E alla fine pare che la proroga del Superbonus 110% vedrà la luce. Da molte parti reclamato, al fine di programmare gli interventi di ristrutturazione più impegnativi sugli immobili, il nuovo slittamento alla fine arriverà.

Altrettanto probabile è però anche una modifica del provvedimento, così da renderlo per quanto possibile più sostenibile dal punto di vista della finanza pubblica e più adatto a essere in parte finanziato dai 209 miliardi di euro che arriveranno dall’Europa per il PNRR

Già il NADEF (ossia la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza) aveva preannunciato le intenzioni del Governo. In quel documento, che anticipa i programmi della prossima Legge di Bilancio, il Governo di Mario Draghi aveva voluto accennare alla possibilità di rinnovare quelle misure in grado di provvedere alla ottimizzazione del Sistema Sanitario Nazionale, di sostenere economicamente il Fondo di Garanzia per le PMI, di promuovere gli investimenti nell’innovazione tecnologia, e (ciò che in questa sede ci interessa) di promuovere gli interventi di riqualificazione energetica degli immobili.

In un secondo momento, poi, durante la conferenza stampa del 29 settembre il Premier Mario Draghi e il Ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco avevano rivolto ai presenti un accenno alla possibilità di rinnovare il programma di investimenti per il finanziamento del Superbonus 110%.

Certo, il titolare del MEF non ha fatto mistero, in successive dichiarazioni, che si tratta di una misura dall’impatto esorbitante sui conti pubblici. A voler essere più precisi, il Ministro Franco ha utilizzato la parola «stratosferico», la quale certamente rende l’idea del pesante effetto sul debito pubblico e sulle casse dello Stato. Al tempo stesso, però, il Governo si rende perfettamente conto che in un momento di crisi quale è quello attuale l’unico modo per favorire la ripresa è quello di introdurre provvedimenti anticiclici in grado di far ripartire l’economia e sostenere l’onda lunga di una ripresa strutturale.

A maggior ragione per una misura come il Superbonus 110%, il quale consente di rivitalizzare il settore edile e il relativo indotto con uno sguardo alla riduzione dell’impatto ambientale degli immobili. Il costo per mantenere questo provvedimento non è certamente sostenibile nel lungo periodo, ma al tempo stesso la sua particolare inclinazione verso una economia green può certamente piacere alla Commissione Europea, cui spetta l’erogazione dei fondi previsti dal Next Generation EU.

Dopo avere brevemente introdotto il Superbonus 110%, proveremo quindi a delineare quali potrebbero essere gli sviluppi di questo provvedimento nel prossimo futuro, le eventuali correzioni che verranno apportate e fino a quando sarà utilizzabile.

Prima di proseguire oltre, consigliamo di prendere visione del video realizzato dall'Ing. Marcello Contu, nel quale si descrivono in modo chiaro e sintetico le modalità di funzionamento del Superbonus 110% a partire dal 2022.

Prima di tutto, in che cosa consiste il Superbonus 110%

Quando parliamo di Superbonus 110% ci riferiamo a una indennità che viene erogata dallo Stato allo scopo di incentivare gli interventi di ristrutturazione degli immobili che prevedano un miglioramento delle sue prestazioni energetiche.

Fu il Governo presieduto da Giuseppe Conte a volere fortemente questa misura, e a introdurla nel maggio dello scorso anno con il Decreto Rilancio. Uno dei temi che più agitavano la maggioranza in quel periodo era come reagire al drastico calo della produzione industriale e degli indicatori economici dopo il primo lockdown. La crisi sanitaria si era tramutata in crisi economica. E urgevano provvedimenti per porvi un freno.

Uno di questo fu appunto il Superbonus 110%. Grazie ad esso il settore edile ha potuto risollevarsi dopo i tre mesi e mezzo di assoluta immobilità che aveva fatto da sfondo al diffondersi della pandemia da Covid-19. Il programma, e la visione, che animavano l’introduzione del provvedimento fu l’idea di promuovere il rilancio dell’economia nel senso tracciato dal progetto di un Green New Deal Europeo.

Quali sono le modalità di funzionamento del Superbonus 110%

Il Superbonus 110% prende a modello molti incentivi per la casa già presenti nel nostro paese. Esattamente come il Bonus Casa o il Bonus Facciate, esso provvede al rimborso delle spese sostenute per gli interventi di ristrutturazione degli immobili mediante lo strumento della detrazione fiscale.

Il costo degli interventi, come è evidente, viene rimborsato al 110% nel corso di dieci anni. Il rimborso di oltre dieci punti percentuali oltre l’importo della somma spesa tiene naturalmente conto del progresso dell’inflazione nel corso di un decennio e del relativo ridimensionamento del potere d’acquisto nel tempo di quel medesimo importo.

Il rimborso concesso sotto forma di detrazione viene così distribuito in dieci rate di pari valore, le quali costituiranno altrettanti sconti sulle imposte lorde dovute dal contribuente che si avvale di questo bonus. Egli, dunque, provvede ad anticipare i costi e si vedrà successivamente rimborsato.

