Cosa può accadere nel caso in cui un contribuente dovesse dimenticarsi di pagare la Tari? Cosa può pignorare il Comune immediatamente? La casa o l'auto? Fin dove si può spingere l'agente della riscossione, nel caso in cui il contribuente si sia dimenticato di pagare la tassa sui rifiuti.

La Tari è una delle tante imposte che ruotano intorno alla casa. Tra i mille impegni, può capitare di dimenticarsi il bollettino da qualche parte e non pagarlo. Poi, un bel giorno, arriva un'ingiunzione tramite raccomandata, con la quale ci viene ricordato che dobbiamo pagare la Tari di qualche anno prima. A questo punto, quella che era una vera e propria dimenticanza, diventa un terrore: l'amministrazione comunale può pignorare la casa? Il Comune può bloccare il conto corrente, fino a quando non riesce a recuperare la tassa? Cerchiamo di capire cosa può accadere e quali siano le armi che abbiamo a disposizione per tutelarci. Ricordando sempre, che il modo migliore per risparmiare sulle tasse e sui tributi, Tari compresa, è quello di pagarli a tempo ed ora. Si evitano interessi e sanzioni aggiuntivi.

Tari, questa sconosciuta. Scopriamo cos'è

Prima di addentrarci a scoprire cosa possa accadere a quanti non abbiano pagato la Tari, è bene capire cosa sia. Tari è l'acronimo di tassa sui rifiuti ed è una tassa che serve a coprire e finanziare i costi per la gestione di tutti i servizi connessi alla raccolta ed allo smaltimento dei rifiuti. L'ente preposto ad incassare questa tassa è il Comune, che deve anche adottare un vero e proprio regolamento sulla raccolta dei rifiuti, il quale dovrà rientrare in una cornica più ampia, definita direttamente dalla legge nazionale.

La Tari deve essere pagata da tutti i contribuenti che siano proprietari o detengano a qualsiasi titolo degli immobili. O delle aree scoperte, che possano produrre dei rifiuti. Sostanzialmente il soggetto, che è tenuto al pagamento della Tari, è il proprietario dell'immobile. Se questo è dato in affitto, invece, spetterà all'inquilino mettere mano al portafoglio. Stesso discorso vale se c'è un usufrutto od un comodato: dovranno pagare l'usufruttuario o il comodatario.

Per l'Imu è prevista un'esenzione per l'abitazione principale. Per la Tari questa agevolazione non esiste. Anzi: la tassa dovrà essere pagata anche se non si abita l'immobile (un esempio potrebbe essere la seconda casa per le vacanze). La Tari deve essere pagata perché potenzialmente l'immobile potrebbe produrre dei rifiuti, non perché li produce effettivamente. Per evitare di pagare questa tassa, l'immobile deve essere disabitato, senza arredi ed essere sprovvisto di tutte le utenze.

Tari: cosa succede se non viene pagata?

Commette una vera e propria evasione fiscale, la persona che dovesse dimenticarsi di pagare la Tari. Dato che gli importi generalmente sono modesti, la punizione è generalmente solo a livello amministrativo-tributario: viene applicata, quindi, una semplice mora - ossia una sanzione - che è pari al 30% dell'importo che non è stato versato a tempo debito.

Ma come si comportamento le amministrazioni comunali con chi non paga la Tari? Il primo passo è quello di inviare un avviso di pagamento. Nel caso in cui questo dovesse rimanere inascoltato, verranno avviate le procedure di riscossione attraverso l'agente per la riscossione. Entrando un po' più nel dettaglio, questo significa che il Comune, entro cinque anni dalla data nella quale non è stata saldata la Tari, preparerà un documento ufficiale, che viene definito ruolo. Questo diventerà esecutivo e trasmesso al soggetto deputato alla riscossione dei tributi locali. Nella maggior parte dei casi potrebbe essere una società privata, con la quale il Comune ha sottoscritto una convenzione. Ma potrebbe anche essere l'Agenzia delle Entrate Riscossione.

Dopo che l'agente per la riscossione ha ricevuto il ruolo, provvederà a notificare al contribuente moroso una cartella di pagamento. In questa dovranno essere contenuti gli importi dovuti, l'anno riferimento, la data in cui il ruolo è stato dichiarato esecutivo. Il contribuente può chiedere una dilazione di pagamento in 72 rate (o meno), dove ogni rata però non può essere inferiore a 100 euro. 

A questo punto il contribuente avrà 60 giorni di tempo per impugnare la cartella di pagamento. Uno dei motivi per i quali è possibile impugnarla sono eventuali vizi inerenti alla cartella stessa. Passati questi 60 giorni senza che il debitore abbia provveduto a saldare il proprio debito, l'agente preposto alla riscossione potrà procedere con il recupero del credito. Potrà mettere in atto due tipi diversi di azioni:

  • azioni cautelari: che servono per evitare che il patrimonio del debitore di disperda, ma soprattutto servono per evitare che questo metta in atto delle operazioni che possano pregiudicare i tentativi di recupero del creditore. Può essere aperta un'ipoteca o un fermo amministrativo dell'auto;
  • azioni esecutive: consistono nel pignoramento dei beni.

La casa è a rischio?

A questo punto la domanda è lecita: se un contribuente si dimentica di pagare la Tari, la casa è a rischio? Come abbiamo visto tra le misure cautelari, che può mettere in atto l'agente riscossore, vi è anche l'ipoteca. Attenzione: stiamo parlando di un'ipoteca, che può essere messa anche sulla prima casa. Se per questa vige il divieto di pignoramento, ma non quello di metterci sopra una vera e propria ipoteca. Questa, però, può essere iscritta solo e soltanto se il debito superi i 20.000 euro.

Una delle misure che il Comune può adottare è il fermo auto. Ovviamente, questa operazione dovrà essere comunicata al debitore, che avrà sessanta giorni per versare quanto dovuto. Può anche essere pignorato il conto corrente: anche in questo caso vale la regola dei sessanta giorni, purché sul conto corrente ci sia una giacenza tale per coprire il debito. Non deve essere in rosso.

Una delle altre strade che l'ente può percorrere contro chi non paga la tassa sui rifiuti è il pignoramento dello stipendio o della pensione. In questo caso valgono i limiti previsti dalla legge in base agli importi percepiti dai diretti interessati. In particolare:

  • per pensioni o stipendi fino a 2.500 euro: il pignoramento è di massimo un decimo;
  • per pensioni o stipendi da 2.500 euro fino a 5.000 euro: il pignoramento è di massimo un settimo;
  • per pensioni o stipendi oltre 5.000 euro: il pignoramento è di massimo un quinto.