Il Covid-19 compie il suo secondo anno. La malattia respiratoria, un tipo particolarmente aggressivo di Coronavirus, ha fatto la sua comparsa nella città cinese di Wuhan nel dicembre 2019. Da allora, si è diffusa in tutto il mondo, divenendo ufficialmente una pandemia nei primi mesi del 2020.

L'Italia è stato uno dei primi paesi occidentali ad essere duramente colpito dal virus che, ricordiamo, attacca le vie respiratorie del malato rendendo difficile il circolo di aria nel corpo. Quando il virus ci colpì (in particolare al Nord) non sapevamo esattamente cosa fare e nel panico il governo (allora presidiato da Giuseppe Conte) varò uno dei primi lockdown completi del mondo.

La quarantena durò per due mesi e mezzo, facendo respirare il sistema sanitario e lasciandoci qualche manovra di azione. In molti sperarono (e credevano ) che quello sarebbe stato l'unico lockdown e che il virus ci avrebbe presto lasciati.

Non potevano essere più lontani dalla realtà poiché il virus ha continuato a circolare nonostante le restrizioni, causando centinaia di milioni di casi e tantissime morti in tutto il mondo. Oltre all'ovvio impatto umano, il Covid-19 ha anche devastato l'economia di moltissimi paesi e lasciato a terra moltissimi individui.

Il danno, insomma, è stato enorme

A inizio 2021, finalmente, una speranza: i vaccini. Prodotti e distribuiti in tempo record, hanno permesso una diminuzione costante e vertiginosa dei pazienti ammessi in terapia intensiva e delle morti. La campagna vaccinale, tuttavia, sarebbe dovuta proseguire lesta per evitare un ritorno di alti casi in inverno.

Si è ormai capito, infatti, che il Covid è pressocché un virus stagionale, nel senso che prospera meglio nelle stagioni fredde piuttosto che in quelle calde. Motivo per cui, dunque, la campagna vaccinale avrebbe dovuto dare i suoi profitti migliori in estate. 

Per favorire la campagna vaccinale, molti paesi europei hanno iniziato a porre restrizioni nei confronti dei cittadini non vaccinati, a partire prima di tutto dalla Francia che introdusse severe limitazioni all'ingresso dei locali per chi non avesse ricevuto la completa immunità dal virus.

L'Italia, quest'anno guidata da Mario Draghi, ha seguito i cugini francesi implementando alcune delle restrizioni più severe. Per dimostrare di essere vaccinato bisognava mostrare un Green Pass di avvenuta vaccinazione o di tampone negativo. 

Il picco di severità è, per ora, stato raggiunto con l'obbligo di mostrare il Green Pass per andare a lavoro. Ottenere lo stipendio, dunque, risulta essere direttamente legato alla vaccinazione (o al tampone negativo)

Il Green Pass era, ed è tutt'ora, il modo in cui moltissimi di noi sono tornati alla normalità ed hanno quasi iniziato a lasciarsi il virus alle spalle.

In effetti, sembra che l'incentivo alla vaccinazione abbia funzionato, dal momento che l'Italia è uno dei paesi con tassi di vaccinati più alti d'EuropaIn moltissimi si chiedono se verrà finalmente raggiunta la tanto agognata immunità di gregge, sebbene ormai la comunità scientifica sia piuttosto scettica a riguardo.

Si perché i casi di Covid stanno tornando ad aumentare anche in Italia, per cui il governo ha deciso di implementare ulteriori misure per impedire una nuova ondata. 

Una di queste misure è il cosiddetto Super Green Pass. Vediamo insieme di cosa si tratta e quali saranno le future novità.

Super Green Pass: di cosa si tratta

Il Super Green Pass sarebbe, come il nome stesso suggerisce, un Green Pass potenziato. Secondo le dichiarazioni del governo, sarebbe un Green Pass riservato esclusivamente ai vaccinati e non più anche a coloro che risultano negativi dal tampone Covid-19.

Per ora la misura parrebbe limitare l'entrata a cinema, ristoranti, teatri, palestre ed altri luoghi non professionali. Non varrebbe, dunque, per i lavoratori non vaccinati che potranno continuare a mostrare il certificato di tampone negativo (quindi il Green Pass normale) per entrare nei luoghi lavorativi. 

La misura, di cui già si parla da qualche giorno, è stata ufficialmente richiesta anche dalle Regioni nelle ultime ore, con dichiarazioni veementemente a favore da parte di molti governatori regionali. 

Vincenzo de Luca, il governatore della Campania, ha ad esempio chiamato per un'azione veloce del governo nell'approvazione del Super Green Pass:

Il super green pass? per quanto mi riguarda è una misura che si sta prendendo in ritardo. Io continuo a ripetere che una settimana perduta - prosegue - significa altre migliaia di contagi. Mi auguro che il governo vada avanti ad horas, non a settimane, perché non abbiamo tempo da perdere. Per il resto vedremo come evolve la situazione. Noi la seguiremo quotidianamente.

Il Super Green Pass ha due ratio principali. 

Innanzitutto servirebbe a convincere gli ultimi indecisi a vaccinarsi, completando gli ultimi passi che servono per la completa immunità di gregge. 

Il secondo è quello di non penalizzare i cittadini già vaccinati con ulteriori restrizioni. Nelle regioni più a rischio, come il Friuli Venezia-Giulia, questa problematica è particolarmente sentita. Il governatore Massimiliano Fedriga ha infatti detto:

Le chiusure generalizzate dopo le vaccinazioni non sarebbero sopportabili. Anche passaggio di zona a prescindere, determina l’annullamento delle prenotazioni perché i gestori non sanno se potranno andare, se potranno tenere le attività aperte, le piste da sci aperte. Chi è vaccinato deve avere minori restrizioni.