Il Superbonus 110% può essere indifferentemente richiesto sia da persone fisiche sia da imprese.

Il Superbonus 110% per chi non ha capitali da investire: cessione del credito o sconto in fattura?

Ma naturalmente, il Superbonus 110% sarebbe un’anatra zoppa se esso potesse essere utilizzato soltanto da coloro che dispongono del capitale necessario ad avviare i lavori di ristrutturazione sugli immobili. Come tutti sappiamo, i lavori di natura edile richiedono molto tempo e molto denaro per essere portati a compimento, e sono pochi i cittadini (specialmente tra i privati) che possono permettersi un tale esborso.

Motivo per il quale l’erogazione del Superbonus 110% (e degli incentivi ad esso affini) può essere disposta anche mediante due strumenti alternativi: la cessione del credito o lo sconto in fattura.

In quest’ultimo caso, il cittadino che intende intervenire s’un immobile avviando dei lavori di ristrutturazione che prevedono operazioni di riqualificazione energetica può richiedere all’impresa che si occuperà dei lavori uno sconto sul corrispettivo da liquidare. Trattandosi in questo caso di un bonus che risarcisce nella sua totalità la spesa per l’intervento, lo sconto sarà pari alla totalità della somma. E il soggetto titolare dell’intervento, di fatto, non dovrà sborsare neanche un euro. Lo Stato si occuperà poi di rimborsare direttamente l’impresa che ha effettuato i lavori (e ha anticipato i costi).

Altra possibilità è quella offerta dalla cessione del credito. Anche qui siamo in presenza di una occasione per trasferire l’onere dell’investimento su un terzo soggetto. In questo caso non si tratta però dell’impresa che effettua l’intervento, ma di una qualsiasi altra figura che si fa carico dei costi della ristrutturazione. Infatti, il credito (pari al rimborso che spetterebbe da parte dello Stato) può essere trasferito a un istituto di credito (una banca) oppure a un privato o un’impresa che disponga del capitale per farsi carico dell’investimento.

Il Premier Mario Draghi annuncia la proroga del Superbonus 110%

Nella conferenza stampa del 29 settembre scorso l’attuale Presidente del Consiglio Mario Draghi è stato piuttosto chiaro a proposito della questione del Superbonus 110%.

In quella sede, nella quale era presente anche il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, si è comunicata la volontà di procedere con il rinnovo di un certo numero di misure che hanno trovato l’approvazione dei cittadini italiani. Le misure di politica economica varate negli ultimi mesi, dal governo in carica e dal suo predecessore, saranno in gran parte rinnovate. 

Una annotazione particolare è stata riservata al Superbonus 110%, per il quale si è dichiarata l’intenzione di rinnovare il provvedimento. Esso si è infatti dimostrato estremamente efficace al rilancio dell’economia e alla spinta verso un progresso che tenga conto della crisi ambientale in atto.

Assieme alla proroga degli interventi di promozione della ripresa della produzione industriale, il Governo si è altresì impegnato ad intervenire per alleggerire il carico fiscale. Ciò allo scopo di accompagnare verso una ripresa equa, sostenuta e strutturale delle attività economiche che tenga in considerazione la complessità dello scenario globale in cui il paese è coinvolto.

Da qui ai prossimi mesi, dunque, probabilmente già con la nuova Legge di Bilancio che sarà varata a breve, il Governo Draghi metterà nero su bianco la proroga del Superbonus 110%. Da quanto si apprende dalla lettura della Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza, questa proroga dovrebbe estendersi almeno fino al prossimo triennio, ossia fino alla fine del 2024.

Vedremo se, oltre alla proroga, l’esecutivo intenderà procedere alla correzione o alla modifica di alcuni aspetti del Superbonus.

Quali modifiche sono state apportati finora al Superbonus 110%?

Al momento, il Governo è comunque già intervenuto allo scopo di correggere alcune criticità che i cittadini avevano evidenziato a proposito del Superbonus 110%.

Una di queste era la complessa trafila burocratica necessaria per far approvare gli interventi e ottenere l’approvazione all’erogazione del bonus per i singoli interventi. A questo proposito si è deciso di semplificare notevolmente l’elenco della documentazione da presentare per ottenere l’approvazione. L’introduzione del modulo Cila-Superbonus (o Cilas) risponde proprio a questa esigenza.

Il modulo consente infatti di ottenere i benefici del Superbonus senza doversi procurare certificazioni da enti terzi che attestino l’assenza di abusi edilizi. In questo modo, mediante quella che è di fatto una autocertificazione, il soggetto titolare dell’intervento potrà sveltire le procedure.

Altre innovazioni hanno riguardato l’introduzione di interventi ammissibili (ma esclusivamente “trainati”) tra quelli che consentono il rimborso previsto dal Superbonus. In particolare, ora anche per l’installazione di pannelli fotovoltaici presso gli immobili situate in aree catastali A viene concesso il rimborso. Così come per la rimozione delle barriere architettoniche presso abitazioni o locali in cui hanno domicilio nuclei familiari che comprendono cittadini di età superiore ai 65 anni.