Superlega Calcio, ingorgo legale! Anche La Liga fa causa

Il progetto Superlega si è trasformato in una vera e propria battaglia legale, di recente anche La Liga calcio spagnola ha annunciato che prenderà parte al processo, il quale vede FIFA e UEFA contrapposte ai club fondatori, che rischiano l’esclusione dalla Champions League. La decisione finale è ormai nelle mani della Corte di Giustizia dell'Unione Europea e potrebbe avere enormi conseguenze per il mondo del calcio, anche per la Serie A.

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La Superlega Calcio di fatto non esiste, ma non smette di far parlare di sé. Dopo che FIFA e UEFA hanno avviato un procedimento sanzionatorio, i club fondatori (Real Madrid, Juventus e Barcellona) si sono rivolti al Tribunale di Madrid per tutelare la loro posizione.

Adesso anche La Liga spagnola ha deciso di partecipare all’azione legale al fianco di FIFA e UEFA. Ma se FIFA, UEFA  e Liga spagnola fanno fronte comune nella causa in Spagna, è arrivato anche il contraccolpo, perché invece Florentino Perez, ha mosso causa alle stesse, portandole all’attenzione della Corte di Giustizia Europea, per una presunta violazione della normativa sulla concorrenza stabilità proprio dalla normativa dell'Unione Europea.

Insomma la battaglia è passata alle vie legali! Cerchiamo di ripercorrere le tappe di questa querelle legale, che rischia di avere ripercussioni su tutto il mondo del Calcio, compresa la tanto amata Serie A.

Nascita e breve e vita della Superlega Calcio

Con un comunicato diffuso nella notte tra il 18 e il 19 aprile 12 squadre di altissimo livello, definiti i club fondatori, davano l’annuncio che era nata la Superlega Calcio. 

Alla Superlega avrebbero in origine dovuto partecipare 15 club fondatori, ma tre non aderirono e cioè quelli tedeschi e francesi (Bayern di Monaco, Borussia Dortmund, PSG). Dei 12 club: 6 appartenevano alla Premier League inglese (Liverpool, Manchester City, Arsenal, Chelsea, Manchester United e Tottenham); 3 a La Liga spagnola (Real Madrid, Atletico Madrid e Barcellona); 3 alla Serie A italiana (Juventus, Inter e Milan).

Scopo del progetto era creare una competizione europea parallela e di prim’ordine a cui avrebbero partecipato i più importanti club europei.

I fondatori sarebbero stati i partecipanti fissi della gara, con altre cinque squadre selezionate in una fase successiva, per un totale di 20 squadre, così che il torneo avesse potuto svolgersi in due gironi da dieci squadre ciascuno e con gare di andata e ritorno. Le prime tre classificate dei due gironi avrebbero avuto accesso diretto ai quarti di finale, cioè la fase ad eliminazione diretta, mentre quarta e quinta classificata avrebbero dovuto giocare i playoff.

Non solo FIFA e UEFA, tutti contro la Superlega 

Purtroppo però il torneo non è mai stato avviato perché alla notizia della nascita della Superlega non fu solo il mondo del calcio ad esserne scosso, ma anche molti politici di spicco presero parte alle critiche.

Boris Johnson, a capo del governo del Regno Unito, fu tra i primi a schierarsi contro e chiedere alle squadre inglesi di ritirarsi dal progetto, cosa che effettivamente queste fecero.

La Commissione Europea prese formalmente posizione contro la Superlega, che secondo lei minava lo spirito di sport creando di fatto una competizione per sole squadre ricche.

UEFA e FIFA dal canto loro minacciarono i club fondatori dell’esclusione da qualsiasi altra competizione nazionale e internazionale se essi non avessero abbandonato il progetto Superlega all’istante.

Di fatto dopo le critiche iniziò un effetto a catena e rimasero solo tre club a credere nel progetto: Juventus, Real Madrid, Barcellona.

Nella giornata del 20 aprile anche la Juve però con un comunicato è costretta ad ammettere che, dopo il ritiro di quasi tutti i club, il progetto Superlega di fatto non può essere realizzato. Come effetto della dichiarazione la Juve crolla in borsa e il 21 aprile registra un -12%.