Il sottosegretario alla salute Andrea Costa, comunque, avrebbe già anticipato che in caso di cambio di colore delle regioni i vaccinati non avrebbero di che preoccuparsi, e a subire le restrizioni sarebbero solo i non-vaccinati. 

Costa, infatti, ha definito come libertà da usufruire andare al cinema, teatro, palestre e così via che non possono essere tolte ai cittadini che hanno seguito le regole e si sono immunizati dal virus

Il Super Green Pass ed il resto d'Europa

Il Super Green Pass, quindi, sarebbe una via di mezzo tra il Green Pass attuale e misure molto più severe come quelle prese in Austria. Nel paese transalpino, infatti, è appena partito un lockdown generale di 20 giorni per tutti, vaccinati o meno.

L'Austria, che aveva precedentemente imposto un lockdown solamente per i non-vaccinati, non è riuscita a reggere comunque la pressione sul sistema sanitario ed è quindi stata costretta a prendere misure molto più severe. 

E non è stata l'unicaAnche i Paesi Bassi hanno imposto restrizioni generalizzate ed un lockdown parziale. Persino la Germania sta pensando di introdurre nuove restrizioni per fronteggiare la nuova ondata di casi. 

Le ondate di restrizioni, inoltre, hanno portato ondate di proteste in molte città europee, come Vienna, Berlino e persino Milano. A Rotterdam, inoltre, le proteste hanno portato a molti arresti

In Francia, la prima nazione a istituire un passaporto vaccinale, hanno raggiunto i 30mila casi giornalieri. Il Primo Ministro Jean Castex ed il Presidente della Repubblica Emmanuelle Macron hanno deciso di prolungare il Green Pass al 31 luglio 2022.

Francamente, però, è difficile che da Parigi arrivino decisioni di nuovi lockdown, soprattutto vista la già diffusissima impopolarità del Green Pass che continua a generare continue proteste sia nell'Esagono che nei territori d'oltremare come la Guadelupe. 

Il 2022, inoltre, sarà anno di elezioni per i francesi, quindi un momento particolarmente delicato per Macron che potrebbe decidere di allentare la presa.

Super Green Pass e terza dose

Sul tavolo vi è anche l'opzione della terza dose anticipata per tutti. Come mostrano tantissime prove empiriche (tra cui l'esperienza di altri paesi quali Israele), la terza dose diminuisce enormemente la circolazione del virus e la carica virale dello stesso

L'Aifa, quindi, ha consigliato il governo di cambiare direttive e permettere la terza dose anche dopo soli cinque mesi dalla seconda. Come si legge in una nota di Giovanni Rezza, direttore della Prevenzione del Ministero della Salute, infatti:

Tenuto conto dell’attuale condizione di aumentata circolazione virale e ripresa della curva epidemica e in un’ottica di massima precauzione, a partire dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della relativa determina a cura di Aifa, l’intervallo minimo previsto per la somministrazione della dose “booster” (di richiamo) con vaccino a m-RNA, alle categorie per le quali è già raccomandata (inclusi tutti i soggetti vaccinati con una unica dose di vaccino Janssen) e nei dosaggi autorizzati per la stessa, è aggiornato a cinque mesi (150 giorni) dal completamento del ciclo primario di vaccinazione, indipendentemente dal vaccino precedentemente utilizzato.

Mercoledì prossimo sarà il giorno decisivo sia per la terza dose che per il nuovo Super Green Pass. Verrà, infatti, pubblicato un nuovo decreto in cui verrà confermata la possibilità di farsi una terza dose dopo 5 mesi dall'ultima, ed avremo finalmente la conferma sul futuro del passaporto vaccinale

Alcuni governatori ed altri membri del governo hanno espresso il loro consenso sulla situazione. Secondo Giovanni Toti, il governatore della Liguria, il governo avrebbe preso la giusta decisione riguardo la terza dose ed anzi dovrebbe renderla obbligatoria per gli RSA e gli operatori sanitari

In più, secondo il governatore calabro Roberto Occhiuto, in Italia abbiamo un vantaggio rispetto al virus che gli altri paesi non hanno, ovvero l'alta percentuale di vaccinati. Le nuove misure che andrebbero a punire i non-vaccinati, perciò, sarebbero una conseguenza della loro libera scelta di non immunizarsi

Green Pass e tamponi: alcune riduzioni

Sempre mercoledì il governo dovrà anche decidere altre cose riguardo il futuro del Green Pass e dei tamponi.

Per il momento, infatti, il Green Pass ha validità annuale, cioè vale fino a 12 mesi dopo la seconda dose. Il governo, tuttavia, starebbe pensando di diminuire la sua validità a 9 mesi, istituendo inoltre l'obbligo della terza dose agli operatori sanitari come suggerito dal governatore ligure Toti.

Il governo, inoltre, potrebbe anche decidere di diminuire la validità dei tamponi. In particolare, i tamponi rapidi passerebbero da una validità di 48 ad una di 24 ore, mentre i tamponi molecolari da una validità di 72 ad una di 48 ore

Ogni tipo di tampone, quindi, potrebbe valere un giorno di meno di quanto non sia valso fino ad ora, aggiungendo altri grattacapi sulle spalle dei no-vaxx.