa estate la principale è il Green Pass. La scelta dell’esecutivo sarebbe quella di rendere più complesso ottenere la certificazione, che diventerebbe un Super Green Pass. 

Il primo passo sarebbe quello di non permettere che il Super Green Pass possa essere ottenuto con i tamponi. Soltanto vaccinati e guariti potranno averlo, ma anche per loro si preannunciano alcune modifiche alle regole. In particolare la durata del Super Green Pass sarà ridotta da 12 a 9 mesi per chi si è vaccinato con la seconda dose. Stesso discordo varrebbe per chi ha già ricevuto la terza dose di vaccino. 

Il Super Green Pass non sarebbe però richiesto in tutti i luoghi in cui ad oggi è richiesta la sua versione standard. Ad esempio, il governo non prevede per ora di imporlo anche sul luogo di lavoro, ma di lasciare che sia richiesto soltanto il Green Pass.

Saranno invece altri gli ambiti della vita quotidiana che saranno influenzati dal Super Green Pass. La nuova versione della certificazione verde sarà resa obbligatoria, oltre che in tutti gli ambiti in cui è obbligatorio il Green Pass ad esclusione dei posti di lavoro, anche per salire sui mezzi pubblici. Quindi non soltanto sui mezzi a lunga percorrenza, ma anche su bus cittadini, tram e metropolitane. 

Quindi il Super Green Pass andrebbe a sostituire il Green Pass nei locali come ristoranti e bar, nelle palestre e nelle piscine e sui mezzi di lunga percorrenza. In questi luoghi sarebbe quindi obbligatorio essere vaccinati o essere guariti da almeno sei mesi dalla malattia, e non si potrebbe più accedere tramite un semplice tampone. 

Green Pass sul lavoro, validità dei test ridotta?

Dai presidenti di regione ai consiglieri del ministero della Salute, molti stanno premendo perché i tamponi vengano rimossi come metodo per ottenere il Green Pass. I non vaccinati sono l’obiettivo principale delle nuove misure, perché rappresentano il punto debole della popolazione contro il covid. Nonostante rappresentino ormai solo poco più del 10% del totale infatti, le persone immunizzate sono quasi il 50% dei morti di coronavirus in questa ondata. 

Nonostante questo il governo sembra ancora restio a inasprire così in Green Pass. Anche se il Super Green Pass non potrà essere ottenuto con i tamponi infatti, quello regolare continuerà ad essere accessibile in questo modo e sarà valido per accedere ai posti di lavoro. 

La decisione del governo però potrebbe girare attorno ad un nuovo compromesso. Al momento i tamponi rapidi permettono di ottenere un Green Pass della durata di 48 ore, mentre quelli molecolari di 72. L’idea è quella di ridurre la durata dei primi a 24 ore, e dei secondi a 48 ore. In questo modo il governo eseguirebbe un altra spinta “Gentile” verso la vaccinazione, anche se interventi più duri non sono ancora da escludere. 

Super Green Pass, obbligo vaccinale ancora sul tavolo

Proprio la voce dei “rigoristi” in questi giorni si sta facendo sentire, chiedendo che anche in Italia sia previsto un obbligo vaccinale. Non saremmo infatti questa volta i primi in Europa ad adottare una mossa del genere. L’Austria infatti ha annunciato che da marzo dell’anno prossimo tutti i suoi cittadini saranno obbligati a fare il vaccino contro il Covid. 

Messa alle strette da questa ondata, l’Austria si è ritrovata prima a dover chiudere in casa i non vaccinati, e poi al lockdown generalizzato. Per questo il governo ha dovuto ricorrere a misure straordinarie, che vedranno l’imposizione del vaccino su chiunque non abbia serie ragioni mediche per evitarlo. 

Anche se in Italia una decisione del genere sembra al momento impossibile, si sta facendo strada l’idea di un obbligo di vaccino per il personale della pubblica amministrazione che lavora a stretto contatto con il pubblico. Si parla quindi di Polizia e forze dell’ordine in genere e personale scolastico. La misura potrebbe poi espandersi anche al settore privato. 

Questo detto, il Super Green Pass apre la strada ad un obbligo vaccinale “morbido”. Non è infatti escluso che in futuro la nuova certificazione sia estesa a tutti i ruoli che attualmente ricopre il Green Pass, quindi anche sul posto di lavoro. Questo comporterebbe che per lavorare chiunque sarebbe costretto o ad essersi ammalato e guarito, o ad essere in pari con il ciclo vaccinale. 

Dato che anche il caso della guarigione verrebbe meno in pochi mesi, il vaccino diventerebbe l’unica via per poter lavorare. Quindi anche senza imporre un vero obbligo, i cittadini sarebbero costretti a vaccinarsi in maniera gentile. Se mai il governo dovesse implementare un obbligo vaccinale, assomiglierebbe con ogni probabilità a questa ipotesi, più che ad un vero obbligo come quello austriaco. 

Super Green Pass, la terza dose

Per completare la protezione della popolazione il governo sta anche spingendo per l’aumento della somministrazione delle terze dosi. Il primo provvedimento è stato quello di ampliare la platea di chi può ricevere la dose booster del vaccino a tutti gli over quaranta che hanno fatto la seconda dose da meno di sei mesi. C’è stato in conseguenza a questa scelta un aumento delle prenotazioni, ma l’esecutivo vuole andare oltre. 

Il piano è quello di accorciare il tempo necessario che deve passare tra la seconda e la terza dose. L’idea è quella di ridurlo dagli attuali sei mesi a cinque mesi, in modo da velocizzare il processo di immunizzazione. La terza dose è molto importante in questa fase della pandemia perché, oltre a ridurre le possibilità di contagio, riporta sopra la soglia di guardia l’efficacia del vaccino contro le forme gravi della malattia. 

Questo secondo tratto della dose booster è anche quello che interessa per quanto riguarda un’altra misura. Il governo vorrebbe infatti renderla obbligatoria per tutti gli operatori sanitari. Questo per fare in modo che anche al picco della pandemia, i medici e gli infermieri siano protetti e possano garantire la massima efficienza del sistema sanitario nazionale. 

L’andamento delle terze dosi per ora è buono. La scorsa settimana le somministrazioni hanno raggiunto il picco record di 164.000 in un giorno, di gran lunga maggioritarie sul totale dei vaccini somministrati. Quasi quattro milioni di italiani hanno già fatto la terza dose, anche se siamo ancora soltanto poco oltre 64% della platea disponibile.