Superlega, la beffa a Sky e 3,5 miliardi netti di diritti tv

Dietro il progetto Superlega non c’è il solo spirito sportivo, ma è un affare che vale ben 3,5 miliardi netti di euro in diritti tv. Perché i Club fondatori avrebbero partecipato attivamente alla società e avrebbero dovuto versare una cifra dai 2 agli 8 milioni di euro, per poi dividersi in cambio 3,5 miliardi di diritti tv.

Di fatto ad essere le più danneggiate dal progetto Superlega sarebbero state le altre competizioni europee, come Champion League ed Europa League, a cui i top club europei non avrebbero più partecipato.

Secondo l’ex giornalista di Sky Paolo Chiariello la società voleva a tutti i costi i diritti tv della Superlega, per cui avrebbe speso una fortuna e motivo per il quale non è riuscita ad accaparrarsi i diritti della Serie A, che sono andati a Dazn ora in collaborazione con Tim. 

Per Sky dalla morte della Superlega oltre a danno sarebbe venuta la beffa, perché ormai i diritti per la Serie A erano persi e quelli per la nuova competizione non acquistabili, visto che il progetto è saltato.

Gli Autogol nel loro divertentissimo video YouTube sintetizzano molto bene, con un cartone animato, le vicende salienti che riguardano la Superlega:

  

La Superlega davanti al Tribunale di Madrid

Dopo queste vicende è nata una situazione o piuttosto un ingorgo legale senza fine. Perché la UEFA è intenzionata a punire i tre club, Juventus, Real Madrid e Barcellona, che non hanno mai abbandonato il progetto, escludendole da tutte le competizioni da lei organizzate.

Ma contro queste sanzioni i tre club della Superlega si sono rivolti al tribunale spagnolo, che ha più volte sostenuto come da normativa le tre squadre non possano essere sanzionare.

Il Tribunal Mercantil n. 17 di Madrid ha emesso due ordinanze che affermano questo, in una delle quali, firmata dal giudice Lara Ruiz, si afferma che se le sanzioni della UEFA, come l’esclusione dalla Champions, fossero applicate i tre club fondatori avrebbero diritto al 20% di risarcimento delle perdite subite a fronte della penalizzazione.

Sono proprio queste due ordinanze che hanno spinto La Liga spagnola a partecipare attivamente al processo, al fianco di FIFA e UEFA, perché a quanto si apprende all’interno sono menzionati espressamente sia La Liga che il suo presidente Javier Tebas.

Il caso Superlega davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea 

La decisione ad ogni modo sarà nelle mani delle Corte di Giustizia Europea a cui i club fondatori si sono rivolti.

Sostanzialmente gli scenari immaginabili sono due. Prima di tutto che la Corte decida che effettivamente il progetto Superlega rappresenta un monopolio in evidente abuso della sua posizione e che le sanzioni della UEFA, cioè l’esclusione dalle coppe europee, sia giusta.

Oppure la Corte potrebbe dare ragione ai club fondatori, cosa probabile perché secondo alcuni giuristi l’esclusione dalle competizioni europee sarebbe una sanzione non proporzionata alla violazione, poiché nei fatti il progetto Superlega sta tutto in un pdf, non essendosi mai concretizzato realmente.

La situazione è delicata non solo per il momento in sé ma anche per le future ripercussioni. Poiché se la Corte di Giustizia Europea desse ragione alle UEFA, allora non ci sarebbe più speranza per la Superleague o altri progetti simili nel mondo dello sport. Diversamente sé essa non dovesse riscontrare nessun tipo di violazione nel progetto, a prescindere se la pena sia proporzionata o meno, allora la Superlega sarebbe perfettamente “legale”, con tutto ciò che ne consegue per il mondo del calcio e dello sport in genere.

Alcuni si auspicano che si abbandoni la strada delle ripicche legali e si proceda con una mediazione, che potrebbe essere ad esempio quella di anticipare la riforma della Champions League in programma nel 2024.

