Il Superbonus 110% e gli altri bonus edilizi sono stati, fin dalla concezione della manovra finanziaria, un tema piuttosto discusso. Le norme, benché abbiano dato un considerevole slancio al settore edilizio e alla ripresa post pandemia, presentavano alcune criticità da affrontare. Inoltre buona parte dei bonus necessitava di una proroga, vista la scadenza al 31 dicembre 2021. 

Il governo si è quindi messo al lavoro per trovare i fondi, ma ha da subito notato, come spesso sottolineato dall’agenzia delle entrate, che una particolare norma accessoria di questi bonus, lo sconto in fattura tramite la cessione di credito, veniva utilizzata per truffare lo stato. Da quel momento si sono susseguiti una serie di interventi, che hanno visto scontrarsi l’esecutivo e il Movimento 5 Stelle, che si è preso la paternità della legge. 

Con l’arrivo della manovra in Senato, sembra che le due parti abbiano raggiunto un accordo. Per rispondere a tutte le questioni sollevate da queste nuove norme, l’Agenzia delle Entrate ha diffuso una serie di FAQ (Frequently Asked Questions, domande cui rispondiamo di frequente) a proposito delle novità sui bonus edilizi. 

Superbonus 110%, come funziona il Superbonus

Il Superbonus è ormai stato approvato quasi due anni fa, dal secondo governo Conte. L’idea era quella di spingere la crescita e la ripresa post pandemia tramite il settore edilizio. Benché le previsioni di essere usciti dal Covid-19 dopo la prima ondata fossero a dir poco ottimiste, il provvedimento ha effettivamente funzionato. 

Il Superbonus 110%, come suggerito dal nome è una detrazione fiscale che ammonta al 110% della spesa per determinati interventi di rinnovo degli edifici abitativi. Gli interventi compresi nel bonus sono quelli che migliorano la classe energetica dell’edificio. 

Il Superbonus per essere attivato però deve avere alcuni interventi detti trainanti. Le ristrutturazioni che vogliono usufruire del Superbonus devono comprendere alcuni interventi che rendono la ristrutturazione rilevante all’intero edificio, come il cappotto o il cambiamento della caldaia condominiale. In assenza di questi interventi non si può chiedere il Superbonus 110%. 

Come tutte le detrazioni fiscali, il Superbonus viene normalmente recuperato il 10 anni tramite i rimborsi Irpef. C’è però la possibilità di cedere il credito d’imposta a terzi, che provvedono poi a riscuoterlo dallo stato. Questo permette alle aziende di offrire sostanziosi sconti in fattura per le ristrutturazioni, e consentire anche a chi non ha il capitale iniziale o non ha il reddito per recuperare le detrazioni, di godere del Superbonus 110%. 

Superbonus 110%, i problemi con la cessione di credito

La cessione di credito, come sottolineato spesso negli ultimi mesi dall’Agenzia delle Entrate, è fonte di truffe nei confronti dello stato. Secondo quanto dichiarato dal direttore dell’Agenzia Ruffini, nei primi dieci mesi dell’anno le aziende hanno sottratto allo stato 950 milioni di euro tramite questa norma. 

Il modo in cui questa truffa funziona è semplice. Le aziende ottengono il Superbonus in maniera proporzionale agli interventi fatti. Al momento della cessione di credito, devono riportare quali interventi hanno effettuato e quanto sono costati. L’entità che riceve il credito d’imposta, solitamente una banca, versa quindi alle aziende i fondi e riceve il credito verso lo stato, che poi provvede a riscuotere nei dieci anni successivi.

Per le aziende è molto semplice gonfiare i prezzi degli interventi effettuati, oppure riportare interventi mai effettuati. In questo modo ricevono più soldi del dovuto, e il peso della truffa, nel lungo periodo, ricade sullo stato, quindi su tutti i cittadini che pagano le tasse. 

Per questa ragione, quando il governo ha iniziato a lavorare sul Superbonus 110% e sugli altri bonus edilizi che includono lo sconto in fattura, la prima bozza dei provvedimenti in manovra esplicitava che la cessione del credito d’imposta sarebbe stata abolita dal 2022. 

Senza la cessione di credito è praticamente impossibile attuare queste frodi. Senza lo sconto in fattura sarebbero i cittadini richiedenti a recuperare in 10 anni la somma investita, e quindi le truffe no avverrebbero. Il governo però ha incontrato la resistenza dei partiti su questo tema. Le argomentazioni contro la rimozione dello sconto in fattura vertono attorno al fatto che questo impedirebbe a tutta una platea di usufruire de bonus. 

Dopo settimane di trattative, il governo ha accettato di non toccare lo sconto in fattura. Dall’altra parte, i partiti hanno accettato nuove norme di controllo sui cantieri per evitare che questo strumento venisse utilizzato per truffare lo stato. Così è nato il decreto antifrode. 

Superbonus 110%, il visto di conformità

Il decreto antifrode si basa su due norme fondamentali, più una terza che riguarda i poteri dell’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima consente semplicemente all’agenzia di bloccare, per un periodo che va da 5 a 30 giorni, i cantieri ritenuti sospetti in fase di approvazione preliminare delle pratiche per il Superbonus 110%. 

