Dovrebbe essere domani 24 novembre il giorno in cui finalmente il governo di Mario Draghi scioglierà tutti i nodi e ci farà sapere se ci aspetta un natale con il nuovo super green pass. Una ipotesi che in effetti ha fatto sorgere più di un dubbio.

Innanzitutto la difficoltà di applicazione, viste le complicazioni derivanti dalla necessità di controllare anche i pass in luoghi in cui fino ad ora non erano richiesti. A maggior ragione se ci si spingerà fino all’estremo e si penserà ad un lockdown per i soli non vaccinati.

Altro nodo è quello della costituzionalità di una scelta di questo tipo. Di fatto si parlerebbe dell’obbligo vaccinale, che nel nostro ordinamento è sì consentito, ma solo se introdotto in particolari condizioni tra le quali una legge espressa dello stato. 

Di seguito, dubbi sorgono, anche a proposito del rispetto della normativa sulla privacy, che se con il green pass in circolazione al momento veniva tutelata perché nessuno poteva sapere la ragione per cui era stato rilasciato, non lo sarà più con un sistema che associa il possesso del documento solo all’avvenuta vaccinazione o all’essere guariti dalla malattia.

Ultima critica a questo tipo di documento è che, essendo diverso da quello ufficiale previsto dall’Unione Europea provocherà seri problemi con gli stranieri che venissero a visitare il bel paese. Problemi soprattutto di tipo pratico visto che l’unione già prevede che ogni paese possa imporre restrizioni ulteriori.

Super green pass: a partire da quando

Trattandosi di qualcosa di tutt’altro che condiviso sia a livello politico che delle amministrazioni locali, il super green pass sta percorrendo un iter piuttosto lungo e tortuoso. Si è partiti con il sottoporre al Comitato Tecnico Scientifico una bozza con le proposte allo studio del Governo per avere un parere sull’efficacia e sul possibile impatto positivo sulla circolazione del virus di misure più restrittive di quelle al momento in vigore.

Il passaggio successivo è stato una conferenza Stato-regioni dove molti governatori hanno espresso i loro timori a proposito della possibilità tutt’altro che remota che entro poche settimane si torni a parlare di zona arancione se non addirittura rossa. Anche qui, però se tutti sono concordi sul fatto che qualcosa debba essere fatto, non lo sono su che cosa nello specifico.

I prossimi passaggi sono un incontro di tipo politico, che probabilmente vista le diverse posizioni non porterà a una scelta unanime. Infine un’ultima consultazione con le regioni e da ultimo il consiglio dei Ministri che già domani potrebbe predisporre il nuovo decreto.

Come sarà il super green pass

Per il momento di certo c’è solo che già a partire da domani verranno cambiate alcune regole relative alla vaccinazione.

La prima è quella che prevede la possibilità di farsi inoculare al terza dose dopo che siano trascorsi cinque mesi, e non più sei. Altro punto abbastanza certo è che la terza dose diventerà obbligatoria per il personale sanitario e delle rsa per i quali già è precluso l’accesso al lavoro se non si sono sottoposti alle iniezioni.

Analogo obbligo potrebbe essere esteso anche al personale scolastico, a quello delle pubbliche amministrazioni e dei trasporti pubblici.

Di fatto l’obbligo, poi ci sarà a breve per tutti, visto che la durata del green pass dovrebbe scendere da dodici a nove mesi, imponendo per chi lo voglia rinnovare di ricevere il booster. Rimarrà di sei mesi, invece per chi si sia contagiato e sia stato in seguito dichiarato guarito. 

Continuerà ad essere rilasciato il green pass con le stesse modalità attuali per chi si sottoporrà a un tampone, ma con una riduzione della validità. Dovrebbe valere 48 ore invece delle attuali 72 per chi si sottopone a un tampone molecolare e 24 invece di 48 per chi sceglie quello rapido.

Il super green pass consentirà l’accesso ovunque

La differenza sostanziale tra il super green pass e quello ordinario sarà il fatto che consentirà di accedere ovunque, Non così sarà per il secondo, che continuerà ad essere indispensabile per accedere al posto di lavoro e dovrà essere verificato con le modalità attuali. Divieto di accesso invece ai luoghi destinati per lo più allo svago.

Accesso negato a impianti di sci, ristoranti bar, cinema, teatri, palestre, discoteche e altri luoghi al chiuso. Si ipotizza che il divieto possa essere esteso anche sul trasporto pubblico locale, che per il momento è rimasto indenne alla necessità di dotarsi della certificazione verde. Rimane però per quest’ultimo caso il nodo dei controlli che potrebbe rilevarsi troppo macchinoso per essere attuato in modo efficace.

Quando partirà il super green pass

Anche qui ci troviamo su un terreno minato. Da un lato c’è chi lo vorrebbe far partire da subito, così da evitare che una situazione per il momento ancora sotto controllo possa rapidamente sfuggire di mano, portandoci a dover ricorrere nuovamente al lockdown.