Le conseguenza della Superlega sui diritti tv del calcio Serie A

A quanto sembra però la Superlega degli effetti sul mondo circostante li ha già avuti, poiché ha determinato secondo l’ex giornalista di Sky Paolo Chiariello l’assegnazione a Dazn dei diritti tv del calcio Serie A.

Come tutti sanno il campionato di calcio della Serie A sarà trasmesso per le prossime tre stagioni da Dazn in streaming, che ha un accordo con Tim perché questa possa vendere internet + calcio.

Nello specifico la giornata di campionato è fatta di 10 incontri, che Dazn potrà trasmettere per intero, Sky invece avrà il diritto via satellite a trasmettere solo tre partite e per altro i diritti tv di queste non sono in esclusiva, ma in condivisione con la stessa Dazn.

Di recente Sky ha anche perso la possibilità di trasmettere gli Highlight delle partite, poche i diritti tv di questi dovevano essere assegnati con un pacchetto extra, ma la Lega Serie A ci ha ripensato. Perció a Sky restano solo i suoi tre match e le sintesi di questi.

Come si è detto voci all’interno di Sky dicono che in realtà la società avrebbe perso i diritti tv della campionato Serie A, proprio perché la gran parte dei fondi era messa da parte e destinata all’offerta per i diritti della Superlega.

La battaglia legale parallela per i diritti tv del campionato di calcio di Serie A

Tuttavia quando Sky è rimasta con un pugno di mosche, non potendo più acquistare i diritti per la Superlega, allora si è generata una battaglia legale parallela nel mondo dei diritti tv per il campionato di calcio Serie A.

Prima di tutto Sky ha portato Dazn e la Lega Serie A davanti al Tribunale di Milano accusandoli di essere in evidente violazione della legge Melandri, per la quale i diritti tv del campionato di calcio non possono appartenere per intero e in esclusiva ad una sola emittente.

Per l’assegnazione dei diritti tv la Lega Serie A ha messo in offerta tre pacchetti: uno che assegna in esclusiva assoluta sette incontri della giornata calcistica; gli altri due che assegnano i rimanenti tre incontri, ma a due diverse emittenti.

Quando furono presentate le offerte a Dazn andarono i pacchetti 1 e 3, cioè la possibilità di trasmettere tutto il campionato con sette partite in esclusiva e tre in co-esclusiva, insieme all’emittente che avrebbe ottenuto il pacchetto 2. 

Questo pacchetto faceva gola a Sky, la quale però vide rifiutata la sua offerta dalla Lega Serie A che la riteneva insufficiente. Di fatto perció senza l’assegnazione delle tre partite a un'emittente diversa, Dazn era la sola ad avere i diritti tv di tutto il campionato.

Qui ha inizio la battaglia legale, con Sky che accusa Dazn di violare la legge Melandri e la questione che si risolve con Sky che accetta di ritirare le accuse e ottiene il pacchetto 2, cioè le tre partite in condivisione.

Sky non molla e porta Tim e Dazn davanti all’Antitrust 

Ma questa è solo una tappa della vicenda legale per i diritti tv, perché nel frattempo Dazn, che trasmetterà solo ed esclusivamente in streaming, stringe un accordo in esclusiva con Tim, perché questa distribuisca l’abbonamento di calcio insieme a quello di internet. 

Più meno nello stesso arco di tempo però Sky fa un offerta da mezzo miliardo a Dazn, perché le sia permesso di mandare in onda gli incontri via satellite. Dazn rifiuta additando come giustificazione il fatto che l’offerta fosse in netto ritardo, Sky invece sostiene che la compagnia abbia rifiutato la loro offerta perché l’accordo con Tim avrebbe delle clausole segrete, che vietano la trasmissione via satellite dei match.

A questo punto Sky ci prova anche con l'Antitrust (AGCM) chiedendole di intervenire per verificare eventuali violazioni nell’accordo, in parte segreto, tra Tim e Dazn.

L’Antitrust avvia nei fatti un'istruttoria, la quale  si concluderà qualche giorno fa con la dichiarazione che l’accordo è perfettamente legale in ogni suo aspetto.