Ma dall’approvazione del decreto antifrode sarà necessario presentare anche il visto di conformità. Il visto, anche detto visto leggero, è una dichiarazione che attesta che le spese eseguite siano congrue ai requisiti richiesti per la detrazione fiscale. In questo modo lo stato si assicura che le aziende non riportino all’interno dello sconto interventi che non rientrano nel Superbonus. 

L’Agenzia delle Entrate ha recentemente specificato che il visto di conformità è richiesto soltanto per quegli interventi che sono inerenti al Superbonus 110% e sono fondamentali per il suo ottenimento. A questa regola esiste una sola eccezione, come riportato nelle FAQ dell’Agenzia delle Entrate:

“ha introdotto l’obbligo del visto di conformità anche nel caso in cui, con riferimento alle spese per interventi rientranti nel cosiddetto Superbonus, il contribuente fruisca della relativa detrazione in dichiarazione dei redditi, salvo il caso in cui la dichiarazione sia presentata direttamente dal contribuente ovvero tramite il sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale.”

Questo significa che, a meno che non sia direttamente il contribuente a richiedere la detrazione, oppure il sostituto d’imposta (“ovvero” è utilizzato con senso disgiuntivo, di “oppure”, come accade spesso nel linguaggio giuridico), bisogna sempre presentare all’Agenzia delle Entrate il Visto di conformità, tramite i moduli che si possono trovare sul sito. 

A rilasciare questi visti sono autorizzati alcuni tecnici preposti, che come specificato ancora dalle FAQ hanno solitamente anche le competenze per rilasciare l’altra dichiarazione introdotta dal decreto antifrode, l’Asseverazione dei costi. 

Superbonus 110%, l’Asseverazione dei costi

L’Asseverazione di congruità delle spese è forse la misura più importante del decreto antifrode, ma anche quella che ha fatto più discutere. Questa certificazione è richiesta alle aziende, e riporta che i prezzi che sono stati pagati dai committenti del lavoro che ha usufruito del Superbonus 110% siano congrui ai listini dei prezzi regionali. 

Questa norma è molto importante, perché blocca di fatto la possibilità di frodi attuate tramite il rigonfiamento dei prezzi degli interventi svolti. La norma ha causato alcuni grattacapi alle aziende, soprattutto perché esistono diversi listini dei prezzi a cui fare riferimento. Una delle risposte dell’agenzia delle entrate chiarisce in particolare il dubbio riguardo la possibilità di usare il listino ministeriale dell’agosto 2020. 

“Sì, il decreto ministeriale del 6 agosto 2020 (“Requisiti tecnici per l’accesso alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici - cd. Ecobonus”), con i relativi allegati, è ancora vigente ed è corretto fare riferimento ad esso, in attesa dell’adozione del suddetto decreto del Ministero della transizione ecologica.”

Quindi le aziende potranno far riferimento anche a quel listino, almeno parzialmente aggiornato. L’asseverazione è prevista non solo per il Superbonus 110%, ma anche per tutti gli altri bonus edilizi che prevedono lo sconto in fattura. 

L’ultima risposta dell’Agenzia delle Entrate chiarisce invece che il periodo in cui queste norme si applicano è solamente quello successivo al 12 novembre 2021 data in cui il decreto antifrode è stato approvato dal consiglio dei ministri ed è quindi entrato in vigore. 

Nei casi limite, come quello di un contribuente che abbia pagato la fattura prima del 11 novembre ma il cui pagamento non fosse stato ricevuto al 12 novembre, si presume la buona fede del contribuente e non sono richieste le nuove comunicazioni. 

“L’articolo 121, comma 1-ter, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (introdotto dal decreto-legge 11 novembre 2021, n. 157) – che prevede, anche per i bonus diversi dal Superbonus, l’obbligo del visto di conformità e dell’asseverazione ai fini dell’opzione per lo sconto in fattura o la cessione del credito – si applica, in via di principio, alle comunicazioni trasmesse in via telematica all’Agenzia delle entrate a decorrere dal 12 novembre 2021 (data di entrata in vigore del decreto-legge n. 157 del 2021).”

Superbonus 110%, le critiche al decreto antifrode 

Esistono alcune critiche a questo decreto, che provengono soprattutto dalle associazioni dei costruttori. Il decreto antifrode andrebbe a complicare ulteriormente il panorama burocratico già piuttosto intricato del Superbonus 110% e degli altri bonus edilizi. Secondo i costruttori, questo rende quasi impossibile richiedere lo sconto in fattura e blocca numerosi cantieri. 

Altra critica spesso esternata dai costruttori è quella ai listini regionali dei prezzi. Di recente infatti, l’effetto combinato dell’aumento della domanda di materiali da costruzione dovuto al Superbonus 110% e la crisi delle materie prime hanno fatto impennare i prezzi, che non riflettono più quelli dei listini

L’asseverazione di congruità delle spese quindi costringerebbe le aziende a far pagare meno di quanto si dovrebbe, e rischierebbe di farle andare in perdita o di bloccare i cantieri nuovamente.