La linea del governo sembra però essere più morbida e ancora votata ad utilizzare le armi della persuasione. Si penserebbe di far partire le nuove restrizioni dal 15 dicembre confidando sul fatto che una parte degli indecisi si arrendano e decidano di vaccinarsi pur di evitare un natale sostanzialmente in clausura.

Altra questione è quella di utilizzare questo strumento anche in zona bianca oppure solo quando la saturazione degli ospedali e delle terapie intensive imponga di dichiarare la zona arancione o rossa. In quel caso solo i vaccinati e guariti, pur con le dovute cautele, continueranno a frequentare i locali pubblici che non si troveranno costretti a chiudere.

Il super green pass potrebbe essere incostituzionale

Scegliere di trattare in modo diverso chi si sia vaccinato e chi abbia scelto di non farlo potrebbe essere oggetto di ricorsi per incostituzionalità. Lo dice il presidente emerito della corte Costituzionale Cesare Mirabelli che, come si legge sul sito Quotidiano.net,

parla di serie difficoltà a far coincidere con la nostra Costituzione un provvedimento che imponga restrizioni solo a chi non si sia sottoposto a un trattamento sanitario che non è obbligatori per legge.

La nostra Costituzione con l’articolo 32 ha introdotto la

possibilità di sottoporre qualcuno a trattamenti sanitari obbligatori nell’ipotesi in cui non farlo potrebbe arrecare danni alla collettività. 

E’ già stato sdoganato il principio che tra questi trattamenti rientri anche la vaccinazione. La carta suprema, però prevede che un obbligo di quel tipo possa essere imposto solo con una legge dello stato.

Non esistendo una legge di quel tipo nel nostro ordinamento, e secondo le dichiarazioni pubbliche del governo non essendo neppure in previsione, non è possibile obbligare alla vaccinazione in altro modo.

Di fatto la scelta di limitare le libertà personali di qualcuno che non si sia sottoposto a un vaccino significa obbligarlo a sottoporvisi e come sottolineato da Mirabelli se una situazione è talmente grave da richiedere per la categoria di popolazione che non si è sottoposta al vaccino di limitare le proprie attività, probabilmente ci sono anche le condizioni per stabilire l’obbligo vaccinale.

Il super green pass metterebbe a rischio la privacy

Si tratterà poi, nel caso sia introdotto il super green pass, di valutare anche come vadano gestiti i dati personali sensibili. Difficile ipotizzare come sarà possibile con un certificato a doppio binario non fare sapere al rilevatore la ragione per cui è stato rilasciato, mettendo così in piazza informazioni sanitarie che dovrebbero rimanere riservate.

La condizione per il cui il garante della privacy

aveva dato il proprio via libera era stata propria quella di avere individuato una app, che fotografasse la situazione in quel momento senza conservare alcun dato sensibile e senza consentire al rilevatore di entrare a conoscenza anche in modo fortuito di informazioni riservate.

Il super green pass terrebbe lontani i turisti

Non da sottovalutare è anche il problema della gestione dei turisti e degli stranieri provenienti da un paese dell’Unione Europea.  Anche questa è una delle ragioni che è stata portata a sfavore dai detrattori del super green pass in effetti vedremo che non si tratta di qualcosa di vietato. 

Difficile pensare di consentire in quel caso l’accesso ovunque con il green pass europeo, anche se questo risponde alla regola fissata da Bruxelles, che prevede che la certificazione verde possa essere rilasciata a chi si sia sottoposto all’intero ciclo vaccinale, sia guarito, oppure si sia sottoposto ad un tampone con esito negativo.

Si tratterebbe si qualcosa che porterebbe al paradosso di un italiano che pur trovandosi nelle stesse condizioni di uno straniero si vedrebbe limitata la libertà di circolazione in casa propria.

Il regolamento numero 953 del 2021 precisa che

gli stati facenti parti dell’unione hanno l’obbligo di, non applicare restrizioni ulteriori a quelle previste in quel documento, alla circolazione dei cittadini in possesso del certificato digitale. Consentito comunque che queste vengano applicate se queste siano necessarie e proporzionate al fine di tutelare la sanità pubblica.

Queste decisioni dovranno essere comunicate alla commissione, che le dovrà valutare, ma di fato visto quanto sta succedendo nel resto dell’Europa in termini di chiusure e limitazioni alla libertà personale, questa scelta non appare poi così severa. 

Di fatto quindi il super green pass non sarebbe contrario alla normativa dell’unione, ma potrebbe spingere chi aveva intenzione di recarsi in Italia per le proprie vacanze a scegliere nazioni con delle regole meno severe.

Il super green pass è poco efficace

Ultima critica su cui ci soffermiamo è quella di chi lo analizza sotto il profilo dell’efficacia a contenere il virus. Si obietta che se anche venisse applicato solo nelle ipotesi di zona rossa o arancione, visto il numero di vaccinati in Italia sarebbero molto poche le persone messe in lockdown.

Quasi tutti continuerebbero a circolare, con probabilmente minori cautele date dalla falsa certezza di essere immuni alla malattia. Il rimedio quindi potrebbe essere peggiore del male, consentendo al virus di circolare senza problemi.